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Gli Estalegal a Testaccio Un resoconto, una nottata di musica latinoamericana che mi ha dato spunto per conoscere di più il rapporto, tra notte e note. Tra persone e l'insieme di persone. Odori, colori, atmosfere. di maximoRed |
| Premessa: molti articoli in questo sito non trattano in specifico di astronomia, anche se per coerenza dovrebbero, ma la coerenza da qui esce e entra quando vuole. perseveratio no persibus* *questa me la sono inventata oggi. Venerdi 16 maggio, una passeggiata nel quartiere Testaccio, a Roma, per seguire gli Estalegal in un concerto presso un locale sito nei meandri più o meno seducenti di questo rione che si porta discretamente circa 2 secoli nelle proprie mura e 20 nei resti di cocci ammonticchiati. Alle 23,30 già sembrava una zona a rischio, con uno spiegamento di forze dell'ordine che impedivano l'ingresso alle automobili, dando così una parvenza di posto proibito per soli adepti in cerca di misteri ormai svelati. L'ingresso di Via Galvani si allargava man mano che mi avvicinavo. (è chiaro!) E' come se una semplice via di Roma, un varco, divenisse un Propileo, l'ampia anticamera a un nuovo mondo. I brusii e gli odori salivano nell'aria come vapori di acque termali, le luci colorate ne manifestavano le volute, flhaaah. Le note in fuga dai locali uscendo nella strada perdevano diesis, il Reggae da destra e il funk da destra ancora, i bassi erano alti e il mio stomaco ne vibrava. Forse camminavo a tempo e tutto si legava col tutto in un unico effetto speciale senza laser o realtà virtuali, io, co-protagonista di questa notte di sciabordio animale, nell'etimo più naturale. Sapevo dove andare ma ero piacevolmente perso, il mio gruppo preferito non poteva essere lontano da quelle tane in una infame notte dell'urbe. Dove un crogiuolo di fisionomie si fondevano senza bollori, asiatiche, africane, indoeuropee. Pronunce in inglese, in arabo, nulla o pochissimo di romanesco verace, se non i miei pensieri che, vi assicuro, staccavano al di sopra dei facili vocii. Diamine ma a che sto pensando? Mi faccio riprendere dall'odore del kebab e della lavanda che un giorno riusciranno a miscelarsi. Giro finalmente l'angolo e si apre un viavai multicolore, e la cosa che consiglio vivamente è quella di buttarsi all'interno di questa onda e sentirsi sfiorato, guardato, ignorato, swahhh. Stefano Ferretti al piano, Mauro Salvatore alla batteria, Gerardo Monteiro al basso e Renato Bonanni alle chitarre. Un palco da notte Jazz e luci da penombra, bicchieri mezzi vuoti e signorine gentili con i cabaret scansavano, sfioravano clienti e tavoli come cavolaie, mancavano i fumi del tabacco.
Insomma un insieme di ritmi strettissimi e di difficile esecuzione concordano certamente con le esigenze del gruppo. Un groove che rimane alto e costante a sottolineare la fedeltà alla cultura musicale del Brasile con un velatissimo background italiano. Stefano Ferretti che a mio avviso apporta sfumature jazz e le fa collimare al samba in maniera del tutto autentica, Mauro Salvatore che non si limita ad essere un "depositario" di sole figure ritmiche ma di accenti spesso peculiari, restituendo toni di colore perfettamente inseriti. La chitarra di Renato Bonanni portante, ma allo stesso modo "accoglie" con sapienza e sicurezza gli anticipi virtuosi e originali (è il caso di dirlo) del bassista Gerardo Monteiro, questi mai ripetitivo nelle elevazioni di ritmica fortemente brasiliane ne rafforza dinamiche e misure. Anna Fabrizi una voce non di testa o diaframma, ma di cuore, a mettere in chiaro l'inclinazione alle performance latinoamericane, parlare di presenza scenica e di bellezza si farebbe fatica nel rispettare la realtà e, molti ascoltatori inutilmente innamorati, si limitavano ad applaudire sapendo di ricevere almeno un suo sorriso. Sarebbe bastato. Per concludere; un ensemble musica e atmosphere da incidere nei ricordi piacevoli, decido così di immortalare i momenti magici con una Nikon, ma è fredda, e l'inutile speranza rimane tale. Non importa, mi basterà rivedere quelle foto per rivivere almeno una frazione di quella suggestione. Chissà se riuscirò a inserire le foto chiedendo il permesso agli Estalegal. Alla fine saluti e abbracci, mi riavvio verso Via M.Gelsomini lasciandomi pian piano alle spalle i residui preziosi di un milione di cose.
maximoRed, 17 maggio 2008 |
| Perché non sperare di ascoltare ancora e a breve il gruppo? |
Non poteva essere una serata o nottata con tutte le emozioni al quartiere Testaccio, lasciata lì, da sola, era come se avesse avuto bisogno di un... non so, un dessert come un ripristino emozionale. Tutto continuò il lunedi successivo 19 maggio, in un antico palazzo a Piazza Cairoli; la Sede dell'Istituto Italo-Latino americano (leggi IILA). Avevo il compito di fare fotografie, la stanza era grande abbastanza da sfruttare diverse prospettive, ma le conversazioni erano notevoli e a volte dimenticavo di scattare. La figura di Roberto Alifano era evidente nella sala, nonostante occupasse un posto dietro un tavolino rotondo insieme al rappresentante dell'ambasciata argentina e due attentissime redattrici, che non poteva assolutamente Alla fine di questo splendido pomeriggio, due chiacchiere cordiali con Silvio Bonanni mi fanno ritornare al qui e ora, accolgo Anna sottobraccio e orgoglioso di esserne l'amato compagno, ce ne torniamo a casa alla bellissima domestica realtà. maximoRed 20 maggio 2008 |