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La Galassia di Andromeda Questa grande galassia a spirale è stata una sorta di laboratorio per lo studio di stelle e galassie, al pari della Via Lattea ma ancora oggi presenta degli enigmi. di: Paul W. Hodge articolo pubblicato su Le Scienze nr 151 03-81 |
Era l'anno 1611. Nelle città europee pattuglie di guardie compivano la loro ronda notturna. Le fiamme delle loro candele erano schermate dal vento e dalla pioggia in lanterne le cui facce avevano una sottile protezione di corno. L'astronomo bavarese Simon Marius aveva il proprio telescopio verso una macchia nebulosa di luce nella regione del cielo occupata dalla costellazione di Andromeda e ne paragonò la nebulosità a <<una candela vista di notte attraverso una lastra di corno>>. La sua descrizione fornisce una buona idea di come appare a chi è fornito di un piccolo telescopio l'oggetto chiamato oggi <<galassia di Andromeda>>, ma non è sufficiente a dare un'idea di quale ruolo abbia avuto la galassia di Andromeda nella storia dell'astronomia. La galassia di Andromeda appare attraverso i grandi telescopi moderni come una gigantesca galassia a spirale, simile alla Via Lattea. Si pensa che abbia la stessa forma della nostra galassia, la Via Lattea. Una differenza è che la galassia di Andromeda sembra due volte più grande: può contenere fino a 400 miliardi di stelle. A una distanza di 2 milioni di anni luce dal sistema solare, è la galassia spirale più vicina alla nostra ed è la sola spirale gigante abbastanza vicina a noi da poter essere osservata nei particolari. La stessa Via Lattea è meno comoda per un'esplorazione globale, perché, vista dalla terra, la sua struttura è coperta da nubi di polvere. Si deve perciò alla galassia di Andromeda gran parte di ciò che oggi sappiamo sui problemi quali l'evoluzione delle stelle, la rotazione delle galassie e la scala delle distanze nell'universo. Si stanno studiando sorgenti di raggi X nella galassia e sorgenti radio. Con la costruzione di nuovi telescopi terrestri e in orbita, la galassia di Andromeda diventa un obiettivo primario di esplorazione.![]() La galassia di Andromeda è disposta nel cielo da Nord-est a Sud-ovest nell'emisfero settentrionale. Il suo piano obliquo rispetto alla Terra, per cui la parte più vicina della galassia è il bordo settentrionale del suo disco. La fotografia, ripresa col telescopio Smith da 48" del Monte Palomar, è stampata in negativo, quindi le parti scure della galassia sono formate da stelle. Le parti bianche da polvere, che nasconde le stelle retrostanti. Sulla destra della protuberanza centrale, della galassia risulta una striscia di polvere. Il punto nero sotto il rigonfiamento centrale è M32, una galassia compagna. Una seconda galassia compagna, NGC 205, si trova sotto, sulla destra del rigonfiamento centrale. Altre due galassie compagne sono esterne al campo visivo. Il diametro di questa immagine della galassia di Andromeda è circa 125.000 anni luce e la galassia è a 2milioni di anni luce dalla Terra. La gallassia sottende perciò un angolo di 3° nel cielo, pari a 6 volte l'angolo sotteso dalla Luna. Il rettangolo in nero delimita la parte della gallassia fotografate nell'immagine appena più sotto. |
| La prova della distanza Il primo studio moderno della galassia di Andromeda è stato eseguito quasi 100 anni fa, quando la tecnica fotografica per la prima volta consentì di registrare luce troppo debole per essere vista a occhio nudo e quindi di sondare più a fondo lo spazio. Le prime fotografie riprese da Isaac Roberts con un telescopio da 20 pollici mostrano la struttura a spirale della galassia di Andromeda: le fotografie suggerivano inoltre la presenza di stelle deboli nelle regioni esterne della spirale, ma tale indizio fondamentale della natura dell'oggetto a quel tempo non venne compreso. La grande nebulosa di Andromeda fu ritenuta una nube di gas poteva alla fine condensare per formare una stella con un sistema planetario. Pareva fosse la più grande, la più brillante e perciò probabilmente la più vicina tra centinaia di nebulose simili. L'idea dell'esistenza di sistemi stellari dal di fuori della via lattea fu avanzata e da parecchi ricercatori, tra i quali Edwin Hubble del Mount Wilson Observatory. Nel 1925 Hubble dimostrò che la piccola modesta nebulosa NGC6822 è una lontana aggregazione di stelle. Contemporaneamente la sua attenzione era concentrata principalmente sulla grande spirale di Andromeda, che fu l'oggetto del suo articolo fondamentale, A Spiral Nebula as a Stellar System, pubblicato nel 1929. Le molte fotografie dell'oggetto riprese da Hubble mostrano una enorme e informe macchia luminosa circondata da stretti bracci a spirale formati da nubi di polvere, da ammassi stellari e da migliaia di punti luminosi, ciascuno dei quali rappresentava una stella. La dimostrazione di Hubble e la grande distanza della nebulosa di Andromeda derivò dalla sua scoperta di 40 stelle pulsanti nella spirale. L'esame di successive fotografie della galassia mostrò che le stelle brillavano e si oscuravano periodicamente. A bordo riconobbe che le stelle erano variabili Cefeidi, che si trovano anche nella via lattea. Harlow Shapley aveva già mostrato che le variabili cefeidi potrebbero usare come regoli astronomici: la luminosità intrinseca di una variabile cefeide è proporzionale al periodo tra il bagliore dell'oscuramento, mentre ovviamente la sua luminosità è proporzionale al quadrato della distanza della stella. Utilizzando la calibrazione di Shapley della relazione tra il periodo e la luminosità intrinseca, Hubble concluse che la spirale di Andromeda deve trovarsi a quasi un milione di anni luce dalla terra, molto oltre il bordo della via lattea. |
| Successive ricerche hanno mostrato che la galassia di Andromeda si trova in realtà a una distanza più che doppia di quella calcolata da Hubble. Ritornerò più avanti sull'argomento. Confrontando una sequenza di fotografie, Hubble scoprì anche 63 stelle che aumentavano di colpo la loro luminosità per poi spegnersi lentamente. Si tratta delle novae. Oggi si ritiene che i bagliori di luce e vengano emessi quando del gas sfugge da una stella gigante, cade sulla superficie di una stella compagna calda e densa ed esplode in un improvviso evento di fusione nucleare. In effetti la superficie di una stella compagna diventa una bomba all'idrogeno. Le nove della via lattea rivelano che alla massima luminosità tali oggetti hanno all'incirca la stessa luminosità delle più brillanti stelle normali. Nella galassia di Andromeda Hubble scoprì che le nove erano alquanto deboli, ma ciò nonostante avevano circa la stessa luminosità delle stelle più brillanti della galassia. Questa era un'altra prova della grande distanza della galassia. Nel 1885 era stato osservato presso il centro della nebulosa di Andromeda un altro evento identificato come una nova. Alla sua massima luminanza essa era straordinariamente luminosa. Le realtà, la si poteva quasi vedere a occhio nudo. In seguito l'evento chiamato S Andromeda, viene citato come prova della nebulosa deve trovarsi all'interno della nostra galassia. Diversamente, si affermava, S Andromeda avrebbe dovuto essere molto più brillante per essere una nova. Le ricerche eseguite da Hubble nelle molte nove della galassia di Andromeda lo convinsero che S Andromeda apparteneva a un'eccezionale classe di esplosioni stellari e proprio in quel periodo si stavano scoprendo. Oggi esse sono chiamate supernove. Del tutto diversamente dalle comuni nove, le supernove sono esplosioni che distruggono una stella. Finora S Andromeda è la sola supernova osservata nella galassia di Andromeda. La statistica su altre galassie suggerisce che non dovremmo stupirci se un giorno dovessimo vederne un'altra.
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Le scoperte di Baade Per quanto riguarda la massa (ma non la luminosità) esse sono probabilmente predominanti in tutta la galassia di Andromeda. Successive ricerche seguite da Baade, dai suoi studenti e da altri mostrarono che le stelle della Popolazione_II hanno tutte circa 12 miliardi di anni, il che le rende quasi della stessa età dell'universo. Al contrario, la Popolazione I comprende le luminose stelle blu che costituiscono i bracci a spirale della galassia di Andromeda. Si ritiene che tali stelle siano giovani. La Popolazione I comprende anche il gas e la polvere che tendono a offuscare le brillanti stelle blu. Anche la seconda scoperta di Baade in ordine di importanza riguardava la galassia di Andromeda. Gli ammassi globulari della via lattea comprendono alcune variabili cefeidi e Shapley le aveva impiegate per calibrare la relazione generale tra il periodo e la luminosità delle cefeidi. Baade fece però notare che negli ammassi globulari della via lattea le stelle giganti rosse più luminose avevano in circa la stessa luminosità apparente delle variabili cefeidi con periodi compresi tra 30 e 40 giorni. Nella galassia di Andromeda invece, le più luminose e giganti rosse erano più deboli di questo tipo di cefeidi che non fanno parte degli ammassi globulari. La soluzione di questa discrepanza è stata annunciata al congresso dell'Unione astronomica internazionale tenutosi a Roma nel 1952, durante il quale Baade mostrò che le variabili cefeidi degli ammassi globulari della via lattea sono un particolare tipo di stelle che si trovano soltanto fra le stelle della popolazione II. Non sono le stesse variabili cefeidi dei bracci a spirale della galassia di Andromeda né quelle della via lattea. Le cefeidi degli ammassi globulari sono intrinsecamente circa quattro volte più deboli delle cefeidi dei bracci della spirale con lo stesso periodo di variazione. Dal momento che la luminosità apparente di un oggetto è proporzionale al quadrato della distanza, ne consegue che le cefeidi studiate da Hubble nella galassia di Andromeda devono trovarsi a distanza doppia di quella da lui calcolata. Le distanze stimate di tutte le galassie dipendevano dal ragionamento logico di Hubble e quindi la seconda scoperta di Baade raddoppiò le dimensioni dell'universo.
il radiotelescopio da 300 piedi di Green Bank (West Virginia) per accumulare dati per la compilazione di una mappa ad alta risoluzione della radiazione da 21 cm della galassia di Andromeda. Roberts scoprì che la distribuzione dell'idrogeno neutro, anziché a un disco gassoso coincidente con la distribuzione galattica delle stelle, rassomigliava a una gigantesca ciambella con un foro nel centro e una densità massima di circa 40.000 a.l. dal centro,1 distanza che corrisponde sia alla parte più luminosa dei bracci a spirale sia alla massima concentrazione delle nubi di gas disegnate da Baade. Entro questi limiti le distribuzione dell'idrogeno caldo e freddo coincidono. Al di là della parte più spessa della ciambella, le due distribuzioni sono diverse. Le nube di gas caldo svaniscono a circa 50.000 a.l., mentre l'idrogeno neutro freddo si poteva rivelare fino a due volte tale distanza. Oggi sappiamo che questa disposizione è molto comune nelle spirali giganti e si sa che è il risultato di varie cause. Nella regione interna di una tale galassia predominano le stelle della popolazione II. La formazione stellare si completò molto tempo fa ed è rimasto poco gas. Nella regione centrale, dove il gas è ancora abbondante, il passaggio di onde d'urto nella concentrazione del gas innesca evidentemente la condensazione di nuove stelle. Nella regione esterna tali onde d'urto sono deboli o assenti, e quindi la densità rimane troppo bassa per far condensare nuove stelle. Negli ultimi anni si è appreso ancora di più sulla distribuzione dell'idrogeno neutro grazie allo sviluppo di radiotelescopi, nei quali i segnali provenienti da numerose antenne paraboliche vengono elaborati per dare una risoluzione uguale a quella che darebbe un telescopio e le cui dimensioni fossero uguali alla distanza tra le antenne. I primi studi completati con questa nuova generazione di strumenti comprende le ricerche di D.T. Emerson e dei suoi colleghi dell'Università di Cambridge, che fecero uso del Cambridge Half-Mile Telescope per dimostrare che il foro nella ciambella di idrogeno neutro della galassia di Andromeda si estende fino a una distanza di circa 12.000 a.l. dal centro . Al di là di tale distanza di distribuzione dell'idrogeno e della polvere sembrano coincidere. D'altra parte, i ricercatori di Cambridge hanno trovato idrogeno a circa 105.000 a.l. dal centro della galassia lungo l'asse maggiore sud-occ. della galassia. L'idrogeno può quindi trovarsi più lontano dal centro di qualsiasi parte dell'immagine ottica della galassia Piet van der Kruit dell'osservatorio di Leida e Yervant Terzian eBruce Balik e loro collaboratori della Cornell University hanno confermato i risultati di Pooley ad altre lunghezze d'onda. Hanno dimostrato anche, dalle intensità relative della radiazione a quelle lunghezze d'onda, che una grande frazione della radiazione non potrebbe essere termica. Una sorgente di radiazioni termiche, quale una nube di gas caldo, e me e un rumore radio il cui spettro presenta una salita in una discesa caratteristiche determinate dalle dimensioni e dalla temperatura della nube. Le intensità registrate dai ricercatori della Cornell non si adattano a tale forma. Ciò vuol dire è il gran parte della radiazione diede essere prodotta da qualche meccanismo non termico. Potrebbe trattarsi, per esempio, della radiazione di sincrotrone che viene emessa da elettroni in moto in un campo magnetico con velocità quasi uguale a quella della luce. La radiazione di sincrotrone comprende onde elettromagnetiche di intensità quasi uguali che si estendono da i raggi X alle onde radio lunghe. Essa ha origine in luoghi nei quali vengono liberate grandi quantità di energia, per esempio in prossimità di esplosioni di supernove e di oggetti supermassicci collassati (stelle di neutroni o buchi neri) che si ritiene siano quanto resta dopo tali esplosioni. Le mape di Berkhuijsen mostravano che la radiazione termica origina per la maggior parte in prossimità della ciambella di idrogeno neutro, a circa 30.000 a.l. dal centro della galassia di Andromeda. È quindi probabile che essa provenga dalle nubi di gas caldo molto frequenti in quella regione. La radiazione non termica a una base più ampia. E sa a una sorgente con un picco ben netto nel centro della galassia, ma si estende più o meno allo stesso modo sino a una distanza dal centro compresa tra 40.000 e 50.000 a.l.. I resti di supernova nella via lattea (e i sette resti scoperti finora nella galassia di Andromeda da Vera C. Rubin, Cidambi K. Kumar e W. Kent Ford, Jr., del Departement of Terrestrial Magnetism della Canergie Institution di Washington) hanno una distribuzione simile. Così la radiazione non termica si può spiegare principalmente come l'insieme del rumore dei resti di supernove, tra le quali la spettacolare S Andromeda del 1885.
grandi quantità di materia invisibile possono formare una enorme alone. Un modo per verificare il valore attuale della massa della galassia di Andromeda sarebbe quello di misurare l'interazione gravitazionale della massa della galassia con qualche altro oggetto, preferibilmente oggetti a grande distanza dal centro della galassia. Rendendosi conto che gli ammassi globulari nella popolazione II della galassia potrebbero essere gli oggetti necessari, F. D. A. Hartwick dell'Università di Victoria, Sidney van der Berg dell'Herzberg Institute of Astronomy di Victoria e Wallace L. W. Sargent del California Insatitute of Technology hanno recentemente condotto, in collaborazione,1 ricerca degli ammassi globulari su lastre fotografiche eseguita con il nuovo telescopio di 4 m del
Il primo tentativo di delineare la forma dei bracci e quello di Halton C. Arp degli Hale Observatories, che basò la sua ricerca sulla distribuzione di nubi di gas nella galassia. Arp trovò che una spirale a due bracci con i bracci curvati nella direzione in cui ruota la galassia era in buon accordo con la distribuzione dei punti che presentavano i dati. Egli suggerì che l'accordo imperfetto poteva essere dovuto alla perturbazione gravitazionale indotta sul disco dalla galassia dalla massa di M32, una delle quattro compagne della galassia di Andromeda. Una recente analisi eseguita con un elaboratore da Gene G. Byrd dell'università e dell'Alabama sembra confermare questa idea e al tempo stesso sembra spiegare la diminuzione osservata nella distribuzione del idrogeno neutro. D'altra parte, Agris Kalnajs del Mount Stromlo Observatory in Australia ha concluso dalla distribuzione delle nubi di idrogeno che la galassia ha soltanto un braccio a spirale che si avvolge in direzione opposta a quella dei due bracci rappresentati da Arp. Si tratta quindi di un braccio guida: la sua estremità libera punta nella direzione di rotazione della galassia. Non esiste alcun caso chiaro di galassia spirale un solo braccio in alcun altro sito dell'universo. Kalnajs ha però notato che la presenza di M32 può esserne la spiegazione. Se il periodo di rotazione della galassia di Andromeda e il periodo di rotazione di M32 attorno alla galassia di Andromeda hanno un divisore comune, il braccio guida potrebbe essere il risultato di una risonanza gravitazionale tra le due galassie. Recentemente un gruppo di astronomi francesi, svizzeri e greci ha esaminato una grande raccolta di dati sulla posizione di oggetti della popolazione I e ha tentato di individuare una struttura spirale. Anch'essi hanno concluso che l'accordo ottimo era quello di una spirale guida un solo braccio. La distribuzione delle nubi di gas sembra adattarsi molto bene a uno schema a un solo braccio. Risulta però che la distribuzione di ammassi aperti si adatta soltanto a una spirale a due bracci che hanno subito una contrazione gravitazionale. Inoltre, le nubi di polvere non si adattano bene da alcuna forma di spirale. Le discrepanze mostrano come siano imperfette la maggior parte delle forme di galassia a spirale e anche come sia imperfetta la nostra conoscenza delle spirali galattiche. La galassia di Andromeda continua ad essere argomento sia di osservazioni rese possibili da nuove tecniche sia di ricerche di esempi di oggetti appartenenti a tipi di recente scoperta. Le mappe descrivono oggi la distribuzione del monossido di carbonio nella galassia di Andromeda e mostrano che è strettamente correlata all'idrogeno neutro. Inoltre, proprio l'anno scorso il telescopio per raggi X dell'osservatorio Einstein ha rivelato 69 sorgenti X. nella galassia di Andromeda. Gli astronomi del Center for Astrophysic dello Harvard College Observatory e dello Smithsonian Astrophysical Observatory pensano che alcune di tali sorgenti siano ammassi globulari, alcune siano concentrazioni di oggetti della popolazione I le altre siano resti di supernove. L'esatta natura dei processi ad alta energia che danno origine alla radiazione potrà essere presto velato. La galassia di Andromeda ha già fornito agli astronomi una copiosa messe di informazioni e continuerà a fornirne. |