Premessa:
Che cosa rende verde uno smeraldo e rosso un rubino ?
La prima risposta che si può dare alla domanda è
molto semplice. Quando la luce bianca attraversa il cristallo di rubino ne
emerge modificata, con una percentuale molto alta di radiazioni di grande
lunghezza d'onda, che l'occhio vede come luce rossa. La luce che attraversa uno
smeraldo ne emerge con una composizione spettrale diversa, che produce la
sensazione del colore verde. Si tratta di una spiegazione corretta ma poco
soddisfacente. Manca infatti qualsiasi accenno ai meccanismi con i quali la
materia è in grado di modificare la composizione spettrale della luce incidente.
Il colore del rubino e nello smeraldo sono dovuti alla presenza di una medesima impurezza. Perché possiedono un colore tanto diverso? Qual'è l'origine delle
sottili differenze che si osservano fra i colori delle diverse sostanze? Le
cause ultime della sensazione del colore sono parecchie e alquanto diverse.
Nella classificazione informale, adottata in questo articolo, compaiono 14
categorie di cause, alcune delle quali comprendono più fenomeni tra loro
correlati. Ma, con una sola eccezione, i vari meccanismi possiedono un elemento
in comune: la causa fisica che produce alla fine la sensazione del colore è
l'interazione della radiazione con gli elettroni. Tali dichiarazioni sono state
uno dei principali argomenti di ricerca dei fisici del nostro secolo e quindi
non può sorprendere che la spiegazione dell'origine dei colori si basi su
parecchie teorie fondamentali. In effetti il colore è la manifestazione visibile
delle leggi profonde che determinano la struttura della materia.
I gradini dell'energia
La percezione dei colori è
un'esperienza soggettiva nella quale hanno un ruolo importante fattori
psicologici e fisiologici. Non ci occuperemo in dettaglio di tali problemi.
Sembra comunque ragionevole, ai nostri fini, assumere che il colore percepito è
il risultato di una misura eseguita dall'occhio e di un'interpretazione data dal
cervello della composizione spettrale della radiazione osservata. Il significato
di questa assunzione è chiaro nel caso della luce monocromatica, composta da una
radiazione con una lunghezza d'onda, o frequenza o energia, ben definita. Se la
luce osservata è costituita da una miscela di radiazioni con lunghezza d'onda
diversa il discorso si complica, ma sono sempre i contributi relativi delle
diverse radiazioni che determinano il colore percepito. Lunghezza d'onda,
frequenza ed energia sono modi equivalenti per caratterizzare una
radiazione.
L'energia è direttamente proporzionale alla frequenza, mentre energia e
frequenza sono inversamente proporzionali alla lunghezza d'onda. In altre
parole, elevate frequenze e grandi energie corrispondono a piccole
lunghezze d'onda, come nella parte violetta dello spettro visibile. Una unità di
misura comune per le lunghezze d'onda è il nanometro (nm), che equivale a un
miliardesimo di metro. Una unità di misura conveniente per l'energia della
radiazione visibile è l'elettronvolt (eV), cioè l'energia acquistata da un
elettrone accelerato dalla differenza di potenziale di un volt. In termini di
lunghezza d'onda, lo spettro delle radiazioni visibili è compreso fra circa 700
nm, dove il rosso sfuma nell'infrarosso, e circa 400 nm, ai margini della
radiazione ultravioletta. In termini di energia, tale spettro è compreso fra
1,77 e 3,1 elettronvolt. In tutte le interazioni fra la radiazione
elettromagnetica della materia vale sempre la legge fondamentale della meccanica
quantistica secondo la quale gli atomi possono esistere solo in stati discreti,
ognuno caratterizzato da un ben definito livello di energia. I livelli intermedi
sono proibiti. Il valore più basso possibile e detto stato fondamentale e gli
altri livelli, detti stati eccitati, si dispongono sopra quello fondamentale
formando come i gradini di una scala, il solo posto su cui si può appoggiare il
piede. La distanza fra tali gradini è molto variabile.
La luce o qualsiasi altra
radiazione può venire assorbita solo se possiede esattamente l'energia
necessaria per trasferire l'atomo da un livello a un altro superiore. Parimenti, quando un atomo decade da uno stato
eccitato a uno più basso deve emettere una radiazione che porta con sé tutta
l'energia che si deve perdere nel salto fra i due livelli. Questa energia si
manifesta come fotone, o quanto di luce, la cui frequenza e lunghezza d'onda
sono determinate dalla differenza di energia fra i due livelli. Gli stati che
presentano il maggiore interesse per l'origine del colore sono quelli che
rappresentano i vari possibili livelli energetici degli elettroni. Negli atomi,
ioni e molecole ogni elettrone deve occupare un orbitale e descrive una
particolare distribuzione spaziale della carica dell'elettrone intorno al nucleo
atomico. A loro volta gli orbitali sono organizzati in strati. Un ulteriore
limite al numero degli stati possibili è posto dal fatto che ogni gradino della
scala delle energie può venire occupato solo da un numero limitato di elettroni.
In generale, procedendo dagli atomi più leggeri verso quelli più pesanti, gli
elettroni si aggiungono in sequenza ordinata, a partire dai livelli più bassi.
Il primo strato si riempie con due soli elettroni, i due immediatamente
superiori richiedono ognuno otto elettroni. Negli strati pieni di elettroni si
dispongono a coppie e la configurazione dello strato è notevolmente stabile. Per
far saltare uno degli elettroni accoppiati sul primo livello libero sovrastante
occorre una quantità di energia non trascurabile. L'energia necessaria per una
simile transizione può venire fornita, in genere, solo dalla radiazione
ultravioletta o addirittura dalla zona X. dello spettro. Ne segue che gli strati
completi non contribuiscono direttamente alla formazione dei colori. Questa è
dovuta generalmente alle transizioni degli elettroni spaiati, che molto spesso
sono i più esterni. Si tratta in definitiva degli elettroni di valenza, cioè
quelli responsabili della formazione dei legami chimici.
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