Maurits Cornelis Escher (1898-1972)
occupa un ruolo speciale nella storia dell'arte contemporanea per la s ua produzione posteriore al 1935,
anno in cui lasciò l'Italia fascista dopo una permanenza di 12 anni a Roma per
tornare - dopo due anni trascorsi in Svizzera cinque in Belgio - definitivamente
in Olanda. Fino ad allora egli si era dedicato e litografie e silografie,
principalmente di paesaggi e architetture; dopo di allora, pur mantenendo lo
stesso mezzo espressivo, il contenuto delle sue opere divenne sempre meno
figurativo e sempre più intellettuale, ed egli si ritrovò a usare in maniera
crescente, dapprima inconsciamente e poi volutamente, motivi matematici. Così
egli spiega questa sua scelta artistica: <<affrontando gli enigmi che ci
circondano, e considerando e analizzando le mie osservazioni, sono finito nel
dominio della matematica. Benché mi manchino completamente educazione e
conoscenza scientifiche, spesso mi sembra di avere più in comune con i
matematici che con i miei colleghi artisti>>. La sua originale e inusuale estetica
gli procurò sì notorietà nel campo scientifico, a partire dalla mostra dei suoi
lavori organizzata in occasione del congresso internazionale di matematica del
1954 ad Amsterdam, ma gli alienò anche le simpatie del mondo artistico, con
accuse di eccessiva freddezza, astrazione e convenzionalità stilistica.
<<sto ricominciando a parlare un linguaggio - egli scriveva - che è capito da
pochi. Mi fa sentire sempre più solo. Dopotutto, non sto più da nessuna parte. I
matematici possono essere amichevoli e interessanti di darmi una paterna pacca
sulla spalla, ma alla fine del loro sono solo un dilettante. Gli "artisti" in
genere si irritano, e io sono a volte assalito da un immenso senso di
inferiorità.>> Oggi le cose sono cambiate, e la situazione si è ribaltata:
caratteristiche più appariscenti dell'opera di Escher hanno preso il sopravvento
sugli aspetti matematici, trasformando l'artista (suo malgrado, e che non
soltanto post mortem) in un illustratore di copertine, magliette e i
poster. Poiché però proprio nell'aspetto intellettuale risiede il duraturo
valore della produzione di Escher, non era forse inappropriato riflettere su di
esso, cercando di sottolineare che sia le fonti sia le novità dei motivi più
strettamente matematici. Senza esagerare, però, visto che Escher si lamentò
spesso di non capire appieno né il linguaggio di matematici né la sostanza delle
loro osservazioni, pur convenendo che senza spiegazioni e le sue immagini
possono risultare troppo ermetiche. Geometria euclidea solida. La matematica si è intromessa nelle
arti figurative ogni volta che (da Leonardo ai cubisti) si sono rappresentate
figure geometriche, in particolare solidi di varia forma. Escher è stato
particolarmente attratto dai poliedri regolari (o solidi platonici) perché in
questi <<simboleggiano in maniera impareggiabile e umana ricerca di armonia
dell'ordine, ma allo stesso tempo la loro perfezione ci incute un senso di
impotenza>>. Essi hanno per facce uno stesso poligono regolare, con lo stesso
numero di facce a ogni vertice, il matematico greco Teeteto scoprì che sono solo
cinque: tetraedro, ottaedro, icosaedro, cubo e dodecaedro. Cubo e ottaedro sono
detti reciproci, perché uno ha tre facce quadrate ogni vertice, l'altro quattro
triangolari. Secondo Escher <<la magnifica fusione di un cubo di un ottaedro non
esiste, ma nondimeno possiamo continuare a sperarla>>. Nel frattempo egli l'ha
rappresentata in alcune opere, in particolare nell'angolo nord-ovest della
xilografia stelle. Il tetraedro è reciproco di se stesso,
perché ha tre facce triangolari in ogni vertice. L'intersezione di due tetraedri
uguali si chiama stella ottangula e
ha interessanti proprietà: guardando al suo
interno, essa è costituita da un ottaedro sulle cui facce sono state poste
piramidi triangolari (così come la <<stella di David>>, ottenuta intersecando
due triangoli equilateri uguali; può essere vista come un esagono sui cui lati
sono stati posti triangoli equilateri); guardando al suo esterno, i vertici
della stella sono i vertici di un cubo, le cui facce hanno per diagonali i lati
della stella. Anche questo straordinario poliedro è stato raffigurato da Escher
varie opere, dopo che nessuno l'aveva <<disturbato per anni>>, e appare in
particolare nell'angolo nord-est di Stelle, disegnato nello stile di Leonardo (per le illustrazioni del De
divina proportione di Luca Pacioli). Il processo di stellazione (aggiunta di
piramidi sulle facce) si può applicare anche al dodecaedro, ottenendo un
poliedro di <<perfettamente ordinata bellezza>>, si può pure vedere come
l'intersezione di 12 facce a stella regolare (la figura resa popolare dalle
Brigate Rosse, e che a sua volta una stellazione piana del Pentagono regolare).
Questo poliedro era molto amato da Escher perché è allo stesso tempo semplice e
complicato, ed egli non rappresentò più volte: in particolare : forza di
gravità, dove ogni fa è occupata da un mostro.  In Stelle il poliedro
principale è l'intersezione di tre ottaedri, ancora una volta disegnata nello
stile di Leonardo, e le <<stelle>> sono in realtà una fantasmagoria di poliedri
più o meno regolari: fra esse compaiono non solo il cinque solidi platonici, ma
anche - nell'angolo nord-ovest - l'intersezione di cubo e ottaedro, la stella
ottangula (angolo nord-est), l'intersezione di due cubi con un vertice in comune
parentesi angolo sud-ovest) e una lezione solida e più comprensibile della
figura principale (angolo sud-est). Un ultimo uso di poliedri regolari riguarda
la vita di riempirne l'intero spazio (la cosiddetta tassellazione dello
spazio) e introduce all'argomento del due prossimi paragrafi. L'unico dei cinque
solidi platonici che riempia da solo lo spazio è il cubo, ma tetraedri e e
ottaedri alternati raggiungono lo stesso scopo: Escher ha sperimentato entrambi
queste tassellazioni dello spazio.Geometria euclidea piana
Per sua stessa ammissione, il soggetto
che più interessò Escher fu la divisione regolare del piano: <<non so immaginare
che cosa la mia vita sarebbe stata senza questo problema. Mi ci imbattei molto
tempo fa, durante le mie peregrinazioni; digli un alto muro e, come per la
premonizione di un enigma, di qualcosa che esso potesse nascondere, lo scalai
con qualche difficoltà. Dall'altro lato, però, mi ritrovai in una giungla; dopo
essermi aperta la via con grande sforzo, giunsi alla porta aperta della
matematica, da cui si dipartivano cammini in ogni direzione. A volte penso di
averli percorsi tutti, ammirandone le vedute; poi improvvisamente scopro un
nuovo cammino e sperimento una nuova delizia>>. Il problema in questione viene
chiamato tassellazione del piano: esso consiste nel ricoprire l'intero piano
mediante tasselli, come in un gigantesco puzzle, e fu studiato dal punto di
vista matematico prima volta da Keplero nell'Harmonice mundi parentesi
1619). La grande varietà di possibili
tassellazioni, a cui Escher allude, può essere circoscritta imponendo opportune
limitazioni, di cui le più ovvie sono le seguenti: 1) Una tassellazione viene
detta monoedrica se usa un solo tipo di tassello, e biedrica se ne usa due. 2)
Una tassellazione viene detta isoedrica se tutti i tasselli hanno la stessa
relazione con il resto della tassellazione: in particolare, non solo sono tutti
uguali, ma svolgono anche tutti lo stesso ruolo. In termini più matematici: una
tassellazione è isoedrica se, da due tasselli di qualunque, esiste una isometria
che sposta localmente uno dei due tasselli nell'altro, ma lascia globalmente
invariata la tassellazione. 3) Una tassellazione e viene detta monomorfica se è
l'unico modo possibile di combinare i tasselli per ricoprire il piano. Ad
esempio, gli unici poligoni regolari che riempiano da soli il piano sono in
triangolo, il quadrato e l'esagono: la tassellazione mediante esagoni è
monomorfa, ma non così quelle mediante triangoli o quadrati. Il solo esempio
dell'opera di Escher di tassellazione monoedrica ma non isoedrica è
Fantasmi : in tassello è unico,
ma è usato in maniere diverse (alcuni fantasmi sono raggruppati, altri sono
isolati). L'esempio è interessante perché non isoedrico in modo essenziale: ogni
tassellazione del piano che usi quel tipo di tassello deve essere non isoedrica
(questo deriva dal fatto, non ovvio, che la tassellazione della figura è
monomorfa). La prima di tali tassellazioni fu trovata da Heesch nel 1935, che
risolse il cosiddetto diciottesimo problema di Hilbert, ma è Escher si ispirò a
un successivo esempio di Penrose. Anche la tassellazione di
Studio di divisione regolare del piano con angeli e diavoli
sembra non isoedrica perché è a prima vista biedrica, e cioè costituita
da due tipi di tasselli (un angelo e un diavolo). In realtà essa è monoedrica se
la si considera come costituita da un solo tassello, ad esempio un angelo e un
diavolo, ma anche mezzo angelo e mezzo diavolo; in entrambi i casi essa è
isoedrica, anche se in modi diversi. Si noti che le ali degli angeli, o de i
diavoli, si incontrano a quattro a quattro, i piedi a due a due. Escher non è
certo stato il primo artista a usare tassellazioni del piano: l'esempio delle
decorazioni moresche dell'Alhambra di Granada e il ben noto, e fu da lui stesso
studiato in maniera approfondita, in due viaggi compiuti nel 1922 e 1936. A
causa della proibizione islamica di rappresentare esseri viventi i Mori non
poterono però usare altro che motivi geometrici astratti, mentre Escher trovò
più attraenti rappresentazioni di figure animate, specialmente i pesci e
uccelli. Sia i Mori sia Escher furono interessati a una esplorazione sistematica
della tassellazione isoedrica, e usarono quasi tutte le 17 possibili isometrie
descritte dal cristallografo russo Fedorov nel 1891 (più precisamente: 11 i
Mori, e 16 Escher). Mentre i Mori dovettero ovviamente scoprire da soli le varie
possibilità, Escher conobbe fin dal 1937 un famoso articolo di Pòlya del 1924,
in cui le 17 possibilità erano state riscoperte e illustrate, e lo ricopiò
accuratamente. L'originalità matematica di Escher fu
invece più evidente nell'uso delle tassellazioni cromatiche, in cui ogni
isometria che lascia invariata la tassellazione permuta i colori in modo non
ambiguo. Egli ne studiò autonomamente, riportando i risultati del 1941-42 in un
quaderno che non pubblico, ma che usò per catalogare le proprie incisioni. In
particolare, Escher ritrovò indipendentemente 14 delle 46 possibili isometrie
bicromatiche classificate da Woods nel 1936, in un lavoro che però rimase ignoto
fino agli anni 50, quando i suoi risultati furono riscoperti da Shubnikov, che
in seguito fu entusiasmato dai disegni di Escher. I cristallografi riconobbero
ripetutamente l'aspetto pionieristico del lavoro di Escher nel loro campo, e
l'unione internazionale di cristallografia lo invitò a tenere una conferenza al
congresso 1960, e gli commissionò di illustrazione di un testo con 42 dei suoi
disegni, pubblicato nel 1965 a cura di Carolina MacGillavry. Geometria non euclidea piana
Il problema della tassellazione si può
estendere dal piano euclideo a superfici più complicate. Gli esempi più semplici
di tali superfici sono la sfera e in cilindro. La sfera è limitata nello spazio,
e può dunque essere internamente tassellata con un numero finito di tasselli.
Questo fatto è, secondo Escher, <<un meraviglioso simbolo dell'infinito forma
chiusa>>, ed egli l'ha illustrato intagliando varie sfere di legno. Il cilindro
si ottiene incollando fra loro gli estremi di una striscia (infinita in una
direzione). Ogni tassellazione del cilindro ne genera una del piano, perché
basta ripetere all'infinito la striscia che genera il cilindro. Ma non tutte le
17 tassellazioni isoedriche del piano generano tassellazioni isoedriche e del
cilindro, perché alcune isometrie si possono perdere. Escher ha illustrato la
tassellazione di cilindri di piastrellando varie colonne. La striscia di Moebius si ottiene
incollando fra loro gli estremi di una striscia, dopo averne fatto compiere un
mezzo giro (o, più in generale, un numero dispari di mezzi giri). Essa gode di
due interessanti proprietà: ha una sola faccia, invece di due come le solite
superfici; e se la si taglia lungo la linea centrale di liscia non la si separa
in due, come per il cilindro, bensì se ne raddoppia la lunghezza parentesi
ottenendo una striscia che non è più di Moebius, e che ha due facce). Queste
proprietà sono così strane che hanno distratto Escher dal problema della
tassellazione, facendogli produrre invece l'efficace
striscia di Moebius.
Nonostante il loro carattere non
euclideo in quanto superfici, gli esempi precedenti (sfera, cilindro, striscia
di Moebius) sono comunque immergibili nello spazio euclideo. Il piano iperbolico
parentesi caratterizzato dal fatto che per un punto passano più parallele a una
retta data) è invece una superficie non euclidea, che non si può immergere nel
piano euclideo direttamente (misurando cioè le distanze sulla superficie, nel
solito modo). È però possibile immergerlo indirettamente, e due famosi modelli
della geometria iperbolica sono stati trovati da Henri Poincaré: l'uno consiste
di un cerchio euclideo senza il bordo (la circonferenza), l'altro di un
semipiano euclideo senza il bordo (la realtà che determina il semipiano), e in
entrambi i casi le rette iperboliche sono rappresentate da archi di cerchi
euclidei ortoganali al bordo. Escher venne a conoscere la geometria iperbolica
nel 1958, tramite il geometra H. S. M. Coxeter (incontrato al congresso di
Amsterdam nel 1954), e fu affascinato dal fatto che il primo modello di Poincaré
richiede solo una porzione limitata del piano euclideo per rappresentare
l'intero piano iperbolico: le rappresentazioni di tassellazioni del piano
iperbolico possono dunque essere complete, a differenza di quelle del piano
euclideo (di cui si può rappresentare solo una parte). Escher produsse quattro
famosi esempi, tutti denominati Limite del cerchio (I-IV): e si
furono analizzati in dettaglio dal punto di vista matematico da Coxeter, e uno (Limite
del cerchio I-V), ) è un ulteriore adattamento della
tassellazione del piano euclideo con angeli e diavoli. In quest'opera però le
ali si incontrano a quattro a quattro, e i piedi a tre a tre si noti anche che
tutti gli angeli (così come tutti i diavoli) hanno le stesse dimensioni
iperboliche, nonostante l'apparente diminuzione euclidea (dovuta al fatto che le
distanze si misurano diversamente nei due casi). Le tassellazioni iperboliche sono
soltanto l'ultimo stadio di una serie di sperimentazioni che Escher effettuò con
tassellazioni le cui figure rimpiccioliscono quando si avvicinano a un limite, e
che si possono classificare in 3 tipi: 1) Usando come come limite un punto, la
tassellazione richiede ancora l’intero piano: infatti le figure si ingrandiscono
senza limite a mano a mano che si allontanano dal punto. 2) Usando come limite
una retta, la tassellazione richiede ancora (o solo più) metà deò piano.
Escher ritenne che il guadagno non fosse molto, e non seppe mai che in tal modo
avrebbe invece che in tal modo avrebbe potuto tassellare il secondo modello di
Poincaré. 3) Usando come lmite una circonferenza, come nel
Limite del Cerchio IV, la tassellazione richiede solo più una zona
limitata, pur rimanendo infinita. Questa era proprio la soluzione che Escher
aveva invano cercato, senza essere riuscita a trovarla da solo. Metamorfosi
L'interesse di Escher per le
tassellazioni non era fine a se stesso, ma aveva lo scopo di una loro
trasfigurazione artistica. Frammenti di tassellazioni appaiono così in una
sessantina di suoi lavori, in cui egli sfruttò a fondo il fatto che in una
tassellazione biedrica ciascuno dei due tipi di tasselli svolge due ruoli
complementari, di figura e sfondo, secondo un principio basato sul cosiddetto
<<principio di Rubin>> (in cui due profili di facce possono essere visti come il
contorno di un vaso). Poiché non è però possibile percepire una figura in
assenza di sfondo, il risultato è un'alternanza instabile di due figure,
ciascuna delle quali viene percepita per un breve periodo lo sfondo dell'altra.
Impiegando le elezioni dinamiche nelle tassellazioni biedriche secondo i
principi e le tecniche della psicologia della Gestalt, di cui era interessato
conoscitore, Escher riuscì ad illustrare convincentemente il passaggio dal
bidimensionale al tridimensionale e la morfogenesi, facendo evolvere
indipendentemente e gradualmente i due tipi di tasselli in figure indipendenti e
spaziali. Simmetricamente, le metamorfosi di Escher evidenziano la sintesi
dialettica, fra positivo e negativo, che le tassellazioni biedriche contengono
al loro interno. Nel saggio Divisione regolare del piano Escher discusse
un'analogia tra le sue metamorfosi (successioni statiche di immagini) sia con
cinema (successione dinamica di immagini) sia con la musica (successione
dinamica di suoni). Più precisamente, egli sostenne di usare gli stessi
procedimenti (ripetizione, aumento, riduzione, sovrapposizione e inversione) dal
contrappunto di Bach, dando così il <<la>> a Douglas R. Hofstadter e il suo
celebre Godel, Escher e Bach.Paradossi percettivi
Alla fine della
Poetica, Aristotele ripete due volte che <<una convincente impossibilità
è preferibile a una non convincente possibilità>>. Alcune delle opere più famose
di Escher sono perfette illustrazioni di questo motto, oltre che di alcuni ben
noti paradossi percettivi (basati sul contrasto tra percezione e interpretazione
dei dati sensoriali, e sul condizionamento fisiologico e culturale che spinge a
considerare figure bidimensionali come rappresentazioni di oggetti
tridimensionali). La litografia Belvedere è ispirata al <<cubo di Necker>>,
che si ottiene disegnando un cubo in prospettiva con tutti i lati in evidenza:
così facendo si crea una ambiguità su quale delle facce stia davanti il quale
dietro, e due possibili cubi si alternano nella percezione. Il cubo di Necker è
disegnato nel progetto che sta ai piedi del personaggio seduto sulla panca (con
i due punti problematici evidenziati), ed egli tiene in mano un modello di
<<cubo impossibile>>, in cui l'ambiguità viene risolta fondendo le due
possibilità, e creando così un cubo localmente corretto (nella parte alta e in
quella bassa), ma globalmente impossibile. L'edificio della figura realizza poi
il cubo impossibile, congiungendo paradossalmente le parti alta e bassa, che
sono separatamente consistenti. La litografia Concavo e convesso , illustra due paradossi. Il primo, detto
dei cubi reversibili, era già noto ai Romani, che l'hanno usato in vari mosaici,
ed è stato sfruttato in modo sistematico da Victor Vasarely, la cui opera Escher
però disprezzava: tre rombi adiacenti sono visti come le facce di un cubo, ma
possono essere interpretati sia come facce esterne sia come facce interne;
inoltre, se ce ne sono più di tre, quelli non estremi possono appartenere a più
di un cubo, facendo apparire l'immagine alternativamente convessa e concava.
Cubi reversibili sono disegnati sulla bandiera in alto a destra della figura, e
questa realizza il contrasto convesso/concavo fra le parti sinistra e destra. In
particolare, dei tre tempietti cubici quello centrale è ambiguo, e rappresenta
quindi un cubo irreversibile, mentre quelli ai lati mostrano le due possibilità
separatamente dall'esterno e dall'interno. Il secondo paradosso, detto scala di
Schroder, mostra come il disegno di una scala possa risultare ambiguo, ed essere
considerato allo stesso tempo come la rappresentazione di una scala posta sia su
un pavimento (a sinistra) sia su un soffitto (a destra), un da
percorrere stando sia sopra sia sotto i gradini. Un paradosso interessante è
costituito dal <<triangolo impossibile>>, disegnato in prospettiva in modo da
avere ogni coppia di lati perpendicolari, ed essere quindi localmente corretto
(a ogni angolo), ma globalmente impossibile. È Escher ne fece un uso
spettacolare nella litografia La cascata dove esso appare per tre volte
consecutive nella rappresentazione di un canale che sembra localmente in piano,
ma globalmente in salita. Escher crea così l'impressione doppiamente
paradossale, di un punto di vista fisico, di un moto perpetuo generato
dall'acqua che scorre all'insù. Si noti come l'intera figura sia in realtà la
sovrapposizione di due figure separatamente consistenti: due torri ( una a tre
piani e l'altra a due), e un canale orizzontale (con i lati a due a due
perpendicolari). Sulle colonne di La cascata sono raffigurati due strani
poliedri: quello a sinistra è l'intersezione di tre cubi, quello a destra
l'intersezione di tre ottaedri irregolari (o, alternativamente, un dodecaedro
con facce romboidali stellato). Nel litografia salita e discesa è infine
rappresentata la <<scala di Penrose>>, in cui un moto perpetuo è generato nel
modo opposto a quello di la cascata: non mediante un percorso in salita
che dovrebbe essere in piano, ma di un percorso il piano che dovrebbe essere in
salita. Che la scala sia in piano lo si intuisce tenendo l'immagine non
perpendicolarmente al campo visivo (come normalmente la si osserva), ma (quasi)
parallelamente a esso: il disegno è dunque un'anamorfosi, cioè la
rappresentazione distorta di una prospettiva che si vede in modo naturale
soltanto guardandola da un'angolazione particolare. Gli scalini sono in realtà
posti l'uno sull'altro come tegole su un tetto piano, o libri su un tavolo, in
modo da formare un quadrilatero: l'illusione deriva dal disegnare come verticali
i prolungamenti delle altezze degli scalini, che sono in realtà linee oblique.
Poiché però tali prolungamenti vanno in direzioni opposte su lati opposti del
quadrilatero, l'edificio si può disegnare solo a metà, e non potrebbe stare in
piedi. Paradosso a parte, Escher vide qui una metafora dell'assurdità
della vita, non solo del <<come è duro calle lo scendere e 'l salir per l'altrui
scale>> (Paradiso,XVII, 59-60), ma anche di quanto tale affanno sia
inutile, e non porti realtà da alcuna parte. In conclusione, possiamo dividere i
sei paradossi percettivi usati da Escher in due classi. Tre di essi (il cubo di
Necker, i cubi reversibili della scala di Schroder) sono semplicemente figure
ambigue, che rappresentano più di un oggetto allo stesso tempo, in cui la
percezione oscilla. I rimanenti tre (fu impossibile, triangolo impossibile e
scala di Penrose) sono invece figure assurde, che rappresentano un solo oggetto
ben definito. L'assurdità delle figure del secondo
gruppo è però di un tipo molto particolare: essa risiede soltanto nella loro
interpretazione, e non nel fatto che esse siano rappresentazioni di percezioni
impossibili. Richard Gregory hanno infatti dimostrato come tre sbarre a due a
due perpendicolari (ovviamente formanti non un triangolo chiuso, ma una figura
aperta) possono sembrare un triangolo impossibile, se osservate da un
particolare punto di vista. Analogamente,1 modello di cubo con due lati
discontinui può sembrare un cubo impossibile, se osservato da un particolare
punto di vista (perché le discontinuità permettono di vedere i lati che si
trovano in realtà sul retro).Paradossi logici
L'osservazione di Gregory mostra come
i paradossi delle figure assurde siano le realtà di natura logica, e non fisica.
Essi sono dunque tipici della prima metà del secolo, in particolare della
storia che inizia in negativo nel 1902 con il paradosso di Russell, che culmina
in positivo (almeno per quanto riguarda l'uso dei paradossi) nel 1931 con il
teorema di Godel. L'esempio più venerando e illustre di
questo genere di cose è forse il famoso <<paradosso del mentitore>>, una
versione del quale è la seguente: <<Questa frase è falsa>>.
Naturalmente, se la frase fosse vera dovrebbe essere falsa (e che questo è ciò
che essa dice); e se fosse fatta dovrebbe essere vera (perché questo è
il
contrario di ciò che essa dice). Un aspetto fondamentale della frase precedente
è l'autoriferimento, il fatto cioè che essa parli di se stessa. Tale aspetto è
esemplificato, nei disegni di Escher, dalla presenza di un richiamo della figura
principale in Stelle, del cubo impossibile in Belvedere, e degli
cubi reversibili sulla bandiera di Concavo e convesso. Un aspetto
secondario della frase precedente è invece il fatto che l'autoriferimento sia
ottenuto in un solo passo. Gli usi moderni dei paradossi hanno anzi mostrato che
è più efficace spezzare l'autoriferimento in due passi, come nel caso della
seguente versione del paradosso del mentitore, proposta da Jourdain nel 1913:
<<La frase successiva è vera. La frase precedente è falsa>>Il fatto che essa sia in realtà
l'accostamento inconsistente di due frasi separatamente consistenti ricordo
ovviamente le realizzazioni di Belvedere
e La cascata. Ma i due passi e sono illustrati nel modo più efficace in
Mani che disegnano: in quanto immagine del processo di riflessione di Escher
sull'attività del disegnatore, essa è forse anche il simbolo più indovinato di
tutto il suo lavoro.
|