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L'intellettuale di maximoRed
Se una persona fosse obbligata a confessare il proprio segreto più nascosto...
...Non sarebbe neanche essa certa della veridicità di ciò che vomita dalla propria anima. Dal momento che è completamente asservita a una civiltà che aborrisce l'uomo come tale. Non si renderebbe conto che ciò che confessa a se e a chi ascolta è prezioso quanto la vita. Un rendiconto esistenziale degno del miglior darwinismo. Ce ne accorgeremmo solo se non fossimo devastati dalla vanità, dalla voglia di comunicare solo i nostri progetti che elevano la carcassa intellettuale verso un futuro che non ha più nulla di incognito. Siamo in continua ricerca di testimonianze alle nostre ambizioni, un riconoscimento che ci faccia esistere intellettualmente. La vanità è il virus della civiltà che cancrenizza le speranze dell'elevazione verso una dimensione che abbracci definitivamente le biodiversità. Sarà il frutto di tutte le certezze ricercate nella vita, e non trovate, se non sottoforma di inganno perpetrato da parte del proprio io che abbisogna di esse come il lupo della fame. La certezza ci rende soggetti a essa, bisogna difenderla a tutti i costi e vantarla il più possibile, dando a bere a se stessi di avere in dispensa la verità che venderemo a gocce sottoforma di saggio intellettualismo. Una falsa strada per spodestare Dio.
Troveremo una scusa per una battaglia contro coloro che non ne hanno
e sono per questo liberi, disobbligati, scevri nel perseguire coerenze che già sono oblio dell'intelletto. La vanità sposa bene l'intellettuale, costui è l'opposto della volgarizzazione di un pensiero ormai tradito e servito attraverso i mezzi di comunicazione come risultato di centomila anni di evoluzione. L'intellettuale che presume di essere tale, oggi non è altro che un perduto salariato dell'industria culturale che lo asservisce collocandolo a puntate nella nicchia di mercato in cui esso si esprimerà. Incosciente di ciò, lo si ritrova imbellettato, seduto in comode poltrone di pelle davanti a una telecamera, rispondendo e rilasciando concetti preconfezionati e stantii. Non ha nulla da dire di proprio, è illuso di decidere in base a dove lavora, la provocazione della settimana. Sfoggerà la sua cultura nel mondo dell'arte tentando di far coincidere i profili di un quadro d'autore con quelli di una falsa rivoluzione culturale, propinata dalla sua coscienza intrisa di mercato. Egli è impuro, è distaccato dalla propria anima allo stesso modo in cui la nostra ombra si allontana alla luce di un comune faro stradale. Il sistema gli permette di interpretare ciò che rimane della sua personalità, cosciente che non potrà mai, per inettitudine acquisita, varcare la soglia del background, dove si riconosce l'uomo, e la sua meschinità.
Questo intellettuale
non ha mai voluto sapere che il valore della non cultura, dell'analfabetismo che esalta l'uomo e ne aborrisce la conoscenza, è la vendetta del Golia troglodita su un David perfetto narciso, a lui non interessa il baciamano dell'occidente e la democrazia viscida e disetimologica. Non cè più nulla della specificità della parola, l'ultimo cordone ombelicale della etimologia si è staccato quando il cancro del mercato ha preso il sopravvento a una umanità già schiacciata sotto il peso dell'illusione, ultimo lumicino tenuto in vita da un disegno appositamente creato per non tornare mai indietro. Lo specchio dell'umanità non riflette più se non la propria sconfitta. Golia schiaccia culturalmente l'impurezza dell'intelletto. Allora, l'orrore più evidente lo si riscontra nella brama del sapere, rompere gli incanti del mistero senza tenere conto che è linfa vitale.
continuerà maximoRed |