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Cronaca del primo allunaggio

Qui Mare della Tranquillità, Aquila è atterrata. Lo sbarco degli uomini dell'Apollo 11 in differita, per chi non ha vissuto davanti al teleschermo quella magica notte di ormai quarant'anni fà.

di Piero Bianucci

In complesso  382 Kg di Luna portati quaggiù in sei missioni Apollo a oggi credo siano ancora intatti, conservati al San Antonio e allo Johnson Space Center di Houston. Solo una 40ina di kg sono stati esaminati in un centinaio di laboratori sparsi in tutto il mondo.
Ma torniamo a quella notte tra il 20 e il 21 luglio del 1969, quando per la prima volta un impronta umana si stampò su un altro mondo. La ricordo bene, la passai  lavorando per il mio giornale di allora, La Gazzetta del Popolo, in contatto con Stelio Tomei, corrispondente dagli Stati Uniti, e davanti a un televisore dalle immagini incerte. Chiusa la prima edizione con un titolo interlocutorio in prima pagina, si trattava di fare, appena possibile, un ed. straordinaria con la storica notizia. Ricordo anche che l'istante dell'allunaggio, fu oggetto di una buffa rissa verbale tra Ruggero Orlando, che stava al centro di controllo di Houston e Tito Stagno, che conduceva la "diretta" dagli studi di Roma. Stagno ascoltando in cuffia il dialogo tra il modulo lunare e il centro di controllo, annunciò per primo che la navicella aveva toccato il Mare della Tranquillità. Ruggero Orlando negò e fece approdare l'astronave qualche istante dopo... Vogliamo ricostruire quegli istanti di 40 anni fa in cui si realizzava la più grande impresa tecnologica di tutti i tempi, un impresa costata 24 miliardi di dollari.Aldrin_Armstrong e Collins Sono trascorse 102 ore e 43 minuti dal tempo zero  (Le 9h e 32m del 16 luglio) dal distacco dalla rampa di lancio 39 A  di Cape Canaveral e questa è la registrazione del primo dialogo tra due mondi. Le voci sono un po ghiaccianti, di tanto in tanto una scarica o un evanescenza fanno perdere qualche battuta.

Go for Landing, siete autorizzati ad atterrare”.
Dice il dr Charlesworth dalla sala di controllo del Johnson Space Center di Houston.

Risponde Aquila (così si chiama il modulo lunare): “Bene, ricevuto. Autorizzati ad atterrare. Tremila piedi”.

Houston: “Registrato”

Aquila: “dodici, allarme milleduecentouno”.

Houston: “Bene, milleduecentouno, allarme”.

Aquila: “Siamo pronti. Tenetevi stretti. Siamo pronti, duemila piedi, inclinazione 47 gradi”.

Houston: “bene”.

Aquila: “47 gradi”.

Houston:”Moltobene Aquila, siete go”.

Aquila: “ 35 gradi. Altezza 750 piedi, veniamo giù a 23 piedi al secondo. Settecento piedi,  giù a 21 e a 33 Gradi.. Seicento piedi, giù a 19. Centoquaranta piedi, giù a 30, giù a 15. Quattrocento piedi, giù a 9 (…disturbi). Settanta. Si vede l’ombra li sotto… Cinquanta, giù a 2,5. Diciannove avanti.  Luci di altezza e velocità. Giù a 3,5. Duecentoventi piedi. Tredici avanti. Undici avanti, scendiamo molto bene. Duecento piedi, giù a 4,5. Giù a 5,5. Centosessanta, avanti nove. Cinque per cento. Luci di riserva. Settantacinque piedi. Tutto va bene. Mezzo giù, sei avanti.

Houston: “Sessanta secondi all’atterragio”.

Aquila:” …(disturbi)..avanti. Ci spostiamo a destra… (disturbi). Luce di contatto. OK, motore fermo. Quattrocentodieci e giù”.

Houston: “Vi registriamo, Aquila”.

Aquila, parla il Comandante Armstrong: “Houston, qui base della Tranquillità. Aquila è atterrata”.

Houston: “Bene, Tranquillità, vi registriamo al suolo. C’è un sacco di gente che era diventata blu. Adesso respiriamo di nuovo, grazie mille”.

Dal distacco dalla Terra del Saturno V sono trascorse 102h, 47 minuti e tre secondi. In Italia sono le 4,55 del mattino del 21 luglio 1969. L’astronave americana è scesa ad appena 6 km dal punto di programma.. Dopo i controlli previsti s procede allo sbarco; l’ignoto è ancora al di là dello sportello.

“Spingilo!” dice Armstrong ad Aldrin, “non è leggero?”

Aldrin: “E’ sbloccato, si”

Armstrong: “Sbloccato, va bene. Lo spingo in fuori”,.

Aldrin: “Si aprirà di colpo”.

Segue un dialogo su certi disturbi che rendevano difficile la comunicazione Terra-Luna. Intanto gli astronauti procedono alle ultime operazioni di depressurizzazione prima dello sbarco. In orbita, solitario, c’è il terzo astronauta, Michael Collins, i riflettori non sono su di lui, ma forse in questo momento è proprio Collins ad affrontare la prova più dura, a bordo di una navicella che a ogni orbita per 47 minuti perde il contatto radio con i compagni del LEM e con il centro di controllo a terra

Il LEM

Collins non può vedere i compagni scesi sulla spiaggia sporca (così verrà definita)del Mare della Tranquillità. Trovandosi a una quota di 100 km,Il Mare della Tranquillità segue una rotta troppo radente. Ogni sei minuti e mezzo il suo orizzonte muta continuamente. Vede pero orbitare sotto di sé la sonda sovietica Luna 15 arrivata tre giorni prima. Nei piani del Kremlino, dovrebbe realizzare un allunaggio morbido, prelevare campioni di roccia e rientrare a terra battendo sul tempo gli americani. Invece dopo 52 orbite e vari cambiamenti di quota, si schianterà sul Mare Crisium e il sismometro dell’Apollo 11 registrerà lo scacco avvertendo il lieve lunamoto prdotto dall’impatto. Ma per il momento i programmi del Luna 15 non sono chiari. Gli americani temono interferenze radio, i russi assicurano che non c’è nessun rischio. Collins si limita a comunicare l’avvistamento e poi descrive, come nel suo stile, i colori della Luna visti dal suo oblò: una serie di sfumature dal nero al grigio al bruno.

Ma torniamo al LEM. Il comandante Armstrong sta per uscire dal boccaporto, Al drin ha impugnato la telecamera e si prepara a riprendere le immagini seguite sulla Terra da 600 milioni di telespettatori collegati in mondovisione.

Houston: “Gente abbiamo un immagine sul nostro teleschermo”.

Aldrin: “Avete una buona immagine eh?”.

Houston: “ E’ molto contrastata, ora, ed è capovolta, ma riusciamo a vedere molti particolari”.

Aldrin: “Ok, verificate la posizione e il diaframma della telecamera”.

Houston: “Aspetta: Ok, Neil, possiamo vederti scendere dalla scaletta”.

Armstrong: “Ok, ho appena controllato, sono tornato indietro dopo il primo gradino…”.

Dal balconcino del LEM 9 gradini e 305 cm separano l’astronauta dal suolo lunare.

Armstrong: “Occorre un piccolo salto”.

Houston:”Buzz, qui Houston (Buzz è il nik di Aldrin). Diaframma 2, un 160mo di secondo per fotogramma all’ombra con la cinepresa”.

Aldrin: “Ok”.

Armstrong: “Sono ai piedi della scaletta. Le zampe del LEM sono affondate nella superficie soltanto di tre o quattro cm. Benché la superficie sembra essere di grana molto fine, quando uno si avvicina… E’ quasi come una polvere… qui è davvero molto fine… Ecco, sto per scendere dal LEM…”.

Nella registrazione c’è una breve pausa di silenzio. E’ il momento delle frasi che finiscono sui libri di storia. Armstrong ne ha pronta una. O forse non ce l’ha pronta, la improvvisa mentre scende l’ltimo gradino e con il piede sinistro imprime sul suolo lunare la prima impronta umana.

Armstrong: “ questo è un piccolo passo per un uomo, ma un grande balzo per per l’umanità”.

C’è un’altra pausa, mentre al centro di controllo scoppia un applauso. Gli storici avranno poi il loro daffare per stabilire le esatte parole pronunciate da Armstrong. Precisamente Neil disse: Thats one small step for a men, one geant leap for mankind”

Armstrong: “La superficie è ricoperta da una polvere molto fine! Posso…Posso raccoglierla abbastanza bene con il mio tacco. Aderisce come un velo sottile alla suola dei miei stivali, come se fosse polvere di carbone. Affondo solo di una frazione di cm, forse per 8 mm, ma posso vedere le impronte lasciate dagli stivali, le orme rimangono impresse nei minuscoli granelli di sabbia”.

Houston: “Neil qui ... Houston, ti registriamo”.

Armstrong: “Non sembra ci sia difficoltà nel muoversi qui attorno,  come pensavamo. E’ forse anche più facile che nelle prove a un sesto di gravità eseguite nei simulatori a terra.  Non c’è effettivamente alcun problema nel camminare.
Il razzo di discesa non ha scavato alcun cratere. E’ a circa 30 cm dal suolo. Siamo essenzialmente in un posto molto piatto, qui. Posso vedere qualche segno del gas espulso dal razzo durante la discesa. Le tracce sono disposte a raggiera, ma appaiono insignificanti. Ok Buzz, siamo pronti a portare giù la telecamera.

: “ Sono pronto, penso che tutto sia a posto e in buona forma. Ok, dovrai mollare completamente la carrucola. Sembra che venga fuori bene senza difficoltà. Armstrong: “ Ok, è molto scuro qui all’ombra è mi è difficile vedere se ho un buon appoggio. Mi sposterò verso la zona illuminata del sole senza guardarlo direttamente”.

Aldrin: “Ok, il cavo è teso ora”. 

Commentatore da Houston: “ Tempo non ufficiale del primo passo dell’uomo sulla luna ore 109,24 minuti, 20 secondi.

In quell’istante la Luna si trovava a 388.650 km dalla Terra ed era prossima al primo quarto. Il Sole splendeva abbastanza alto sul Mare della Tranquillità. Visto da lassù il nostro pianeta appariva a Armstrong mezzo buio e mezzo azzurro, con qualche pennellata di candide nubi. Quanto a quelle orme impresse nella “regolite”, rimarranno pressoché intatte per migliaia o forse per milioni di anni, fino a quando la sottile pioggia di micrometeoriti non le degraderà. Quindici anni dopo lo sbarco Armstrong ha dichiarato: “La discesa finale è stata indubbiamente la fase più pericolosa, operavamo ai limiti della sicurezza, le apparecchiature venivano messe alla prova per la prima volta, c’erano molte incognite. Per un pilota l’avvicinamento e l’atterraggio sono la vera sfida: ai piloti piace sempre fare un atterraggio dolce, specialmente sulla Luna… C’erano molti strumenti e comandi da manovrare. Oltre al motore per la discesa, un razzo che si regolava con una manetta per dosare al meglio la spinta, avevamo per esempio un radar per misurare la distanza dal suolo lunare, perché lassù non c’è aria e non si può usare l’altimetro, ne un anemometro per misurare la velocità.

Sono state quindi utilizzate nuove tecniche elettroniche,  e questi erano tutti apparecchi che comportavano interrogativi circa il loro funzionamento soddisfacente. Tutto ha funzionato quasi perfettamente. Voglio dire che niente ha funzionato alla perfezione, ma tutto è andato abbastanza bene da permetterci di atterrare. Il computer ci ha dato problemi, negli ultimi istanti ha lanciato molti allarmi perché era sovraccarico di informazioni provenienti dai 2 radar, quello di atterraggio e quello  che teneva il modulo di comando in orbita lunare. Quindi non sapevamo come valutare le indicazioni del computer, se credere o no ai suoi allarmi. Abbiamo raggiunto il nostro obiettivo, quello dell’atterraggio, camminare sulla Luna è meno importante”.

Fredde parole. Se Armstrong  non fosse stato così “freddo” forse non sarebbe mai sceso sulla Luna.

Ma dopo tutti questi anni dall’allunaggio quei passi ballonzolanti sulla polvere lunare ci appaiono carichi di significati. Più ancora simbolici che scientifici.

 

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