Per definire la quiete assoluta e il moto
assoluto, bisogna essere in grado di distinguere, fra tutti i sistemi inerziali,
quel particolare sistema di riferimento che sia non solo accelerato, ma che
abbia inoltre alcune speciali proprietà, non possedute da latri sistemi di
riferimento, che lo rendano il sistema al quale riferire tutti i processi
dell'universo. Presumibilmente, nell'universo ideato da
Newton non vi era nulla con cui poter
selezionare questo particolare sistema di riferimento. Durante il XIX secolo,
ebbe un notevole sviluppo la scienza dell'elettricità e del magnetismo grazie a:
il danese Hans C. Orsted (1777-1851), Gli inglesi Michael Faraday (1791-1867) e
James Clerck Maxwell (1831-1879), e il tedesco
Heinrich Hertz (1857-1894). Maxwell in particolare notò che i fenomeni
dell'elettromagnetismo non si adattavano allo schema della meccanica newtoniana.
Mentre da una parte si riteneva che solo la distanza fra due oggetti
determinasse la forza che essi esercitano uno sull'altro, d'altro canto si
trovava che le cariche elettriche in moto, come nelle correnti elettriche,
producono effetti che non si verificano quando le cariche sono a riposo. I corpi
celesti si attraggono solamente; le cariche elettriche in quiete si attraggono o
si respingono, ma in ogni caso le forze prodotte si esercitano sulla direzione
delle congiungenti. Oersted scoperse che una corrente elettrica (che consiste di
cariche elettriche in moto) esercita su un magnete una forza perpendicolarmente
alla direzione della congiungente. Le osservazioni astronomiche avevano mostrato
che la forza di due corpi dipendeva solo dalla loro configurazione istantanea,
ma Hertz dimostrò sperimentalmente che le perturbazioni elettromagnetiche si
propagano come onde, con velocità finita. Quindi le forze che agiscono su un
corpo possono essere capite e spiegate soltanto in funzione della storia passata
dell'altro corpo. Maxwell riuscì a dare a tutti i fenomeni elettromagnetici una
forma matematica che vale tuttora. L'intera teoria è ridotta a un piccolo numero
di equazioni,conosciute con il nome di equazioni del campo di Maxwell. Basandosi
sui lavori precedenti di Faraday, Maxwell introdusse la nozione di campo,in
contrasto con la tendenza newtoniana considerare l'azione diretta dei corpi,
l'uno sull'altro, attraverso spazi vuoti (azione a distanza). Secondo Faraday e
Maxwell, l'azione di un corpo elettricamente carico ha luogo tramite la
produzione di sforzi nelle immediate vicinanze di questo. A loro volta questi
sforzi ne producono altri su cerchi sempre più grandi, ma di intensità sempre
minore all'allontanarsi della sorgente originale. Il totale degli sforzi, che si
pensano capaci di esistere anche negli spazi vuoti, si chiama Campo. Le
particelle, secondo Faraday e Maxwell, in presenza di campi sono soggette a
forze; i campi sono così gli intermediari fra le particelle materiali e
sostituiscono l'azione a distanza di Newton. Le equazioni di Maxwell descrivono
matematicamente le relazioni fra cariche e correnti elettriche e i risultanti
campi elettrici e magnetici, nonché le relazioni fra i campi stessi. Per es. una
delle equazioni di Maxwell descrive il fatto che in presenza di un campo
magnetico variabile nel corso del tempo, viene a formarsi un campo elettrico che
non è generato dalla presenza di cariche elettriche. Questa legge, detta di
induzione elettromagnetica, è utilizzata nei generatori elettrici, negli
avvolgimenti nei quali, una volta che siano stati immersi in campi magnetici
variabili, vengono prodotte differenze di potenziale. Sulla base di questa
teoria, Maxwell non solo previde che i campi elettromagnetici si propagano a
avelocità finita, ma ne determinò la velocità stessa, 300.000 Km/s in cifra
tonda, la stessa velocità di propagazione della luce. Ne trasse la conclusione
che la luce fosse una specie di fenomeno elettromagnetico. Hertz, influenzato
dalle idee di Maxwell, compì esperimenti di laboratorio che stabilirono
l'esistenza di onde elettromagnetiche e che, per inciso, fu l'inzio dellamoderna
tecnologia delle comunicazioni.Le leggi della meccanica riguardano solo
accelerazioni, non velocità; nelle leggi dell'elettromgnetismo entra in gioco
una velocità universale, la velocità di tutte le onde elettromagnetiche nello
spazio vuoto. Il suo valore, calcolato è lo stesso per tutte le lunghezze
d'onda, onde radio, luce o raggi X. Se esiste una velocità universale, diventa
necessario rivedere la scelta di un sistema di riferimento nella meccanica
newtoniana. Fintanto che le leggi della fisica hanno a che fare solo con
accelerazioni, allora tutti i sistemi inerziali di riferimento sono ugualmente
adatti per una descrizione della natura, e infatti, nell'ambito della meccanica,
non è realizzabile alcun esperimento con il quale si possa scegliere un
particolare sistema di riferimento come fondamentale.
Ma se nel vuoto la luce si muove a
una velocità di 300.000 Km/s = "c", allora una precisa determinazione della
velocità apparente della luce rispetto agli strumenti di laboratorio rivelerà
quale è la velocità di quegli strumenti rispetto al resto dell'universo, e
dovrà esistere un sistema di riferimento rispetto al quale la luce, in qualsiasi
direzione si muova, ha velocità c; lo si chiami sistema di quiete
assoluta (una volta erroneamente "etere"). Allora, rispetto a un qualsiasi altro
sistema di riferimento, la velocità apparente della luce, sarà minore di c
(vedi figura fondo pagina) se questo sistema si muove verso il sistema di
riferimento di quiete assoluta, e sarà maggiore di c
se si muove nella direzione opposta: nella figura il cerchio rappresenta la
distanza alla quale è arrivato dopo un secondo il segnale luminoso partito da
O; se, durante lo stesso secondo, un osservatore percorre la distanza v
verso sinistra, allora, rispetto a lui, il segnale avrà percorso, sempre verso
sinistra, la distanza (c - v), mentre verso destra avrà percorso la
distanza (c + v). Scoprire lo stato di quiete assoluta richiedeva
determinazioni prcise di fenomeni elettromagnetici: di conseguenza, esperimenti
a questo scopo furono immediatamente progettati da un buon numero di scienziati,
fra i quali i fisici americani Albert A. Michelson (1852-1931) e Edward W.
Morley (1838 - 1923). Non è il caso di entrare nei particolare di queste
ricerche; è sufficente dire che con molta ingegnosità entrò in questi tentativi
di scoprire deviazioni della velocità della luce dall'uniformità in tutte le
direzioni; tutti gli strumenti erano progettati con una precisione tale da
permettere di scoprire anche una frazione dell'effetto che si supponeva
esistesse. Tutti i tentativi fallirono e condussero al risultato, difficile da
accettare a quei tempi, che la terra non possedeva un moto assoluto rispetto a
un sistema di riferimento privilegiato. Il fisico olandese Hendrik Anton Lorentz
(1853 - 1928) ideò uno schema teorico secondo cui il movimento assoluto degli
oggetti fisici, compresi i regoli per misurare le lunghezze, doveva comprimere
questi in modo tale da rendere impossibile scoprire differenze di velocità
nella propagazione della luce, qualunque fosse lo strumento usato.
Jules Henri
Poincaré (1854-1912), suggerì l'idea che l'impossibilità di identificare il
sistema di riferimento in quiete assoluta indicava che tale sistema non esisteva
e che quindi, in fondo, lo schema newtoniano di molteplice esistenza di sistemi
inerziali doveva valere ancora. Nel 1905, Einstein unì le idee di Poincaré e di Lorentz in una visione
del problema dei sistemi di riferimento e riuscì così a dimostrare perché
nessun esperimento poteva rivelare il movimento assoluto della Terra, senza
tuttavia contraddire la tepria di Maxwell dell'elettromagnetismo. Einstein
dimostrò che, modificando le idee tradizionali sullo spazio e sul tempo, si
poteva, senza contraddizioni, accettare sia l'equivalenza dei sistemi inerziali
di riferimento, sia la validità della teoria di Maxwell.
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