Paolo non aveva voglia di condividere con nessuno la sua tristezza da
bassifondi d’anima che lo attanagliava ogni volta che la sera scendeva, e tutti
i giorni la sera scendeva, sarebbe successo anche quel periodo di luce come
tanti altri. Erano le 17,00 e la frescura cominciava a farsi sentire in quella
strada frequentata dai soliti barboni e neri ubriachi di noia e di alcool. Mentre camminava pensava ci sarebbe voluto un pittore, ma un pittore
bravo per dipingere quell’infamia di ingiustizia sociale che ormai era parte
integrante del rione. Mancava ormai poco che Paolo diventasse come quelli,
persona dimenticata in un nascosto angolo che avesse protetto le sue paure e i
suoi morti sogni. Quale schifo! Perdio! Doversi immaginare così… <<Cos’ hai da guardare amico?!>> << Nulla, nulla..mi scusi…>> Continuò a camminare, solo un po’ più velocemente. Voltò l’angolo e la
penultima casa in fondo a Via delle Magnolie aveva il suo appartamento, era come
tornare nella tana in una giornata solo un pò diversa, perché aveva acquistato
con sforzo economico un bel paio di scarpe color celeste chiaro per la maratona.
Sali e chiuse la porta alle sue spalle, volle subito scartare l’involucro e
guardarle di nuovo, farle girare tra le mani, dall’alto, di fianco, indossarle
ancora e sentirle aderenti ai piedi, come ne facessero parte, provò qualche
saltello “hop!” “hop!” Bene, erano proprio un bell’acquisto, farà i
suoi 42 Km.
Domattina presto una banana, un pò di latte e via! Preparare la
sveglia alle sei, Paolo era eccitato, sapeva già il percorso che avrebbe fatto,
l’aveva misurato con il contachilometri della macchina ed era poco frequentato
dalle automobili, era certo che con quelle scarpe sarebbe senz’altro sceso sotto
le tre ore, l’obiettivo di questa stagione, doveva farlo! Presentarsi alla gara
di Roma e fare un ottimo tempo, si sarebbero accorti di lui, si sarebbe iscritto
alla S.A. Antares e chiamato per le prossime olimpiadi di Pechino! Le olimpiadi!
Le ali ai piedi…Hermes… Ora per capire le
sensazioni e affiancare Paolo bisogna entrare nella sua testa... La sveglia alle sette e trenta in punto fece il suo dovere, alle otto
e trenta circa ero pronto a indossare il completino e le scarpe nuove, la
giornata era bella e mite, adatta. Feci subito caso ai primi passi, erano
leggeri come volevo, iniziai a correre. Dopo cinque o sei chilometri mi
convincevo che stavo meglio dell’ultimo allenamento, si! Stavo meglio, le mie
scarpette erano da dio, Hermes… Al dodicesimo ero in piena media, dovevo forse
aumentare qualcosa ma senza esagerare. Imboccai lo stradone che portava fuori
città, gli alberi mi sfilavano ai lati, fino alla fine della strada erano
duecentosei o forse duecentonove non riuscivo mai ad esserne sicuro… Andavo a
velocità giusta leggero e con ritmo regolare, quando all’improvviso, un bagliore
fortissimo avvenne proprio sulla mia sinistra, all’altezza del campanile di San
Giacomo Nolasco a circa 2 o 3 km da me. Non mi fermai, ma non guardavo più
avanti, mi capirete, la mia corsa era distratta da quell’evento… strano, mai
visto prima... Una luce arancione di forma circolare, molto frastagliata ai
contorni, era talmente luminosa che non la si poteva guardare direttamente, e se
si spostava lo sguardo la sua forma assumeva una estensione maggiore, non vorrei
esagerare ma copriva quasi tutto il paese di Collemannoia. Cominciai a
rallentare fino a fermarmi, mi accorsi di essere immobile verso
quell’accadimento straordinario. Cosa poteva essere? Avevo sentito parlare di fulmini globulari, o
inversioni termiche. Il Sole! Il Sole stava esplodendo! Risi di questo pensiero
assurdo. Mi voltai dall’altra parte, il Sole era in fase ascendente alla mia
destra, ma allora? Ero eccitato, impaurito e la morbosità di sapere si impadronì di me.
Cercavo con lo sguardo qualcuno che passasse da quelle parti per vederne la
reazione, ma ero solo. Una atmosfera misteriosa crebbe. La luce arancione era sempre forte e non accennava a diminuire, erano
passati due o 30 minuti non so più. Vidi solo in lontananza persone che
correvano, macchine che suonavano, pensai: ecco, questo è l’inizio del caos. Mi
sedetti su un muricciolo rotto e divenni spettatore affascinato, cos'altro
potevo fare? Guardando per terra, vidi che la mia ombra ne aveva conosciuta
un’altra, una dal Sole e l’altra dall’evento arancione, erano incrociate, anche
quella dell’albero vicino aveva la stessa peculiarità.
Una vicinissima supernova nella nostra galassia, un miracolo divino
sulla chiesa di S. Giacomo Nolasco? Un'astronave aliena in panne dalle nostre
parti? O tutto il paese, compreso me, avevamo mangiato pesante la sera prima. Ad
ogni modo, godevo di quella visione magnifica, adesso i suoi contorni
dall’arancione chiaro erano passati al giallo e bianco, e sembrava muovessero
l’aria, sentivo un leggero suono a bassa frequenza che mi entrava dallo stomaco
anziché dalle orecchie, e non faceva altro che aumentare la mia eccitazione. Il
mio cuore aveva cambiato posto, dla petto alla gola. Le persone laggiù andavano
a destra e a sinistra, si muovevano veloci come api. Ora la luce gialla arrivò
già sopra la mia testa e le ginocchia nude riflettevano tenuemente un pò di
arancione, guardai i dorsi delle mie mani, avrei voluto vedermi in faccia.
Un raggio di luce che si originò dal centro del bagliore arancione si
diresse proprio verso di me, non era veloce. Che… Mi investì in pieno e…
d’improvviso io sparii, il muretto rimase da solo, e le mie due ombre non
c’erano più… Non seppi che fine feci, inghiottito dalla luce. Essere inghiottiti
dalla luce non è da tutti ve lo assicuro! Quale privilegio mi toccò, forse
divenni luce anch’io, scomposto in un pacchetto d’onde, sarei svaporato
sottoforma di onde o di particelle? Nessuno lo saprà mai, è indeterminabile
vero? Sarebbe stata la soluzione al dilemma felino di Shroedinger!
Fatto sta che rimasi unico testimone della mia sparizione. Nessuno mi
avrebbe cercato, mammamia! Sparire così senza lasciare traccia. Ma ora che ci
penso, come posso essere evaporato, sparito e essere cosciente di questo? Il raggio di luce che mi catturò mi avrebbe trasportato sopra, o
sotto, o da qualche parte, che senso avrebbe altrimenti? Una tenue sensazione di
risveglio pervase il mio corpo, una sorta di formicolio nel cervello mi diede
coscienza di essere in un corpo non ancora intero, una nebbia violacea avvolgeva
tutto intorno e sembrava che sostenesse la mia leggerezza. Sono morto! Si, sono
morto e questo è il trapasso. Misi lo sguardo su di me e quello che doveva essere il mio corpo si
presentava come un onda in continua frequenza, ero impalpabile, non ero
consistente, poi passai a essere corpo ma in qualche modo sempre fendibile alla
luce, ma più che una visione era anche una sensazione. Come toglievo lo sguardo
il mio corpo cessava di esistere. La mia leggerezza era un orgasmo
spirituale, un estasi, non c’erano più gli stress della vita, i ricordi, il
passato o il futuro e tutto ciò che lega a queste concezioni temporali. Non so
dove mi trovo e non so se mi trovo, voglio dire non so cosa sono. Ma questa mia
essenza, anche in fasi perdute stava per divenire qualcosa di concepibile, una
sublimazione del tempo e dello spazio. L'unificazione delle forze in un
"non-luogo" e un "non-tempo"
Io sono, adesso, l’origine dell’universo.
maximoRed
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