Riporto, su richiesta di molti, una serie di considerazioni su
due tra gli strumenti a rifrazione più blasonati del mercato per cercare di
offrire, a chi fosse indeciso all’acquisto loro o dei loro pari gamma, utili
indicazioni in merito.
Tratterò in modo poco consono alla classicità dei test strumentali un raffronto
tra due tubi ottici di casa Takahashi appartenenti a due diverse generazioni: il “nuovo” TSA 102 e il
“vecchio” FS-128.
Leggo sovente di astrofili indecisi, all’atto della scelta, tra le aperture di 4
o 5 pollici, con i rispettivi vantaggi di trasportabilità, economicità e impiego
su montature light, e di maggiori prestazioni assolute. Cercherò quindi, nelle
prossime righe, di offrire il mio provvisorio e marginale contenuto alla
questione.
Premetto che le ottiche testate sono da me state riacquistate dopo che, anni fa,
vendetti sia un FS-102 che il suo fratello maggiore FS-128, colto dalla solita
“strumentite” che attanaglia molti di noi e che, dopo lunghe peregrinazioni tra
strumenti esotici e il ghota delle ottiche apocromatice esistenti (Astro-Physics,
TMB, e vari in diametri fino ai 18 cm.) mi ha riportato ai vecchi amori,
astrofilo oggi più esperto e maturo di allora.
Non nascondo, quasi in contraddizione con quanto dirò in seguito, di essere
ancora alla ricerca di un certo FCT-150 o FS-152 che è sempre mancato nella mia
esperienza pur rappresentando, da tantissimi anni, il personalissimo (e magari
anche discutibile) sogno nel cassetto.
I due strumenti in questione sono stati più volte montati in parallelo (uno
sopra all’altro) con una resa estetica nell’insieme estremamente gratificante e
un ritorno edonistico caro a tutti i possessori di ottiche di simile fattezza.
Riporterò in un successivo eventuale aggiornamento le pure impressioni sui test
ottici che, a farla breve, mostrano due strumenti estremamente ben corretti con
immagini intra ed extra focale praticamente uguali a testimonianza di uno
sferocromatismo nullo (o meglio: più nullo nel TSA che nel 128 ma comunque di
livello così basso da essere assolutamente ininfluente in campo visuale). Ottima
correzione delle aberrazioni cromatiche, nessun segno di errori zonali,
pensionamenti, disallineamenti. Due strumenti, in soldini, a posto e in grado di
lavorare al massimo delle loro specifiche e progetti.
Per limitare al massimo le differenze imputabili a fattori esterni ho usato gli
stessi diagonali dielettrici da 2 pollici e gli stessi oculari sui due strumenti
(ho una coppia di tutto) e, benché le focali siano diverse (810mm il tsa102 e
1040 il fs128) i poteri risultanti sono a mio modo di vedere paragonabili.
TSA102 18mm UWA meade = 45x circa
FS128 24,5mm UWA meade = 42x circa
TSA102 9mm TMB = 91x circa
FS128 9mm TMB = 115x circa
TSA 102 6mm HR = 136x circa
FS128 6mm HR = 173x circa
TSA102 4mm LV = 205x circa
FS128 4mm LV = 260x circa
TSA102 2,5mm HR = 328x circa
FS128 2,5mm HR = 416x circa
Primo target la Luna:
La prima impressione è la diversa tonalità dell'immagine a qualsiasi
ingrandimento (la cosa va accentuandosi sui poteri alti. Credo che oltre quelli
selezionati il calo di luminosità riporti a tonalità simili le immagini =
buie...)
Comunque sia il TSA 102 esibisce una tonalità verde/grigiastra molto diversa da
quella bianco/giallina del Fs128
Nessun cromatismo visibile dal mio occhio sui due strumenti (si vedrà lo star
test che dirà, +o- la stessa cosa)
Ho focalizzato la mia attenzione su 2 zone della Luna:
1) il cratere JANSEN (46°S - 40°E) che ha dato modo di sottolineare grosse
differenze tra i due strumenti.
a 80/115x la differenza era impercettibile, mentre a 200/250x il dettaglio
offerto dai due strumenti era molto diverso. Tutte le rime segnate sul RUKL
erano perfettamente alla portata del 128 che, oltretutto, mostrava una
frastagliatura e gibbosità continua e quasi ininterrotta del fondo del cratere.
L'immagine (nonostante un seeing non eccellente, ma comunque discreto) è stata
davvero interessante e dettagliatissima. Non sono più un assiduo osservatore
della Luna (ma tornerò a farlo con interesse rinnovato) ma non ricordo di aver
mai apprezzato a sufficienza queste formazioni.
Il TSA102, invece, mostrava un po' la corda su questi dettagli riuscendo a
cogliere meno "smerigliature" del fondo e una minore incisione sia sulle rimae
che sulle pareti del cratere.
2) il cratere ATLAS e HERCULES, complice un peggioramento del seeing, hanno
invece livellato moltissimo le prestazioni dei due strumenti che hanno mostrato
solo a tratti la frastagliatura interna di Atlas e un accenno delle sue rimae.
Per assurdo, e in contraddizione con quanto osservato su JANSEN, il piccolo 102
TSA mostrava più contrasto sul doppio bordo esposto al sole di Hercules (che
mostrava abbastanza bene i suoi terrazzamenti).
Ho compreso comunque che la serata non era in grado di offrire indicazioni
ASSOLUTE sui due strumenti ma mi è parsa chiara la superiorità del 5 pollici sul
4 nella visione del nostro satellite.
Ho puntato solamente 2 stelle doppie (per la verità straconosciute) perché il
velo del cielo andava aumentando e la mia schiena scricchiolava...
CASTORE: a 82/115x una grande differenza tra i due strumenti. Ovviamente più
separate nel 128 le stelle erano anche molto più luminose. Un certo divario nel
potere risolutore sembrava incidere sulla separazione apparente oltre alla
differenza di ingrandimenti.
a 200/250x invece, complice la turbolenza che non teneva insieme e dischi di
diffrazione, l'immagine migliore la offriva (seppur di poco) il TSA 102 (stelle
più "fisse" e, per questo, una sensazione di maggiore separazione tra le
compagne).
Interessante notare che il disco di airy sembrava più grande nel 102 che non nel
128, quasi l’occhio riuscisse a cogliere l’effettivo incremento di risoluzione
offerto dal 5 pollici.
ALGIEBA: bellissima... va beh... qui la separazione avveniva in modo più marcato
nel 128 (a ogni ingrandimento) e la percezione della secondaria appariva più
"piena"
SATURNO: tralasciando l'immagine offerta dal 128 la sera prima della prova (una
immagine a dir poco emozionante ), brevemente dico questo:
nel FS128:
115x - immagine scolpita, nessuna luce diffusa. Cassini sulle anse, 1 banda sul
globo, ombra netta sugli anelli
260x - ai sopramenzionati particolari si aggiungono: anello C nettissimo, 1
banda sud e la calotta polare (molto debole a dire il vero). Immagine comunque
MOLTO MENO bella di quella ottenuta 24 ore prima.
nel TSA102:
Quasi gli stessi particolari, con l'eccezione della seconda banda sul globo e
una quasi invisibilità della calotta - il seeing è quel che è, solo tutto un po'
più difficile e meno luminoso.
Cosa dire?
Che sono stanco... quindi tra poco crollo a nanna ma avevo voglia di scrivervi
due righe, come promesso.
Dal primo testa a testa direi che il 128 è superiore (era abbastanza scontato) e
che questo divario si palesa in alta risoluzione (anche questo ovvio ma meglio
dirlo).
Francamente il nuovo tripletto, otticamente perfetto, mi emoziona meno. resta
però un gran bel 4 pollici, forse il migliore attualmente disponibile.
Il suo unico neo è, forse, di essere non migliore del vecchio fs102 (che
comunque era, a mio unico parere, il miglior 4 pollici in circolazione).
AGGIUNTA DEL 23 AGOSTO 2008
Nei due mesi trascorsi ho avuto ulteriore modo di mettere alla corda i due
strumenti in serate in cui il seeing permetteva la ricerca della prestazione
massima.
In ogni tipo di osservazione l’Fs128 si è dimostrato superiore (se si esclude il
pianeta Venere che non è visibile e che avrebbe visto SICURAMENTE vincitore il
TSA102 per via delle caratteristiche intrinseche di illuminazione, albedo,
altezza sull’orizzonte del pianeta). Ricordo, a questo proposito, che
solitamente le migliori immagini in luce bianca (e sottolineo questo concetto)
di Venere in campo visuale (altro concetto da sottolineare) si ottengono
solitamente con rifrattori a lunghissimo fuoco e diametri estremamente ridotti
(solitamente limitati a un massimo di 80 mm.). Questo con buona pace dei
possessori di ultra corretti apocromatici da 5/6 o più pollici…
In campo planetario, pur rimarcando le ottime prestazioni del TSA102, l’Fs 128 è
una spanna più avanti. Offre, oltre a una maggiore risoluzione (cosa che si fa
apprezzare soprattutto su Giove e Saturno) una notevole saturazione dei colori
che appaiono più decisi e permettono un più facile riconoscimento delle varie
tonalità. Ancora una volta il divario tra 10 e 13 cm. si sente in modo marcato,
decisamente maggiore di quello che divide un 13 da un 15 cm. di pari qualità.
A parità di treno ottico risulta poi una notevole differenza di dominante
generale dell’immagine: più grigio-verde quella del TSA e più bianco-gialla
quella del FS-128. Questa differenza è, onestamente, apprezzabile solo avendo
gli strumenti uno accanto all’altro e potendo salterellare da un oculare
all’altro in continuazione.
Sul nostro satellite emerge ancora una volta la superiorità del 5 pollici che,
grazie al contrasto migliore, spunta particolari più fini.
Nell’osservazione dei sistemi stellari multipli riemergono in modo importante le
considerazioni fatte per Giove e Saturno. L’FS-128 offre non solo più
risoluzione ma anche e soprattutto una saturazione maggiore dei colori. Questo
aspetto è estremamente importante per gli osservatori di doppie (come me) che
amano decifrare la tonalità delle componenti, parte squisitamente irrinunciabile
di questo tipo di osservazione.
Entrambi gli strumenti sembrano molto ben corretti da tutte le aberrazioni
geometriche (ad esclusione di una certa curvatura di campo con gli oculari SWA –
che emerge a partire da 2/3 di campo inquadrato e che, senza un idoneo
spianatore/correttore, rende i larghi campi meno godibili a un purista
dell’immagine quale mi sento essere).
Ora, a conclusione di questa chiacchierata che volutamente non ha esaminato la
resa dei due strumenti sui soggetti appartenenti al così detto “profondo cielo”,
sorge spontaneo chiedersi quanto e se il divario di costo tra i due strumenti
valga il guadagno prestazionale.
Questa domanda non ha risposta poiché interessa parametri che sono estremamente
soggettivi e sui quali si potrebbe disquisire eternamente senza trovare un
verdetto definitivo.
Per ciò che considero io l’osservazione astronomica posso però dire che l’FS-128
(e con lui altri apocromatici di altissima fascia appartenenti alla classe dei 5
pollici) rappresenta lo strumento ideale per le osservazioni in alta risoluzione
dei soggetti planetari e per lo studio delle stelle doppie. Il divario
prestazionale rispetto a un pur eccezionale apo da 4 pollici è importante e la
minor resa rispetto agli ancora più costosi 6 pollici non così netto da
giustificare l’esborso extra.
Trovo inoltre che il peso e gli ingombri relativi lo rendano uno strumento alla
portata di montature di classe media, possibilmente installate su solide colonne
in postazione fissa (come lavoro io).
Due parole sull’FS-128. Benché di disegno ottico “vecchio” (risale a 15 anni fa
o più) resta ancora oggi forse il miglior 13 cm. visuale esistente. Denuncia
forse una lievissima dominante cromatica sui soggetti più luminosi (che deve
essere ricercata in modo molto attento e che viene segnalata esclusivamente a
scopo didattico) ma offre una trasparenza sconosciuta agli attuali tripletti,
anche quelli dotati dei migliori trattamenti antiriflesso disponibili. Non
parliamo poi degli spaziati in olio che, a fronte di un contenimento assoluto
dell’aberrazione cromatica, offrono immagini “viscose” (già, proprio come
l’olio…). Anche queste sono impressioni assolutamente al “limite” della
percezione me che, a parità di prestazioni complessive, dividono un po’ il gusto
degli appassionati che scelgono questi strumenti un po’ di “nicchia”.
A livello meccanico, nonostante si senta molto parlare male dei focheggiatori a
pignone e cremagliera takahashi, trovo che sia uno dei migliori strumenti della
sua classe reperibili sul mercato. L’ intubazione è sicuramente migliore di
quelle destinati ai vari Tec, Astro-Physics, TMB, i cui lamierati sono di scarso
valore e spessore. La culla di sostegno è poi un capolavoro di precisione e una
meraviglia all’occhio: anche in questo campo takahashi è molto avanti (da
sempre) ai suoi concorrenti.
Il peso del tubo ottico finito, anche a causa di una costruzione estremamente
più robusta, è superiore a quello della concorrenza e richiede montature un po’
più robuste di quelle necessarie, ad esempio, a sostenere un TMB 130, fattore
questo che può essere indicato come il vero e unico svantaggio che i rifrattori
takahashi hanno rispetto a quelli di altri costruttori.
Riguardo il focheggiatore da 2,7 pollici trovo personalmente che sia
estremamente funzionale. Non possiede la fluidità di un feathe touch o di un
monolite (e questo si riflette in una maggiore attenzione alle vibrazioni in
fase di messa a fuoco) ma offrre di contro una scarsissima sensibilità al peso
applicato e una regolazione del fermo più fluida e lunga rispetto a quella dei
nuovi cryford in circolazione.
La qualità verniciatura dei tubi takahashi e i colori usati (questo è ovviamente
soggettivo) è poi di molto superiore e molto più duratura e resistente rispetto
alla concorrenza. A questo proposito amo segnalare che, in questo campo, William
Optics è quantomeno a livello Takahashi, con finiture di smalto rugoso davvero
eccezionali per elasticità e resistenza ai graffi.
Paolo
_________________
|