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Rigel La gigante azzurrina di Orione

è in realtà un sistema triplo. La difficoltà di "sdoppiare" le componenti  al telescopio dipende da un orario adatto

  di Paolo Maffei art. su L'Astronomia nr79

Quando, al sopraggiungere dell'inverno, la costellazione di Orione si comincia a vedere, sembra davvero, come faceva notare il Flammarion, un gigante che sorge sdraiato in prima sera e poi, man mano che s'innalza nel corso della notte, si erge in piedi dominando tutto e tutti colla sua mole. Questa costellazione, associata un personaggio variamente definito, è ricordata già da Omero e nella Bibbia, e colpì certamente l'uomo fin dalla più remota antichità. D'altronde per lo splendore delle stelle, per il loro aggrupparsi e distribuirsi, per la grande estensione in cielo, si impone su tutte le costellazioni, e per la sua particolare posizione rispetto all'equatore celeste, e la taglia pressoché a metà, è visibile da ogni parte del nostro pianeta. Delle stelle più brillanti alpha (Betelgeuse) e gamma (Bellatrix) indicano le spalle del gigante, lambda la testa, le tre allineate, ben note, la cintura e infine Kappa e Beta i piedi. Ci fermeremo su quest'ultima, chiamata Rigel dal suo nome arabo: Rul Jauzah al Yusra, che vuol dire " la gamba sinistra del Juzah". Il nome moderno, Rigel, apparve per la prima volta nelle Tavole Alfonsine del 1521, ma ancora per qualche secolo si continuò a chiamarla con nomi, come: Rigel, Riglon, Algibbar, eccetera. Secondo il criterio con il quale Bayer distribuiva le lettere greche alle varie stelle di ogni costellazione, Rigel dovrebbe essere la stella più brillante di Orione dopo Betelgeuse, che è indicata con la lettera alfa. In realtà la sua magnitudine visuale apparente è 0,13 mentre quella di Betelgeuse è variabile, e oscilla irregolarmente intorno a 0,7 raggiungendo al massimo, raramente, la magnitudine 0,1. Quindi in effetti la stella più brillante di Orione è Rigel. Rispetto tutte le altre stelle del cielo si colloca al settimo posto. È dunque una delle stelle che appaiono più luminose. E attraverso le osservazioni  Rigel foto di Yuuji Kitaharasi è scoperto che questo non è dovuto alla vicinanza, ma al fatto che è veramente un corpo celeste estremamente brillante. Infatti l'esame microscopico e portato a classificarla come B8 Ia, cioè una stella blu-bianca appartenente alla classe di luminosità più elevata. La distanza di Rigel non si è mai potuta misurare con metodi diretti e anche il moto proprio appare irrilevante. Era evidente che doveva essere notevole, superiore ai 500 a.l.. Infatti ricavando gli altri parametri spettroscopicamentre, si è trovato che ha una temperatura di 12.000°, una magnitudine visuale assoluta V= -7,1 e bolometrica bol = -7,6. Con questi dati è risultato della sua distanza dalla Terra è di 900 a.l. e che la sua luminosità 57.000 volte quella del Sole. Se fosse distante quanto Sirio, questa non sarebbe la più brillante stella del cielo, perché Rigel la soverchierebbe inondando la terra di luce con una magnitudine apparente di -10, 1/5 dello splendore della luna piena concentrato in un punto scintillante. Tanto splendore è dovuto non solo alla notevole temperatura ma anche alle dimensioni. Infatti Rigel ha un raggio 77 volte quello del Sole, come è stato calcolato dal diametro apparente che, mediando i risultati ottenuti a partire dal flusso e quindi interferometrici, è risultato 0", 0025. La massa, ricavata dalla relazione massa-luminosità, è risultata 21 volte superiore a quella del Sole. Ma secondo Barlow e Cohen viene perduta in ragione di un milionesimo di massa solare per anno. Rigel è dunque una stella che disperde materia nello spazio molto più del Sole. Ed ha anche una certa instabilità, dimostrata da spostamenti regolari delle righe spettrali, con un periodo di 21,9 giorni, dovuti quasi certamente a una pulsazione dell'atmosfera. Rigel ha una compagna. Fu scoperta nel 1871 da W. Herschel ma non è facile vederla perché, essendo di magnitudine 6,7 è molto più debole della stella principale che la offusca col suo splendore. La distanza apparente non è molto grande: 9",5; l'angolo di posizione è 202°. Per vederla occorre un rifrattore con l'obiettivo del diametro di circa 10 cm, usato al crepuscolo o quando c'è chiaro di luna. Così viene attenuato l'effetto di abbagliamento da parte di Rigel. Questo accorgimento va tenuto presente anche negli altri casi di compagni deboli di stelle brillanti, come Sirio B, Antares B, eccetera. Sia la distanza apparente sia angolo di posizione sono rimasti gli stessi almeno in oltre un secolo di misure precise, cioè dal 1831 al 1954. Non sembra, quindi, della stella più debole e circoli intorno alla più brillante. Tuttavia le due stelle hanno forse le stesse caratteristiche dinamiche. Infatti anche Rigel B non mostra un moto proprio sensibile e soprattutto ha una velocità radiale pressoché identica a quella di Rigel A. Entrambe le stelle appaiono allontanarsi dalla Terra, Rigel A con la velocità di 20,7 km secondo e Rigel B con quella di 19,1 km al secondo. E quindi molto probabile che siano fisicamente collegate. La compagna di Rigel (reale o apparente) è sicuramente doppia, come è stato scoperto spettroscopicamente. Secondo le osservazioni pubblicate nel 1942 da Sanford, le due stelle hanno un aspetto complessivo di tipo B9 e circolano intorno al baricentro con un periodo di 9,86 giorni. Anche se, osservata telescopio, questa stella si riesce appena a vedere, e non sempre, nel campo dello strumento inondato dalla luce di Rigel, in realtà è un sistema di due stelle che risplendono complessivamente 150 volte più del Sole. Una stranezza di questa binaria stretta è che celebri osservatori di doppie visuali l'avrebbero vista al telescopio come una doppia già dal secolo scorso. Burnham vide due stelle distinte: nel 1871 con un rifrattore di 15 cm e nel 1878 con quello di 47 cm dell'Osservatorio di Dearborn. Aitken le vive nel 1903 e nel 1911, e stimò una separazione apparente di 0",10. Barnard, Hussey e van den Bos la videro distinta in due stelle o, a volte, solo allungata. La cosa strana, però, è che non è stata sdoppiata sempre da tutti. Van Biesbroek per esempio, non lo trovò doppia osservandola col rifrattore di Yerkes, e col suo obiettivo di 1 m di diametro è notoriamente più grande del mondo, e neppure cercando di sdoppiarla in serate eccezionali con il riflettore di 2,08 m dell'osservatorio del Mc Donald. È un caso molto strano. D'altra parte come fa osservare A.H. Batten nel sesto catalogo di elementi orbitali di binarie spettroscopiche, dal momento che le due componenti sembra che siano state viste dello stesso splendore, si dovrebbe registrare anche lo spettro di entrambe le stelle. Peraltro la stessa frase di Batten è alquanto sibillina. Infatti, parlando della sospetta duplicità visuale di Rigel B, egli scrive che la mancata rivelazione dello spettro della componente  C fa dubitare sul fatto che le due componenti siano state osservate di pari magnitudine e conclude:  "La stella C non può essere identificata con quella che produce lo spettro secondario della coppia spettroscopica". In ogni caso è certo che Rigel B è una binaria e che almeno una delle due componenti è di tipo spettrale B9. Ora ci domandiamo: il sistema spettroscopico si trova alla stessa distanza di Rigel A riforma addirittura con questa un sistema triplo? Cominciamo con l'assumere come vera la prima affermazione. In tal caso la magnitudine assoluta e di Rigel B sarebbe circa - 1,5, cioè, per ciascuna delle due stelle del sistema spettroscopico, intorno a - 0,9, della massa, ricavata dalla relazione massa-luminosità, sarebbe di circa 3 Ms. Dalle posizioni e le stelle sembrano avere sul diagramma H-R si direbbe che le due stelle di Rigel B siano sulla sequenza principale, mentre Rigel A si sarebbe già spaccata in direzione delle giganti rosse. La cosa potrebbe essere avvalorata dalle piccole pulsazioni osservate spettroscopicamente. Infatti Rigel A potrebbe essere appena uscita dal gruppo delle beta Cephei che, come è noto, sono stelle giganti O-B che si stanno staccando dalla sequenza principale e pulsano 10 volte più rapidamente di Rigel A. Con una tale posizione sul diagramma H-R, Rigel A dovrebbe avere un'età di circa 10 milioni di anni e raggiungerebbe le ultime fasi dell'evoluzione stellare tra non più tardi di un milione di anni. Le due componenti di Rigel B, con la massa che abbiamo loro attribuito, dovrebbero vivere intorno a 330 milioni di anni, dei quali almeno 200 li trascorrerebbero sulla sequenza principale. Queste considerazioni sarebbero in accordo con l'ipotesi di un'origine comune delle tre stelle,1 rapida evoluzione di Rigel A, dovuta alla sua massa elevata, e la collocazione di Rigel B sulla sequenza principale. Ma prima di delineare e dettagliare questo quadro occorre risolvere molti punti dubbi. Bisognerebbe conoscere esattamente i tipi spettrali e le masse delle componenti di Rigel B; sapere se c'è scambio di massa tra le due stelle ed esplorare la possibilità che una delle due, divenuta molto massiccia, possa evolversi molto rapidamente. Anche per Rigel A Le previsioni non sono facili perché la perdita di massa potrebbe avvenire con un ritmo sempre più rapido o, al contrario sempre più lento. A seconda dei casi, anche l'evoluzione si svolgerebbe in modo diverso e, se la massa si riducesse notevolmente, cambierebbe persino il modo in cui la stella finirebbe i suoi giorni.

Queste considerazioni sull'evoluzione passata e futura delle tre stelle di Rigel ci dimostrano che, se il sistema fosse più osservato e studiato, potrebbe ancora rivelarci molte cose interessanti. Anche le stelle brillanti, riviste con nuove tecniche e strumenti più potenti, si stanno dicendo cose nuove. E potranno dircene in futuro molte di più, se non ci si abitua troppo a considerarle ormai ben note e, poco interessanti.

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