Si tratta di ricostruire, a partire da tracce di
fondamenta, qualche coccio e poche ossa, come nascessero, crescessero e
morissero i nostri antenati, e in che modo possono avere contribuito a dare
origine alla cultura viva. Come gli archeologi, anche gli astronomi devono
basarsi su una miriade di piccoli indizi per determinare come la Via Lattea e le
sue simili siano nate circa un miliardo di anni dopo il big bang e come abbiano
assunto la loro forma attuale. Gli indizi, in questo caso, sono l'età, la
distribuzione e la composizione chimica di stelle e ammassi stellari, tutto ciò
si ricava attraverso l'osservazione di parametri quali il colore e la
luminosità. Inoltre anche la forma e le caratteristiche fisiche delle altre
galassie, possono aiutarci indirettamente a capire come sia avvenuta la
formazione della nostra, i dati disponibili, inducono a ritenere che la nostra
galassia, sia nata in seguito collasso di una grande nube di gas, ma è chiaro
che le cose non stanno semplicemente in questi termini. Recenti osservazioni
hanno costretto i sostenitori dell'ipotesi di un collasso rapido e semplice a
modificare sostanzialmente la propria posizione. Altri studiosi, sulla base di
queste stesse novità, ritengono che sia stata una fusione di diversi segmenti di
nube a dare origine alla protogalassia, che poi si sarebbe contratta. Altri
ancora sviluppano alacremente variazioni sull'uno o sull'altro tema. Tutti i
ricercatori, indipendentemente dalle loro convinzioni, riconoscono comunque il
contributo che la nascita delle stelle e le esplosioni di supernova hanno dato
alla formazione della via lattea, e l'influsso che tali fenomeni ancora
esercitano sulla sua struttura e il suo destino.
Gran parte delle informazioni di "archeologia stellare" cui si affidano agli
astronomi per decifrare l'evoluzione della galassia, si trova in due regioni
particolari, l'alone e il disco. L'alone è una regione sferica in lenta
rotazione che circonda tutto il resto della galassia, ed è costituita da stelle
e ammassi molto vecchi. La regione a rotazione rapida sul piano equatoriale è il
disco, fatto di stelle giovani sia di età intermedia e inoltre di gas e polvere
interstellare. I bracci curvati a falce che contraddistinguono le galassie a
spirale come la via lattea, si trovano appunto nel disco. Una delle stelle di
<<mezza età>> è il sole, che è posto a circa 25.000 anni luce dal centro
galattico. (osservando il cielo notturno, il centro galattico si trova in
direzione della costellazione del Sagittario). Il sole impiega circa 200 milioni
di anni per compiere un'orbita intorno al centro. Il fatto che il sole faccia
parte della via lattea è stato scoperto meno di 70 anni fa. A quell'epoca lo
svedese Bertil Lindblad e l'olandese Jan H. Oort, formularono l'ipotesi che la
via lattea fosse una galassia appiattita, animata da rotazione differenziale.
Alcuni anni dopo, Jhon S. Plaskett e Joseph A. Pearce del Dominion Astrophysical
Observatory, raccolsero tre decenni di osservazioni sui moti stellari e
confermarono la descrizione di Lindblad-Oort. Oltre al disco e l'alone, la
galassia contiene altri due sottosistemi: un rigonfiamento centrale formato
prevalentemente da stelle vecchie e, -all'interno di questo-, un nucleo. Quest'ultimo
è quasi sconosciuto a causa delle dense nubi di gas del rigonfiamento che lo
nascondono. Il nucleo di alcune galassie a spirale, compresa la via lattea,
potrebbe contenere un buco nero; quello che forse si trova nel nucleo non
raggiungerebbe comunque la massa dei buchi neri che fungono, a quanto si crede,
da nuclei ad alta energia dei
quasar.
Tutte e quattro le componenti della galassia sembrano immersi in una grande aura
oscura di materia invisibile. In quasi tutte le galassie a spirale la massa di
questa aura invisibile supera di un ordine di grandezza quella di tutte le
stelle e i gas visibili del sistema. La natura della materia oscura è
attualmente oggetto di aspri dibattiti. Gli indizi sulla formazione della via
lattea sono contenuti proprio queste componenti. Forse l'unica ipotesi che
raccoglie un consenso generale è che rigonfiamento si sia formato per primo, per
il collasso di una nube di gas. In fondo il rigonfiamento contiene perlopiù
stelle vecchie di grande massa. Più problematico risulta invece stabilire quando
e come si siano formati il disco e l'alone. Nel
1958
Oort propose un modello secondo il quale la popolazione delle stelle che si
erano formate nell'alone si sarebbe disposta in struttura appiattita, uno spesso
disco poi assottigliatosi. nel frattempo l'alone era alimentato da nuove stelle
condensatesi dall'idrogeno residuo. Altri astronomi preferiscono però una teoria
secondo cui le popolazioni si mantengono distinte, senza confondersi l'una
nell'altra: in particolare V. G. Berman e A. A.
Suchkov dell'Università statale
di Rostov, in Russia, hanno delineato in che modo il disco e l'alone avrebbero
potuto svilupparsi mantenendosi separati. Questi ricercatori ipotizzano che vi
sia stata una soluzione di continuità tra la formazione delle stelle dell'alone
e del disco. Secondo questo modello, un forte vento alimentato da esplosioni di
supernova avrebbe impedito la formazione di stelle nel disco per qualche
miliardo di anni e, così facendo, avrebbe espulso una frazione significativa
della massa della protogalassia nello spazio intergalattico. Un processo simile
potrebbe essere avvenuto nella grande nube di Magellano, una delle piccole
galassie e satelliti della nostra, dove sembra che tra la prima ondata di
formazione stellare, che diede vita a quegli aggregati di stelle vecchie che
sono gli ammassi globulari, e la fase più recente di formazione delle stelle del
disco sia trascorso un periodo di quasi 10 miliardi di anni. Altre scoperte
corroborano l'ipotesi che le componenti galattiche siano separate. per esempio
M33, una galassia a spirale vicino alla Via Lattea, possiede uno non è mai priva
di un rigonfiamento centrale, una caratteristica che indica come l'alone non sia
semplicemente un'estensione della struttura interna, come molti credevano fino a
poco tempo fa. Nel 1962 venne proposto modello che funse da paradigma per molti
ricercatori. Secondo i suoi autori - Olin J. Eggen, oggi presso il National
Optical Astronomical Observatories, Donald Lynden-Bell dell'Università di
Cambridge e
Allan R. Sandage della Canergie Institution - la via lattea si sarebbe
formata dal rapido collasso, durato qualche centinaio di milioni di anni, di una
grande nube di gas in rotazione. Via via che le nube si contraeva, la
protogalassia ruotava sempre più velocemente, e questa rotazione creò i bracci
di spirale e si osservano oggi. All'inizio la nube era formata solo da atomi di
idrogeno ed elio prodotti nei primi istanti del big bang, le condizioni di
temperatura e pressione estremamente elevate, ma col tempo la galassia cominciò
a generare stelle di grande massa a vita breve, che modificarono la composizione
della materia galattica. Così le generazioni successive di stelle, compresa
quella a cui appartiene il sole, contengono quantità significative di elementi
più pesanti dell'elio. Il modello ottenne un successo notevole, ma osservazioni
fatte negli ultimi trent'anni hanno sollevato vari problemi. Per cominciare, si
è scoperto che gran parte delle stelle e degli ammassi stellari più vecchi
dell'alone si muove di moto retrogrado, cioè ruotano intorno al centro galattico
con verso opposto a quello della maggioranza degli altri oggetti. L'esistenza di
simili orbite induce a ritenere che la protogalassia fosse notevolmente
disomogenea e turbolenta, o che abbia catturato addensamenti gassosi di
dimensioni ragguardevoli composti da materia che si muoveva in direzione
diversa. In secondo luogo, modelli dinamici più raffinati indicano che la protogalassia non avrebbe comunque
subito il collasso in maniera semplice e regolare come previsto dal modello: le
parti più dense sarebbero cadute verso il centro più velocemente di quelle
rarefatte. Il terzo punto è che la scala dei tempi di formazione delle galassie
potrebbe essere stata più lunga di quanto ritengano Eggen e colleghi. Tra le
cause del rallentamento potrebbero esservi esplosioni di supernova, venti di
plasma che avevano origine da stelle effimere di grande massa e l'emissione di
energia proveniente da un nucleo galattico estremamente attivo la Via Lattea
potrebbe anche essersi <<rigenerata>> assorbendo grande quantità di gas
intergalattico e catturando piccole galassie satelliti e ricche di gas. Vari
ricercatori hanno cercato di elaborare scenari compatibili con queste scoperte.
Alar Toomre del Massachusetts Institute of Technology, ha proposto nel
1977 che gran parte delle galassie si sia formata dalla fusione di numerosi
grandi frammenti anziché dal collasso di un'unica nube di gas protogalattica.
Dopo essersi fuse in questo modo le nubi di gas
sarebbero collassate evolvendosi nella Via Lattea che oggi vediamo. Leonard
Searle della Canergie Institution e Robert J. Zinn della Yale University hanno
proposto un quadro un po' diverso, nel quale frammenti che si aggregano sono più
piccoli e numerosi. In base a queste ipotesi, è possibile che i frammenti
ancestrali abbiano avuto una evoluzione chimica particolare: se nei diversi
frammenti le stelle avessero cominciato a brillare e le supernove avessero
cominciato esplodere in momenti diversi, allora ciascun frammento originario
conserverebbe una <<firma>> chimica caratteristica. Alcuni studi compiuti
ultimamente da uno di noi (van den Bergh) indicano che in effetti
tra le popolazioni di stelle dell'alone galattico si osservano davvero
differenze simili.
Il dibattito sull'evoluzione della Via Lattea non registrò progressi degni di
nota fino agli anni 80, quando divenne possibile ottenere immagini di oggetti
estremamente deboli con un'accuratezza senza precedenti. Si tratta di un passo
avanti cruciale perché le teorie fisiche sulla produzione di energia delle
stelle - e le stime dell'età e della durata della vita stellare che ne dipendono
- sono più attendibili per le stelle appartenenti alla sequenza principale.
Queste stelle bruciano idrogeno nel proprio nucleo e in generale si allontanano
dalla sequenza principale tanto più in fretta quanto più grande è la loro Massa.
Purtroppo ciò significa che le uniche stelle dell'alone che si trovano ancora
nella sequenza principale sono estremamente piccole e deboli: le più grandi e
luminose, che hanno esaurito l'idrogeno e sono uscite dalla sequenza principale,
sono diventate invisibili ormai da lunga data. Di solito, per determinare l'età
delle stelle, si usano di preferenza quelle degli ammassi perché se ne può
stabilire la distanza con precisione molto maggiore che per le stelle isolate.
Il mezzo tecnico che ha permesso di avviare lo studio delle stelle estremamente
deboli dell'alone si chiama dispositivo a scorrimento di carica o CCD si tratta
di un tipo di rivelatore estremamente sensibile che produce immagini per via
elettronica convertendo l'intensità della luce in corrente elettrica. Può darsi
che i modelli correnti della formazione della Via Lattea siano più di uno. È
possibile cioè che quello di Eggen, Lynden-Bell e Sandage sia valido per il
rigonfiamento e l'alone interno, il terzo, mentre le regioni più rarefatte della
galassia potrebbero essersi sviluppate per fusione di frammenti, secondo gli
schemi delineati da Toomre e da Searle e Zinn. Se così fosse, gli ammassi
dell'alone interno si sarebbero formati prima di quelle delle regioni esterne
meno dense, e ciò spiegherebbe alcune delle differenze di età riscontrate tra
ammassi globulari. Per affinare ulteriormente i modelli potrebbe però essere
necessario attendere il miglioramento della qualità delle immagini che si
dovrebbe avere dopo le riparazioni al telescopio spaziale. Non basta tuttavia
riconoscere l'età dell'alone per descriverne dettagliatamente la formazione;
occorre conoscere anche l'età del disco e fare gli opportuni confronti. Mentre
per stabilire la prima sono utili gli ammassi globulari, per la seconda si
ricorre un altro tipo di corpo celeste, le nane bianche molto deboli. L'assenza
di nane bianche nella regione di disco vicino al sole pone un limite inferiore
all'età del disco: le nane bianche infatti, che non producono più energia
radiante, impiegano molto tempo per raffreddarsi, e quindi la loro assenza
significa che la popolazione del disco e piuttosto giovane, cioè a meno di 10
miliardi di anni circa. Si tratta di un valore decisamente inferiore all'età
degli ammassi dell'alone, ed è quindi compatibile con l'idea che gran parte del
disco galattico si sia sviluppata successivamente all'alone. Non è ancora
chiaro, tuttavia, se sia davvero trascorso un certo intervallo di tempo e alla
fine della formazione dell'alone dell'inizio dello sviluppo del disco primitivo
più spesso. Per valutare la durata di questo periodo di transizione si è
confrontata l'età delle stelle più vecchie del disco con quella delle più
giovani dell'alone. Secondo Pierre Demarque e David B. Guenther di Yale, ed
Elizabeth M. Green dell'Università dell'Arizona, di ammassi stellari più vecchi
che si conoscono nel disco, NGC 188 e NGC 6791, hanno un'età quasi di 8 miliardi
di anni. ilendo che i più giovani, Palomar 12 e Ruprecht 106, hanno circa 11
miliardi di anni. Se questa differenza di pochi miliardi di anni è reale, può
darsi che gli ammassi globulari giovani costituiscano veramente l'anello
mancante tra la popolazione del disco galattico e quella dell'alone. A tutt'oggi,
però, si è riusciti a stimare con precisione l'età relativa solo di pochi
ammassi globulari. Finché questa situazione si protrae, si può ipotizzare anche
che Palomar 12 (foto qui a dx) e Ruprecht 106
siano realtà ammassi globulari delle nubi di
Magellano catturati dalla Via
Lattea a causa di effetti di marea. Questa spiegazione, proposta da Douglas N.
C. Lin dell'Università della California a Santa cruz e Harvey B. Richer
dell'Università della British Columbia, eliminerebbe la necessità di postulare
un collasso prolungato. Inoltre la differenza di età tra alone il disco potrebbe
essere illusoria: non si può escludere che i metodi di datazione nascondano
errori sistematici non rilevati. Ancora, le interazioni gravitazionali con nubi
interstellari di grande massa potrebbero aver smembrato gli ammassi più vecchi
del disco, risparmiando solo i più giovani. La determinazione delle età relative
dell'alone e del disco rivelano numerosi aspetti della serie di fenomeni che ha
portato alla formazione della Via Lattea, ma d'altra parte lascia aperto il
problema della sua età complessiva. Una risposta a questa domanda fornirebbe un
quadro di riferimento assoluto utile anche per indagare meglio la successione
degli eventi. La maggior parte degli astronomi che studia gli ammassi stellari
tende a indicare per l'età dei più vecchi (e quindi della galassia stessa) un
valore compreso tra 15 e 17 miliardi di anni. A rafforzare la speranza che
queste stime assolute di età siano realistiche vengono le misurazioni
dell'abbondanza relativa degli isotopi radioattivi nelle meteoriti: il rapporto
tra torio 232 e uranio 235, quello tra uranio 235 e uranio 238 e quello tra
uranio 238 e plutonio 244 fungono da orologi cosmici che collocano l'età della
galassia e 10 e 20 miliardi di anni. Per quanto queste stime siano considerate
meno precise di quelle ottenute confrontando osservazioni e modelli delle
stelle, la concordanza tra i due valori è incoraggiante. L'esame della forma
delle altre galassie promette di sciogliere almeno in parte i dubbi sulla
interpretazione dell'evoluzione della nostra. Più esattamente, lo studio delle
altre galassie offre un punto di vista altrimenti inaccessibile a noi che nella
via lattea abitiamo: una vista dall'esterno. Inoltre le informazioni così
ottenute si possono confrontare con quelle relative alla Via Lattea per vedere
se i processi che l'hanno creata sono unici. L'osservazione più immediata che si
possa fare sulle galassie e che ce ne sono di varie forme. Nel 1925 Edwin P.
Hubble scoprì che le galassie luminose si possono
disporre in una successione ordinata secondo la loro conformazione, ellittica, a
spirale o irregolare. Da un punto di vista evolutivo le galassie ellittiche sono
quelle più progredite: hanno consumato tutto(o quasi) il proprio gas per
produrre stelle che hanno un'età compresa probabilmente tra 10 e 15 miliardi di
anni. Diversamente da quelle a spirale, le galassie ellittiche non posseggono
una struttura a disco. La differenza principale tra le galassie e spirale di
quelle irregolari, invece, è che queste ultime sono prive sia dei bracci di
spirale sia di un nucleo compatto. La morfologia delle galassie può essere
interpretata in termini di velocità di conversione del gas in stelle. La
determinazione della velocità con cui viene consumato il gas sarebbe utile per
corroborare le stime dell'età della via lattea e le descrizioni della sua
storia. Sembra che nelle galassie ellittiche la formazione di stelle sia
iniziata in modo rapido circa 15 miliardi di anni fa per poi rallentare
bruscamente nella maggior parte delle galassie irregolari invece la nascita
delle stelle ha avuto luogo molto più lentamente e a un ritmo molto più
uniforme, sicché esse conservano tuttora una percentuale significativa del gas
originario. La velocità di formazione delle stelle nella galassia a spirale
rappresenta probabilmente una via di mezzo: la formazione delle stelle deve
essere cominciata più lentamente che nelle galassie ellittiche e continua ancora
oggi. Le galassie a spirale si suddividono ulteriormente in tre categorie,
Sa, Sb e Sc, che rispecchiano le dimensioni relative del
rigonfiamento centrale e il grado di avvolgimento dei bracci di oggetti del tipo
Sa hanno il rigonfiamento più grande e i bracci più serrati; contengono inoltre
idrogeno neutro e una piccola quantità di stelle blu giovani. Le spirali Sb
hanno una popolazione relativamente folta di stelle blu giovani nei bracci
mentre il rigonfiamento centrale, che contiene stelle rosse vecchie, è meno
evidente che nelle Sa. Nelle galassie Sc, infine, l'emissione luminosa proviene
principalmente dalle stelle blu giovani dei bracci di spirale: la popolazione
del rigonfiamento è poco evidente o assente. La via lattea si trova
probabilmente in una situazione intermedia tra le spirali Sb e Sc. Sembra che le
informazioni ottenute dall'osservazione di altre galassie e spirale siano
compatibili con i dati relativi alla via lattea come nella nostra galassia,
anche nelle altre e stelle del rigonfiamento centrale sono le più vecchie, il
che indica che le regioni interne e più dense della nube di gas hanno subito per
prime il collasso. Quasi tutto il gas presente in origine nei pressi del centro
è stato quindi trasformato in stelle. Espulso dai venti stellari generati dalle
supernove.
Esiste un altro tipo di indizi su cui basarsi per capire la genesi della via
lattea: la composizione chimica delle stelle, e può aiutare a determinare l'età
relativa delle varie popolazioni stellari. Secondo i modelli, la composizione
chimica di una stella dipende infatti da quando essa si è formata. La differenza
deriva dal fatto che le stelle della prima generazione cominciarono a
<<inquinare>> la galassia con elementi più pesanti dell'elio. Questi elementi
pesanti, o <<metalli>>, come li chiamano gli astronomi, erano stati creati
nell'interno delle stelle o durante le esplosioni di supernova. Lo studio della
composizione delle stelle permette quindi di determinare storie che vuol dire
che possono confermare o confutare le valutazioni dell'età basate su altre
fonti. Le varie specie di stelle e di supernove producono metalli in proporzioni
diverse. Si ritiene che le supernove un tipo Ia abbiano generato la maggior
parte degli elementi del <<picco del ferro>> (appartenenti a un gruppo di
elementi relativamente abbondanti, di numero atomico vicino a quello del ferro).
Si pensa che i progenitori di queste supernove siano sistemi binari le cui
componenti hanno entrambe massa pari a poche masse solari.
Altri elementi pesanti da cui ossigeno, neon, magnesio,
silicio e calcio - provengono per la maggior parte da supernove evolutesi a
partire da stelle singole o da binari e con componenti di massa grande di vita
breve. Queste stelle, la cui massa iniziale è compresa tra 10 e 100 masse
solari, terminano violentemente la propria vita come supernove di tipo Ib,
Ic o II. Le stelle formatesi in seguito inglobarono parte di
questi elementi pesanti. Per esempio, l'uno o il 2% circa della massa del sole è
rappresentato da elementi diversi dall'idrogeno e dall'elio. Le stelle del
rigonfiamento centrale di una galassie contengono in genere maggior percentuale
di elementi pesanti di quelle della regione esterna del disco o dell'alone.
L'abbondanza degli elementi pesanti diminuisce progressivamente di un fattore
0,8 per ogni chiloparsec (3300 anni luce circa) di distanza dal centro della via
lattea. Il 70% circa dei 150 ammassi globulari della via lattea presenta un
contenuto medio di metalli pari a circa un ventesimo di quello del sole, e il
resto arriva in media a un terzo del valore solare. Studi approfonditi della
composizione stellare rivelano che il rapporto tra ossigeno e elementi vicini al
ferro del sistema periodico è più grande delle stelle dell'alone che in quelle
del disco ricche di metalli. Questa differenza induce a ritenere che durante la
fase dell'evoluzione galattica in cui si formò l'alone gli elementi pesanti
fossero prodotti soprattutto dalle supernove di tipo Ib, Ic e
II. È strano che le supernove di tipo Ia che generano ferro, alcune delle
quali, a quanto si crede, derivano da stelle che vivono poche centinaia di
milioni di anni, non abbiamo dato un contributo più consistente alla miscela
chimica dalla quale si sono formate le stelle dell'alone e alcuni ammassi
globulari. Questa circostanza potrebbe significare che l'alone sia collassato
molto rapidamente, prima cioè che le supernove di tipo Ia potessero arricchirne
il gas con il ferro da esse prodotto. Questa ipotesi è però in contrasto con la
dispersione riscontrata nell'età degli ammassi globulari della galassia la
quale, coprendo un intervallo di 4 miliardi di anni, sarebbe indicativa di un
collasso lento dell'alone. Forse venti galattici alimentati dalle supernove
spazzarono via nello spazio intergalattico la materia ricca di ferro espulsa
dalle supernove di tipo Ia. Questa espulsione selettiva potrebbe essersi
verificata se le supernove dei tipi Ib, Ic e II fossero esplose sopratutto
all'interno di nubi di gas dense e quelle di tipo Ia in regioni meno dense, più
facilmente spazzate da un vento galattico. Nonostante l'abbondanza di dati, le
informazioni sul contenuto dei metalli si sono rilevate insufficienti per
dirimere la controversia sulla scala dei tempi di formazione del disco e
l'alone. Sandage e il suo collega Gary A. Fouts del Santa Monica College, vi
leggono indicazioni a favore di n collasso pressoché unitario, mentre Jhon E.
Norris e colleghi dell'Australian National Observatory e altri, ritengono che la
formazione del disco e dell'alone siano stati fenomeni abbastanza indipendenti,
e ipotizzano inoltre che lo sviluppo della Via Lattea abbia avuto caratteri
piuttosto caotici.
Queste differenze di interpretazione insorgono spesso inevitabilmente in seguito
alla selezione di particolari campioni di stelle per un certo studio. Alcune
stelle presentano per esempio una composizione chimica simile a quella delle
<<vere>> stelle dell'alone, combinata però a una dinamica che le apparterrebbe
piuttosto a una delle sottocomponenti del disco. La composizione chimica insomma
non basta da sola a delineare bene la genesi del disco e dell'alone, che oltre a
narrare la storia della Via Lattea ne indicano anche la probabile evoluzione
futura.
quellidellavialattea
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