Nato in un
povero quartiere di Londra, Oliver Heaviside non ebbe una
formazione universitaria e fu disoccupato per tutta la vita, a
eccezione di un periodo di sei anni trascorso come telegrafista. Il
e, in virtù delle sue grandi doti della sua inflessibile forza di
volontà, e questo autodidatta divenne uno tra i principali fisici
dell'epoca vittoriana. Egli chiarì ed estese la teoria
dell'elettromagnetismo di James Clark Maxwell, scoprì il principio
circuitale che rese possibile la telefonia su lunga distanza e
previde la televisione, le comunicazioni radio transoceaniche e
vari aspetti della teoria della relatività di Einstein. Se pure fu
tenuto in grande considerazione dagli scienziati del suo tempo,
anche perché i suoi metodi ebbero così successo da essere
considerati quasi ovvi: capita anzi che vengano menzionati come già
esistenti in testi che descrivono l'opera di scienziati vissuti
prima di lui. Oggi, per esempio, molti uomini di scienza e credono
che i vettori che descrivono le forze fossero già utilizzati da
Newton,2 secoli prima. In realtà fu Heaviside a introdurli
nella fisica. È strano che la sensibilità moderna, sempre alla
ricerca di personaggi, abbia trascurato questo inglese, la cui
individualità riesce a spiccare in un periodo pure costellato di
personaggi straordinari, come il generale Charles Gordon, meglio
noto come Gordon Pascià, Florence Nightingale, il reverendo Lewis
Carroll e Jack lo Squartatore. Heaviside fu un eccentrico fra
gli eccentrici,1 uomo che si fece tra sé in un secolo aperto
all'iniziativa individuale. In breve, Heaviside è un
personaggio che sembra tratto dalle pagine di un romanzo di
Dickens. L'ultimo di quattro figli di un incisore di xilografie
dalla salute malferma, a malapena in grado di provvedere alla
famiglia, Heaviside nacque nel 1850 non lontano dalla
fabbrica di lucido per scarpe aveva lavorato Dikens da bambino. La
scarlattina che lo colpì quando era ancora molto piccolo gli
danneggiò permanentemente l'udito rendendogli difficili i rapporti
con gli altri bambini. Questo stato di isolamento contribuì alla
formazione di una personalità polemica e di un piglio sarcastico da
cui si sarebbe in seguito lasciato trascinare a volte in misura
eccessiva in attacchi sulla stampa a coloro con cui si trovava in
disaccordo. Ricordava sempre con amarezza gli anni giovanili e
affermava che quel periodo aveva <<deformato
permanentemente>> il corso della sua vita. Heaviside conseguì
nondimeno risultati scolastici molto lusinghieri, classificandosi
quinto fra più di 500 candidati a un esame del College of
Preceptors nel 1865.
Il voto peggiore conseguito dal futuro fisico matematico un
deludente 15% in geometria euclidea, una curiosa carenza che
preannunciava la sua posteriore insofferenza per le dimostrazioni
e
rigorose. <<Euclide è il peggiore di tutti. - scrisse in
seguito Heaviside - E' scandaloso che i giovani devono
confondersi il cervello su mere sottigliezze logiche, sforzandosi
di capire la dimostrazione di un fatto ovvio nei termini di
qualcosa altrettanto... ovvio, di concepire in questo modo una
profonda avversione per la matematica, quando potrebbero imparare
davvero la geometria, un oggetto di studio di importanza
fondamentale>>. In ogni caso il giovane Heaviside
lasciò la scuola all'età di 16 anni, imparò da sé l'alfabeto Morse
e i rudimenti dell'elettricità e a 18 si recò in Danimarca a
lavorare per una società dei telegrafi. Quello l'unico periodo in
cui poter disporre di uno stipendio.
Heaviside ottenne per lavoro attraverso i buoni uffici dello
zio, Sir Charlesx Wheatstone, marito della sorella di sua madre.
Wheatstone, un imprenditore di successo che contava fra i molti amici
scienziati William Thomson (in seguito Lord Kelvin) e Michael
Faraday, viene ricordato principalmente per il ponte di Weatstone,1
dispositivo per misurare la resistenza elettrica ( nella cui
invenzione non ebbe però alcun ruolo ). Non dovette essere
difficile per lui procurare quel lavoro al nipote, il quale su
richiesta dello zio si era preparato aggiungendo il danese e il
tedesco alle altre lingue che già conosceva. Heaviside,
recandosi in Danimarca a lavorare per una società dei telegrafi,
seguiva semplicemente l'esempio del fratello maggiore Arthur, già
dipendente della Universal Private Telegraph Company, fino a
quando, nel 1870, tutti i servizi telegrafici britannici finirono
sotto il monopolio del British General Post Office (GPO). Nel
1874 Heaviside abbandona al suo posto di lavoro per dedicarsi
completamente allo studio. Fu una decisione di fondamentale
importanza per un uomo di 24 anni che non disponeva di mezzi
propri. Heaviside, come il giovane Einstein 25 anni più
tardi, fu conquistato alla fisica dalla semplicità che vide
trasparire dalla complessa matematica di Maxwell. Questi aveva
dimostrato l'unitarietà dell'elettricità e del magnetismo mettendo
in forma matematica e la concezione di Faraday che li descriveva
come campi.Il sistema di equazioni risultante spiegava molti
fenomeni noti e ne faceva prevedere gli insospettati. Fatto più
importante, Maxwell aveva previsto che un campo elettrico
oscillante nello spazio avrebbe generato un campo magnetico
oscillante alla stessa frequenza che, a sua volta, avrebbe indotto
un campo elettrico e così via. Quest'onda
<<elettromagnetica>> si sarebbe necessariamente
propagata alla stessa velocità della luce, anch'essa una radiazione
elettromagnetica. Maxwell morì all'età di 48 anni nel 1879,9 anni
prima che il genio tedesco Heinrich Hertz verificasse la sua
previsione captando onde elettromagnetiche dello spazio. Poco dopo
Olivier J. Lodge e sarebbe stato fra i più tenaci sostenitori
di Heaviside - rivelò la presenza di onde elettromagnetiche
in un conduttore metallico. Solo allora la teoria di Maxwell fu
accettata quasi universalmente. Heaviside non aveva atteso
tale conferma perché considerava la teoria elettromagnetica
<<inconfutabilmente vera>> sulla base della
dimostrazione matematica di Maxwell, che giudicava degna di un
<<genio divino>>. Così si espresse nel 1918, spiegando
quale fosse stata la sua prima impressione alla lettura dell'opera
di Maxwell: <<Vidi che era qualcosa di grande, di più grande,
di grandissimo, con possibilità prodigiose in suo potere. Ero
deciso a padroneggiare il libro e mi misi al lavoro... Mi occorsero
vari anni prima di poter capire tutto ciò che era nelle mie
possibilità. Allora mi si Maxwell da parte e seguii la mia strada.
E progredii molto più rapidamente>>.
Heaviside semplificò enormemente le 20 equazioni di Maxwell
in 20 variabili esprimendone l'essenza due equazioni scritte in due
variabili (le variabili descrivevano i vettori del campo magnetico
e del campo elettrico). Gran parte del lavoro teorico fu svolto in
parallelo con Hertz, il quale osservò generosamente nel suo libro
sulle onde elettriche che <<la priorità spetta al
signor Heaviside>>. George Francis Fitzgerald, del
Trinity College a Dublino, ebbe a scrivere: <<il trattato di
Maxwell e ingombro dei detriti delle sue brillanti idee di assalto,
dei suoi campi trincerati, delle sue battaglie. Oliver
Heaviside ha sgombrato il campo, ha aperto una via di accesso
diretta, ha costruito una strada ampia e ha esplorato una parte
considerevole della regione>>. Questo fu il bell'elogio fatto
a Heaviside dall'uomo che in seguito divenne famoso come
coscopritore della
contrazione di
Lorentz-Fitzgerald nella teoria della relatività. Per qualche
anno le equazioni riformulate furono chiamate equazioni di Hertz- Heaviside, ma, in seguito, ci si dimenticò del contributo di
Heaviside: il giovane Einstein e si riferì a esse chiamando le
equazioni di Maxwell-Hertz e oggi sono menzionate con il solo nome
di Maxwell. I metodi di Heaviside furono altrettanto
importanti quanto i suoi risultati. Assieme a Josiah Willard Gibbs
della Yale University, Heaviside insegnò l'impiego dei
vettori ai fisici di tutto il mondo. I vettori descrivono le forze
come grandezze direzionali: un vettore può rappresentare una forza
in un determinato punto e in un sistema di vettori può descrivere
un campo di forze. I vettori possono essere sottoposti alle
operazioni dell'aritmetica o del calcolo infinitesimale: la
derivazione di un sistema di vettori descrive un campo magnetico,
per esempio, fornisce il vettore per il flusso elettrico di un dato
punto. Le operazioni vettoriali possono essere però molto
complesse. Per esempio, non godono della proprietà commutativa: il
prodotto vettoriale a per b non uguale a b per a. Ma i vettori non
sono neppure lontanamente complicati come i quaternioni, da cui
derivano. I quaternioni - che aggiungono una variabile scalare alle
tre coordinate direzionali - erano stati introdotti in precedenza
nel corso del secolo dal matematico irlandese William Rowan
Hamilton. Il loro uso, in contrapposizione a quello dei vettori, fu
sostenuto dal fisico scozzese Peter Guthrie Tait, un amico di
Maxwell e di Kelvin. Né Maxwell né Kelvin si curarono molto dei
quaternioni, ma entrambi si accontentarono di esprimere le loro
obiezioni e di passare poi ad altri argomenti. Tait lottò invece
aspramente a favore della <<vecchia matematica>>,
polemizzando con Heaviside e con Gibbs in numerose lettere al
direttore di <<Nature>>. La matematica di Heaviside (nota oggi come calcolo
operazionale) non fu approvata neppure dal consulente matematico
dei <<Proceedings of the Royal Society>>, William
Burnside, il quale rifiutò il trattato di Heaviside per la
sua mancanza di rigore. Heaviside ammise il difetto ma,
avendo sempre disprezzato i <<cavilli logici>>,
scrisse: <<E allora? Dovrei forse rifiutarmi di mangiare
perché non capisco a fondo il processo della
digestione?>>.
Per un'ironica circostanza, colui che dovette
comunicare a Heaviside il rifiuto, Lord Rayleigh, Cavendish
professore all'università di Cambridge, era proprio uno dei più
grandi ammiratori delle sue innovazioni matematiche. I vettori
ebbero infine un successo tale da mettere completamente in ombra i
loro stessi creatori. I libri di testo riesposero la teoria di
Maxwell in termini di vettori, cosicché anche le ricerche anteriori
di Maxwell finiscono con l'apparire più facili di quanto in realtà
non siano state. Questa riformulazione astorica, così frequente
nella didattica della scienza, ha privato in tal modo due
generazioni di scienziati del giusto riconoscimento che, per uno
studioso, e in fin dei conti l'unica vera remunerazione. La
successiva importante applicazione della teoria di Maxwell venne
nel 1884, quando Heaviside e John Henry Poynting descrisse il
cammino che l'energia elettromagnetica segue nello spazio. I due
lavorarono con grandissimo impegno in una competizione tanto
accanita quanto equilibrata, anche se fu Poynting il primo a
pubblicare le sue ricerche, giustificando così il nome moderno di
<<vettori di Poynting>>. (Il nome risulta ancora più
appropriato in lingua inglese perché i vettori
<<puntano>> nella direzione del flusso di energia in
ogni punto dello spazio). Anche in altri modi di Heaviside spinse la teoria di Maxwell
più avanti di quanto il maestro stesso avesse sperato.
Heaviside fu affascinato, per esempio, da ciò che accade alle
particelle cariche quando si muovono più velocemente della luce, e
i suoi taccuini sono pieni di calcoli e su come dovrebbero
comportarsi tali particelle <<superluminali>>. Un
esempio di condizioni superluminali, che si verifica in mezzi densi
come l'acqua, è la sua tenue luce azzurra che emerge dai reattori
nucleari a piscina. Questo fenomeno si verifica perché gli
elettroni che escono dal reattore superano in velocità la luce,
producendo un'onda d'urto elettromagnetica, qualcosa di simile al
bang i sonico prodotto da un aereo quando supera la velocità del
suono. L'onda d'urto, visibile sotto forma di luce, e oggi chiamata
radiazione Cerenkov, dal nome del fisico russo Pavel A. Cerenkov,
che nel 1958 vinse il premio Nobel per le sue ricerche sul
fenomeno, cinquant'anni dopo che questo era stato previsto da
Heaviside. benché la teoria
attuale vieti a una particella di propagarsi alla velocità della
luce nel vuoto, il fatto che una particella possa superare tale
velocità non viola alcuna legge. Alcuni teorici speculano su
particelle per le quali la velocità della luce nel vuoto
rappresenti un limite minimo. L'energia di questi
<<tachioni>>, sempre che essi esistano, si approssima a
zero a velocità infinite e all'infinito alla velocità della luce.
La teoria della relatività vorrebbe che essi viaggiassero a ritroso
nel tempo, ponendo gli <<effetti>> prima delle
<<cause>> e violando in tal modo la nozione di
causalità, la quale d'altronde non è una legge fisica.
Heaviside non sapeva nulla di questi effetti anticronologici, ma se
i tachioni carichi esistessero effettivamente potrebbero essere
rivelati attraverso la <<radiazione di
Heaviside>> che dovrebbero emettere. La brillante esposizione
ed estensione della teoria di Maxwell da parte di Heaviside
non passò inosservata poiché, anche se egli pubblicò la maggior
parte dei suoi articoli in un periodico professionale per ingegneri
elettrotecnici, l'<<Electrician>>, questo veniva letto
anche da molti eminenti accademici. Persino il grande Maxwell una
volta vi pubblicò una nota. L'elite e scientifica, perciò, era del
tutto consapevole della statura di Heaviside. Nel suo
discorso inaugurale del 1889 come primo presidente del Institution
of Electrcal Engineers, Thomson (poi Sir William) definì
decisamente Heaviside una <<autorità>>. In
seguito, nel corso dello stesso anno, Heaviside fu presentato
a lettori di <<Nature>> da Joseph Lodge come uno
scienziato <<le cui profonde ricerche nel campo delle onde
elettromagnetiche si sono spinte più lontano di quanto chiunque
possa ancora comprendere>>. Dopo due anni, Heaviside fu nominato membro della Royal
Society e la sua candidatura fu sostenuta da scienziati come
Thomson, Lodge, Fitzgerald e Poynting. L'onore di essere membro
della Royal Society era nel 1891, prima della proliferazione dei
premi scientifici, ancora più grande di quanto non sia oggi. In
soli 17 anni, quindi, Heaviside era salito dall'oscura
condizione di telegrafista disoccupato a quella di scienziato di
fama mondiale tutto questo può far pensare al copione di un film di
Hollywood. In realtà Heaviside accettò la nomina senza
eccessivo entusiasmo: si accompagnava
infatti la preoccupazione di poter essere criticato senza tanti
riguardi da quelle stesse persone che ora lo applaudivano. Questo
atteggiamento difensivo può essere compreso se si pensa agli eventi
del decennio precedente, quando Heaviside si era trovato
impegnato in molte aspre controversie dall'esito spesso incerto. Il
benevolo discorso di Thomson all'Institution aveva avuto uno
speciale significato per un pubblico che aveva seguito la
controversia tra Heaviside e il più temibile dei suoi molti
nemici, William H. Preece, direttore tecnico del GPO. Proclamandosi
<<uomo pratico>>, con scarso rispetto per i teorici che
rivestivano il loro lavoro di formule matematiche, Preece aveva
idee ben precise su come costruire un circuito per
telecomunicazioni. Heaviside pubblicò idee altrettanto
precise in totale disaccordo con quelle di Preece e i due si
scambiarono sulla stampa battute sempre più feroci. Di fatto la
maggior parte dei grandi progressi delle macchine e della
tecnologia erano stati compiuti quasi senza alcun supporto teorico.
L'unico fondamento matematico disponibile era un'analisi di flusso
elettrico di frequenza molto bassa in cavi lunghissimi, analisi che
era stata eseguita una trentina di anni prima da Thomson. Quella
teoria funzionava bene per le trasmissioni di poche parole al
minuto, ma era completamente inadeguata ai ritmi immediatamente più
veloci richiesti dalla telefonista.
Il problema che richiedeva soluzione urgente è quello di come far
si che un segnale ad alta frequenza non subisse distorsione
attraverso un circuito. Una qualche distorsione è comunque
inevitabile, come quella causata dalla resistenza elettrica, che
estrae energia da un segnale convertendola in calore. Un'altra
distorsione può essere causata dall'induttanza e dalla capacità,
che accumulano per breve tempo l'energia di un segnale,
rispettivamente, nel campo magnetico e nel campo elettrico. La
scintilla che si produce quando si estrae la spina del tostapane
dalla presa è l'effetto dell'accumulo induttivo: è energia liberata
da un campo magnetico indotto da una corrente elettrica che di
colpo viene meno. Un condensatore, d'altra parte, accumula energia
in un campo elettrico che può persistere anche quando viene tolto
il collegamento con il circuito che lo carica. I
condensatori ad alta tensione sono
ciò che rende così pericoloso mettere le mani in un apparecchio
televisivo anche quando non è collegato alla presa. Gli effetti
capacitivi spiegavano la maggior parte degli effetti di accumulo di
energia dei cavi transoceanici della metà dell'800, come Thomson
sapeva. Egli era però consapevole che, con i bassi flussi del
segnale allora in uso, si poteva ignorare tranquillamente l'effetto
induttivo del magnetismo e la dissipazione di energia dovuta alla
resistenza. Per quanto incompleta, la teoria di Thomson acquistò
gradualmente lo stato di dogma fra coloro che non si rendevano
conto delle sue semplificazioni teoriche. Ma quelle
semplificazioni, pur così ragionevoli agli inizi della telegrafia,
divennero indifendibili quando furono applicate ai circuiti più
veloci sviluppati per la telegrafia multiplex (cui un singolo cavo
trasmettere simultaneamente vari messaggi) e per la telefonia.
Questi circuiti divennero soggetti agli effetti di disturbo
dell'induzione magnetica. Il primo di tali effetti era un ritardo
nella trasmissione conseguente a momentaneo accumulo di energia di
segnale nel campo magnetico del circuito. Il tempo impiegato dal
energia a entrare nel campo e a uscirne limita la velocità massima
del circuito. Il secondo effetto dell'induzione era ancora più
fastidioso perché incideva in modo diverso sui componenti del
segnale. Un segnale è semplicemente un'onda complessa scomponibile
in uno spettro di onde sinusoidali semplici, ognuna delle quali ha
una sua particolare frequenza e ampiezza. Le sequenze più elevate
percorrono il cavo di trasmissione più rapidamente delle frequenze
inferiori e perdono in questo processo una parte maggiore della
loro energia. Esse raggiungono perciò la loro destinazione in un
tempo più breve, ammesso che riescano a raggiungerla. Benché questo
inconveniente possa essere superato nella telegrafia più semplice
escludendo con filtri e le frequenze più elevate, non è possibile
fare la stessa cosa nelle trasmissioni telefoniche. Il codice Morse
più veloce che una mano umana possa trasmettere non ha componenti
essenziali superiori a 100 Hz (cicli al secondo), mentre il normale
linguaggio parlato utilizza frequenze nell'ambito di migliaia di
hertz. Nei primi telefoni realizzati da Alexander Graham Bell, la
mescolanza di onde restava intelligibile solo per qualche decina di
chilometri, dopo di che il segnale diventava
indecifrabile. Un impulso
inizialmente chiaro, come quello in cui il
grafico di intensità nel corso del tempo corrisponde alla lettera
M, finirebbe ben presto col trasformarsi in un intrico confuso
paragonabile all'impronta di un pneumatico
consumato.
 |
 |
Nell'800 gli ingegneri evitavano l'induzione a causa del
suo effetto rallentante. Questo perché il campo magnetico indotto
da una corrente (in alto) accumula per breve tempo e poi
scarica l'energia del segnale. Heaviside dimostrò che con
l'aggiunta di induttanza nel circuito si poteva ottenere una
trasmissione senza distorsioni. George Campbell, dell'American Bell
C.ny, progettò le prime bobine di carico (in basso), in cui
il campo indotto di ogni spira rafforza quello della spira vicina.
Le 300 bobine sperimentali di Campbell aggiunsero ciascuna 0,11
henry e 12 ohm a intervalli regolari lungo 55 km di cavo
telefonico. |
La distorsione annulla un segnale perché le
componenti di alta frequenza sono più veloci di quelle di basa
frequenza e quindi un impulso nitido in partenza diventa viavia
confuso (in alto).
La trasmissione
senza distorsione (al centro) incorpora il carico induttivo
nell'equazione (in basso, con lo schema del circuito) che
mette in relazione l'induttanza L, la resistenza lineare
R, la capacità S e la resistenza dovuta alla
dispersione del circuito K. |
L'atmosfera disperdere pochissimo le onde radio (eccezione fatta
per la ionosfera, di cui Heaviside fu in primi a postularne
l'esistenza), il filo metallico le disperde in misura significativa
e l'acqua le disperde al massimo grado. Questa differenza nella
dispersione spiega perché sia stata la radio a trasportare la
parola umana al di là dell'oceano molto tempo prima che abbiano
potuto farlo i cavi telefonici. Essa spiega anche perché fino a
oggi la marina statunitense non sia stata in grado di impartire
comandi ai suoi sommergibili in immersione e perché, per rimediare
a questa situazione, abbia proposto di costruire un sistema di
trasmissioni radiofoniche a frequenza estremamente bassa, con
un'antenna sotterranea estesa per centinaia di chilometri quadrati.
Preece non comprendeva questi fenomeni; egli affermò semplicemente
che l'induzione magnetica era una brutta cosa che poteva e doveva
essere eliminata mediante una progettazione appropriata dei
circuiti, come se si potesse abolire una proprietà intrinseca
dell'elettricità. Peggio ancora, non comprese perché
Heaviside si ostinasse a voler estendere il raggio d'azione del
telefono. <<Io ne ho uno nel mio ufficio - dichiarò una volta
Preece - ma soprattutto per mostra, non avendo alcun bisogno di
usarlo. Se voglio mandare un messaggio in un'altra stanza, uso un
campanello o mando un ragazzo>>. Preece giunse alla sua formulazione per costruire circuiti senza
distorsioni estendendo la <<legge dei quadrati>> di
Thomson, la quale dice che un segnale introdotto a un'estremità del
circuito raggiunge l'intensità massima all'altra estremità, dopo un
ritardo proporzionale al quadrato della lunghezza del
cavo, si applica però solo a
cavi così lunghi da avere un accumulo elettrico trascurabile, il
fatto che Preece ignorava. Heaviside immaginò un conduttore avvolto in spire molto
fitte, un solenoide, il cui elettromagnetismo concentrato avrebbe
cresciuto molto l'induttanza del circuito senza farne aumentare
sensibilmente la resistenza. Heaviside suggerì al fratello
Arthur di consigliare al o al GPO la realizzazione di una tale
<<bobina di carico>>, ma lasciò cadere l'idea dopo aver
appreso che Preece aveva diritto di veto su tutte le proposte di
ricerca che venivano fatte al GPO. In questo caso, infatti, Preece
avrebbe senza dubbio fatto valere il suo diritto. Un brevetto per
una simile bobina fu ottenuto una decina di anni dopo da Michael I.
Pupin, professore alla Columbia University. George A. Campbell, un
dipendente dell'American Bell Company, progettò a cavallo del
secolo la prima bobina in grado di avere applicazioni grafiche.
Heaviside non ricevette né una remunerazione né un riconoscimento
per il lavoro svolto in questo settore. Tra l'altro,
Heaviside aveva un bisogno particolarmente pressante di denaro,
dato che gli era morto il padre e i diritti della sua grande opera,
Electromagnetic Theory, si erano rivelati deludenti. Egli fu
salvato da questa difficile situazione da una pensione statale
concessagli nel 1896, su richiesta di Fitzgerald e di altri
eminenti scienziati suoi sostenitori. Heaviside affrontò la sua
successiva controversia pubblica senza alcun astio, forse perché
l'avversario era in questo caso l'amico Thomson, ora Lord Kelvin.
Qui il problema era quello dell'età della Terra, la quale veniva
calcolata sulla base del tempo che essa avrebbe impiegato a
irradiare nello spazio una presunta dotazione iniziale di calore.
Nessuno si rendeva conto allora che la sorgente attiva del calore
della Terra era il decadimento di sostanze radioattive contenute al
suo interno. L'assunto di Kelvin che il calore si fosse diffuso
verso l'alto attraverso tutti gli strati geologici a una velocità
uniforme lo condusse a fissare per la Terra un'età massima di 98
milioni di anni, un periodo assolutamente troppo breve perché la
selezione naturale avesse potuto compiere il lavoro e le attribuiva
Darwin Heaviside suppose due velocità di diffusione, una per
l'interno e una per la crosta, e su questa base stimò che la Terra
avesse un'età di almeno 300 milioni di anni. Fu il canto del
cigno di Heaviside: egli scomparve dalle
rubriche delle lettere al direttore poco dopo l'inizio del secolo,
essendosi trasferito, nel 1908, a Torquay, sulla costa meridionale
della Gran Bretagna. Qui la sua appartenenza alla Royal Society e altri dolori non
avevano alcun significato per i vicini di casa, che lo trattavano
come una persona ridicola. L'accresciuto isolamento e gli effetti
negativi dell'età accentuarono la sensazione di essere perseguitato
che affliggeva Heaviside. Beverly Nichols, uno scrittore che
crebbe nella casa accanto a quella di Heaviside, lo ricordava
come un eremita strano e amareggiato, che firmava le sue lettere
con titolo bizzarro che si era auto attribuito di W.O.R.M. Le
lettere non erano le iniziali di nulla ho, ma significavano solo
<<verme>>: esattamente l'opinione che, secondo
Heaviside, gli altri avevano di lui. Una volta Heaviside,
narra ancora Nichols, sostituì i suoi mobili con blocchi di granito
<<che stavano nelle stanze spoglie come i mobili di un
qualche gigante del neolitico. E gli vagava in quelle stanze
fantastiche, sempre più sporco e sempre più trasandato, con una
sola eccezione: curava sempre molto le unghie, che dipingeva di un
vivace color ciliegia>>. La morte di Heaviside,
avvenuta nel febbraio 1925, fu probabilmente la conseguenza
indiretta di una caduta da una scala avvenuta vari mesi prima. Fu
sepolto nella tomba dei suoi genitori e il suo nome è visibile
ancora oggi sulla lastra tombale solo quando l'erba è stata appena
tagliata. La prossima volta che vi capita di fare una telefonata su
una lunga distanza e la voce dell'altro capo del filo di arriva
forte e chiara, pensate per un istante all'uomo geniale e fragile
che l'ha resa possibile.
|