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Gli Estalegal a Testaccio

Un resoconto, una nottata di musica latinoamericana che mi ha dato spunto per conoscere di più il rapporto, tra notte e note. Tra persone e l'insieme di persone. Odori, colori, atmosfere.

di maximoRed

Premessa: molti articoli in questo sito non trattano in specifico di astronomia, anche se per coerenza dovrebbero, ma la coerenza da qui esce e entra quando vuole.   perseveratio no persibus*

*questa me la sono inventata oggi.


Venerdi 16 maggio, una passeggiata nel quartiere Testaccio, a Roma, per seguire gli Estalegal in un concerto presso un locale sito nei meandri più o meno seducenti di questo rione che si porta discretamente circa 2 secoli nelle proprie mura e 20 nei resti di cocci ammonticchiati. Alle 23,30 già sembrava una zona a rischio, con uno spiegamento di forze dell'ordine che impedivano l'ingresso alle automobili, dando così una parvenza di posto proibito per soli adepti in cerca di misteri ormai svelati.
Me ne distacco con coscienza in un furtivo parcheggio tra gli alberi di Via Manlio Gelsomini lasciando ai vigili ai carabinieri e ai clacson il ruolo di protagonisti. Il simbolo del rione Testaccio
Non credevo che gli Estalegal avessero smosso così le acque notturne (endemicamente già agitate) del quartiere, e non avrei subito pensato ai poteri di un nuovo sindaco, germanico in significatio nomen. Ma questo è un altro discorso.

L'ingresso di Via Galvani si allargava man mano che mi avvicinavo. (è chiaro!) E' come se una semplice via di Roma, un varco, divenisse un Propileo, l'ampia anticamera a un nuovo mondo.
E, con una indifferenza nell'aspetto e l'opposto nella testa, tale da passare come uno qualsiasi, (in effetti già lo ero prima di questa sera) inizio a scrutare tutto il possibile, facce, ombre, gli angoli che riservano sempre qualcosa, e insegne mai invadenti, tutto si dispiegava in modo non ricercato, libero, mi piace così, che spettacolo!  Cento persone, mille o 4000, una diversa dall'altra ma ineluttabilmente uguali, nonostante le maschere di appartenenza a diversi ceti sociali, irrazionalmente rifiutati in quel momento ma non nella vita del mercato industriale, e la cosa da sottolineare è che la "maschera" come tale, era ostentata. Un bisogno innato di riconoscersi tutti monorazza, indipendentemente dagli appetiti fisici e culturali.

 I brusii e gli odori salivano nell'aria come vapori di acque termali, le luci colorate  ne manifestavano le volute, flhaaah. Le note in fuga dai locali uscendo nella strada perdevano diesis, il Reggae da destra e il funk da destra ancora, i bassi erano alti e il mio stomaco ne vibrava. Forse camminavo a tempo e tutto si legava col tutto in un unico effetto speciale senza laser o realtà virtuali, io, co-protagonista di questa notte di sciabordio animale, nell'etimo più naturale.  Sapevo dove andare ma ero piacevolmente perso, il mio gruppo preferito non poteva essere lontano da quelle tane in una infame notte dell'urbe. Dove un crogiuolo di fisionomie si fondevano senza bollori, asiatiche, africane, indoeuropee. Pronunce in inglese, in arabo, nulla o pochissimo di romanesco verace, se non i miei pensieri che, vi assicuro, staccavano al di sopra dei facili vocii.
   Tutti avevano una bottiglia di birra in mano, e chi no una sigaretta, un telefonino... Avevo un maledetto bisogno di maneggiare le chiavi della macchina. Questo è il potere della comunità. Se solo ce ne ingegnassimo! Svolto l'angolo, mi imbatto di fronte a una ragazza, nera, forse africana, ma che importa? Alta L'Africacome me, frenai d'istinto a pochi centimetri dai suoi occhi, lei fece altrettanto, i nostri sguardi si scontrarono provocando un frantume cristallino, un attimo veloce e mi schivò con destrezza, lasciandomi a raccogliere i miei frammenti. Puoi fare dieci o cento incontri, dipende da te. Ma non durerà questo tempio di appuntamenti mai dati, convegni sacri e profani, crollerà appena pronto il mega centro commerciale, questo sarà elegante, tenterà di ritirare sù una borghesia ormai morta e decaduta fondendo lo stile della Roma dell'800 con le raccolte punti o i gratta e vinci. Il progresso è un tappeto volante che viaggia troppo veloce per i nostri pensieri.

Diamine ma a che sto pensando?

   Mi faccio riprendere dall'odore del kebab e della lavanda che un giorno riusciranno a miscelarsi. Giro finalmente l'angolo e si apre un viavai multicolore, e la cosa che consiglio vivamente è quella di buttarsi all'interno di questa onda e sentirsi sfiorato, guardato, ignorato, swahhh.
Alcuni passi più avanti si comincia a sentire un ritmo brasiliano, di quelli eleganti, usciva dal "Kind of Blue", erano le note degli Estalegal. Eccoli! In un locale non accogliente e un pò anonimo, è una tana per pochi. Un gruppetto di ascoltatori fuori la porta d'ingresso battevano il tempo e la voce di Anna Fabrizi rendeva piacevoli i cocci di Testaccio. Entro, mi defilo vicino a una colonna, Renato Bonanni si accorge di me, mi saluta, io ricambio con un cenno del capo da improbabile nottambulo vissuto.

Stefano Ferretti al piano, Mauro Salvatore alla batteria, Gerardo Monteiro al basso e Renato Bonanni alle chitarre. Un palco da notte Jazz e luci da penombra, bicchieri mezzi vuoti e signorine gentili con i cabaret scansavano, sfioravano clienti e tavoli come cavolaie, mancavano i fumi del tabacco.

Le note de "O bêbado", "Dança da solidão" mi prendono, e mi portano via da li, pur rimanendo solidale con il pilastro del locale, ormai sono in balìa. Un momento di attenzione non mi basta quando dal Brasile si fa un'escursione in Argentina. L' emozione della Milonga de Jacinto Chiclana con il lirismo di Borges e la musica di Astor Piazzolla rendono brividi, la voce e la classe di Anna che canta come l'anima vuole, vorresti dirle: canta ancora per me, o regalarle dei fiori... Non sono un romantico, ma nemmeno illuminista non ho un etichetta ma, i fiori ci starebbero bene cavolo! Allora il brano finisce troppo presto. Ma subito le note de Los Pàjaros perdidos .... spero solo che gli Estalegal mettano al più presto questi brani sul loro sito per ascoltarli, e fare partecipe anche te, lettore, di queste emozioni musicali.

Estalegal in formazione trio

Insomma un insieme di ritmi strettissimi e di difficile esecuzione concordano certamente con le esigenze del gruppo. Un groove che rimane alto e costante a sottolineare la fedeltà alla cultura musicale del Brasile con un velatissimo background italiano. Stefano Ferretti che a mio avviso apporta  sfumature jazz e le fa collimare al samba in maniera del tutto autentica, Mauro Salvatore che non si limita ad essere un "depositario" di sole figure ritmiche ma di accenti spesso peculiari, restituendo toni di colore perfettamente inseriti. La chitarra di Renato Bonanni portante, ma allo stesso modo "accoglie" con sapienza e sicurezza gli anticipi  virtuosi e originali (è il caso di dirlo) del bassista Gerardo Monteiro, questi mai ripetitivo nelle elevazioni di ritmica fortemente brasiliane ne rafforza dinamiche e misure. Anna Fabrizi una voce non di testa o diaframma, ma di cuore, a mettere in chiaro l'inclinazione alle performance latinoamericane, parlare di presenza scenica e di bellezza si farebbe fatica nel rispettare la realtà e, molti ascoltatori inutilmente innamorati, si limitavano ad applaudire sapendo di ricevere almeno un suo sorriso. Sarebbe bastato.

Per concludere; un ensemble musica e atmosphere da incidere nei ricordi piacevoli, decido  così di immortalare i momenti magici con una Nikon, ma è fredda, e l'inutile speranza rimane tale. Non importa, mi basterà rivedere quelle foto per rivivere almeno una frazione di quella suggestione. Chissà se riuscirò a inserire le foto chiedendo il permesso agli Estalegal. 

Alla fine saluti e abbracci, mi riavvio verso Via M.Gelsomini lasciandomi pian piano alle spalle i residui preziosi di un milione di cose.

 

 

maximoRed, 17 maggio 2008

Perché non sperare di ascoltare ancora e a breve il gruppo?

Non poteva essere una serata o nottata con tutte le emozioni al quartiere Testaccio, lasciata lì, da sola, era come se avesse avuto bisogno di un... non so, un dessert come un ripristino emozionale.

Tutto continuò il lunedi successivo 19 maggio, in un antico palazzo a Piazza Cairoli; la Sede dell'Istituto Italo-Latino americano (leggi IILA).la sala dove si è svolto il convegno culturale Palazzo Santacroce, imponente edificio del sedicesimo secolo che ospita un istituzione che annovera 21 paesi latino americani, compresa l'Italia. Una idea di collaborazione/cooperazione degna dei più alti obiettivi culturali. Beh, gli Estalegal avrebbero proseguito in trio, una noche alla presenza (oltre quella umilmente mia) di personaggi di spicco, come: Roberto Alifano scrittore argentino, nonché segretario personale di Jorge Luis Borges, che tra una brano e l'altro di Astor Piazzolla magicamente eseguiti, presentava il suo libro "El Humor de Borges" . Io lì ad ascoltare in quella splendida lingua spagnola interessantissime divagazioni letterarie pendenti al Vate. Esposte, o meglio, raccontate, da chi ha condiviso una parte della propria vita accanto a uno scrittore-poeta così importante per la letteratura mondiale.  Alifano mi trascinava a comprendere, attraverso momenti di vita vissuta e aneddoti, come l'elevazione di un uomo era naturalmente a lui riconosciuta e non declamata d'ufficio. Adesso mi piace pensare  di Borges, ne so un pochino di più, è come se invece di tuffarmi nelle allegoriche righe dei suoi scritti attraverso percorsi pseudostorici  e cercare qualcosa in più del suo carattere, qualcuno avesse messo a posto delle tessere, una parte delle tessere. Sapevo già di non dimenticare. Oblivion cantata da Anna era dovuta in quei momenti, un brano memorabile e potente allo stesso momento. Metà francese e metà tango! Cuál sueño!

Avevo il compito di fare fotografie, la stanza era grande abbastanza da sfruttare diverse prospettive, ma le conversazioni erano notevoli e a volte dimenticavo di scattare. La figura di Roberto Alifano era evidente nella sala, nonostante occupasse un posto dietro un tavolino rotondo insieme al rappresentante dell'ambasciata argentina e due attentissime redattrici, che non poteva assolutamente una immagine di Jorge Luis Borgesdargli una posizione privilegiata, al contrario di molta prosopopea in altre situazioni simili e in altre sedi, per personaggi di discutibile importanza culturale. Apprezzavo questa disposizione libera e democraticamente spirituale. Parlava in uno spagnolo sorprendentemente anche a  me comprensibile, in quanto interessato alle palabras. Descriveva Borges in modo un po distaccato forse per non accentuare verso di noi il privilegio di essergli stato a fianco. Avrei voluto chiedere, sapere, preguntar si de algún modo su literatura hubiera sido influenciada de ello o si las lecturas de Borges hubieran tenido alguna similitud con las mías. Mentre pensavo a questo e se, come lo avrei esposto in lingua, poteva non essere mal inteso. Anna, Renato e Stefano diedero l'inizio a "Libertango" una scheggia di Argentina ci tenne attenti a un convegno chitarra pianoforte mediato da una voce sorprendentemente Latina. Mi sollevarono dal dubbio e non feci più la mia richiesta. Allora; uno scatto col flash dall'angolo sinistro, e nell'inquadratura inserisco anche Roberto Alifano che con trasporto ascolta la musica al suo paese dedicata. Io, mi fermo ad ascoltare, in fondo suonano anche per me, pensai, le pause sono note piene di pathos, stendevano lino fresco su tutti i presenti. In quell'istante penso a "L'Aleph" che ho iniziato in una sera di pioggia. E già fuori il meteo dava segni di flash più potenti, stava per concludersi un incontro per me appagante. Si alzarono dalle sedie; sorrisi e strette di mano allo scrittore e i complimenti agli Estalegal. Anch'io mi complimento con l'autore, guardandolo negli occhi dove la gratitudine reciproca manifestava.

Alla fine di questo splendido pomeriggio, due chiacchiere cordiali con Silvio Bonanni mi fanno ritornare al qui e ora, accolgo Anna sottobraccio e orgoglioso di esserne l'amato compagno, ce ne torniamo a casa alla bellissima domestica realtà.

maximoRed 20 maggio 2008

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