quelli della via lattea

Astronomia e Scienza

astrofili non associati

chioma di berenice

&nbAll Science Sitessp;  Home    Scienza e scienziati     Osservazioni     Autori Articoli   Contatti    Sitemap    utility    Links    Menu veloce

   Ricerca su Astro e Scienza  Il Motore di Ricerca dedicato

L'evoluzione degli ammassi di galassie

Gli oggetti più massicci dell'universo sono immensi agglomerati di galassie e gas che si sono aggregati lentamente nel corso di miliardi di anni; ma questo processo potrebbe essere prossimo alla fine.

di J. Patrick Henry, Ulricc G. Briel e Hans Bohringer

Lo stanacomete era impegnato a seguire la sua preda. La notte del 15 aprile 1779, Charles Messier scrutava dal suo osservatorio parigino la grande cometa che passava lentamente tra le costellazioni della Vergine e della Chioma di Berenice nel suo viaggio nel sistema solare. Era stata la fama di Messier come abilissimo cercatore di comete a ispirare lo scherzoso nomignolo a re Luigi XV, ma quella notte l'astronomo entrò nella storia per un motivo ben diverso. Egli notò tre chiazze vaporose che somigliavano a comete, ma restavano nella stessa posizione una notte dopo l'altra; le aggiunse così al suo elenco di <<impostori>>, per poterle riconoscere e non essere sviato nel suo vero lavoro, la ricerca di comete. In seguito egli commentò che una piccola regione al confine tra Vergine e Chioma di Berenice conteneva 13 delle 109 chiazze immobili che, con l'aiuto di Pierre Mechain, aveva finito per identificare: gli oggetti Messier ora notissimi agli astronomi e astrofili. Come spesso accade in astronomia, Messier trovò qualcosa di completamente diverso da ciò che cercava: aveva scoperto il primo di quelli che sono gli oggetti più massicci dell'universo, tenuti uniti dalla loro stessa attrazione di gravità: gli ammassi di galassie. Si tratta di enormi agglomerati, corrispondenti da ciò che le galassie stesse sono per le stelle. A livello di organizzazione cosmica, sono quanto di più enorme esista, a parte l'universo nel suo insieme. Lo studio degli ammassi di galassie è quanto di più vicino sia possibile a uno studio dell'universo dall'esterno. Dato che un ammasso contiene stelle e galassie di tutte le età e tipi, è un campione medio di materia cosmica, compresa la materia oscura che, pur non essendo osservabile, con la sua presenza determina moti visibili degli oggetti celesti. E dato che un ammasso e il risultato dell'azione della gravità scale immense, la sua struttura ed evoluzione sono legate a quelle dell'universo stesso. Lo studio degli ammassi può così fornire elementi per chiarire tre fondamentali problemi cosmologici: la composizione, l'organizzazione e il destino dell'universo. Alcuni anni dopo le osservazioni di Messier a Parigi William Herschel e sua sorella Caroline cominciarono a esaminare gli oggetti Messier dal loro giardino in Inghilterra. Incuriositi, decisero di cercare se ve n'erano altri e, usando telescopi notevolmente migliori del loro predecessore francese, scoprirono oltre 2000 chiazze sfumate, di cui 300 solo nel ammasso della Vergine. William Herschel e suo figlio John notarono che questi oggetti tendevano a riunirsi in gruppi sulla volta celeste. Che cosa poteva organizzarli nelle strutture che si osservavano?
Un problema emerse negli anni 30, quando Fritz Zwicky e Sinclair Smith misurarono la velocità delle galassie dell'ammasso della vergine e in un altro un po' più distante, situato nella Chioma di Berenice. Proprio come pianeti orbitano intorno al centro di massa del sistema solare, le galassie orbitano intorno al centro di massa del loro ammasso. Ma le velocità misurate delle galassie erano così elevate che la loro massa totale non bastava a fornire l'attrazione gravitazionale i necessaria per tenere unito l'ammasso. La massa contenuta negli ammassi di doveva essere quasi 100 volte superiore a quella di tutte le galassie visibili; in caso contrario, queste sarebbero da lungo tempo sfuggite all'ammasso. La conclusione inevitabile era che gli ammassi dovevano essere costituiti in gran parte da materia invisibile, <<oscura>>. ma di che tipo era questa materia? Questi due misteri - la distribuzione non omogenea delle galassie nello spazio e la natura ignota della materia oscura - continuano a lasciare perplessi gli astronomi. Il primo divenne particolarmente spinoso dopo la scoperta, a metà degli anni 60, della radiazione cosmica di fondo a microonde. Questa radiazione, un'<<istantanea>> dell'universo dopo il big bang e prima della formazione di stelle e galassie, è quasi perfettamente uniforme. Le sue minuscole disomogeneità sono accresciute fino a generare le strutture attuali, ma il processo non è ancora chiaro. Quanto alla materia oscura, gli astronomi oggi ne sanno un po' di più che all'epoca di Zwicky, ma sono tuttora nell'imbarazzante posizione di non sapere da che cosa è composta da parte dell'universo.

Luce della materia oscura

Stimolate da questi perduranti e enigmi, le scoperte sugli ammassi di galassie si sono intensificate negli ultimi 40 anni. Oggi se ne conoscono circa 10.000. George Abell compilava il primo ampio elenco all'inizio degli anni 50, basandosi sulle lastre fotografiche del cielo settentrionale realizzate presso il Palomar Observatory, in California. Prima degli anni 70, gli astronomi erano ormai convinti di comprendere almeno le proprietà di base degli ammassi: questi erano oggetti stabili e immutabili, costituiti da galassie in moto a elevata velocità, legate gravitazionalmentre da quantità immense di materia oscura. Poi, nel 1970, il satellite Uhuru (<<libertà>> in swahili), così chiamato in onore del suo sito di lancio in Kenya, cominciò a effettuare osservazioni nella banda dei raggi X. Edwin M. Kellog, Herbert Gursky e i colleghi della American Science and Engineering, una piccola società del Massachusetts, puntarono Uhuru verso gli ammassi della vergine e della Chioma di Berenice. Scoprirono così delle ammassi consistono non sono di galassie, ma anche di enormi quantità di gas che si estendono nello spazio intergalattico. Il gas è troppo rarefatto per essere osservato nel visibile, ma è così caldo - oltre 25 milioni di gradi - da emettere raggi X. In breve, gli astronomi avevano trovato una parte della materia oscura, pari al 20% della massa. Sebbene questo gas non sia sufficiente a risolvere definitivamente il ministero della materia oscura, rappresenta comunque una massa superiore al totale di tutte le galassie. In un certo senso, il termine <<ammasso di galassie>> non è corretto: questi oggetti sono agglomerati di gas nei quali le galassie sono inglobate come dei semi in un'anguria. Dall'inizio degli anni 70, le emissioni nei raggi X sono state analizzate da altri satelliti, come l'Einstein X-Ray Observatory, il Roentgen Satellite (ROSAT) e l'Advanced Satellite for Cosmology and Astrophysic (ASCA). Nelle nostre ricerche ci basiamo prevalentemente su ROSAT, il primo telescopio a raggi X a registrare i margini di tutto il cielo. Esso è adatto all'osservazione di grandi oggetti diffusi come gli ammassi di galassie.
chioma e vergine ai raggi X

Le immagini nei raggi X degli ammassi della Chioma di Berenice (a sinistra) e della Vergine (a destra) mostrano il gas intergalattico caldo che predomina nelle regioni luminose di queste strutture. Il gas nell'ammasso della Chioma ha una forma più regolare, il che fa pensare che questo ammasso si trovi in uno stadio più avanzato di evoluzione. Entrambi gli ammassi sono circondati da materia in caduta.

Quando viene osservato nei raggi X., l'ammasso della Chioma ha una forma grosso modo regolare, con alcune protuberanze che sembrano essere raggruppamenti di galassie, vale a dire ammassi in miniatura. Una protuberanza della zona sud-orientale sta ritraendosi nel corpo dell'ammasso, dove già se ne vedono altre. L'ammasso della vergine, in confronto, appare amorfo. Sebbene in esso vi siano regioni di intensa emissione nei raggi X, questi punti brillanti sono prodotti da alcune delle galassie di Messier anziché da agglomerati di gas. Solo la regione centrale nella parte settentrionale dell'ammasso della vergine ha una struttura quasi simmetrica. Queste immagini nei raggi X hanno condotto gli astronomi a concludere che gli ammassi si formino dall'aggregazione di gruppi di galassie. Le protuberanze nel corpo principale dell'ammasso della Chioma di Berenice presumibilmente rappresentano gruppi che sono già stati attratti, ma non ancora pienamente assimilati. L'ammasso della Vergine sembra essere in uno stadio evolutivo più precoce: sta ancora attraendo la materia circostante e, alla velocità attuale, impiegherà qualche miliardo di anni per assomigliare a quello della Chioma di Berenice. Questa visione dinamica di ammassi che <<inghiottono>> e <<digeriscono>> la materia vicina è in assoluto contrasto con l'immagine statica accettata dagli astronomi fino a pochi anni fa.

Misurare la temperatura

Da quando hanno tenuto le prime buone immagini nei raggi X, all'inizio degli anni 80, gli astronomi cercano di misurare la variazione della temperatura del gas entro gli ammassi. Ma compiere queste misurazioni è considerevolmente più difficile che ottenere immagini, perché è necessario analizzare lo spettro X per ciascun punto dell'ammasso. Solo nel 1994 si ebbero le prime mappe di temperatura. Questi hanno dimostrato che la formazione degli ammassi è un processo violento. Le immagini di Abell 2256, per esempio, mostrano che le emissioni nei raggi X non ha uno, ma bensì due picchi: quello occidentale è leggermente appiattito, il che fa supporre che un gruppo di galassie in collisione con l'ammasso principale abbia sospinto materia di fronte a sé proprio come fa uno spazzaneve. Una mappa di temperatura conferma questa interpretazione. Si è visto che il picco occidentale è relativamente freddo; la sua temperatura è caratteristica di quella del gas all'interno di gruppi di galassie. Dato che questi ultimi sono più piccoli degli ammassi, le forze gravitazionali al loro interno sono inferiori; ne consegue che la velocità delle molecole di gas che vi si trovano - che equivale alla loro temperatura - è più bassa. Un tipico gruppo di galassie a una massa pari a 50 mila miliardi di unità solari e una temperatura di 10 milioni di gradi. Per confronto, un tipico ammasso e pari a un milione miliardi di masse solari e ha una temperatura di 75 milioni di gradi; l'ammasso più pesante conosciuto ha una massa cinque volte superiore e una temperatura quasi tre volte più alta di quello <<medio>>. Due regioni molto calde di Abell 2256 sono visibili lungo una linea perpendicolare alla direzione di modo presunta dal gruppo di galassie entrante. L'elevata temperatura sembra essere dovuta al fatto che la materia sospinta in avanti da quest'ultimo sguscia fuori verso i lati si collide con il gas dell'ammasso principale. In effetti, queste osservazioni confermano i modelli al calcolatore della fusione di gruppi di galassie. Il gruppo dovrebbe penetrare fino al centro dell'ammasso in diverse centinaia di milioni di anni; perciò, Abell 2256 e ancora nelle prime fasi della fusione.

accrescimento delle galassie

L'assorbimento di gruppi di galassie permette a un ammasso di crescere fino a raggiungere dimensioni gigantesche. Attratto dalla gravità, il gruppo collide con l'ammasso, spostando il gas verso i lati. Le galassie passano attraverso l'ammasso, senza trovare impedimento nel gas rarefatto. Alla fine, le galassie e gas si mescolano, formando un ammasso unificato che continua ad attrarre ulteriori gruppi di galassie fino a che non ve ne sono più nelle vicinanze.

Gli stadi più avanzati del processo sono evidenti in un altro ammasso, Abell 754, il quale presenta due caratteristiche peculiari. In primo luogo, le immagini nel visibile mostrano che le galassie si raccolgono in due aggregati; inoltre le osservazioni nei raggi X rivelano una struttura a barra da cui il gas caldo si espande a ventaglio. Uno degli aggregati di galassie si trova nella zona della barra e l'altro ai margini della regione di alta temperatura a ovest. I teorici spiegano questa struttura con un'analogia. Si immagini di gettare in una piscina un pallone pieno d'acqua che contiene anche qualche sassolino. Il pallone rappresenta il gruppo che sta subendo fusione: l'acqua è il gas e i sassolini sono le galassie, mentre la piscina corrisponde all'ammasso principale. Quando il pallone colpisce l'acqua, si rompe. L'acqua in esso contenuta rimane in superficie e si miscela molto lentamente, ma i sassolini possono cadere fino in fondo alla piscina. Un processo simile sembra sia avvenuto in un Abell 754. Il gas del gruppo entrante è stato bloccato dal gas dell'ammasso, mentre le galassie attraversavano l'ammasso fino al margine opposto. Un terzo ammasso, Abell 1795, mostra l'aspetto di uno di questi oggetti miliardi di anni dopo un episodio di fusione. Il suo margine esterno e perfettamente regolare e la temperatura e quasi uniforme, a indicazione del fatto che esso ha assimilato tutti i gruppi di galassie inglobati, raggiungendo l'equilibrio. L'eccezione è la regione fredda posta proprio al centro. Qui siamo temperature più basse perché il gas è denso e quindi emette raggi X in modo più efficiente di un gas rarefatto. Se rimane disturbato per due o tre miliardi di anni, questo gas può irradiare gran parte della propria energia iniziale e raffreddarsi. Via via che il gas e si raffredda, si accumula materia <<tiepida>>, in quantità sufficiente a formare un'intera nuova galassia. vedi schema Allora, dov'è finita tutta questa materia? Nonostante le ricerche più scrupolose, gli astronomi non hanno ancora localizzato con certezza alcuna tasca di gas a temperatura intermedia. Che il gas dell'ammasso stia perdendo calore è evidente dalle mappe di temperatura. Forse questa perdita è iniziata solo in un momento abbastanza recente, o forse le collisioni fra gruppi di galassie impediscono al gas tiepido di accumularsi in uno stesso punto. Questi cosiddetti flussi di raffreddamento restano tuttora un mistero irrisolto.

Crescita dal basso

La sequenza di eventi rappresentata da questi tre ammassi è probabilmente quella a cui sottostanno tutti gli ammassi. Occasionalmente gruppi di galassie si uniscono all'ammasso, e ogni volta questo acquisisce gas caldo, galassie luminose e materia oscura. La massa che si aggiunge crea forze gravitazionali più intense, che a loro volta riscaldano il gas e accelerano le galassie. Secondo la maggior parte degli astronomi, quasi tutte le strutture cosmiche si sono aggregate in questo modo, a partire dal basso. Gli ammassi stellari si sono fusi in galassie, che a loro volta hanno dato origine a gruppi di galassie, i quali si stanno unendo in ammassi. In futuro toccherà agli ammassi fondersi in strutture ancora più grandi. Vi è tuttavia un limite, che è dato dall'espansione dell'universo: prima o poi, gli ammassi saranno troppo lontani tra loro per potersi fondere. In effetti, può darsi che il cosmo stia già per arrivare a questo punto.
Secondo gli standard cosmologici tutti gli ammassi citati finora (Chioma di Berenice, Vergine e Abell 2256, 754 e 1795) sono oggetti vicini. Il tentativo di comprenderne l'evoluzione può essere paragonato a quello di descrivere la crescita degli esseri umani a partire da una singola fotografia di un gruppo di persone. Con un po' di attenzione, è possibile classificare gli individui ritratti nel giusto ordine di età, gli esseri umani, tra gli altri cambiamenti, generalmente diventano più alti. Si può anche studiare la crescita umana esaminando una serie di fotografie, ciascuna delle quali contiene solo persone di una certa età: per esempio, foto di classe della scuola elementare, media e superiore. Così pure, gli astronomi possono osservare ammassi a distanze sempre crescenti, che corrispondono a epoche sempre più antiche. In media, gli ammassi di un campione più lontano sono più giovani di quelli appartenenti a uno vicino; peranto si possono comporre <<foto di classe>> di ammassi di età differenti. Questo metodo permette di lavorare su un vasto campione anziché su pochi ammassi; lo svantaggio è che gli oggetti più giovano sono troppo lontani per essere studiati in dettaglio; se ne possono discernere solo le proprietà medie.
Uno di noi (Henry) ha applicato questo metodo a osservazioni realizzate dal satellite ASCA per raggi X, trovando che gli ammassi lontani e giovani sono più freddi di quelli più vicini e vecchi. Questo cambiamento di temperature indica che gli ammassi diventano più caldi - e quindi più massicci - col passare del tempo: un'altra prova del modello di crescita dal basso. Di queste osservazioni, si è potuta osservare la velocità media dell'evoluzione degli ammassi di galassie. Questa velocità, correlata all'evoluzione globale dell'universo e alla natura della materia oscura, indica che il cosmo si espanderà per sempre.
Nuove osservazioni nei raggi X potrebbero chiarire il problema di quella frazione di materia oscura negli ammassi che resta inspiegata. ...
...Sentiamo un legame anche con gli osservatori del futuro, perché la scienza avanza in un processo continuo di piccoli incrementi. Siamo stati aiutati da coloro che ci hanno preceduto, e dobbiamo condividere le nostre nuove conoscenze con coloro che ci seguiranno.

 

                                                 Home Astronomia                                 Menù Veloce                                                                                                                     

Bookmark and Share