Fin dai tempi dell'antica Grecia, una
delle grandi aspirazioni di tutte le discipline scientifiche è stata quella di
scoprire un insieme minimo di principi fondamentali soggiacenti ai diversi fenomeni naturali.
Questa impostazione riduzionistica ha dato esiti positivi in certi settori, per
esempio nella fisica delle alte energie, che studia le particelle fondamentali
della materia e le forze che le governano. I fisici teorici hanno suddiviso
tutte le particelle in poche famiglie e hanno formulato le leggi fisiche
fondamentali in termini di interazioni di queste particelle. La situazione è
molto diversa nella fisica della materia condensata, la disciplina che studia i
soldi e i liquidi. Le ricerche condotte in questo secolo sul comportamento degli
elettroni nei soldi hanno rivelato diversi stati della materia in cui gli
elettroni si organizzano in una miriade di modi degni di considerazione. Per
esempio, in genere i soldi sono o isolanti (che si oppongono al passaggio della
corrente elettrica) o metalli (che conducono bene la corrente, ma presentano
comunque una piccola resistenza). Tuttavia, in particolari condizioni, certi
sogni di possono essere soggetti a uno stato di superconduttività che permette
alla corrente elettrica di fluire senza alcuna resistenza. Le caratterizzazioni
teoriche proposte per questi stati sono varie quanto gli stati stessi. Presto,
però, ci potrebbero essere interessanti novità. E stato infatti scoperto un
profondo legame tra la superconduttività e un altro fenomeno molto studiato in
fisica della materia condensata: l'effetto Hall quantistico. Questo fenomeno si
presenta quando gli elettroni sono soggetti contemporaneamente a tre condizioni
specifiche: si trovano imprigionati sulla superficie di contatto tra due
cristalli semiconduttori, sicché possono spostarsi soltanto in un piano
bidimensionale; hanno una temperatura prossima allo zero assoluto; e infine sono
immersi in un intenso campo magnetico. Questo campo fa si che gli elettroni
subiscano una deriva ortogonale alla direzione della corrente. Di conseguenza si
genera una tensione trasversale, e quindi una forza che spinge trasversalmente
gli elettroni. Se il campo magnetico aumenta, cresce anche la tensione, ma non
linearmente, bensì con un preciso andamento a scalini. Il fenomeno dell'effetto
Hall quantistico viene considerato la <<firma>> di una nuova fase della materia,
distinta da tutte le altre. Quando l'effetto Hall quantistico fu
scoperto, nel 1980, i fisici si resero conto che in questo stato straordinario e
gli elettroni hanno proprietà fondamentalmente diverse da quelle che presentano
in tutti gli altri stati noti della materia. Tuttavia le più recenti indagini
condotte in questo settore hanno rivelato un sorprendente legame tra l'effetto
Hall quantistico e il più familiare fenomeno della superconduttività. Lo studio
di questo legame ha anche consentito di prevedere nuove fasi della materia, che
di recente sono state confermate per via sperimentale. Anche se forse l'effetto
Hall quantistico non ha un'importanza pratica immediata, il suo studio ha
facilitato la messa a punto di nuovi concetti e strumenti teorici. È probabile
che questi strumenti abbiano notevoli conseguenze per la fisica, così come la
teoria della superconduttività ha contribuito al progresso della fisica delle
particelle elementari e come lo studio delle transizioni di fase ci hanno fatto
meglio comprendere lo sviluppo dell'universo primordiale. Studiando l'effetto
Hall quantistico è anche possibile gettare uno sguardo sul sorprendente
funzionamento del mondo subatomico: queste ricerche stanno quindi spronando gli
studiosi a formulare un quadro più completo del mondo fisico. Inoltre i principi
soggiacenti potrebbero dimostrarsi importanti per le future generazioni di
dispositivi elettronici a semiconduttore. Dato che questi dispositivi diventano
sempre più piccoli, infatti, prima o poi potrebbero raggiungere dimensioni tali
che la meccanica quantistica e le interazioni fra gli elettroni saranno elementi
cruciali della loro progettazione.
|

L'effetto Hall quantistico si
manifesta sulla superficie di contatto tra due semiconduttori portati a una
temperatura prossima allo zero assoluto. Gli atomi alla superficie dei
semiconduttori sono rappresentati dalle sfere verdi e blu.Quando viene applicato
un campo magnetico (linee rosse), gli elettroni che costituiscono la
corrente (in giallo) vengono ridistribuiti, sicché su un lato, (quello
destro), si trovano più elettroni che sull'altro. Questa ridistribuzione
delle cariche elettriche genera una tensione (detta tensione di Hall) e una
conduttanza in senso perpendicolare alla corrente (ill. sopra)
|
L'effetto Hall quantistico è una
manifestazione insolita di un fenomeno più generale e ben noto, relativo alla
conduzione elettrica, che fu scoperto nel 800 da fisico americano Edwin H. Hall.
Se si applica una tensione ai capi di un filo conduttore, si ha passaggio di
corrente. Se poi il filo viene immerso in un campo magnetico, gli elettori in
movimento sono sottoposti a una forza trasversale che opera una ridistribuzione
non uniforme degli elettroni: sul lato destro del filo finiscono più elettroni
che sul lato sinistro. Questa disuniformità della distribuzione provoca a sua
volta una tensione perpendicolare alla direzione della corrente. Per rivelare la
tensione trasversale (tensione di Hall) basta collegare ai capi del filo i
morsetti di un abituale apparecchio di misurazione , per esempio un voltmetro.
Per una intensità della corrente, l'attenzione di Hall aumenta uniformemente con
la forza del campo magnetico. Oggi a questo fenomeno si dà comunemente il nome
di effetto Hall classico. Nel 1980 Klaus von Klitzing, che allora si trovava al
Laboratorio sui campi elettromagnetici forti dell'Istituto Max Plank di
Grenoble, Michael Pepper, dell'Università di Cambridge, e Gerhardt Dordda dei
laboratori di ricerca della Siemens di Monaco di Baviera scoprirono che in
condizioni particolari l'effetto Hall non obbedisce alle regole ordinarie.
Grazie ai progressi nel campo dei semiconduttori, è possibile imprigionare un
gruppo di elettroni tra due cristalli di semiconduttore in modo che essi si
possano muovere solo in due direzioni. Raffreddando questi elettroni fino al uno
o 2° sopra lo zero assoluto, i ricercatori scoprirono che la tensione di Hall
non aumentava uniformemente al crescere dell'intensità del campo
elettromagnetico. La tensione di Hall cresce invece a gradini, mantenendo
costante del proprio valore per piccole variazioni dell'intensità del campo
magnetico e illustrazione 48. Inoltre, quando la tensione di Hall
raggiungeva questi tratti orizzontali, la revisione longitudinale - quella
necessaria per mantenere il flusso di corrente - quasi si annullava. In altre
parole, nel piano bidimensionale gli elettroni diventavano <<conduttori
perfetti>>. Forse ancora più sorprendente fu la scoperta che, in corrispondenza
di ciascun tratto orizzontale, una grandezza chiamata conduttanza di Hall aveva
un valore particolare. La conduttanza di Hall è il rapporto tra l'intensità
della corrente longitudinale e il valore della tensione di Hall. Von Klitzing e
i colleghi conclusero che in ogni tratto orizzontale la conduttanza di Hall era
un multiplo intero del quanto di conduttanza, una unità che vale 1/25812,8 siemens (cioè ohm^ -1, poiché la conduttanza è l' inverso della resistenza). Il
quanto di conduttanza si indica con e^2/h (dove e è la carica
degli elettroni e h è la costante di Plank, che lega la frequenza di un
raggio luminoso alla minima quantità di energia che esso può trasportare). Per
la scoperta di questo <<effetto Hall quantistico intero>>, Von Klitzing ottenne
il premio Nobel per la fisica nel 1985. Nel 1982 Daniel C. Tsui, ora alla
Princeton di University, Horst L. Stormer, degli AT&T Bell Laboratoies, e Arthur
C. Gossard, ora all'Università della California a Santa Barbara, si imbatterono
in un altro in attesa proprietà dell'effetto Hall quantistico: scoprirono cioè
che i tratti orizzontali della tensione di Hall erano più frequenti di quanto si
pensasse all'inizio. La tensione di Hall si appiattiva in corrispondenza di
specifici valori frazionari del quanto di conduttanza, per esempio 1/3, 2/5 e
3/7. Questo fenomeno è stato chiamato, come ovvio, effetto Hall quantistico
frazionario. Finora nessun esperimento hamesso in luce spostamenti tra le
conduttanze di Hall misurate e i valori quantizzati: l'accordo è a meno di
1/10000000, e ci sono indicazioni indirette che i valori coincidano a meno di
1/100000000000. A causa di questa precisione, il National Institute of Standards
and Technology ha adottato l'effetto Hall quantistico come campione per tarare
gli apparecchi per la misurazione della resistenza. Perché la conduttanza di
Hall assume questi valori <<magici?>> Per anni si è cercato di risolvere
l'enigma. La risposta, come vedremo, sta nell'intensità del campo magnetico che
agisce su ciascun elettrone. Per chiarire la soluzione, è necessario conoscere
le caratteristiche della descrizione che i fisici danno dei campi magnetici. Per
prima cosa, in meccanica quantistica intensità del campo magnetico e agisce su
un volume elementare viene rappresentata in termini di una unità detta quanto di
flusso magnetico. Un quanto di flusso può essere immaginato come una freccia:
per calcolare la forza del campo magnetico basta contare il numero di quanti di
flusso -cioè di frecce- che attraversano una data area del volume elementare. In
secondo luogo, una grandezza importante legata alle intensità del campo
magnetico è il cosiddetto fattore di riempimento, definito come il rapporto tra
il numero di elettroni contenuti in un volume elementare e il numero dei quanti
di flusso magnetico che attraversano il volume. Quando il fattore di riempimento
è 1, vi è un quanto di flusso per ciascun elettrone, quando il fattore è 1/3, vi
sono tre quanti di flusso per ogni elettrone. In terzo luogo, esiste una
correlazione tra i valori quantizzati della conduttanza di Hall e i fattori di
riempimento corrispondenti (detti fattori di riempimento magici). Quando il
fattore di riempimento è 1, la conduttanza di Hall è 1 x e^2/h; quando il
fattore di riempimento è 1/3, la conduttanza di Hall è 1/3 x e^2/h e così
via. Robert B. Laughlin, ora alla Stanford University, fu il primo a spiegare i
tratti orizzontali della conduttanza di Hall ricorrendo a modelli matematici
distinti per i fattori di riempimento interi e frazionari. Le sue spiegazioni
pionieristiche (e quelle di altri ricercatori) si basavano sulle funzioni
d'onda: le funzioni matematiche che descrivono tutto ciò che vi è da sapere
sullo stato delle particelle quantistiche. Nonostante abbia goduto di un certo
successo, l'impostazione di Laughlin lasciava senza risposta molti quesiti. Essa
si basava su semplificazioni poco plausibili per i materiali reali, che
contengono molte imperfezioni. Le Funzioni d'onda sono astratte, e quindi le
spiegazioni di Laughlin non erano visualizzabili. La sua impostazione non
indicava l'esistenza di possibili legami tra l'effetto Hall quantistico e altri
fenomeni elettronici nei solidi. Infine, vista l'analogia tra l'effetto Hall
quantistico intero e quello frazionario, sembrerebbe necessario trattarli alla
stessa stregua e non separatamente. Sfruttando una precisa analogia matematica
tra l'effetto Hall quantistico e la superconduttività, siamo riusciti a proporre
una nuova interpretazione dell'effetto Hall quantistico. Oltre a unificare due
fenomeni in apparenza disparati, questa analogia consente di applicare
all'effetto Hall quantistico ciò che si sa della superconduttività.I bosoni sono
una delle due famiglie di particelle che i fisici hanno distinto sulla base
della loro <<statistica>> di riempimento degli stati di energia o comportamento
di gruppo. La funzione d'onda che descrive un insieme di bosoni resta inalterata
quando due particelle si scambiano di posto. L'altra famiglia di particelle è
quella dei fermioni, la cui funzione d'onda cambia di segno se due particelle
vengono scambiate. Gli elettroni, i protoni e i neutroni sono fermioni. Un
atomo, che li contiene tutti e tre, può essere anche il suo trattato come una
singola particella (composta). Se poi sia un bosone o un fermione dipende dal
numero complessivo dei suoi costituenti: se il numero dispari, l'atomo è un
fermione; se è pari è un bosone. Per esempio, l'isotopo elio 4 Contiene due
elettroni, due protoni e due neutroni, e quindi è un bosone, mentre l'isotopo
Elio 3, con due elettroni,2 protoni e un neutrone, è un fermione. I bosoni e i
fermioni differiscono sotto molti aspetti. Qui ci interessano soprattutto le
regole che controllano l'occupazione degli stati quantici. I fermioni
obbediscono al principio di esclusione di Pauli, che proibisce a due fermioni di
occupare lo stesso stato: in sostanza essi non possono avere gli stessi numeri
quantici a lo stesso istante. Questa regola non vale per i bosoni, e infatti più
bosoni possono trovarsi esattamente nello stesso stato. Queste caratteristiche
così diverse dei fermioni e dei bosoni spiegano molte osservazioni fisiche. Un
buon esempio è la radicale differenza tra un metallo ordinario e un
superconduttore. La conduzione elettrica dei metalli ordinari può essere
interpretata facilmente in base alle proprietà dei fermioni (e più
specificamente degli elettroni); viceversa la superconduttività è una proprietà
dei bosoni. nella fase di superconduzione gli elettroni eludono le regole valide
per i fermioni formando doppietti detti coppie di Cooper. Ogni coppia si
comporta come un bosone: tutte le coppie possono allora confluire nello stesso
stato quantico e dar luogo alla superconduttività. Invece nei metalli allo stato
ordinario gli elettroni conservano la loro identità di fermioni singoli; come
impone il principio di esclusione di Pauli, debbono occupare stati diversi, e
perciò non danno luogo a superconduttività. La teoria che spiega l'effetto Hall
quantistico ricorrendo ai bosoni composti fu introdotta nel 1989 da Zhang e
Kivelson e da T. Hans Hanson, ora all'Università di Stoccolma. Riassumendo in
poche parole, la nostra ipotesi era che un insieme di elettroni confinati in due
dimensioni e immersi in un intenso campo magnetico fossero equivalenti, sotto il
profilo matematico, a un insieme di bosoni composti immersi in un campo
magnetico molto più debole. In condizioni particolari - ossia quando il fattore
di riempimento degli elettori raggiunge un valore magico (cioè 1,1/3 o 1/5) - il
campo magnetico agente su di bosoni composti in realtà è nullo. In questo caso i
bosoni composti, in un'ampia gamma di condizioni, diventerebbero
superconduttori. La teoria dei bosoni composti si basa su un'equivalenza
matematica tra elettroni costretti a muoversi in due dimensioni di una
famiglia di bosoni e trasporti un fascio di flusso magnetico fittizio. Risulta
che, affinché il bosoni composto obbedisca alla statistica di Fermi per gli
elettroni, ciascun bosone deve trasportare un numero dispari di quanti di flusso
magnetico fittizio. Per spiegare gli effetti del flusso magnetico fittizio la
cosa migliore è ricorrere a un esempio. Consideriamo uno dei fattori di
riempimento magici in corrispondenza dei quali si ha un tratto orizzontale
dell'attenzione di Hall, per esempio 1/3. Questo fattore di riempimento indica
che vi sono tre quanti di flusso magnetico reale per ogni elettrone.
Consideriamo ciascun elettrone non come un fermione, bensì come un bosone
composto legato a tre quarti di flusso fittizio. Orientiamo questi tre quanti di
flusso in direzione opposta al campo magnetico esterno. Il flusso complessivo
agente sui bosoni è la somma di due flussi, reale e fittizio.poiché il flusso
fittizio è stato orientato in modo da cancellare il flusso reale, su bosone
agisce un flusso magnetico risultante nullo. Si sa che a basse temperature di
bosoni, in assenza di campo magnetico, sono superconduttori, perciò ci si
aspetta che la stessa cosa valga per il bosoni composti freddi in corrispondenza
del fattore di riempimento 1/3.
 |
La spiegazione dell'effetto Hall
quantistico per elettroni in corrispondenza del fattore di riempimento 1/3 (a
sinistra) si ottiene quando il bosoni composti elidono il campo magnetico
esterno (a destra; il campo eliso è stato omesso per chiarezza). Il
bosoni a bassa temperatura e carichi, in assenza di campo magnetico, divengono
superconduttori, il che spiega la perfetta conduzione longitudinale. La tensione
di Hall è causata dall'induzione: propagandosi, il flusso fittizio genera una
tensione trasversale.
|
Perché la superconduttività di bosoni
composti dovrebbe comportare una conduzione perfetta in direzione della corrente
e una conduttanza di Hall quantizzata della direzione perpendicolare? La
risposta la prima parte della domanda è facile: poiché i bosoni composti sono
superconduttori, per sostenere il passaggio della corrente non occorre alcuna
tensione, e quindi si riscontra una conduzione perfetta. La seconda domanda è
più sottile. Si ricordi che ciascun bosone composto in movimento trasporta un
numero dispari di quanti di flusso magnetico fittizio. Pertanto, se i bosoni si
spostano, i quanti di flusso magnetico fittizio debbono spostarsi con loro. Ma
il movimento di flussi magnetici genera una tensione perpendicolare al flusso
(in base alla legge di Faraday dell'induzione magnetica). Inoltre questa
tensione trasversale è proporzionale all'intensità complessiva del flusso
fittizio che attraversa a ogni secondo il volume elementare. Dunque, per un
fattore di riempimento 1/3, la corrente di flusso magnetico è il triplo della
corrente elettrica. Ciò spiega a sua volta il fatto che la conduttanza di Hall è
pari a 1/3 del quanto di conduttanza. Il modello
basato sui bosoni composti spiega inoltre perché la conduttanza di Hall resti
invariata anche quando il fattore di riempimento si scosta lievemente da un
valore magico. Sfruttando la teoria dei bosoni composti, abbiamo investigato
l'effetto Hall quantistico di svariate condizioni. I risultati di questo studio
si possono rappresentare su un diagramma delle fasi,1 diagramma di stato. I
fisici ricorrono spesso un diagramma di stato per illustrare il comportamento di
un materiale in differenti condizioni. Per esempio, a diverse pressioni le
temperature,1 insieme di molecole d'acqua può presentarsi come un liquido, come
un solido o come vapore. Si può tracciare un diagramma di stato per
rappresentare lo stato fisico delle molecole d'acqua in un intervallo di
pressione e di temperatura. Invece di pressione e temperatura, nel diagramma
delle fasi degli elettroni in due dimensioni si usano come parametri di
intensità del campo magnetico e il grado di imperfezione - o disordine -
presente nei cristalli di semiconduttore che intrappolano gli elettroni. Abbiamo
tenuto un diagramma di questo genere a partire da diagramma delle fasi dei
superconduttori; trasferendo le informazioni contenute in quest'ultimo abbiamo
ricavato la struttura di grande suggestione che appare qui sotto in figura
--------------------------

Figura a lato: questo diagramma delle
fasi illustra nuovi stati della materia per elettroni in due dimensioni. Per un
campo magnetico e un livello di disordine (punto A) gli elettroni si
comportano da <<isolante di Hall>> (in verde), con caratteristiche sia
degli isolanti sia dei metalli. Perché anche più intensi, gli elettroni
diventano un <<liquido di Hall>> (in blu) e manifestano effetto Hall
quantistico; infine divengono un <<metallo di Hall>> (in giallo). I
numeri indicano i valori interi e frazionari della conduttanza di Hall
battezzata.
|