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cultura individuale di maximoRed

Provare a capire il valore dell'individuo


primo approccio:

Il violinista   M. Chagall

Il Violinista M.Chagall come cultura individualeLa cultura individuale non è né una branca di studio né tanto meno una disciplina.

È un riconoscersi nel proprio libero arbitrio, rispettando nell’errore e nel giusto una  propria scelta o una metodologia di analisi di eventi socioculturali.

L’importanza di decidere per se stessi, supera ogni contraddittorio, nel senso che l’elevazione a “essere individuo” stacca, per così dire “l’opinione pubblica”.

 L’opinione pubblica è in origine la volgarizzazione di un idea, elaborata attraverso un azione comunicativa in cui trova accordo un numero discreto di individui, ma allo stesso tempo è irrazionale, perché in modo immediato si riconosce in una guida, di  un "capo" che ne mantenga la compattezza e ha  facoltà di manipolazione. Oggi attraverso l'uso oculato dei media, questa “leadership” è facilmente realizzabile. Si pone il problema quindi, di sapere quali e quanti sono gli scopi della manipolazione.

Ora, ritrarre un fenomeno così importante partendo già dalle conseguenze che esso produce, non rende al discorso, perciò vorrei tentare di inquadrarlo da un punto di vista "genetico" (credo che mi caccerò in un cul de sac )

Leggo su un libro un pò tortuoso ma senz'altro valido e interessante: (trattasi di "Moltitudine" di Antonio Negri e Michael Hardt) pagina 298, a proposito dell'opinione pubblica. Essa fu valutata, dal New York Times, come seconda superpotenza dopo gli stati uniti. Questo a causa, o grazie, alle massicce mobilitazioni del 15 febbraio 2003, contro la guerra in Iraq.Da queste poche righe si evince che l'opinione pubblica sia un entità omogenea e distinguibile, che però, come ho già detto, presenta una peculiarità di genere, ossia: chi o cosa rappresenta l'opinione pubblica?   Questo interrogativo, non di poco conto, pone la discussione in modo da elaborare più l'origine di questo fenomeno che il fenomeno stesso, che già negli anni passati, quando la comunicazione in tempo reale, globale non esisteva e gli scambi di valutazione su eventi multigenere era del tutto assente.   

Il concetto di opinione pubblica

probabilmente nasce da quando le corporazioni feudali tendono al dissolvimento e vi è più una consapevolezza, nello spazio civile, di una eguaglianza legislativa verso tutti i livelli di stato sociale. Una sorta di dialogo tra stato governativo e popolo.  Kandisky  Le prime pubblicazioni di rendiconti fiscali di governo (Matteucci, Zaret).   Il  ruolo, fondamentale, svolto dalla stampa è evidente già nel diciottesimo secolo, con la sempre più crescente diffusione delle notizie in stampa periodica e la conseguente  nascita di ritrovi sociali, come caffé, club e in ogni caso, da dove si hanno i primi, inconsci vagiti del fenomeno che ancora "anonimo" ma in veloce ascesa, prese coscienza di se, attraverso chi incosciamente, ne era parte integrante.    

 Era per così dire: in cerca di un nome, di una identità che distinguesse e ne traesse vantaggio verso una direzione potenzialmente aperta allo sfruttamento economico. Inserire in mezzo a discussioni di vario genere, tra varie persone un input commerciale come la "pubblicità" Ora possono essere individuate, storicamente, due scuole di pensiero, una: dove l'opinione pubblica è rappresentanza della democrazia. L'altra; decisamente contraria, pone il fenomeno come irrazionale, dove l'individuo perde il valore che lo rende tale, per essere conglobato in uno stato decisionale "di corrente" e pertanto facilmente soggetto a una leadership.  Leadership che guida le folle verso obiettivi culturali (industriali)=Scopi.Scopo politico, Scopo culturale e Scopo economico. In ogni caso interdipendenti a priori, uno scopo non può fare a meno dell’altro e da dove nascerà un unico motore che sinergeticamente è il risultato del prodotto dei prime tre. Tre obiettivi basilari per un motore che tenga in piedi una nazione come Azienda, e che giri con queste tre forme di energia.  Diventando un velo steso dal sistema per monitorare le tendenze della popolazione, le reazioni al suo status, e dirigendole verso il mercato, quest'ultimo il vero dittatore, l’entità o il Dio a cui sacrificare pensiero e lavoro. In modo tale che queste reazioni diventeranno per riciclaggio, “opinione pubblica” e tutto questo processo di morfodinamica frattale-culturale all’interno del sistema/società, diventa strumento diretto di monitoraggio per il sistema stesso.   Il controllo, che oggi si avvale anche, di strumenti come telefonini, internet, telecamere ecc, ha senza dubbio raggiunto una delle punte massime di efficenza in mano al sistema.

Il controllo in mano al sistema

  Si contrappone a questa affermazione, apparentemente in modo astratto; il potere del popolo, come dato di fatto, indipendentemente dalla sua soggezione al potere politico.

Se il popolo è sovrano per definizione, è pur vero che il potere politico è soggetto alla decisione popolare.Ne consegue che il potere (come esercizio decisionale che possa cambiare eventi altrimenti vertenti in soluzioni predefinite) è di tutti a livello di individuo. Ma, quando il sistema tende a convertire il Popolo in opinione pubblica, e gli stessi individui si riconoscono in essa, il gioco è fatto. I governi non hanno più il problema di convogliare l’idea individualmente, con un mastodontico impiego di mezzi coercitivi, ma esercita direttamente sul popolo, vale a dire sull’opinione pubblica, unico organico, l'indirizzo di dogmi di sviluppo ed evoluzione culturale.In altre parole: l'industria della cultura uccide l'opinione individuale, mentre quella pubblica, drogata, è transgenesi del potere istituito.

 Molto probabilmente seguiranno correzioni e aggiornamenti...  

prima stesura: 10\06\07

Grande fratello                                      secondo approccio: analisi e presa d'atto 24 agosto 2007    
Se adesso accettiamo l'interrelazione individuo-stato ordinato

quest'ultimo si serve del singolo e viceversa, l'individuo a sua volta mantiene in piedi lo Stato. Per avvalorare questo processo prenderò spunto e aiuto da Hrmann Haken nel suo libro "Sinergetica. Il segreto del successo della natura" (Boringhieri editore)

La tesi è: l'opinione pubblica dominante ha la funzione di un ordinatore che asservisce le opinioni individuali dei singoli; quindi un'opinione pubblica fortemente unitaria vincola e in questo modo si mantiene in vita.

Sinergetica=scienza degli effetti combinati
Ordinatore=ente forza che asservisce elementi diversi caotici per stabilzzare il sistema.

Si possono influenzare le persone?
Nella formazione dell'opinione pubblica entra sempre in gioco una certa influenzabilità degli uomini. Da un lato ciò ha radici in una disposizione psicologica innata, ma d'altro canto è anche una reazione naturale all'ambiente. La civiltà moderna ha costruito intorno a se un ambiente straordinariamente intricato in cui non gli è sempre facile raccapezzarsi: egli (lindividuo) viene trascinato in una situazione conflittuale all'altra, e gli è difficile trovare con le sue sole forze una risposta univoca. Di conseguenza ogni individuo tende a prestare attenzione alle azioni e alle opinioni degli altri. Già nel secolo scorso Charles-Alexis de Toqueville (1805-1859) si era reso conto di questa influenzabilità e l'aveva espressa con queste parole: <<Nelle nazioni democratiche il favore del pubblico appare necessario come l'aria che si respira e non essere in armonia con la massa equivale per così dir a non vivere. Non c'è bisogno di applicare le leggi per sopraffare coloro che la pensano altrimenti: basta la riprovazione; la sensazione del loro isolamento e della loro impotenza li sopraffà subito e toglie loro ogni speranza>>. (io personalmente nn sono d'accordo con questa affermazione e il perché mi sembra chiaro già dalla stesura del "primo approccio" in questa pagina).


L'influenzabilità reciproca ha come conseguenza un effetto di rafforzamento, come nel caso della luce laser: se predomina una certa onda, alla fine essa vince la "gara" con tutte le altre e un numero sempre maggiore di atomi cade sotto il suo dominio. Una cosa analoga accade nella formazione dell'opinione pubblica dominante: un numero sempre maggiore di persone cade sotto il suo predominio e finisce per sostenerla.

l'importanza dei mezzi di comunicazione di massa mi basta per confermare che l'opinione pubblica non si forma soltanto per contatto diretto fra le persone, bensì (in grossa parte) anche tramite questi. Ora sarebbe ingenuo, ed è un errore in cui molti cadono, affermare che essi non sono altro che uno specchio puro e semplice dell'opinione pubblica. Al contrario essi possiedono una dinamica loro propria, la quale è a sua volta strttamente collegata con le questioni fondamentali della sinergetca.
Nei suoi romanzi lo scrittore Guy de Moupassant (1850-1893) fu un osservatore critico e penetrante del suo tempo; Il Bel ami che era stato anch'egli giornalista, descrisse un editore che la sera, al suo tavolo, tassava le novità in arrivo come merci, secondo il loro valore. Questo perché un giornale non può riportare tutto e non può superare un certo volume (costerebbe troppo), oltre ciò il lettore ha un tempo limitato per la lettura di un quotidiano (15 minuti al giorno, come hanno accertato i sociologi).
Quindi i direttori/editori devono operare delle scelte nella massa di materiale a disposizione, la domanda è: con quale criterio? Aggiungo io: se un giornale è asservito a una ideologia politica, "deve" scartare e/o scegliere notizie di tendenza, omettendo così una fruizione aperta.(La conseguenza di ciò è che i quotidiani e i periodici assumono una doppia funzione, che da un lato si esplica nel loro essere ordinatori; essi infatti sono in condizioni di influire, mediante le opinioni che esprimono, sulle opinioni dei loro lettori; e questo non esclude di sentire questa influenza come una pressione.e un oppressione. Ora il passo seguente è importante che descrive l'impotenza dei singoli, essi vengono defraudati del pubblico; in altre parole attraverso tali mezzi il singolo non riesce a comunicare la propria opinione agli altri e può essere messo alla berlina senza potersene difendere in modo adeguato.

( a meno che non investa somme considerevoli nell'acquisto di pagine del mezzo di comunicazione).

 Anche quando un processo intentato contro un quotidiano, può aiutare a farsi pubblicità e a incrementare le vendite, e alla fine risulta vantaggioso anche se il giornale perde la causa.
Come potremmo noi singoli cittadini allora, sottrarci a questo asservimento che sembra essere inevitabile? Uno: riuscire a leggerli "tra le righe" due: diversificare le letture con giornali stranieri anche di tendenze diverse, allora può capitare di di vedere la propria nazione in una prospettiva completamente diversa!

Gli "stereotipi" nell'ambito dell'informazione Walter Lipmann: <<Ogni quotidiano, nel momento in cui arriva nelle mani del lettore, è il risultato di tutta una serie di scelte>>. Al lettore viene rappresentato, per così dire, un ambiente fatto su misura, un mondo apparente, e per dirla più nettamente: ciò che non viene riferito non esiste.
Gli stereotipi sono parole chiave create e con cui si rappresentano determinate circostanze di fatto. Nella disciplina del marketing molte volte parole come "libertà" o "famiglia" sono usate per rappresentare la scelta di un automobile piuttosto che un altra, nel senso che all'interno di essa ci si isola e si è liberi appunto di andare dove si vuole (ma ogni meta resta uguale al sito di partenza), e il concetto di famiglia oggi rappresenta la scelta di una assicurazione o ancora peggio una marca di pasta o di biscotti. E per dirla alla maniera di Walter Lipmann: <<Chi si impadronisce dei simboli che in quel momento dominano il sentimento pubblico, con ciò domina in larga misura la via verso la politica>>.
La stampa si impadronisce di temi nuovi per mettere in moto un processo d'opinione pubblica. A questo scopo è necessario trovare parole e formule.(Niklas Luhmann) Da ultimo su un tema si può accendere una discussione e in ciò sono determinanti i processi sinergetici. Di questo tema si impadroniscono le tendenze o i quotidiani più disparati. In seguito il pubblico manifesta la propria sazietà: di quel tema si è detto tutto o giornalisticamente: il tema non è più attuale. Alcuni studiosi della comunicazione americani, studiarono il problema; se si presentino prima, cronologicamente, le idee della gente oppure le indicazioni tematiche dei mezzi di comunicazione.

Essi scoprirono che, di regola, le indicazioni dei mezzi di comunicazione precedono gli sviluppi effettivi delle idee della gente.
Insomma per questo secondo approccio, che trae qualcosa dal primo e tra tutti e due ne deduce, o meglio, posso dedurne; che la forza dell'opinione pubblica è tale solo se è cosciente di se stessa nel momento in cui deve palesarsi, che la comunicazione tra individui è basilare, e attenzione, l'affermazione del New York Times che battezza l'opinione pubblica come seconda forza mondiale è vera solo nel caso in cui l'opinione pubblica non sia istituzione.

vorrei tornare sull'argomento alla prossime "puntate"             24 agosto 2007                                              Top      
 

               Una nota dolente sull'uomo e la cooperazione sociale  1 novembre 2007

Per chi afferma che la cultura individuale "rema contro" la cooperazione sociale.

Obiettivamente, l'antinomia risulta evidente facilmente, ma se si considerano fattori culturali personali "drogati" da un quotidiano input attraverso mezzi di comunicazione sempre più unidirezionali, ecco che la necessità di un distacco diviene utile all'individuo. La cooperazione ha modo di esistere in ambiti ristretti di individui, in cui la coscienza di un obiettivo comune può rispecchiarsi nelle poche persone della piccola comunità. Ma se non ho controllo diretto verso chi è lontano, posso permettermi una defezione perché penso che su tantissimi, un altro lo avrà fatto prima di me. Questo, equivale a mentire a se stessi.

Entra in gioco la falsa etimologia. Ma andiamo per ordine.

 La democrazia del XXI secolo è certamente una disciplina sociale plasmata allo status socio-politico, venduta come esempio di civiltà moderna e pacifica. Allo stesso modo in cui quando stiamo male ci accorgiamo di essere uomini e quando abbiamo un nemico da combattere ci accorgiamo di essere nel giusto, tale dottrina vale l'illusione della libertà.

 L’essere umano è un organismo di facile manipolazione da quando non è più padrone delle proprie opinioni. La corrente che lo trascina verso una direzione, lo rende “comodamente” viaggiatore di una vita dettata dai sistemi industriali e non ha più bisogno di esprimere proprie idee. In questo sistema si troverà associato ad una o più comunità che lo rendono facilmente individuabile e soggetto ad eventuali correzioni di rotta da parte dell’industria culturale. Vorrei dire; che i rapporti di comunicazione diretta uomo-uomo sono sostituiti dall’unidirezionalità dei messaggi appresi tramite giornali o televisione, ne viene fuori uno stile di vita preconfezionato. I contraddittori “organici” dove le esperienze individuali si dovrebbero fondare su scambi capillari di argomentazioni specifiche, si trasformno in ricezione, implicando che tutte quelle umanità intrinseche: la bugia, l’affermazione, il tradimento, il dolore e anche la libertà di autodeterminazione sono trasmutate in discipline strategiche di ascesi verso l’oblio dei sentimenti, e quindi in strumenti per una metamorfosi inconscia che ci porterà dritti nel dimenticatoio della vita.

 Inutile nascondercelo,  siamo ormai sempre più opinione pubblica, siamo schierati a destra o sinistra indipendentemente ciò che possa rappresentare la destra o la sinistra, l’importante è avere ancora quel barlume di scelta e di contraddittorio verso chi ha scelto l’altra parte. Siamo molto abili ad esprimere in quei pochi dettagli che ci restano le nostre illusioni, e abili soprattutto ad autocelebrarci quando “azzecchiamo” una previsione, sapendo che stiamo mentendo a noi stessi più che agli altri e se non ce ne rendiamo conto già siamo maturi per l’oblio, e a giustificarci razionalmente quando non ci riusciamo. Tutto tornerà come il giorno prima e lasciamo al tempo il compito di cicatrizzare le nostre enormità. Quando invischiati in un sistema così strutturato ci riteniamo soddisfatti della nostra vita, abbiamo peccato di presunzione e quest’ultimo peccato veniale ci conferma l’abbandono delle origini.  Il presuntuoso incosciente è affetto da codardia, non riconosce le facoltà dell’errore fuggendo l’insicurezza, che implica la paura del rimanere indietro, e costui non mentirà più per convenienza ma solo per carattere indotto. Non affermerà nulla se non la propria negazione all’essere uomo. Questo è l’unico tradimento che riesce a perpetrare perché non gli procurerà nessun dolore dal momento che è parte di un convoglio che viaggia in unica direzione insieme alla moltitudine, verso una libertà che non ha il significato che le meriterebbe da parte di un prigioniero politico. Questa identità in cui l’uomo del XXI secolo vi aderisce, è senz’altro frutto (non ancora maturo) delle scelte arcaiche dove e quando la ragione si è impossessata del genere umano.

 

Tirare in ballo la scelta di Adamo nel mangiare dall’albero della conoscenza, in quest’ambiente mi par fuori luogo, ma in ogni caso la scelta iniziale, perché una c’è stata, ci ha portato fuori strada. E quando con falso dolore tentiamo di ripercorrere all’indietro un tragitto che ha un'unica direzione, ci accorgiamo di essere vivi, il masochismo latente si manifesta come autodifesa e ci ricorda che non c’è più niente da fare, e nonostante questa consapevolezza tentiamo, almeno nei nostri sogni di tornare indietro nel tempo fino all’adolescenza, quando scevri della pesantezza del vivere non immaginavamo neanche un po’ che per alleggerirci da questa, ci si dovesse drogare facendo beneficenza.

1 novembre 2007                                                                                               

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