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Oliver Heaviside

Questo geniale e polemico fisico vittoriano, che disdegnava il rigore matematico, sviluppò la teoria del campo elettromagnetico e gettò le basi dei moderni circuiti elettrici che consentono la telefonia su lunghe distanze

di Paul J. Nahin articoo da Le Scienze nr.264

Nato in un povero quartiere di Londra, Oliver Heaviside

 non ebbe una formazione universitaria e fu disoccupato per tutta la vita, a eccezione di un periodo di sei anni trascorso come telegrafista. Il e, in virtù delle sue grandi doti della sua inflessibile forza di volontà, e questo autodidatta divenne uno tra i principali fisici dell'epoca vittoriana. Egli chiarì ed estese la teoria dell'elettromagnetismo di James Clark Maxwell, scoprì il principio circuitale che rese possibile la telefonia su lunga distanza e previde la televisione, le comunicazioni radio transoceaniche e vari aspetti della teoria della relatività di Einstein. Se pure fu tenuto in grande considerazione dagli scienziati del suo tempo, anche perché i suoi metodi ebbero così successo da essere considerati quasi ovvi: capita anzi che vengano menzionati come già esistenti in testi che descrivono l'opera di scienziati vissuti prima di lui. Oggi, per esempio, molti uomini di scienza e credono che i vettori che descrivono le forze fossero già utilizzati da Newton,2 secoli prima. In realtà fu  Heaviside a introdurli nella fisica. È strano che la sensibilità moderna, sempre alla ricerca di personaggi, abbia trascurato questo inglese, la cui individualità riesce a spiccare in un periodo pure costellato di personaggi straordinari, come il generale Charles Gordon, meglio noto come Gordon Pascià, Florence Nightingale, il reverendo Lewis Carroll e Jack lo Squartatore.  Heaviside fu un eccentrico fra gli eccentrici,1 uomo che si fece tra sé in un secolo aperto all'iniziativa individuale. In breve,  Heaviside è un personaggio che sembra tratto dalle pagine di un romanzo di Dickens. L'ultimo di quattro figli di un incisore di xilografie dalla salute malferma, a malapena in grado di provvedere alla famiglia,  Heaviside nacque nel 1850 non lontano dalla fabbrica di lucido per scarpe aveva lavorato Dikens da bambino. La scarlattina che lo colpì quando era ancora molto piccolo gli danneggiò permanentemente l'udito rendendogli difficili i rapporti con gli altri bambini. Questo stato di isolamento contribuì alla formazione di una personalità polemica e di un piglio sarcastico da cui si sarebbe in seguito lasciato trascinare a volte in misura eccessiva in attacchi sulla stampa a coloro con cui si trovava in disaccordo. Ricordava sempre con amarezza gli anni giovanili e affermava che quel periodo aveva <<deformato permanentemente>> il corso della sua vita. Heaviside conseguì nondimeno risultati scolastici molto lusinghieri, classificandosi quinto fra più di 500 candidati a un esame del College of Preceptors nel 1865.

Il voto peggiore conseguito dal futuro fisico matematico

un deludente 15% in geometria euclidea,1 curiosa carenza che preannunciava la sua posteriore insofferenza per le dimostrazioni e rigorose. <<Euclide è il peggiore di tutti. - scrisse in seguito  Heaviside - E' scandaloso che i giovani devono confondersi il cervello su mere sottigliezze logiche, sforzandosi di capire la dimostrazione di un fatto ovvio nei termini di qualcosa altrettanto... ovvio, di concepire in questo modo una profonda avversione per la matematica, quando potrebbero imparare davvero la geometria,1 oggetto di studio di importanza fondamentale>>. In ogni caso il giovane  Heaviside lasciò la scuola all'età di 16 anni, imparò da sé l'alfabeto Morse e i rudimenti dell'elettricità e a 18 si recò in Danimarca a lavorare per una società dei telegrafi. Quello l'unico periodo in cui poter disporre di uno stipendio.

 Heaviside ottenne per lavoro attraverso i buoni uffici dello zio, Sir Charlesx Wheatstone, marito della sorella di sua madre. Wheatstone,1 imprenditore di successo che contava fra i molti amici scienziati William Thomson (in seguito Lord Kelvin) e Michael Faraday, viene ricordato principalmente per il ponte di Weatstone,1 dispositivo per misurare la resistenza elettrica ( nella cui invenzione non ebbe però alcun ruolo ). Non dovette essere difficile per lui procurare quel lavoro al nipote, il quale su richiesta dello zio si era preparato aggiungendo il danese e il tedesco alle altre lingue che già conosceva.  Heaviside, recandosi in Danimarca a lavorare per una società dei telegrafi, seguiva semplicemente l'esempio del fratello maggiore Arthur, già dipendente della Universal Private Telegraph Company, fino a quando, nel 1870, tutti i servizi telegrafici britannici finirono sotto il monopolio del British General Post Office (GPO). Nel 1874  Heaviside abbandona al suo posto di lavoro per dedicarsi completamente allo studio. Fu una decisione di fondamentale importanza per un uomo di 24 anni che non disponeva di mezzi propri.  Heaviside, come il giovane Einstein 25 anni più tardi, fu conquistato alla fisica dalla semplicità che vide trasparire dalla complessa matematica di Maxwell. Questi aveva dimostrato l'unitarietà dell'elettricità e del magnetismo mettendo in forma matematica e la concezione di Faraday che li descriveva come campi.

Il sistema di equazioni risultante

spiegava molti fenomeni noti e ne faceva prevedere gli insospettati. Fatto più importante, Maxwell aveva previsto che un campo elettrico oscillante nello spazio avrebbe generato un campo magnetico oscillante alla stessa frequenza che, a sua volta, avrebbe indotto un campo elettrico e così via. Quest'onda <<elettromagnetica>> si sarebbe necessariamente propagata alla stessa velocità della luce, anch'essa una radiazione elettromagnetica. Maxwell morì all'età di 48 anni nel 1879,9 anni prima che il genio tedesco Heinrich Hertz verificasse la sua previsione captando onde elettromagnetiche dello spazio. Poco dopo Olivier J. Lodge e sarebbe stato fra i più tenaci sostenitori di  Heaviside - rivelò la presenza di onde elettromagnetiche in un conduttore metallico. Solo allora la teoria di Maxwell fu accettata quasi universalmente.  Heaviside non aveva atteso tale conferma perché considerava la teoria elettromagnetica <<inconfutabilmente vera>> sulla base della dimostrazione matematica di Maxwell, che giudicava degna di un <<genio divino>>. Così si espresse nel 1918, spiegando quale fosse stata la sua prima impressione alla lettura dell'opera di Maxwell: <<Vidi che era qualcosa di grande, di più grande, di grandissimo, con possibilità prodigiose in suo potere. Ero deciso a padroneggiare il libro e mi misi al lavoro... Mi occorsero vari anni prima di poter capire tutto ciò che era nelle mie possibilità. Allora mi si Maxwell da parte e seguii la mia strada. E progredii molto più rapidamente>>.

 Heaviside semplificò enormemente le 20 equazioni di Maxwell in 20 variabili esprimendone l'essenza due equazioni scritte in due variabili (le variabili descrivevano i vettori del campo magnetico e del campo elettrico). Gran parte del lavoro teorico fu svolto in parallelo con Hertz, il quale osservò generosamente nel suo libro sulle onde elettriche che <<la priorità spetta al signor  Heaviside>>. George Francis Fitzgerald, del Trinity College a Dublino, ebbe a scrivere: <<il trattato di Maxwell e ingombro dei detriti delle sue brillanti idee di assalto, dei suoi campi trincerati, delle sue battaglie. Oliver  Heaviside ha sgombrato il campo, ha aperto una via di accesso diretta, ha costruito una strada ampia e ha esplorato una parte considerevole della regione>>. Questo fu il bell'elogio fatto a  Heaviside dall'uomo che in seguito divenne famoso come coscopritore della

contrazione di Lorentz-Fitzgerald

nella teoria della relatività. Per qualche anno le equazioni riformulate furono chiamate equazioni di Hertz- Heaviside, ma, in seguito, ci si dimenticò del contributo di  Heaviside: il giovane Einstein e si riferì a esse chiamando le equazioni di Maxwell-Hertz e oggi sono menzionate con il solo nome di Maxwell. I metodi di  Heaviside furono altrettanto importanti quanto i suoi risultati. Assieme a Josiah Willard Gibbs della Yale University,  Heaviside insegnò l'impiego dei vettori ai fisici di tutto il mondo. I vettori descrivono le forze come grandezze direzionali: un vettore può rappresentare una forza in un determinato punto e in un sistema di vettori può descrivere un campo di forze. I vettori possono essere sottoposti alle operazioni dell'aritmetica o del calcolo infinitesimale: la derivazione di un sistema di vettori descrive un campo magnetico, per esempio, fornisce il vettore per il flusso elettrico di un dato punto. Le operazioni vettoriali possono essere però molto complesse. Per esempio, non godono della proprietà commutativa: il prodotto vettoriale a per b non uguale a b per a. Ma i vettori non sono neppure lontanamente complicati come i quaternioni, da cui derivano. I quaternioni - che aggiungono una variabile scalare alle tre coordinate direzionali - erano stati introdotti in precedenza nel corso del secolo dal matematico irlandese William Rowan Hamilton. Il loro uso, in contrapposizione a quello dei vettori, fu sostenuto dal fisico scozzese Peter Guthrie Tait, un amico di Maxwell e di Kelvin. Né Maxwell né Kelvin si curarono molto dei quaternioni, ma entrambi si accontentarono di esprimere le loro obiezioni e di passare poi ad altri argomenti. Tait lottò invece aspramente a favore della <<vecchia matematica>>, polemizzando con  Heaviside e con Gibbs in numerose lettere al direttore di <<Nature>>.
La matematica di  Heaviside (nota oggi come calcolo opernazionale) non fu approvata neppure dal consulente matematico dei <<Proceedings of the Royal Society>>, William Burnside, il quale rifiutò il trattato di  Heaviside per la sua mancanza di rigore.  Heaviside ammise il difetto ma, avendo sempre disprezzato i <<cavilli logici>>, scrisse: <<E allora? Dovrei forse rifiutarmi di mangiare perché non capisco a fondo il processo della digestione?>>.

 

 Per un'ironica circostanza,

colui che dovette comunicare a  Heaviside il rifiuto, Lord Rayleigh, Cavendish professore all'università di Cambridge, era proprio uno dei più grandi ammiratori delle sue innovazioni matematiche. I vettori ebbero infine un successo tale da mettere completamente in ombra i loro stessi creatori. I libri di testo riesposero la teoria di Maxwell in termini di vettori, cosicché anche le ricerche anteriori di Maxwell finiscono con l'apparire più facili di quanto in realtà non siano state. Questa riformulazione astorica, così frequente nella didattica della scienza, ha privato in tal modo due generazioni di scienziati del giusto riconoscimento che, per uno studioso, e in fin dei conti l'unica vera remunerazione. La successiva importante applicazione della teoria di Maxwell venne nel 1884, quando  Heaviside e John Henry Poynting descrisse il cammino che l'energia elettromagnetica segue nello spazio. I due lavorarono con grandissimo impegno in una competizione tanto accanita quanto equilibrata, anche se fu Poynting il primo a pubblicare le sue ricerche, giustificando così il nome moderno di <<vettori di Poynting>>. (Il nome risulta ancora più appropriato in lingua inglese perché i vettori <<puntano>> nella direzione del flusso di energia in ogni punto dello spazio).

Anche in altri modi di  Heaviside spinse la teoria di Maxwell più avanti di quanto il maestro stesso avesse sperato.  Heaviside fu affascinato, per esempio, da ciò che accade alle particelle cariche quando si muovono più velocemente della luce, e i suoi taccuini sono pieni di calcoli e su come dovrebbero comportarsi tali particelle <<superluminali>>. Un esempio di condizioni superluminali, che si verifica in mezzi densi come l'acqua, è la sua tenue luce azzurra che emerge dai reattori nucleari a piscina. Questo fenomeno si verifica perché gli elettroni che escono dal reattore superano in velocità la luce, producendo un'onda d'urto elettromagnetica, qualcosa di simile al bang i sonico prodotto da un aereo quando supera la velocità del suono. L'onda d'urto, visibile sotto forma di luce, e oggi chiamata radiazione Cerenkov, dal nome del fisico russo Pavel A. Cerenkov, che nel 1958 vinse il premio Nobel per le sue ricerche sul fenomeno, cinquant'anni dopo che questo era stato previsto da  Heaviside.

Curiosamente,

 benché la teoria attuale vieti a una particella di propagarsi alla velocità della luce nel vuoto, il fatto che una particella possa superare tale velocità non viola alcuna legge. Alcuni teorici speculano su particelle per le quali la velocità della luce nel vuoto rappresenti un limite minimo. L'energia di questi <<tachioni>>, sempre che essi esistano, si approssima a zero a velocità infinite e all'infinito alla velocità della luce. La teoria della relatività vorrebbe che essi viaggiassero a ritroso nel tempo, ponendo gli <<effetti>> prima delle <<cause>> e violando in tal modo la nozione di causalità, la quale d'altronde non è una legge fisica.  Heaviside non sapeva nulla di questi effetti anticronologici, ma se i tachioni carichi esistessero effettivamente potrebbero essere rivelati attraverso la <<radiazione di  Heaviside>> che dovrebbero emettere. La brillante esposizione ed estensione della teoria di Maxwell da parte di  Heaviside non passò inosservata poiché, anche se egli pubblicò la maggior parte dei suoi articoli in un periodico professionale per ingegneri elettrotecnici, l'<<Electrician>>, questo veniva letto anche da molti eminenti accademici. Persino il grande Maxwell una volta vi pubblicò una nota. L'elite e scientifica, perciò, era del tutto consapevole della statura di  Heaviside. Nel suo discorso inaugurale del 1889 come primo presidente del Institution of Electrcal Engineers, Thomson (poi Sir William) definì decisamente  Heaviside una <<autorità>>. In seguito, nel corso dello stesso anno,  Heaviside fu presentato a lettori di <<Nature>> da Joseph Lodge come uno scienziato <<le cui profonde ricerche nel campo delle onde elettromagnetiche si sono spinte più lontano di quanto chiunque possa ancora comprendere>>.
Dopo due anni,  Heaviside fu nominato membro della Royal Society e la sua candidatura fu sostenuta da scienziati come Thomson, Lodge, Fitzgerald e Poynting. L'onore di essere membro della Royal Society era nel 1891, prima della proliferazione dei premi scientifici, ancora più grande di quanto non sia oggi. In soli 17 anni, quindi,  Heaviside era salito dall'oscura condizione di telegrafista disoccupato a quella di scienziato di fama mondiale tutto questo può far pensare al copione di un film di Hollywood. In realtà  Heaviside accettò la nomina senza eccessivo entusiasmo:

ai sentimenti di soddisfazione per il grande riconoscimento

si accompagnava infatti la preoccupazione di poter essere criticato senza tanti riguardi da quelle stesse persone che ora lo applaudivano. Questo atteggiamento difensivo può essere compreso se si pensa agli eventi del decennio precedente, quando  Heaviside si era trovato impegnato in molte aspre controversie dall'esito spesso incerto. Il benevolo discorso di Thomson all'Institution aveva avuto uno speciale significato per un pubblico che aveva seguito la controversia tra  Heaviside e il più temibile dei suoi molti nemici, William H. Preece, direttore tecnico del GPO. Proclamandosi <<uomo pratico>>, con scarso rispetto per i teorici che rivestivano il loro lavoro di formule matematiche, Preece aveva idee ben precise su come costruire un circuito per telecomunicazioni.  Heaviside pubblicò idee altrettanto precise in totale disaccordo con quelle di Preece e i due si scambiarono sulla stampa battute sempre più feroci. Di fatto la maggior parte dei grandi progressi delle macchine e della tecnologia erano stati compiuti quasi senza alcun supporto teorico. L'unico fondamento matematico disponibile era un'analisi di flusso elettrico di frequenza molto bassa in cavi lunghissimi, analisi che era stata eseguita una trentina di anni prima da Thomson. Quella teoria funzionava bene per le trasmissioni di poche parole al minuto, ma era completamente inadeguata ai ritmi immediatamente più veloci richiesti dalla telefonista.

il problema che richiedeva soluzione urgente è quello di come far si che un segnale ad alta frequenza non subisse distorsione attraverso un circuito. Una qualche distorsione è comunque inevitabile, come quella causata dalla resistenza elettrica, che estrae energia da un segnale convertendola in calore. Un'altra distorsione può essere causata dall'induttanza e dalla capacità, che accumulano per breve tempo l'energia di un segnale, rispettivamente, nel campo magnetico e nel campo elettrico. La scintilla che si produce quando si estrae la spina del tostapane dalla presa è l'effetto dell'accumulo induttivo: è energia liberata da un campo magnetico indotto da una corrente elettrica che di colpo viene meno. Un condensatore, d'altra parte, accumula energia in un campo elettrico che può persistere anche quando viene tolto il collegamento con il circuito che lo carica.

 

I condensatori

ad alta tensione sono ciò che rende così pericoloso mettere le mani in un apparecchio televisivo anche quando non è collegato alla presa. Gli effetti capacitivi spiegavano la maggior parte degli effetti di accumulo di energia dei cavi transoceanici della metà dell'800, come Thomson sapeva. Egli era però consapevole che, con i bassi flussi del segnale allora in uso, si poteva ignorare tranquillamente l'effetto induttivo del magnetismo e la dissipazione di energia dovuta alla resistenza. Per quanto incompleta, la teoria di Thomson acquistò gradualmente lo stato di dogma fra coloro che non si rendevano conto delle sue semplificazioni teoriche. Ma quelle semplificazioni, pur così ragionevoli agli inizi della telegrafia, divennero indifendibili quando furono applicate ai circuiti più veloci sviluppati per la telegrafia multiplex (cui un singolo cavo trasmettere simultaneamente vari messaggi) e per la telefonia. Questi circuiti divennero soggetti agli effetti di disturbo dell'induzione magnetica. Il primo di tali effetti era un ritardo nella trasmissione conseguente a momentaneao accumulo di energia di segnale nel campo magnetico del circuito. Il tempo impiegato dal energia a entrare nel campo e a uscirne limita la velocità massima del circuito. Il secondo effetto dell'induzione era ancora più fastidioso perché incideva in modo diverso sui componenti del segnale. Un segnale è semplicemente un'onda complessa scomponibile in uno spettro di onde sinusoidali semplici, ognuna delle quali ha una sua particolare frequenza e ampiezza. Le sequenze più elevate percorrono il cavo di trasmissione più rapidamente delle frequenze inferiori e perdono in questo processo una parte maggiore della loro energia. Esse raggiungono perciò la loro destinazione in un tempo più breve, ammesso che riescano a raggiungerla. Benché questo inconveniente possa essere superato nella telegrafia più semplice escludendo con filtri e le frequenze più elevate, non è possibile fare la stessa cosa nelle trasmissioni telefoniche. Il codice Morse più veloce che una mano umana possa trasmettere non ha componenti essenziali superiori a 100 Hz (cicli al secondo), mentre il normale linguaggio parlato utilizza frequenze nell'ambito di migliaia di hertz. Nei primi telefoni realizzati da Alexander Graham Bell, la mescolanza di onde restava intelligibile solo per qualche decina di chilometri, dopo di che il segnale diventava indecifrabile.

Un impulso inizialmente chiaro,

come quello in cui il grafico di intensità nel corso del tempo corrisponde alla lettera M, finirebbe ben presto col trasformarsi in un intrico confuso paragonabile all'impronta di un pneumatico consumato

 

Campo magnetico della correnteLa distorsione confonde e annulla il segnale

Nell'800 gli ingegneri evitavano l'induzione a causa del suo effetto rallentante. Questo perché il campo magnetico indotto da una corrente (in alto) accumula per breve tempo e poi scarica l'energia del segnale.  Heaviside dimostrò che con l'aggiunta  di induttanza nel circuito si poteva ottenere una trasmissione senza distorsioni. George Campbell, dell'American Bell C.ny, progettò le prime bobine di carico (in basso), in cui il campo indotto di ogni spira rafforza quello della spira vicina. Le 300 bobine sperimentali di Campbell aggiunsero ciascuna 0,11 henry e 12 ohm a intervalli regolari lungo 55 km di cavo telefonico.

La distorsione annulla un segnale perché le componenti di alta frequenza sono più veloci di quelle di basa frequenza e quindi un impulso nitido in partenza diventa viavia confuso (in alto).

La trasmissione senza distorsione (al centro) incorpora il carico induttivo nell'equazione (in basso, con lo schema del circuito) che mette in relazione l'induttanza L, la resistenza lineare R, la capacità S e la resistenza dovuta alla dispersione del circuito K.


L'atmosfera disperdere pochissimo le onde radio (eccezione fatta per la ionosfera, di cui  Heaviside fu in primi a postularne l'esistenza), il filo metallico le disperde in misura significativa e l'acqua le disperde al massimo grado. Questa differenza nella dispersione spiega perché sia stata la radio a trasportare la parola umana al di là dell'oceano molto tempo prima che abbiano potuto farlo i cavi telefonici. Essa spiega anche perché fino a oggi la marina statunitense non sia stata in grado di impartire comandi ai suoi sommergibili in immersione e perché, per rimediare a questa situazione, abbia proposto di costruire un sistema di trasmissioni radiofoniche a frequenza estremamente bassa, con un'antenna sotterranea estesa per centinaia di chilometri quadrati. Preece non comprendeva questi fenomeni; egli affermò semplicemente che l'induzione magnetica era una brutta cosa che poteva e doveva essere eliminata mediante una progettazione appropriata dei circuiti, come se si potesse abolire una proprietà intrinseca dell'elettricità. Peggio ancora, non comprese perché  Heaviside si ostinasse a voler estendere il raggio d'azione del telefono. <<Io ne ho uno nel mio ufficio - dichiarò una volta Preece - ma soprattutto per mostra, non avendo alcun bisogno di usarlo. Se voglio mandare un messaggio in un'altra stanza, uso un campanello o mando un ragazzo>>.
Preece giunse alla sua formulazione per costruire circuiti senza distorsioni estendendo la <<legge dei quadrati>> di Thomson, la quale dice che un segnale introdotto a un'estremità del circuito raggiunge l'intensità massima all'altra estremità, dopo un ritardo proporzionale al quadrato della lunghezza del cavo.

Questa legge

si applica però solo a cavi così lunghi da avere un accumulo elettrico trascurabile, il fatto che Preece ignorava.
 Heaviside immaginò un conduttore avvolto in spire molto fitte, un solenoide, il cui elettromagnetismo concentrato avrebbe cresciuto molto l'induttanza del circuito senza farne aumentare sensibilmente la resistenza.  Heaviside suggerì al fratello Arthur di consigliare al o al GPO la realizzazione di una tale <<bobina di carico>>, ma lasciò cadere l'idea dopo aver appreso che Preece aveva diritto di veto su tutte le proposte di ricerca che venivano fatte al GPO. In questo caso, infatti, Preece avrebbe senza dubbio fatto valere il suo diritto. Un brevetto per una simile bobina fu ottenuto una decina di anni dopo da Michael I. Pupin, professore alla Columbia University. George A. Campbell, un dipendente dell'American Bell Company, progettò a cavallo del secolo la prima bobina in grado di avere applicazioni grafiche. Heaviside non ricevette né una remunerazione né un riconoscimento per il lavoro svolto in questo settore. Tra l'altro,  Heaviside aveva un bisogno particolarmente pressante di denaro, dato che gli era morto il padre e i diritti della sua grande opera, Electromagnetic Theory, si erano rivelati deludenti. Egli fu salvato da questa difficile situazione da una pensione statale concessagli nel 1896, su richiesta di Fitzgerald e di altri eminenti scienziati suoi sostenitori. Heaviside affrontò la sua successiva controversia pubblica senza alcun astio, forse perché l'avversario era in questo caso l'amico Thomson, ora Lord Kelvin. Qui il problema era quello dell'età della Terra, la quale veniva calcolata sulla base del tempo che essa avrebbe impiegato a irradiare nello spazio una presunta dotazione iniziale di calore. Nessuno si rendeva conto allora che la sorgente attiva del calore della Terra era il decadimento di sostanze radioattive contenute al suo interno. L'assunto di Kelvin che il calore si fosse diffuso verso l'alto attraverso tutti gli strati geologici a una velocità uniforme lo condusse a fissare per la Terra un'età massima di 98 milioni di anni, un periodo assolutamente troppo breve perché la selezione naturale avesse potuto compiere il lavoro e le attribuiva Darwin  Heaviside suppose due velocità di diffusione, una per l'interno e una per la crosta, e su questa base stimò che la Terra avesse un'età di almeno 300 milioni di anni.

 Fu il canto del cigno di  Heaviside:

egli scomparve dalle rubriche delle lettere al direttore poco dopo l'inizio del secolo, essendosi trasferito, nel 1908, a Torquay, sulla costa meridionale della Gran Bretagna.
Qui la sua appartenenza alla Royal Society e altri dolori non avevano alcun significato per i vicini di casa, che lo trattavano come una persona ridicola. L'accresciuto isolamento e gli effetti negativi dell'età accentuarono la sensazione di essere perseguitato che affliggeva  Heaviside. Beverly Nichols, uno scrittore che crebbe nella casa accanto a quella di  Heaviside, lo ricordava come un eremita strano e amareggiato, che firmava le sue lettere con titolo bizzarro che si era auto attribuito di W.O.R.M. Le lettere non erano le iniziali di nulla ho, ma significavano solo <<verme>>: esattamente l'opinione che, secondo  Heaviside, gli altri avevano di lui. Una volta  Heaviside, narra ancora Nichols, sostituì i suoi mobili con blocchi di granito <<che stavano nelle stanze spoglie come i mobili di un qualche gigante del neolitico. E gli vagava in quelle stanze fantastiche, sempre più sporco e sempre più trasandato, con una sola eccezione: curava sempre molto le unghie, che dipingeva di un vivace color ciliegia>>. La morte di  Heaviside, avvenuta nel febbraio 1925, fu probabilmente la conseguenza indiretta di una caduta da una scala avvenuta vari mesi prima. Fu sepolto nella tomba dei suoi genitori e il suo nome è visibile ancora oggi sulla lastra tombale solo quando l'erba è stata appena tagliata. La prossima volta che vi capita di fare una telefonata su una lunga distanza e la voce dell'altro capo del filo di arriva forte e chiara, pensate per un istante all'uomo geniale e fragile che l'ha resa possibile.

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