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quelli della via lattea Astronomia e Scienza astrofili non associati Three quarks for Muster Mark!Sure he hasn't
got much of a bark. |
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| La Fascia di Kuiper Anziché terminare bruscamente con l'orbita di Plutone, il sistema solare contiene un'ampia regione occupata da piccoli corpi celesti. |
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| Dopo la scoperta di Plutone
nel 1930, molti astronomi furono affascinati dalla possibilità di
trovare un decimo pianeta in orbita intorno al Sole. Celato dalle
enormi distanze dello spazio interplanetario, il misterioso
<<pianeta X.>> poteva essere sfuggito all'osservazione anche dei
migliori telescopi, o almeno così pensavano questi scienziati.
Tuttavia sono passati decenni senza che venisse fatta una scoperta,
e gran parte dei ricercatori accerta ormai il sistema solare sia
limitato ai nove pianeti che ci sono familiari. (ora otto per il
declassamento di Plutone) Molti scienziati, tuttavia, hanno cominciato a rivedere profondamente la loro concezione di sistema solare a partire dal 1992, quando il nostro gruppo identificò un piccolo corpo celeste - di poche centinaia di chilometri di diametro - situato a una distanza dal Sole inferiore a quello di tutti pianeti conosciuti. Da allora abbiamo identificato una trentina di oggetti simili nel sistema solare esterno. È probabile che vi sia un numero considerevole di questi piccoli corpi nella fascia di Kuiper, una regione così chiamata in onore di Gérard P. Kuiper, l'astronomo americano di origine olandese che nel 1951 propose per primo che il sistema solare potesse includere una simile famiglia di oggetti lontani. Ma che cosa spinse Kuiper a ipotizzare, circa quarant'anni fa che il piano del sistema solare fosse popolato da numerosi piccoli corpi orbitanti a grande distanza dal Sole? questa sua convinzione derivava dalla conoscenza del comportamento delle comete, agglomerati di roccia e ghiaccio la cui orbita le porta, a intervalli regolari, ad avvicinarsi al Sole provenendo dalle regioni esterne del sistema solare. Molti di questi oggetti relativamente piccoli assumono periodicamente un aspetto spettacolare, appena la radiazione solare li riscalda sufficienza da creare una grande fiamma luminosa, fatta di polvere e gas, e una coda allungata. Gli astronomi hanno compreso da lungo tempo che queste comete attive devono essere membri relativamente nuovi sistema solare interno. Un corpo come una cometa di Halley, che passa nelle vicinanze del Sole ogni 76 anni, perde circa 1/10 millesimo della propria massa nel corso di ogni visita. Questa cometa sopravviverà quindi solo per circa 10.000 orbite, pare fosse mezzo milione di anni in tutto. Dato che simili comete e ebbero origine durante la formazione del sistema solare, 4, 5 miliardi di anni fa, ormai dovrebbero aver perduto totalmente i loro costituenti volatili, trasformandosi in nuclei rocciosi inattivi o in correnti rarefatte di polvere. Perché allora esistono ancora tante comete in grado di stupirci con le loro pirotecniche apparizioni? Le comete attualmente attive si sono formate nelle prime fasi di vita del sistema solare, ma fino ai tempi recenti si sono conservate in uno stato inattivo, perlopiù all'interno di quel <<congelatore>> celeste che è la Nube di Oort. L'astronomo olandese Jan H. Oort ipotizzò nel 1950 l'esistenza di questa sfera di materia cometaria. Egli riteneva che la nube avesse un diametro di circa 100.000 unità astronomiche e che contenesse centinaia di miliardi di comete. Secondo la concezione di Oort, gli effetti gravitazionali causali dovuti al passaggio delle stelle vicine strapperebbero dalle loro orbite stabili alcune comete della nube e le spingerebbero gradualmente verso il Sole. Per buona parte degli ultimi 75 anni l'ipotesi di Lord ha spiegato adeguatamente dimensioni e orientazione delle traiettorie seguite dalle cosiddette comete al lungo periodo (quelle che impiegano più di 200 anni per completare un'orbita intorno al Sole). Le osservazioni astronomiche dimostrano che questi corpi giungono nella zona occupata dai pianeti provenendo da direzioni casuali, come ci si aspetterebbe se le comete avessero origine in una regione sferica come la nube di Oort. Viceversa, l'ipotesi di Oort non poteva spiegare le orbite delle comete di breve periodo, che normalmente sono più piccole e solo leggermente inclinate rispetto all'eclittica (il piano dell'orbita terrestre). La maggior parte degli astronomi riteneva che le comete di breve periodo percorressero in origine orbite immense, orientate in maniera casuale (come fanno oggi le comete di lungo periodo), e che fossero state portate nella loro attuale configurazione orbitale dagli effetti gravitazionali dei pianeti, soprattutto di Giove. Non tutti gli scienziati però erano d'accordo con questa ipotesi. Già nel 1949 Kenneth Essex Edgeworth, studioso non professionista irlandese (che non apparteneva ad alcun istituto di ricerca), scrisse una memoria nella quale proponeva che nel sistema solare esterno potesse esistere un anello piatto costituito da comete. Nel suo articolo del 1951, anche Kuiper parlò di una simile fascia di comete, ma senza fare riferimento al precedente lavoro di Edgeworth. Kuiper, insieme con altri, sostenne che il disco del sistema solare non terminasse bruscamente con Nettuno e Plutone (ognuno dei quali, a seconda della sua posizione nell'orbita, può avere la palma del pianeta più lontano dal Sole); e immagino invece una fascia, situata fra Nettuno e Plutone, consistente di materia residua della formazione dei pianeti. La densità della materia in questa regione esterna sarebbe stata troppo bassa per consentire l'accrescimento di grandi pianeti, ma questo non impediva che vi si trovassero oggetti più piccoli, forse dimensioni asteroidali. Essendo situati a grande distanza dal Sole, questi residui sparsi di materia primordiale presumibilmente hanno sempre avuto una temperatura superficiale bassa; sembrava quindi probabile che questi oggetti lontani fossero composti di ghiaccio d'acqua di vari gas allo stato solido, una composizione che li rendeva molto simili ai nuclei di comete. L'ipotesi di Kuiper languì fino agli anni 70, quando Paul C. Joss del Massachusetts Institute of Thechnology cominciò a chiedersi se la gravità di Giove potesse davvero trasformare e efficientemente comete di lungo periodo in comete di breve periodo. E gli fece notare della probabilità di una cattura gravitazionale era così bassa da non poter in alcun modo spiegare il gran numero di comete di breve periodo oggi esistenti. Altri ricercatori, tuttavia, non riuscirono a confermare questo risultato, dell'idea che la nube di Oort desse origine tutte le comete, sia di lungo sia di breve periodo, rimase la più accettata. Ma Joss aveva gettato il seme del dubbio, e a poco a poco altri astronomi cominciarono a mettere in discussione la teoria consolidata. Nel 1980 Julio A. Férnandez aveva, per esempio, aveva effettuato calcoli che indicavano come le comete di breve periodo potessero provenire da una zona appena oltre l'orbita di Nettuno, come proposto da Kuiper.
Nel 1988 Martin J. Duncan dell'Università di
Toronto, Thomas Quinn e Scott D. Tremaine (entrambi del Canadian
Institute for Theoretical Astrophysics) utilizzarono simulazioni al
calcolatore per studiare il meccanismo della cattura di una cometa
da parte dei pianeti giganti gassosi. Come Joss, essi scoprirono che
il processo non funzionava molto bene, il che sollevava dubbi sulla
verosimiglianza delle concezioni tradizionali riguardo l'origine
delle comete di breve periodo. In effetti, i loro studi rivelarono
un'ulteriore discrepanza: essi infatti fecero notare che le poche
comete che potrebbero essere state espulse dalla nube di Oort a
causa dell'attrazione gravitazionale dei pianeti giganti tendono a
formare uno sciame sferico, mentre le orbite delle comete di breve
periodo giacciono perlopiù in un piano vicino a quello
dell'eclittica. Duncan, Quinn e Tremaine ne dedussero che le comete
di breve periodo devono essere state catturate a partire da orbite
che non erano molto inclinate rispetto all'eclittica: forse
provenivano da una fascia appiattita di comete situata nel sistema
solare esterno. Tuttavia la loro cosiddetta ipotesi della fascia di
Kuiper non mancava di suscitare perplessità. Per far sì che i
calcoli fossero trattabili, essi avevano considerato valori di massa
per i pianeti esterni 40 volte superiori a quelli reali (aumentando
così l'intensità dell'attrazione gravitazionale e accelerando
l'evoluzione orbitale che desideravano studiare). Altri astrofisici
si chiedevano se questo <<gioco di prestigio>> computazionale non
avesse potuto condurre a una conclusione errata.
Anche il meccanismo di trasferimento al di fuori della fascia oggi ben conosciuto. Simulazioni al calcolatore hanno dimostrato che l'azione gravitazionale di Nettuno erode lentamente il bordo interno della fascia di Kuiper (la regione compresa entro 40 UA dal Sole), espellendo oggetti situati in questa zona verso il sistema solare interno. Molti di questi piccoli corpi finiscono per diventare comete che si consumano lentamente, ma alcuni - come la cometa Shoemaker-Levy 9, caduta su Giove nel luglio 1994 - possono trovare una fine violenta collidendo con un pianeta (o anche il Sole). Altri possono essere intrappolati in una <<fionda gravitazionale>> che li scaglia verso le zone remote dello spazio interstellare. Se la fascia di Kuiper è la fonte delle comete di breve periodo, si pone un'altra domanda ovvia: attualmente vi sono forse comete che hanno abbandonato questa regione e stanno dirigendosi verso il sistema solare interno? La risposta potrebbe essere costituita dai Centauri, un gruppo di oggetti che include il già menzionato 5145 Pholus. I Centauri seguono orbite immense che attraversano le orbite planetarie e sono intrinsecamente instabili; possono rimanere nella zona dei pianeti giganti solo per alcuni milioni di anni prima che le interazioni gravitazionali li scaglino fuori dal sistema solare o li trasferiscano in orbite più strette. Dato che i loro tempi di permanenza in orbita sono di gran lunga più brevi dell'età del sistema solare, i Centauri non possono essersi formati dove si trovano attualmente. Tuttavia la natura delle loro orbite fa sì che risulti pressoché impossibile risalire con certezza al loro luogo di origine. Nonostante ciò, la fonte più vicino, e più probabile, è la fascia di Kuiper. I Centauri possono quindi essere <<comete di transizione>>, ossia oggetti di un tempo appartenenti alla fascia di Kuiper che si apprestano a iniziare una vita breve ma spettacolare nel sistema solare interno. Gli elementi più solidi a sostegno di queste ipotesi sono forniti da uno degli oggetti di questo gruppo: 2060 Chirone. Sebbene i suoi scopritori lo avessero inizialmente considerato solo un asteroide insolito, 2060 Chirone viene oggi risolutamente classificato come una cometa attiva dalla chioma debole ma persistente. Via via dello studio della fascia di Kuiper continua, alcuni astronomi hanno cominciato a chiedersi se da questo <<serbatoio>> potrebbe provenire qualcosa di più che semplici comete. È una coincidenza che Plutone, il suo satellite Caronte e Tritone, uno dei satelliti di Nettuno, si trovino tutti nelle vicinanze della fascia di Kuiper? Questa domanda giustificata, in quanto Plutone, Caronte e Tritone hanno alcuni tratti in comune nelle loro proprietà fondamentali e differiscono drasticamente dai loro vicini.
S. Alan Stern del South west Research
Institute di Boulder fu il primo a proporre quest'idea nel 1991. I3
corpi potrebbero essere caduti sotto l'influenza di Nettuno, che
catturò Tritone e bloccò Plutone - forse con Caronte a ruota - nella
sua attuale risonanza orbitale. È interessante il fatto che le
risonanze orbitali sembrano influenzare anche la posizione di molti
oggetti della fascia di Kuiper. Fino a metà dei corpi scoperti di
recente sembrano avere lo stesso rapporto di risonanza 3:2 con
Nettuno mostrato da Plutone; come quest'ultimo, essi potranno
rimanere tranquillamente nelle loro orbite per miliardi di anni. (La
risonanza impedisce a Nettuno di avvicinarsi troppo e per turbare
l'orbita del corpo più piccolo.) Abbiamo battezzato questi oggetti
della fascia di Kuiper <<Plutini>>, ossia <<piccoli Plutoni>>. A
giudicare dalla limitata regione di cielo che abbiamo esaminato,
stimiamo che debbano esistere diverse migliaia di plutini di
diametro superiore ai 100 km. Le recenti scoperte gli oggetti della
fascia di Kuiper aprono nuove prospettive sul sistema solare
esterno. Attualmente Plutone sembra avere un posto a parte solo
perché è più grande di tutti gli altri membri della fascia di Kuiper,
e si può persino dubitare che meriti il titolo di pianeta a tutti
gli effetti. Stranamente, una serie di ricerche iniziate nella
speranza di trovare un decimo pianeta potrebbe, in un certo senso,
averne ridotto il numero finale a otto. Questa beffa della sorte,
insieme con le molte interessanti osservazioni che abbiamo compiuto
di oggetti della fascia di Kuiper, ci volle del sistema solare serba
ancora innumerevoli sorprese. |