Premessa
di MaximoRed
Da quando per la prima volta ebbi modo di vedere su un sito web
della NASA la configurazione di una binaria chiamata MC922 (Red
Square Nebula) di cui si è elaborato al computer la sua immagine in
rotazione con la compagna; rimasi incuriosito per lo strano aspetto
di questo oggetto e allo stesso tempo affascinato. Un colore rosso
acceso che forma un rombo perfetto, è in realtà una binaria stretta
su un'orbita circolare, mi incuriosì la somiglianza strutturale con
R Aquarii, un articolo che lessi tanto tempo fa e riporto
fedelmente. Probabilmente questi due oggetti appartengono alla
stessa famiglia. Qui sotto potete vedere la animazione ottenuta
secondo i dati rilevati, e confrontata con R Aquarii.
 
Due elaborazioni messe a confronto, MC922 nel
2007 e R Aquarii nel 1987. Quest'ultima specifica: nella
rappresentazione schematica dei due gusci in espansione intorno a
R Aquarii, secondo il modello di J.Solf e H. Ulrich. La
materia che ora forma la nebulosa sarebbe stata espulsa 185 e 640
anni fa in seguito a violente esplosioni.
Non c'è un campo dello scibile umano così pieno
di sorprese a getto continuo come l'astrofisica. Potremmo
paragonarlo a un giardino zoologico popolato da animali di tutte le
specie e pieno di tanti esseri esotici. Immaginiamo dunque di
incamminarci lungo i viali di questo zoo e di raggiungere la
sezione dedicata agli animali "simbiotici". Sono una categoria
molto eterogenea, spesso soggetto a notevoli sbalzi di umore, con
fasi parossistiche alternate a lunghi periodi di tranquillità. Z
Andromedae e AG Draconis sono due rappresentanti abbastanza tipici
di questa specie. Gli studiosi non sono stati ancora capaci di
spiegarsi il comportamento bizzarro di queste stelle simbiotiche.
Chissà: forse i due individui che fanno parte di questa simbiosi
-fuor di metafora, una stella rossa e una blu- vivono per lungo
tempo in perfetta armonia. Ma ogni tanto attraversano dei periodi
di crisi, durante i quali diventano molto violenti. Esaurita la
crisi, si raggiunge un nuovo modus vivendi e i due convivono
abbastanza tranquilli per un altro lungo periodo di tempo. R
Aquarii è uno degli ospiti più strani dello zoo astrofisico. Si
tratta di una stella variabile scoperta da Harding all'inizio
dell'800, e che da allora è stata oggetto di studio da parte di
numerosi astronomi. Questi studi hanno dimostrato che è una gigante
rossa soggetta ad ampie e quasi regolari variazioni di luminosità
con un periodo di circa un anno. Fin qui niente di strano. R
Aquarii non sarebbe altro che una delle tante variabili sinora note
del tipo Mira, variabili che prendono il nome dal membro più noto
della classe, la Omicron Ceti meglio nota con il nome di Mira (cioè
meravigliosa). Ma a differenza delle altre variabili Mira, la
nostra R Aquarii presenta molte meraviglie in più che ne
fanno uno degli oggetti più interessanti del cielo. Una prima
peculiarità è rappresentata dalla strana nebulosa a forma di 8
coricato che la circonda. Tra l'altro, R Aquarii è l'unica
variabile Mira a trovarsi al centro di una nebulosa planetaria. Le
osservazioni infrarosse, in particolare con il satellite IRAS,
hanno rivelato una fortissima emissione a grandi lunghezza d'onda
proveniente da nubi di polvere fredda che circondano la gigante
rossa. Inoltre, di recente si è anche scoperto una sorgente X
coincidente con R Aquarii. In sintesi troviamo assommate in
uno stesso individuo caratteristiche che sono tipiche di oggetti
celesti molto diversi tra di loro, come le nebulose planetarie, le
variabili Mira, le sorgenti X, e , le stelle simbiotiche. Ma qual è
dunque la vera faccia, la vera natura di questo
oggetto? Omicron Ceti
Una variabile
Mir?
R Aquarii, come dice il suo
stesso nome, è la prima variabile scoperta nella costellazione
dell'Acquario.(ricordiamo che di regola, nel designare le variabili
scoperte in una data costellazione, si usa far precedere il nome
della costellazione stessa da una lettera dell'alfabeto, a
cominciare proprio dalla lettera R). La luminosità visuale e varia
dalla sesta all'undicesima magnitudine con un periodo di circa un
anno. Nelle stelle Mira l'enorme variazione di luminosità è il
risultato di una regolare pulsazione della stella, con il raggio
che varia tra un minimo e massimo di luce anche di un fattore 10,
mentre la temperatura superficiale passa da circa 4000° a 3000°. Al
massimo di luce la temperatura e al punto più alto e il raggio al
suo valore minimo. La curva di luce e di R Aquarii presenta
generalmente un largo minimo della durata di 6-7 mesi seguito da
una rapida risalita verso il massimo. Esistono però delle
sostanziali differenze da ciclo a ciclo, sia nella forma che
nell'ampiezza, per arrivare alla quasi totale scomparsa della
variabilità, come è per esempio avvenuto negli anni 1905-10,
1928-30 e 1974-80. In altre parole sembra che ci sia una specie di
modulazione dell'ampiezza delle oscillazioni di R Aquarii con
un periodo molto lungo, valutabile intorno ai 44 anni. Qual è la
causa di questa modulazione? L'elemento perturbante potrebbe essere
la presenza di una seconda stella che orbita attorno alla gigante
rossa con un percorso molto eccentrico. Periodicamente le due
stelle si avvicinano e si allontanano. Al momento di massima
vicinanza reciproca l'attrazione gravitazionale provocherebbe
effetti mareali sull'atmosfera della Mira, smorzandone le
oscillazioni. L'appiattimento della curva di luce corrisponderebbe
quindi al passaggio al periastro dell'ipotetica compagna. Questo "
incontro ravvicinato" avrebbe ben altri effetti sulla gigante
rossa, come per esempio quello di risucchiare grandi quantità di
materia dalla sua superficie. Parte di questa materia andrebbe a
cadere con un moto a spirale verso la compagna e formerebbe un
anello o un disco molto caldo. Il resto viene riversato nello
spazio attorno le due stelle. Come vedremo più avanti, questa
ipotesi spiegherebbe anche l'aspetto molto peculiare della nebulosa
di R Aquarii. Restano però da trovare argomenti convincenti
della presenza di una seconda stella, e passi tanto vicino alla
gigante rossa da provocare questi effetti di marea.
Una stella
Simbiotica
Lo spettro di R Aquarii è stato osservato per
la prima volta da Merril nel 1919. Già queste prime osservazioni
avevano rivelato quella che è una delle maggiori peculiarità della
stella: la presenza simultanea di due componenti, tipiche di
oggetti molto diversi quando una gigante rossa e una nebulosa
planetaria. Le recenti osservazioni nell'ultravioletto con i
satelliti astronomici hanno confermato la presenza di un forte
componente ionizzante, identificabile con l'ipotetica compagna nana
di R Aquarii. Non hanno però completamente risolto il
problema della natura di questa seconda stella. Lo spettro ottico e
ultravioletto di R Aquarii è quello tipico di una stella
simbiotica. Di queste variabili si è già parlato molto. Qui
vogliamo solo ricordare che le variabili simbiotiche vengono
usualmente distinte in due sottogruppi, S e D in base alle
caratteristiche del loro spettro infrarosso. Le simbiotiche di tipo
S (dove S sta per stellare) sono così chiamate perché l'emissione
infrarossa è proprio quella che ci si aspetterebbe da una stella
fredda. Nelle simbiotiche di tipo D invece, l'infrarosso mostra un
andamento che è caratteristico dell'emissione da parte di polvere
circumstellare. La lettera D, sta infatti per l'inglese dusty, cioè
polverosa. L'infrarosso di R Aquarii è di tipo D, vale a dire
che la stella è circondata da una nube di polvere prodotta molto
probabilmente dalla materia espulsa dalla gigante rossa nel corso
dei secoli. Recenti osservazioni con il satellite infrarosso IRAS
hanno messo in luce la presenza di due distinte nubi di polvere,
una calda ad una temperatura di circa 500°, e una molto più fredda,
a 200° sotto zero. Le due lunghi potrebbero essere state espulse da
R Aquarii in due epoche diverse, e trovarsi l'una ancora
vicina alla stella e l'altra, la più fredda, molto più lontana. Un
altro elemento comune di R Aquarii e alle simbiotiche di tipo
D è la variabilità di tipo Mira. Anche in queste simbiotiche è
presente una stella pulsante, che dovrebbe avere un ruolo
importante nella formazione delle nubi di polvere. Di
recente, si è scoperto che le stelle simbiotiche di tipo D
sono circondate da piccole nebulose che dovrebbero avere le stesse
dimensioni di quella di R Aquarii. Le più note e simbiotiche
di questo tipo - RR Telescopii, Hm Sagittae e la variabile n. 1016
del Cigno (V1016 Cygni) - presentano anche un violento, seppur
graduale, aumento di luminosità, molto simile a quello delle novae,
ma molto più lento. Sono infatti chiamate anche novae simbiotiche.
Esiste una relazione tra queste esplosioni e la presenza di una
nebulosa? Una nebulosa planetaria? Abbiamo
visto che R Aquarii si trova al centro di una nebulosa. Quel
è sostanzialmente caratterizzata da due strutture: una parte
esterna di forma ovale, costituita da due archi che si estendono
simmetricamente ad est e ad ovest della stella centrale, e che
danno alla nebulosa l'aspetto di una lente biconvessa, oltre a un
nucleo centrale molto brillante allungato in direzione circa
Nord-sud, ad angolo retto quindi rispetto alla nebulosa esterna.
Questa forma abbastanza inusuale per una nebulosa planetaria hanno
invece molte analogie con le cosiddette nebulose bipolari associate
ad oggetti molto giovani, come le stelle T Tauri o gli oggetti
Herbig-Haro. L'ipotesi corrente è che questi oggetti siano avvolti
da un disco denso di materia opaca disposto nel loro piano
equatoriale, mentre la struttura bipolare sarebbe associata ad
espulsione di materia in direzione polare. Nel caso di R
Aquarii esiste uno studio degli astronomi tedeschi Joseph Solf e
Heinrich Ulrich che hanno di recente scoperto che la struttura
apparentemente irregolare della nebulosa si può in realtà
ricondurre ad un modello abbastanza semplice di due gusci
concentrici in rapida e espansione espulsi da R Aquarii in
epoche diverse. La forma reale e tridimensionale di questi gusci
sarebbe molto somigliante ad una clessidra, o a due bicchieri uniti
per il fondo. Poiché tutta la nebulosa esterna si starebbe
espandendo alla velocità di 30-50 km al secondo, i due gusci si
sarebbero formati circa 185 640 anni fa in seguito a violente
esplosioni. Per spiegare lo strano aspetto della nebulosa, è
necessario fare l'ipotesi che al centro di R Aquarii vi sia
un sistema di due stelle molto vicine. Una continua interazione tra
le due stelle provocherebbe la formazione di un denso strato
discoiforme di gas e di polvere nel piano orbitale. La presenza di
questo disco favorirebbe la fuga di materia in direzione
perpendicolare al piano orbitale. L'asse di simmetria (Nord-sud)
della nebulosa coinciderebbe quindi con l'asse di rotazione del
sistema. C'è un'ultima importante considerazione da fare su R
Aquarii. L'analisi spettrale ha rilevato la presenza nella nebulosa
di gas altamente ionizzati. Questo è tipico di una nebulosa
planetaria. Ma in quelle diciamo, comuni, esiste sempre una stella
calda centrale che, con la sua radiazione ultravioletta, provvede a
ionizzare tutta la materia nebulare. Invece, al centro della nostra
nebulosa è visibile solo una stella rossa che certamente non è in
grado da sola di ionizzare la nebulosa. Siamo quindi ancora una
volta costretti a introdurre un elemento chiave, il “deus ex
machina” rappresentato dalla piccola compagna invisibile di R
Aquarii. Troppo debole nell’ottico per competere con l’intensa luce
della gigante rossa, ma dotata di una temperatura superficiale così
alta da produrre tutti i fotoni necessari alla ionizzazione
dell’intera nebulosa.Il getto di R Aquarii Un capitolo nuovo
nella storia di R Aquarii è stato aperto nel 1977 con la
scoperta da parte di George Wallerstein e Jesse Greenstein di un
allungamento dell'immagine ottica della stella, come se questa
avesse espulso un getto di materia. Nessuno aveva in precedenza
notato questa coda. Anzi, George Herbig, dopo un'accurata analisi
di vecchie fotografie, giungeva alla conclusione che questo getto
doveva essersi formato da pochi anni, certamente dopo il 1970. È
importante ricordare che nello stesso periodo di comparsa della
coda, la curva di luce della Mira aveva presentato come abbiamo già
visto una forte anomalia, con una pressoché scomparsa della
pulsazione tra il 1974 e il 1980. R Aquarii avrebbe dunque
espulso in epoca molto recente un getto di materia, che adesso si
starebbe allontanando dalla stella alla velocità, tutt'altro che
disprezzabile, qualche centinaio di chilometri al secondo.
Purtroppo le osservazioni ottiche sono fortemente limitate dalla
turbolenza atmosferica, ed è quindi molto difficile avere una mappa
precisa del getto. D'altra parte R Aquarii è anche nota per
essere una intensa sorgente radio. Grazie alle nuove tecniche di
radioastronomia è possibile raggiungere a queste lunghezze d'onda
dei poteri risolutivi molto maggiori che nell'ottico. Dal 1980
R Aquarii è sotto controllo al radiointerferometro VLA di
Socorro nel Nuovo Messico, e i risultati, del tutto inaspettati,
hanno in pratica capovolto il problema. Un gruppo di astronomi
americani, tra cui due di chiara origine greca, Minas Kafatos e
Andrea Michalitsianos, noti per le loro ricerche sulle stelle
simbiotiche, hanno infatti scoperto che nel dominio radio R
Aquarii è costituita da ben cinque sorgenti distinte ed allineate.
Una sorgente stessa coincide con l'oggetto (sorgente B); una
seconda (A) si trova tra il certo ed R Aquarii. Inoltre
l'emissione centrata sulla stella risulta in realtà composta da due
sorgenti separate da solo mezzo secondo d'arco (C1 e C2). Vi è
infine un " anti-getto " ( A' ) dalla parte opposta del getto
principale. Le osservazioni ottiche e radio ripetute a distanza di
anni non hanno invece confermato l'alta velocità di allontanamento
delle nubi che ci si sarebbe aspettato nel caso, ipotizzato in un
primo momento, che queste strutture fossero state espulse pochi
anni fa. Oggi si è più propensi a credere che queste nubi di
materia si siano invece formate molte decine di anni fa in
occasione di quegli " incontri ravvicinati " tra nana blu è gigante
rossa di cui abbiamo parlato in precedenza. Come si spiega allora
l'improvvisa apparizione del 1977 di questa coda? La risposta è
abbastanza banale: si tratterebbe di una specie di effetto-faro.
Infatti, l'ultimo passaggio al periastro del sistema binario che
costituisce R Aquarii sarebbe avvenuto una decina d'anni fa,
in corrispondenza della scomparsa della pulsazione della Mira. In
quell'occasione, la maggiore quantità di materia riversata dalla
gigante rossa sul disco di accrescimento che ruota attorno alla
nana, avrebbe " acceso " il disco stesso, portandolo ad una
temperatura estremamente elevata. Il disco così riscaldato avrebbe
cominciato ad irradiare fotoni altamente ionizzati nella banda
elettromagnetica dell'ultravioletto lontano e dei raggi X. Questi
fotoni si sono comportati come una specie di riflettore che viene
all'improvviso accesso sulla scena di un teatro: le quinte che
prima erano al buio vengono illuminate all'improvviso e sembrano
come comparire dal nulla. Nella stessa maniera, le nubi fredde ed
invisibili che stazionano ad una certa distanza da R Aquarii
vengono di colpo riscaldate dal nuovo flusso di radiazione
ultravioletta ed X, e diventano così visibili ai telescopi. Ed ecco
che all'improvviso la stella si adorna la di una splendida coda! A
questo punto viene spontaneo chiederci: chissà quanti astronomi
sono stati sinora ingannati da questi effetti " scenografici ", che
sono tutt'altro che infrequenti in astrofisica. Un caso è quello di
Eta Carinae, la cui nebulosa ha cambiato in misura notevole di
aspetto in occasione del grande indebolimento di luce della stella
avvenuta verso la metà del secolo scorso. Simili fenomeni di
comparsa (apparente) di nuove nebulose sono stati osservati in
stelle giovani e di recente anche in diverse stelle simbiotiche. E
in molti casi, se non proprio in tutti, il fenomeno sarebbe
associato ad una variazione del flusso di fotoni ionizzanti dalla
stella centrale, piuttosto che da una reale violenta espulsione di
materia. È comunque molto significativo il fatto che tutte le nubi
osservate con il radiotelescopio di Socorro si trovino su di una
stessa linea. Questa linea appare leggermente incurvata a spirale,
ciò che sembra confermare l'ipotesi di successive espulsioni in
occasione dei diversi passaggi al periastro. Rimane invece aperto
il problema dell'assenza di code verso sud-ovest, in direzione
opposta al getto, con l'unica eccezione del debole " anti-getto "
A'.
Una sorgente
X? Un quadro così variopinto non mancava che un
ultimo elemento per entrare nel Guinness dei primati: la presenza
di una sorgente di raggi X. E subito è arrivata dallo spazio la
conferma: R Aquarii è anche una sorgente X. Ma non si
trattava di un fatto inatteso: altre stelle simbiotiche emettono
raggi X, come la strana AG Draconis e le cosiddette novae
simbiotiche RR Telescopi, HM Sagittae e V 1016 Cygni di cui abbiamo
già parlato in questo articolo, e che presentano molte analogie con
R Aquarii. Ma soprattutto la presenza della struttura a getto
era, almeno in apparenza,1 elemento molto promettente. Infatti, in
molti oggetti astronomici noti per la presenza di getti, si è anche
scoperta una intensa emissione di raggi X. Tipici esempi sono le
galassie con nuclei attivi e la misteriosa stella SS433.
radiofoto di
SS433
La presenza di materia presumibilmente espulsa dall'oggetto
centrale e le altre peculiarità di R Aquarii, sono tutti
elementi che suggeriscono la presenza di fenomeni di particolare
potenza, in grado anche di produrre un sostanziale flusso di
radiazione molto energetica, come appunto sono i raggi X.
Oltretutto la relativa vicinanza di R Aquarii (circa 900
a.l.) rispetto agli altri astri " con coda " era un altro dato che
avrebbe potuto favorire la rivelazione. Tuttavia il flusso X
misurato è risultato piuttosto povero, senz'altro al di sotto delle
aspettative. Perché? Lasciamo per un attimo in sospeso la domanda e
vediamo la storia delle osservazioni X di R Aquarii. La
stella era stata " puntata " una prima volta con il satellite
Einstein dagli americani M. Jura e D. Helfand. Per le prime
osservazioni del giugno 1979 era stato usato l'High Resolution
Imager (HRI) che permetteva una elevata risoluzione angolare. I
risultati però erano stati del tutto negativi. L'anno successivo,
nell'aprile del 1980, si riprovava di nuovo, utilizzando questa
volta l'IPC (Imaging Proportional Counter) dell'Einstein dotato di
minore risoluzione ma di maggiore sensibilità. Purtroppo, anche
questa seconda osservazione era risultata, almeno apparentemente,
negativa. Il satellite Einstein cessò di funzionare nel 1981. Due
anni dopo veniva lanciato il satellite europeo EXOSAT con cui
iniziamo un programma di osservazione di raggi X nelle stelle
simbiotiche come RR Telescopi, AG Draconis e la nostra R
Aquarii. Ci eravamo infatti accorti che nel caso di quest'ultima
entrambe le osservazioni americane con l'Einstein erano state fatte
durante la fase minima di luminosità della stella. Era possibile
che l'emissione X seguisse in qualche misura la curva di luce della
Mira e che quindi fosse più intensa vicino al massimo di luce. Come
vedremo, questa ipotesi di lavoro è poi risultata errata, ma almeno
servì a farci approvare il programma di osservazione e di R
Aquarii. Il successo delle nostre osservazioni servì anche a
scoprire un grossolano errore. Non appena il satellite europeo
EXOSAT aveva cominciato a funzionare ed i primi interessanti dati
venivano resi pubblici, i due astronomi americani che arrivano per
primi puntato R Aquarii, forse stimolati dal nostro
interesse, o più probabilmente per questioni di priorità nella
scoperta, avevano analizzato di nuovo i vecchi dati 1980
dell'Einstein. Ciò li aveva portati a scoprire una debole emissione
X, giusto nella posizione di R Aquarii: pochi fotoni, che si
considerano " scoperta di una emissione marginale " (loro parole)
di raggi X da R Aquarii. Questo risultato era stato poi la
base di un ponderoso articolo sull'autorevole rivista americana The
Astrophisical Journal, articolo che aveva suscitato non poche
perplessità tra gli scienziati. (per la cronaca va aggiunto che
nello stesso articolo viene anche per la prima volta rivelata la
presenza di una emissione di raggi X da parte della stessa Mira
Ceti). Pochi mesi dopo, nel giugno del 1985, con R Aquarii al
massimo di luminosità, il satellite Exosat. Alla stella e scopre di
nuovo una debole emissione X. A questo punto era di somma
importanza fare un accurato confronto delle due osservazioni, con
l'Einstein e con l'Exosat, allo scopo di verificare se c'era stata
qualche variazione del flusso dei raggi X tra il 1980 tanta ed il
1985. Non fu poca la sorpresa quando, in compagnia del responsabile
dei dati Einstein, Fred Seward, ci si accorse che la conclamata
scoperta di emissione X da parte dei due americani era in realtà
solo una fluttuazione statistica del rumore di fondo dello
strumento,1 effetto ben noto a chiunque abbia a che fare con
strumenti elettronici, ma probabilmente meno noto a qualche
astrofisico. Lo stesso discorso valeva anche per la supposta
scoperta di emissione X della Mira Ceti. E comunque, dato
l'indiscutibile successo delle nostre osservazioni (anche se, visti
i precedenti, sarebbe più giusto parlare di fortuna!), abbiamo
chiesto e ottenuto di osservare di nuovo R Aquarii, ma non
più al massimo bensì al minimo di luce, per vedere se veramente
l'emissione X dipende alla pulsazione della gigante rossa. La
vigilia di Natale 1985 l'EXOSAT punta di nuovo R Aquarii.
Bastano pochi minuti per scoprire che il flusso di fotoni X è
ancora lì, con una intensità pressoché immutata rispetto alle
osservazioni di sei mesi prima. Dunque l'emissione X di R
Aquarii c'è veramente e, cosa di massima importanza, non è affatto
associata alla pulsazione della Mira. Da dove viene allora? Quali
sono soprattutto le relazioni di questa scoperta con gli altri
fenomeni e peculiarità osservate?
Un modello
per R Aquarii
Il momento culminante, e forse più delicato, del lavoro
dell'astrofisico è quando si cerca di inserire i diversi elementi
osservativi in un quadro completo e coerente che costituisca quello
che rappresenta il " modello " del fenomeno astronomico sotto
osservazione. Questo modello è uno schema che non solo dovrebbe
spiegare il fenomeno osservato, ma dovrebbe servire a prevederne
l'evoluzione successiva. Qui il condizionale è d'obbligo sia per la
reale difficoltà di spiegare tutti gli infiniti aspetti di un
fenomeno astrofisico molto complesso, sia per l'assoluta
imprevedibilità di comportamento di un oggetto così bizzarro come
la stella di cui stiamo parlando. R Aquarii a prima vista
appare come un rompicapo, un gioco ad incastro di cui non si riesce
a mettere insieme i singoli elementi. Prendiamo ad esempio
l'emissione X. Le previsioni erano perla presenza di un flusso X
molto potente, mentre invece l'abbiamo trovato piuttosto fiacco.
Chiaramente, l'origine di questi raggi X dovrebbe essere ben
diversa che nelle classiche sorgenti galattiche, dove l'emissione X
è soprattutto legata a fenomeni di scambio di materia in sistemi
binari molto stretti. Nel caso di R Aquarii un periodo
orbitale di 44 anni implica una eccessiva separazione tra le due
stelle del sistema. Se l'orbita è circolare e lo scambio di massa
tra le due stelle rimane trascurabile; c'è però l'orbita molto
eccentrica, può accadere che al momento di massima vicinanza
l'effetto di attrazione mareale della nana calda sulla gigante
rossa provochi un rapido aumento di flusso di gas dalla gigante
alla nana, con la creazione nel suo piano equatoriale di un grosso
disco in rapida rotazione. Questo fenomeno sarebbe di breve durata
e si ripeterebbe ad ogni passaggio al periastro, cioè ogni 44 anni,
se questo è il vero periodo orbitale del sistema. Questa ipotesi è
naturalmente giustificata dall'aspetto della nebulosa attorno a
R Aquarii e anche dall'improvvisa apparizione del getto
grazie all'effetto-faro di cui si è detto. Per quanto riguarda il
basso livello di emissione X ci sarebbe una spiegazione abbastanza
semplice: siccome il piano dell'orbita è poco inclinato rispetto
all'osservatore, noi possiamo osservare solo i raggi X emessi, o
riflessi, dalla coda. Tutto il resto, cioè i raggi emessi dalle
parti centrali, rimane schermato dallo strato di materia
relativamente ben sa presente soprattutto nel piano equatoriale di
R Aquarii. È probabile che se fosse possibile dare uno
sguardo alla scena " da sopra ", cioè dalla direzione polare, si
scoprirebbe un flusso X di gran lunga superiore a quello trovato.
Questa ipotesi è indirettamente suggerita dalla struttura e dal
grado di ionizzazione del getto e dalle misure radio. Si tratta in
ogni caso di proposte che richiedono ulteriori verifiche da parte
di future osservazioni, specialmente dallo spazio. Quello che è
comunque importante qui sottolineare è il fatto che, grazie a
questi primi risultati, è possibile oggi affrontare con maggiore
concretezza due grossi problemi dell'astrofisica moderna: l'origine
e la struttura dei getti e la natura dei dischi di accrescimento,
nonché da possibile correlazione tra questi due interessanti
fenomeni. Sarà possibile con il telescopio spaziale e con gli altri
progetti spaziali aggiungere i tasselli mancanti a questo
rompicapo. Qualunque siano le sorprese che R Aquarii non
mancherà di riservarci, certamente questa stella è destinata a
rimanere a lungo ospite di riguardo nel nostro zoo
astrofisico.
quelli
della via lattea |