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Plaskett star RA: 06:37:24.0
DEC +06:08:07.3
BOX = 15 x 15 arcmin
EQUINOX = J2000
Facile con un binocolo 7X50, da contemplazione con un telescopio
riflettore 13 cm e da "viaggio" con un 250 mm con oculare 17mm Hyperion
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La prima sera che io e altri astrofili contattati
sul forum ci conoscemmo
per andare a fare un osservazione sulle terrazze del
Lago di Castel Gandolfo: Angelo (Astrocurioso) Marco Bracale Stefano Simoni,
Alessandro (Cripto ora in quel di Finlandia), Fabuladòr (Giovanni), fu una sera
piena di scambi di idee e di strumenti tra cui spiccava per luminosità il bino
20X90 di Angelo che ci regalava una luminosità contrasto eccezionali.E
interessante il confronto con il 7X60 di Giovanni. Ma il punto focale per me fu
prima cercare la stella di Plaskett, trovata dopo tentativi lunghi di
star hopping, che mi hanno fatto conoscere quella porzione di cielo palmo-palmo.
"Sorvolando" col mio 13 cm newtoniano il triangolo isoscele formato da
Betelgeuse, Alhena e Procione, a metà della linea di base, rimane facile
individuare CR106 un ammasso aperto formato da una trentina tra stelle e
stelline tra cui spicca per rispetto e colore: una azzurra (doppia non
separabile ) di sesta magnitudine (HD47129). Ero cosciente soltanto di osservare
oltre il suo colore un oggetto che, probabilmente ancora oggi è il più massiccio
che si conosca! La sensazione è quella di avere nell'oculare una stella che in
qualche modo imponesse la propria emissione luminosa con un gioco diverso dalle
altre stelle. Evidente se la si osserva a lungo in un oculare da 13 mm,
72° apparenti di campo (prestatomi da Marco). Diveniva per me un punto del cielo
prezioso ricco di fascino e elevazione mentale, ma questa è una mia sensazione.
Appena sotto la stella di Plaskett c'è un piccolo quadrilatero di stelline con
una al centro (TYCO158-02580-1) di mag. 10,2 che gli dona una simmetria netta e
permette un riconoscimento immediato. Angelo mi chiede lumi sulla stella e io
ancora ne so poco e mentre gli altri erano intenti a scovare il doppio ammasso
del Perseo, che nei binocoli è di primaria bellezza, io già avevo la curiosità
che mi mangiava, come un baco la sua foglia. Voglio saperne di più e già
ero cosciente che il giorno dopo mi sarei messo alla ricerca di informazioni che
mi facessero entrare ancora di più nel suo "mondo".
Plaskett
scoprì la natura di questo oggetto doppio nel 1922,
trovando per le masse di questi due oggetti 70 e 60 masse solari!!!
Probabilmente l'orbita su un piano circolare ha un periodo di 14,4 giorni e le
velocità non inferiori a 250 km/s. La stella principale è di tipo spettrale O8
I, quindi un oggetto a temperatura e luminosità elevatissime (supergigante
azzurra). Nello spettro sono evidenti, insieme alle normali righe scure di
assorbimento, righe luminose o a emissione da cui si evincono involucri di gas
probabilmente materia espulsa dalla coppia stessa. Solo negli anni 40, O. Struve
con un riflettore dellOsservatorio McDonald rivelo masse di elio con velocità di
avvicinamento a 700 km/s! Ulteriori studi nel 1975 effettuati da J. Hutchings e
A. Cowley dall'Osservatorio Kitt Peak hanno rilevato oltre a dati di
inclinazione e velocità orbitale e la luminosità della secondaria, che sembra
essere un quarto della primaria, che la luminosità visuale assoluta della stella
di Plaskett sia compresa tra 30 mila e 60 mila volte quella del sole. Attraverso
poi calcoli derivati dai rapporti di intensità fra righe dovute a atomi neutri e
eccitati; il valore risulta compreso fra 3i 5mila e 45 mila gradi, (il nostro
Sole 5800Kelvin). Plaskett A, ha una emissione molto alta ultravioletta, che non
entra in conto alla luminosità visuale, derivando; si ottiene la luminosità
bolometrica, ed è proprio con la lum. bolometrica che si deve avere a che fare
per ricavare le dimensioni della stella. Effettuati i dovuti calcoli, che non
sono chiaramente in grado di fare e neanche "impostare" , mi adeguo alle varie
operazioni effettuate dai fisici astronomi, con cui risulta una emissione di
energia con intensità da 1 a 2 milioni di volte quella del nostro Sole! Se le
dimensioni della stella di Plaskett fossero uguali a quelle del sole,
con 40.000° di temperatura,
emetterebbe con una intensità solo di 2300 volte
maggiore; e per arrivare al valore calcolato e osservato occorre che la
superficie irradiante, sia maggiore di quella solare. Una volta fatti i conti
Plaskett A deve avere un raggio 20 - 30 volte quello solare.
Cavolo! dopo questa carta di identità sono di nuovo
uscito col mio telescopio sul tetto condominiale. Mentre salivo le scale con le
mie due borse e zaino, con la testa tra le stelle, scende Antonio che mi saluta
e mi guarda con sorpresa, di solito quando si parte si esce dal portone e le
scale si scendono: Mi dice-. <<Ciao Massimo>> gli dico: <<Ciao Antò>>. Che ti
spiego, pensai. Appena arrivato su, montai il tele e approntai il notebook,
mentre aspettavo che lo specchio andasse in temperatura leggevo alla fioca luce
di una torcetta. Certo ci ho messo meno tempo per ritrovare la mia stella, e
stavolta l'ho osservata con tutte le combinazioni possibili di oculari, Barlow e
addirittura Barlow su Barlow, Fuoco difficile gente! In ogni modo con il 25 mm
50° c.a. è l'unico modo per apprezzarne la bellezza e la brillanza, il seeing
ottimo mi ha permesso di ammirarne di più lo stacco con le altre e mentre
la osservavo, sapendo che è una doppia ne immaginavo l'orbita pesante, stretta,
e vi giuro l'ho vista possente.
La distanza? Beh, sembra stimabile, in base alla luminosità assoluta,
valutata spettroscopicamente, e mettendo in conto l'assorbimento da parte delle
polveri interstellari (siamo in piena Via Lattea) risulta essere circa 2000
Parsec. Da quelle parti si trova un altro oggetto bellissimo NGC 2237 (nebulosa
Rosetta), la nebulosa Cono e l'ammasso NGC 2264 tutte giovani stelle, alcune
sono in piena evoluzione. Allora che dire? "A me mi piace" E vorrei aggiungere:
che quando si osserva una stella, una nebulosa o un ammasso stellare, sapere
cosa si sta osservando, oltre il nome e le coordinate, appaga molto di più.
Questa è senz'altro una mia sensazione certo, ma in ogni caso è pur vero che una
stella senza nome vista nell'oculare rimane una anonima stella che non dà
emozioni forti, al di là che è distante molti anni luce da noi. Un
caloroso grazie va a Giovanni, Angelo, Stefano, Marco. Quelli della Via Lattea
sono in agguato.
Cieli bui e sereni. MaximoRed
quelli della via lattea
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