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Il fervore che ne ho tutto il 1700, dopo le nuove scoperte nel
campo della biologia delle scienze naturali, portò di conserva grandi
rivolgimenti nelle nomenclature fino allora accettate; anche in astronomia vi fu
una ben precisa tendenza a voler rinnovare tutto ciò che avesse sapore d'antico,
a partire dalla rifigurazione di vecchie costellazioni per chiamarle con nuovi
nomi, proponendone e disegnandone addirittura di mai viste. Nei secoli
diciottesimo e diciannovesimo i confini delle costellazioni non erano ben
precisati; bisognerà attendere, infatti,1 storica decisione nella riunione della
International Astronomical Union del 1928 perché si possa arrivare ad una loro
definizione ufficialmente riconosciuta. Fino a non molto tempo addietro le
costellazioni venivano perlopiù distinte solo dalla presenza delle stelle più
luminose che ne formavano la figura o il corpo principale: tutto attorno a
queste vi era una moltitudine di altre stelline che in greco venivano chiamate
amorfotoi - senza forma - ed in latino, con termini forse più appropriati,
informes et sparsiles - non appartenenti alla figura e sparpagliate -;
erano infatti poste entro i confini della costellazione, ma non godevano di qualche funzione specifica. Proprio entro
questo mare di stelle senza nome, astronomi anche famosi "pescarono"per
disegnare nuove costellazioni, che non sempre hanno molto lunga vita nel tempo.
Accanto a fortuna ti senti tuttora esistenti, quali Sculptor, Microscopium e
Octans, nate solo nel 1752, vi è un nutrito gruppo di costellazioni e
costellazioncine che sono apparse come meteore nel cielo: alcune di queste sono
vissute anche per qualche decennio, fin quando si idearono nuove figure con le
medesime stelle. Il dottore in medicina John Hill, ad esempio abile scienziato e
d'autore fra l'altro di un famoso Erbario Britannico,
propose nel 1754 la creazione di ben 13 costellazioni di sua invenzione, per
segnare anche sulla volta celeste e il campo di ricerca più popolare del
momento: le Scienze Naturali. I nomi di queste nuove figure sono ormai scomparsi
nell'oblio dei tempi, piace ricordare
Hippocampus -il Cavalluccio marino-, Hirudo -la Lumaca-, Bufo
-la Rana-, Limax -la Chiocciola- ed anche Uranoscopus, singolare
pesce dagli occhi prominenti come periscopi. Due fra le costellazioni di Hill,
Hippocampus ed Uranoscopus, scomparvero dal firmamento per opera involontaria
del gesuita Massimiliano Hell,
astronomo ungherese, che ne riutilizzò le stelle principali. Questi,
nato a Schemnizij nel 1720, dopo aver studiato filosofia e teologia
all'università di Vienna, fu inviato come sacerdote missionario della Compagnia
di Gesù in Transilvania, ma venne ben presto richiamato in Austria per occupare l'importante carica di astronomo reale
all'Università viennese e quindi diresse anche la specola astronomica per ben 36
anni, fino a 1792. Mentre il sessantenne Padre Hell era ancora in piena attività
scientifica, Friedric Wilhelm Herschel, appena dopo le ore 22 del 13 marzo 1781
con tanta bravura ma anche con un pizzico di fortuna, scoprì il pianeta Urano
allora ben poco distante dalla beta e la zeta, ultime stelle orientali del Toro.
Dapprima questo nuovo astro fu creduto una cometa parecchio lontana, ma quando
Maskelyne, Lexell e Laplace le calcolarono con precisione l'orbita,ci si accorse che questa
era quasi circolare e che corrispondeva al moto di un nuovo pianeta: di colpo le
dimensioni del sistema solare erano più che raddoppiate! Anche all'osservatorio
di Vienna si fecero osservazioni del nuovo astro, che nel frattempo Herschel
aveva battezzato Georgium Sidus, in onore di Giorgio III d'Inghilterra:
questo non ebbe però brevissima vita, come le tre costellazioni che Padre Hell
propose per glorificare questa scoperta. Le Ephemerides Astronomicae
Vindobonienses,annuario dell'osservatorio di Vienna per l'anno 1790, riportano infatti la
circostanza proposta dello Psalterium Georgii,
del Tubus Herschelii Major e del Tubus Herschelii Minor.La prima
di queste costellazioni e nacque sulla scorta di una tradizione a quei tempi
consolidata, consistente nell'associare il nome di un regnante, a cui fossero
destinati onore e gloria, all'asterismo ideato. In astronomia si ritrovano più
esempi di questo tipo, quali il Toro di Poniatowskii e lo Scudo di Sobieski, per
non dimenticare lo Scettro di Brandeburgo e, addirittura, la Gloria di Federico.
Padre Hell disegnò il Psalterium Georgii rifacendosi al salterio,
tipico strumento musicale usato un tempo dagli ebrei solo per accompagnare i
canti di lode a Dio nel tempio di Gerusalemme, volendo così sottolineare anche
la sua intenzione di " intonare lodi" a Giorgio di Inghilterra, re
cristiano e mecenate nei confronti della scienza e di Herschel. Il Psalterium,
simile alla cetra, è un piccolo strumento musicale portatile a 10 corde,
sostenuto alla spalla del suonatore da una fascia; si possono osservare tutte
queste caratteristiche nella raffigurazione della costellazione. Fortunatamente
il Psalterium Georgii terminò presto la sua vita sulla volta celeste: fu
disegnato, infatti per l'ultima volta
da Johann Ellert Bodenell'edizione del 1800 della sua
Uranographia. Da allora se ne sono perse le tracce e lo spazio occupato
dalla sua figura è stato di nuovo restituito alle costellazioni da cui era stato
prelevato. Sicuramente più interessanti sono le motivazioni che spinsero Padre
Hell a proporre gli altri due asterismi, tant'è che la comunità astronomica li
accettò con una certa benevolenza; questi si possono ancora trovare sull'ultima
edizione del 1856 dell'Atlante di Elijah Burrit, ma erano riportati già
all'inizio del secolo sul planisfero della Uranographia.
Quando Padre Hell disegnò il Tubus
(Telescopii) Herschelii, già esisteva la proposta del LaCaille di
intitolare una costellazione australe, l'attuale Telescopium, ad onore appunto
del principe fra gli strumenti astronomici. È piacevolmente divertente seguire
la perorazione fatta dallo stesso Hell a favore delle sue nuove figure: ad
esempio, perché gli rammentava la priorità del LaCaille, gli segnalava che vi
erano diversi esempi di costellazioni recenti in ambedue gli emisferi con il
medesimo nome; sarebbe stato sufficiente citare Corona Borealis e Corona
Australis, o anche Piscis e Pisces Austrinus. Ma non sono questo ribatteva il
direttore dell'osservatorio di Vienna: v'era anche una precisa sostanziale
differenza fra il suo Tubus e il
Telescopium del LaCaille; quest'ultimo era un comune tubo di rifrattore,
mentre le sue nuove costellazioni raffiguravano strumenti costruiti con schema
ottico a specchio, ben più moderno e di tempi (...!), e con combinazione
newtoniana. Fu infatti Herschel a capire per primo l'importanza di un simile
schema costruttivo, riuscendo a venire a capo degli innumerevoli problemi di
lavorazione che uno specchio metallico poneva. Da Herschel nacque la vera rivoluzione dell'osservazione astronomica e
questo parve intendere anche Padre Hell nel dedicargli due costellazioni, Tubus Major e Tubus Minor.
Anche quest'ultimo punto (due
costellazioni con lo stesso nome di Tubus) fu oggetto di critica, ma bene
rintuzzata dal gesuita: chi infatti non conosce Ursa major e Ursa minor, oppure
Canis major e Cnis Minor? Ma il Padre viennese non si ferma solo questa
spiegazione, del resto speciosa, ma indica con precisione il motivo della sua
scelta, spiegando che Tubus Minor voleva essere la rappresentazione del
telescopio di sette piedi di focale, utilizzato da Herschel nella scoperta del
nuovo pianeta; mentre con una Tubus major si voleva indicare lo strumento di ben
20 piedi (6 metri!) di lunghezza, che stava permettendo con la sua maggior
precisione le ormai innumerevoli scoperte di doppie, nebulose e di ammassi
stellari. Queste due ultime costellazioni di Padre Hell erano poste in una zona
di cielo tipicamente invernale: Tubus Major appena sopra i Gemelli e
Tubus Minor fra Orione e la testa del Toro, non sono sopravvissute fino ai
nostri tempi, fors'anche perché le due stelle più luminose e rappresentative della costellazione
maggiore erano solo di quarta magnitudine, mentre in quella minore addirittura di quarta non ve ne
erano e la figura era disegnata con quattro stelle di quinta e tre di sesta. Il
lavoro astronomico diretto da Hell non si fermò, però, solo a queste pur
complesse proposte: basterebbe ricordare l'enorme mole di dati ottenuti
dall'Osservatorio di Vienna sui fenomeni dei satelliti di Giove e la
precisissima osservazione del percorso della cometa di Halley sulla volta
celeste, tra maggio e giugno del 1759. Un altro impegno, con importanti risvolti
di carattere astronomico, fu una missione di due anni, fra il 1768 e il
1770, attravesrso le terre dell'estremo nord dell'Europa, ed il cui scopo
principale consisteva nel seguire il transito di Venere sul disco solare il 3
giugno 1769: l'osservazione riuscì in modo assolutamente perfetto, tant'è che il
valore della parallasse solare ottenuto anche con quelle stime è in pratica
quasi pari con quello attualmente in uso. Padre Hell tentò anche di imporre al
pianeta appena scoperto da Herschel il nome di Urania, antica musa
protetrrice dell'astronomia: purtroppo andò male anche in questo caso, ma pare
che questa divenisse indicazione significativa per Bode, il già citato direttore
dell'Osservatorio di Berlino che a sua volta aveva consigliato l'attuale nome,
Urano, padre di Saturno nella mitologia greca. Legato ad Hell rimane però il
simbolo astronomico ed astrologico del pianeta,
_§, che anche ora si trova urtilizzato nelle effemeridi celesti. Morì nel 1792, il Padre Hell, ed il
suo nome è immortalato in un bel cratere di una trentina di chilometri di
diametro, posto proprio nel centro della faccia visibile della Luna.
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