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Costellazioni perdute

Tra il '600 e il '700 ci fu un fiorire di proposte per nuove costellazioni che sostituissero i miti pagani o innalzassero al cielo i simboli della moderna mitologia scientifica. Non ebbero troppa fortuna.

di Federico Manzini e Patrizia Rondena articolo apparso sulla rivista L'Astronomia nr69 ago-sett 1987

 

Il fervore che ne ho tutto il 1700, dopo le nuove scoperte nel campo della biologia delle scienze naturali, portò di conserva grandi rivolgimenti nelle nomenclature fino allora accettate; anche in astronomia vi fu una ben precisa tendenza a voler rinnovare tutto ciò che avesse sapore d'antico, a partire dalla rifigurazione di vecchie costellazioni per chiamarle con nuovi nomi, proponendone e disegnandone addirittura di mai viste. Nei secoli diciottesimo e diciannovesimo i confini delle costellazioni non erano ben precisati; bisognerà attendere, infatti,1 storica decisione nella riunione della International Astronomical Union del 1928 perché si possa arrivare ad una loro definizione ufficialmente riconosciuta. Fino a non molto tempo addietro le costellazioni venivano perlopiù distinte solo dalla presenza delle stelle più luminose che ne formavano la figura o il corpo principale: tutto attorno a queste vi era una moltitudine di altre stelline che in greco venivano chiamate amorfotoi - senza forma - ed in latino, con termini forse più appropriati, informes et sparsiles - non appartenenti alla figura e sparpagliate -; erano infatti poste entro i confini della costellazione, ma non godevano di

 

Raffigurazione della costellazione Psalterium Georgii

e dei dintorni sulla volta celeste; la mappa è stata pubblicata per la prima volta nel 1790 sulle Ephemerides Astronomicae Vindobonienses.

 

 

qualche funzione specifica. Proprio entro questo mare di stelle senza nome, astronomi anche famosi "pescarono"per disegnare nuove costellazioni, che non sempre hanno molto lunga vita nel tempo. Accanto a fortuna ti senti tuttora esistenti, quali Sculptor, Microscopium e Octans, nate  solo nel 1752, vi è un nutrito gruppo di costellazioni e costellazioncine che sono apparse come meteore nel cielo: alcune di queste sono vissute anche per qualche decennio, fin quando si idearono nuove figure con le medesime stelle. Il dottore in medicina John Hill, ad esempio abile scienziato e d'autore fra l'altro di un famoso Erbario Britannico, propose nel 1754 la creazione di ben 13 costellazioni di sua invenzione, per segnare anche sulla volta celeste e il campo di ricerca più popolare del momento: le Scienze Naturali. I nomi di queste nuove figure sono ormai scomparsi nell'oblio dei tempi,

ma  piace ricordare Hippocampus -il cavalluccio marino-, Hirudo -la lumaca-, Bufo -la rana-, Limax -la chiocciola- ed anche Uranoscopus, singolare pesce dagli occhi prominenti come periscopi.

 

Due fra le costellazioni di Hill,

 

Hippocampus ed Uranoscopus, scomparvero dal firmamento per opera involontaria del gesuita Massimiliano Hell,

 

 astronomo ungherese, che ne riutilizzò le stelle principali. Questi, nato a Schemnizij nel 1720, dopo aver studiato filosofia e teologia all'università di Vienna, fu inviato come sacerdote missionario della Compagnia di Gesù in Transilvania, ma venne ben presto richiamato in Austria per occupare l'importante carica di astronomo reale all'Università viennese e quindi diresse anche la specola astronomica per ben 36 anni, fino a 1792. Mentre il sessantenne Padre Hell era ancora in piena attività scientifica, Friedric Wilhelm Herschel, appena dopo le ore 22 del 13 marzo 1781 con tanta bravura ma anche con un pizzico di fortuna, scoprì il pianeta Urano allora ben poco distante dalla beta  e la zeta, ultime stelle orientali del Toro. Dapprima questo nuovo astro fu creduto una cometa parecchio lontana, ma quando Maskelyne, Lexell e Laplace le calcolarono con precisione

 

Tubus Hershelii Minor proposto da Padre Hell nel 1790 tra i confini di Taurus e Orion. Avrebbe rappresentato il telescopio di sette piedi di focale di Herschel.Secondo le intenzioni dell'autore doveva essere puntato verso la plaga di cielo dove Urano era stato scoperto. Il nuovo pianeta è qui indicato col nome di Urania .

 

 l'orbita,ci si accorse che questa era quasi circolare e che corrispondeva al moto di un nuovo pianeta: di colpo le dimensioni del sistema solare erano più che raddoppiate! Anche all'osservatorio di Vienna si fecero osservazioni del nuovo astro, che nel frattempo Herschel aveva battezzato Georgium Sidus, in onore di Giorgio III d'Inghilterra: questo non ebbe però brevissima vita, come le tre costellazioni che Padre Hell propose per glorificare questa scoperta. Le Ephemerides Astronomicae Vindobonienses, annuario dell'osservatorio di Vienna per l'anno 1790, riportano infatti la circostanza proposta dello Psalterium Georgii, del Tubus Herschelii Major e del Tubus Herschelii Minor.La prima di queste costellazioni e nacque sulla scorta di una tradizione a quei tempi consolidata, consistente nell'associare il nome di un regnante, a cui fossero destinati onore e gloria, all'asterismo ideato. In astronomia si ritrovano più esempi di questo tipo, quali il Toro di Poniatowskii e lo Scudo di Sobieski, per non dimenticare lo Scettro di Brandeburgo e, addirittura, la Gloria di Federico. Padre Hell disegnò

il Psalterium Georgii

 rifacendosi al salterio, tipico strumento musicale usato un tempo dagli ebrei solo per accompagnare i canti di lode a Dio nel tempio di Gerusalemme, volendo così sottolineare anche la sua intenzione di " intonare  lodi" a Giorgio di Inghilterra, re cristiano e mecenate nei confronti della scienza e di Herschel. Il Psalterium, simile alla cetra, è un piccolo strumento musicale portatile a 10 corde, sostenuto alla spalla del suonatore da una fascia; si possono osservare tutte queste caratteristiche nella raffigurazione della costellazione. Fortunatamente il Psalterium Georgii terminò presto la sua vita sulla volta celeste: fu disegnato, infatti per l'ultima volta da

 Johann Ellert Bode   nell'edizione del 1800 della sua Uranographia. Da allora se ne sono perse le tracce e lo spazio occupato dalla sua figura è stato di nuovo restituito alle costellazioni da cui era stato prelevato. Sicuramente più interessanti sono le motivazioni che spinsero Padre Hell a proporre gli altri due asterismi, tant'è che la comunità astronomica li accettò con una certa benevolenza; questi si possono ancora trovare sull'ultima edizione del 1856 dell'Atlante di Elijah Burrit, ma erano riportati già all'inizio del secolo sul planisfero  della Uranographia.

 

Tubus Herschelii Major tra Gemini e Auriga

Quando Padre Hell disegnò il Tubus (Telescopii)

 Herschelii, già esisteva la proposta del LaCaille di intitolare una costellazione australe, l'attuale Telescopium, ad onore appunto del principe fra gli strumenti astronomici. È piacevolmente divertente seguire la perorazione fatta dallo stesso Hell a favore delle sue nuove figure: ad esempio, perché gli rammentava la priorità del LaCaille, gli segnalava che vi erano diversi esempi di costellazioni recenti in ambedue gli emisferi con il medesimo nome; sarebbe stato sufficiente citare Corona Borealis e Corona Australis, o anche Piscis e Pisces Austrinus. Ma non sono questo ribatteva il direttore dell'osservatorio di Vienna: v'era anche una precisa sostanziale differenza fra il suo Tubus e il Telescopium del LaCaille; quest'ultimo era un comune tubo di rifrattore, mentre le sue nuove costellazioni raffiguravano strumenti costruiti con schema ottico a specchio, ben più moderno e di tempi (...!), e con combinazione newtoniana. Fu infatti Herschel a capire per primo l'importanza di un simile schema costruttivo, riuscendo a venire a capo degli innumerevoli problemi di lavorazione che uno specchio metallico  poneva. Da Herschel nacque

la vera rivoluzione dell'osservazione astronomica e questo parve intendere anchePadre Hell nel dedicargli due costellazioni, Tubus Major e Tubus Minor.

 

  Anche quest'ultimo punto (due costellazioni con lo stesso nome di Tubus) fu oggetto di critica, ma bene rintuzzata dal gesuita: chi infatti non conosce Ursa major e Ursa minor, oppure Canis major e Cnis Minor? Ma il Padre viennese non si ferma solo questa spiegazione, del resto speciosa, ma indica con precisione il motivo della sua scelta, spiegando che Tubus Minor voleva essere la rappresentazione del telescopio di sette piedi di focale, utilizzato da Herschel nella scoperta del nuovo pianeta; mentre con una Tubus major si voleva indicare lo strumento di ben 20 piedi (6 metri!) di lunghezza, che stava permettendo con la sua maggior precisione le ormai innumerevoli scoperte di doppie, nebulose e di ammassi stellari. Queste due ultime costellazioni di Padre Hell erano poste in una zona di cielo tipicamente invernale:  Tubus Major  appena sopra i Gemelli e Tubus Minor fra Orione e la testa del Toro, non sono sopravvissute fino ai nostri tempi, fors'anche perché le due stelle più luminose e

 

 rappresentative della costellazione maggiore erano solo di quarta magnitudine, mentre in quella minore addirittura di quarta non ve ne erano e la figura era disegnata con quattro stelle di quinta e tre di sesta. Il lavoro astronomico diretto da Hell non si fermò, però, solo a queste pur complesse proposte: basterebbe ricordare l'enorme mole di dati ottenuti dall'Osservatorio di Vienna sui fenomeni dei satelliti di Giove e la precisissima osservazione del percorso della cometa di Halley sulla volta celeste, tra maggio e giugno del 1759. Un altro impegno, con importanti risvolti di carattere astronomico,  fu una missione di due anni, fra il 1768 e il 1770, attravesrso le terre dell'estremo nord dell'Europa,  ed il cui scopo principale consisteva nel seguire il transito di Venere sul disco solare il 3 giugno 1769: l'osservazione riuscì in modo assolutamente perfetto, tant'è che il valore della parallasse solare ottenuto anche con quelle stime è in pratica quasi pari con quello attualmente in uso. Padre Hell tentò anche di imporre al pianeta appena scoperto da Herschel  il nome di Urania, antica musa protetrrice dell'astronomia: purtroppo andò male anche in questo caso, ma pare che questa divenisse indicazione significativa per Bode, il già citato direttore dell'Osservatorio di Berlino che a sua volta aveva consigliato l'attuale nome, Urano, padre di Saturno nella mitologia greca. Legato ad Hell rimane però il simbolo astronomico ed astrologico del pianeta, _§, che anche ora si trova urtilizzato  nelle effemeridi celesti. Morì nel 1792, il Padre Hell, ed il suo nome è immortalato in un bel cratere di una trentina di chilometri di diametro, posto proprio nel centro della faccia visibile della Luna.

 

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