|
Nell'anno 1492 ebbero
luogo due eventi di interesse astronomico: uno fu l'esplosione
sull'Europa centrale di una luminosissima sfera di fuoco e la caduta di
un frammento di meteorite nei pressi della città alsaziana di Ensisheim;
l'altro fu la scoperta del Nuovo Mondo da parte di Cristoforo Colombo.
Il giovane Albrecht Durer assistette impressionato il grandioso fenomeno
celeste mentre era in viaggio verso l'Italia, e lo dipinse su una
tavoletta di legno. Più tardi, però, usò l'altro lato della tavoletta
per un dipinto a olio raffigurante San Gerolamo; l'immagine
dell'esplosione meteoritica, quindi, rimase nascosta per secoli e fu
scoperta solo nel 1973, quando il quadro di San Gerolamo viene prestato
al Fitzwilliam Museum di Cambridge. Per tutto questo tempo anche la
meteorite di Ensisheim, la più antica d'Europa tra quelle datate con
precisione, rimase pressoché ignorata nella chiesa parrocchiale e poi
nel municipio della cittadina alsaziana, e solo da qualche decina danni
si è imposta all'attenzione degli esperti.
Strano a dirsi, quello che appare come l'evento non astronomico più
significativo del 1492, la traversata dell'Atlantico da parte di
Colombo, esercitò forse un'influenza fondamentale sul pensiero
astronomico anche se Cristoforo Colombo era in errore nel credere di
poter raggiungere la Cina e Giappone navigando verso ovest, la sua
impresa e i viaggi che la seguivano diedero una chiara dimostrazione
della drammatica inadeguatezza della scienza antica, e in particolare
dell'insufficienza delle conoscenze geografiche. A sua volta, la
rivoluzione geografica imposta dalla scoperta del Nuovo Mondo spianò la
strada a teorie astronomiche non ortodosse, compresa una cosmologia
radicalmente innovativa di tipo eliocentrico.
Qual era lo stato della conoscenza astronomica ai tempi del viaggio di
Colombo? Un buon punto di partenza per rispondere a questa domanda è uno
dei grandi tesori custoditi alla National Gallery di Londra, il quadro
di Hans Holbein il Giovane -Ritratto degli ambasciatori di Francia-,
dipinto nel 1533 tra l'ambasciatore della corte di Francia il suo dotto
amico, il vescovo di Lavaur, si trova un tavolo ingombro di libri e
strumenti. A prima vista quei soggetti sembrano opportunamente
distribuiti tra cielo, Terra e mare, rappresentanti rispettivamente dai
quadranti e dal globo celeste posti in alto, dai volumi e dal liuto sul
ripiano più basso e da una sagoma pisciforme vicino al pavimento.
Più propriamente, gli oggetti costituiscono un'allegoria del quadrivium,
le arti liberali su e si basava l'insegnamento universitario:
astronomia, aritmetica, musica e geometria. Gli strumenti sul ripiano in
alto rappresentano l'astronomia e il libro del tedesco Peter Apianus (Peter
Bienewitz) del 1527 Eyn newe und wolgegrundte underweysung aller
Kauffmanss Rechnung, che giace aperto sul ripiano in basso, rappresenta
l'aritmetica. Il liuto e un libro di canti aperto sull'inno luterano Kom
Heiliger Geyst simboleggiano la musica. La geometria trova e
semplificazione non solo nelle audaci prospettive del pavimento (un
mosaico cosmantesco, esempio massimo in Inghilterra, del sacrario di
Edoardo il Confessore che si trova nell'abbazia Westminster) e del
liuto, uno degli esercizi di pittura preferiti dagli artisti
rinascimentali, ma anche nel curioso oggetto a forma di pesce sospeso
sul pavimento. A1 esame più attento e da una visuale che accorcia
l'immagine, l'oggetto si rivela una raffigurazione anamorfica di un
teschio umano, forse un gioco di parole sul nome del pittore (da Holbein
<<hohl Bein>>, osso scavato). Il teschio, simbolo della mortalità
dell'uomo, ci porta a un altro livello della metafora rinascimentale,
ricordandoci che la ricerca della conoscenza terrena è transitoria ed
effimera. Il tema rafforzato dalla corda rotta del liuto, anch'essa
simbolo tradizionale di morte e decadimento. In contrasto con gli studi
del quadrivium, rappresentati con evidenza, stanno i misteri eterni,
simboleggiato dal crocifisso seminascosto dalla tenda nell'angolo in
alto a sinistra del quattro (non visibile nell'illustrazione). Si può
concentrare l'attenzione sulle attività di studio, le grandi verità
giacciono nascoste al di là delle capacità umane.
All'epoca il dipinto di Holbein perdurava l'idea che le chiavi
dell'universo fossero detenute da un'antica età dell'oro, e la ricerca
del nuovo non era ancora considerata una virtù. Ciònondimeno,
l'astronomia occupava un posto d'onore nel programma di studi, in quanto
descriveva lo spazio fisico in cui aveva luogo il dramma umano.
La Terra, una sfera composta di terra, acqua, aria e fuoco, occupava
saldamente il centro dell'universo. Intorno c'erano le sfere dei sette
pianeti (che comprendevano anche il Sole e la Luna) e un'ottava sfera
recante le stelle fisse (fisse l'una rispetto all'altra, ma in realtà in
moto a velocità vertiginosa, dato che compivano una rotazione in 24
ore). Più in là ancora c'è da Dio padre con gli angeli e gli eletti in
uno stato di eterna beatitudine. Una xilografia contenuta nella Cronaca
di Norimberga, un prezioso volume del 1493, riproduce la visione
classica del cosmo in tutta la gloria. La Cronaca di Norimberga fu
composta molto prima che in Europa si fosse sparsa la voce della
scoperta di Cristoforo Colombo, e basta dare un'occhiata per smentire
uno dei miti più diffusi sul viaggio del navigatore genovese. E la Terra
sia sferica non si sapeva fin dall'antichità.
Già Aristotele aveva spiegato che la Terra doveva essere un globo e che
è del tutto naturale che blocchi di materia pesante posti al centro
dell'universo tendono ad aggregarsi e a formare una sfera. Egli
aggiungeva poi, a mo' di corollario, che la forma dell'ombra proiettata
dalla Terra sulla Luna durante le eclissi Lunari dimostrava la
correttezza della sua idea.
Eppure ancora oggi, soprattutto negli Stati Uniti, si racconta la storia
di come Colombo avesse dovuto convincere Isabella e Ferdinando di Spagna
che il mondo era sferico. La cristianità aveva forse dimenticato la
rotondità della Terra? In realtà erano gli americani dell'inizio
dell'ottocento ad aver perso la memoria, e ciò che volevano dimenticare
era la tradizionale teoria britannica secondo cui fu un navigatore al
servizio dell'Inghilterra, Sebastiano Caboto, a sbarcare per primo nel
Nord America, mentre Colombo aveva solo scoperto alcune isolette
dell'Indie occidentali. All'indomani della loro Rivoluzione, gli
americani erano avidamente in cerca di figure eroiche che non avessero
nulla a che fare con gli odiati inglesi. Colombo rispondeva alle
esigenze, anche se nessuno sapeva molto di lui finché il romanziere
Washington Irving non visitò la Spagna e, trovata una vasta messe di
documenti, scrisse una biografia che ebbe ampia diffusione.
Sfortunatamente, Irving mescolò realtà e invenzione in una delle scene
più pittoresche, ambientata a Salamanca, lavorò perlopiù di fantasia. In
quella scena Colombo fronteggiava uno stuolo di chierici, <<un imponente
schieramento di professori, frati e dignitari della Chiesa>>, i quali
<<erano prevenuti nei suoi confronti come gli uomini che ricoprono
carica prestigiosa sono soliti di esserlo nei confronti dei poveri
postulanti>>. Costoro si fecero beffe dell'idea che la Terra fosse
rotonda e presero a testimonianza le Scritture secondo cui essa era
piatta. Colombo, uomo profondamente religioso, rischiò di essere ritenuto
colpevole non solo di un errore, ma anche di eresia. In realtà il
concetto della rotondità della Terra fece sempre parte della cultura
occidentale. Superati i secoli bui, con la riscoperta delle opere di
Aristotele, l'idea di una Terra sferica entrò nei programmi delle
neonate università. D sphaera Mundi di Giovanni di Sacrobosco, un libro
del tredicesimo secolo che ancor oggi rimane il testo astronomico dal
maggior numero di edizioni, forniva una dimostrazione molto semplice
della sfericità della Terra, in direzione nord-sud: i viaggiatori che si
dirigevano verso Nord osservavano che l'Orsa Maggiore e la Stella Polare
raggiungevano posizioni sempre più alte nel cielo. La spiegazione che Sacrobosco da a a proposito della sfericità in direzione est-ovest era
diversa e più sottile: il momento in cui avviene un'eclissi di Luna è lo
stesso ovunque, indipendentemente dalla posizione dell'osservatore, ma a
differenti di longitudini l'altezza della Luna nel cielo varia, e questo
è compatibile solo con una configurazione sferica della Terra.
Il problema che Colombo si trovò ad affrontare a Salamanca fu dunque di
dover convincere Isabella e Ferdinando non già del fatto che la Terra
fosse rotonda, ma piuttosto che le sue dimensioni e l'estensione della
massa continentale euroasiatica non rendevano del tutto irragionevole
l'idea di un ardito viaggio in direzione ovest verso il Catai e l'India.
La misura del diametro terrestre era stata anche calcolata con buona
precisione da Eratostene nell'antica Alessandria; i suoi 252.000 stadi
si traducevano in una circonferenza di poco inferiore a 40.000 km,
ponendo lo stadio uguale a 157,5 mt come ipotizza il nodo storico
dell'astronomia J. L. E. Dreyer. I geodeti islamici avevano rielaborato
i calcoli di Eratostene: al- Farghani, membro del gruppo di Baghdad ai
tempi del califfo al- Ma'mun, nei primi anni del nono secolo, ottenne
l'equivalente di 20.400 miglia arabe (40.253 km, a fronte dell'attuale
stima di 40.075 km). Colombo ipotizzò erroneamente che le miglia arabe
fossero equivalenti a quelle romane, il che lo portò a calcolare una
circonferenza di 30.044 km, appena tre quarti del valore effettivo.
Inoltre Colombo fece una stima notevolmente esagerata dell'estensione
longitudinale della Cina, e quindi della sua distanza dall'Europa. Egli
calcolò che il Giappone si trovasse addirittura a 283° di distanza in
direzione est e a meno di 5000 km dalle Canarie in direzione ovest.
Questi due errori di calcolo furono veramente utili a Colombo perché
fecero apparire ragionevole il suo temerario obiettivo di raggiungere le
Indie andando verso occidente.
Quando la corte si radunò a Salamanca durante le feste di Natale del
1486, gli studiosi presenti contestarono Colombo la sua stima della
dimensione della Terra e sostennero un valore della
circonferenza
terrestre assai prossimo a quello attualmente noto. Senza quell'errore
di calcolo, Colombo non avrebbe potuto giustificare la sua audace
spedizione. Il mito dei dotti sostenessero il concetto della Terra
piatta è <<pura fantasia>>; secondo l'eminente biografo Samuel Eliot
Morison, <<Washington Irving, cogliendo l'opportunità di costruire una
scena drammatica e commovente, prese un fantasioso resoconto di questa
inesistente assise universitaria blicato 130 anni dopo l'evento, lo
rielaborò e lasciò libero corso alla propria immaginazione>>. Il
racconto di Irving è avvincente <<perché tutti ci compiacciamo di vedere
professori esperti messi in crisi da un'argomentazione ragionevole. Ma
l'intera storia è assolutamente maligna e fuorviante>>.
In verità, se si escludono le sue teorie geodetiche del tutto errate,
Colombo ebbe relativamente poco a che fare con l'astronomia. E gli viene
talvolta ritratto con stelle e primitivi strumenti di navigazione come
il notturlabio -uno strumento per calcolare la latitudine in base alla
posizione della Stella Polare rispetto allo zenit - ma le poche
testimonianze che esistono circa l'uso che Colombo faceva delle stelle
per navigare fanno ritenere che egli avrebbe potuto ottenere gli stessi
risultati semplicemente tirando a indovinare. Confuso dai cieli
tropicali e dall'assenza delle costellazioni e circumpolari a lui ben
note, scambiò due volte Beta Cephei con la Stella Polare, ottenendo una
latitudine di 21° più a nord di quella reale. Come mise in evidenza
l'ammiraglio Morison, Colombo era esperto in navigazione piana, non
astronomica.
L'unica occasione degna di nota, anche se avvolta dalla leggenda, in cui
Colombo contraddisse la sua scarsa propensione per l'astronomia fu
quando utilizzò le Effemeridi di Johann Muller (noto come Regiomontano)
per prevedere un'eclissi Lunare imminente. Al suo quarto viaggio,
Colombo rimase bloccato in Giamaica, con le navi tanto danneggiate dalle
teredini da non essere più in grado di prendere il mare. Un piccolo
gruppo si imbarcò su una canoa e si diresse verso est per cercare
soccorso nella capitale di Hispaniola, Santo Domingo. Ma il governatore
di Hispaniola, che temeva di essere rimpiazzato nella sua Remunerativa
carica, non gradiva per nulla l'idea di salvare Colombo e tergiversò a
lungo nel portargli aiuto.
I mesi passarono: circa metà degli uomini di Colombo si ammutinò e cercò
di raggiungere Hispaniola in canoa. Gli indigeni, ormai stanchi delle
collanine di vetro e dell'altra paccottiglia di scambio, si fecero
sempre più riluttanti a fornire cibo alla ciurma, ridotta ma pur sempre
affamata. Secondo la leggenda, Colombo apprese dalle Effemeridi che ci
sarebbe stata un'eclissi di Luna la notte del 29 febbraio 1504 e si
affrettò a informare gli indios e sarebbe sorta una Luna nera e
sanguinante, segno che Dio era scontento del loro comportamento. Il
navigatore non si fece vedere finché l'eclissi non fu terminata e poi
uscì dalla sua cabina annunciando che Dio aveva ascoltato le preghiere
che egli gli aveva rivolto in favore degli indios. L'evento impressionò
talmente Giamaicani essi diedero a Colombo molto più cibo di quello
necessario per sopravvivere. (questo episodio è stato ripreso da Mark
Twain in: Un americano alla corte di re Artù).
Se la cultura di Colombo era così carente in fatto di astronomia, come
mai i suoi viaggi ebbero una tale importanza per quella scienza? Per
quanto un astronomo moderno possa sembrare splendida un'età in cui
l'astronomia era una materia fondamentale e necessaria a ogni studente
universitario, egli non mancherà di riconoscere con il reale livello del
testo di Sacrobosco fosse decisamente elementare. De Sphaera Mundi
descriveva i moti giornalieri e stagionali della volta celeste, ma non
diceva quasi nulla dei moti dei pianeti.
Gli astronomi medievali e ritenevano che le sfere celesti racchiudessero
una serie complessa di epicicli ed equanti ausiliari da cui dipendevano
i vari moti diretti e retrogradi dei pianeti. Questi artifici teorici
erano stati descritti astronomo alessandrino Claudio Tolomeo intorno al
150 d.C. nel suo Almagesto, un'opera così tecnica che quasi nessuno,
nella cristianità di lingua latina, era stato in grado di
padroneggiarla. Tolomeo fu anche il più grande geografo della sua epoca
e le sue carte erano accettate senza discussione.
L'Almagesto venne infine di scoperto nel corso del quindicesimo secolo
quando per la prima volta apparvero in Europa due astronomi abbastanza
competenti da comprendere quel trattato basilare e criticarne i primi
commentatori. Regiomontano e Georg von Peuerbach si cimentarono insieme
in una versione ridotta del capolavoro di Tolomeo. Dopo la morte di
Peuerbach nel 1461, Regiomontano portò avanti il progetto da solo e, per
assicurare all'opera un ampia distribuzione, divenne primo editore di
testi scientifici. Per ironia della sorte, anche Regiomontano, il più
grande matematico e astronomo del suo tempo, morì nel 1476, prima di
aver potuto pubblicare la sua prosecuzione del lavoro di Peuerbach e il
suo altrettanto notevole trattato di trigonometria.
Peuerbach e Regiomontano indagarono fin nei minimi dettagli l'astronomia
di Tolomeo, ma non poterono compiacersi di ciò che scoprirono. Nel 1464
Regiomontano scrisse una breve, ma penetrante critica della teoria a un
collega che si occupava di astronomia matematica. Le tavole tolemaiche
non garantivano previsioni accurate: egli aveva osservato Venere fuori
posizione di tre quarti di grado e Marte e addirittura di 2°, mentre un
eclissi Lunare del 1461 era terminata un'ora prima di quanto indicassero
i calcoli. Secondo la teoria di Tolomeo, inoltre, il diametro apparente
della Luna avrebbe dovuto, in determinati momenti, raddoppiare rispetto
ad altri periodi,1 fenomeno che nessuno aveva mai osservato.
Anche Copernico nato nel 1473, tre anni prima della morte di
Regiomontano, era consapevole della inadeguatezza della teoria
geocentrica nel calcolo della posizione dei pianeti. Egli annotò che
Marte era 2° avanti rispetto alla posizione data dalle tavole e Saturno
1° e mezzo indietro. Eppure non citò mai questa sfasatura delle opere
date alle stampe, e le sue tavole basate su sistema eliocentrico non
corressero in modo veramente efficace gli errori. Il fatto che Copernico
fosse apparentemente disinteressato a queste carenze è molto importante.
Anche se in molte opere di divulgazione si afferma il contrario, gli
errori nelle tavole delle posizioni planetarie non avevano pressoché
niente a che vedere con la scelta di un punto di vista geocentrico
oppure eliocentrico. Queste due cosmologie erano infatti trasformazioni
geometriche che portavano a previsioni più o meno identiche: il solo
passaggio a un sistema eliocentrico era insufficiente a produrre tavole
migliori. Entro certi limiti, si sarebbero potuti correggere gli errori
di previsione altrettanto facilmente all'interno di un sistema
geocentrica o quanto in un sistema eliocentrico.
Di fatto, Copernico non disponeva di alcuna osservazione che comprovasse
la sua nuova concezione. Come ebbe a dire Galileo un secolo più tardi,
<<non ammirano ormai abbastanza coloro che accettarono la dottrina
eliocentrica contro ciò che si mostrava ai loro sensi>>. L'astronomo
polacco era invece guidato da una visione estetica: ciò che voleva era
una <<teoria gradevole alla mente>>.
La concezione e eliocentrica spiegava perché apparentemente Marte, Giove
e Saturno invertissero la propria direzione di movimento nel cielo solo
quando erano in opposizione al sole. Nel sistema tolemaico questo moto
retrogrado era un accidente di natura, un <<fatto in quanto tale>>.
Copernico lo rese un <<fatto logico>> e la mancanza di una spiegazione
all'interno del sistema tolemaico divenne un'anomalia. Una volta create
le connessioni logiche, diventò semplice spiegare perché il moto
retrogrado di Giove fosse minore di quello di Marte e quello di Saturno
fosse minore di quello di Giove. Infine Copernico diede una spiegazione
alla misteriosa dislocazione lenta dell'ottava sfera, la cosiddetta
precessione degli equinozi. La scoperta di questo moto aveva messo in
difficoltà i cosmologi classici; tuttavia se la Terra, sospesa nello
spazio, girava intorno al sole e ruotava al proprio asse, non era
difficile concepire un terzo moto: un lento spostamento conico
dell'asse.
Queste radicali innovazioni costituirono i fondamenti su cui Galileo,
Keplero e
Newton costruirono un nuovo modello dei cieli. Eppure Peuerbach avrebbe potuto concepire la stessa trasformazione geometrica
un secolo prima, e i cosmologi arabi avrebbero potuto farlo nel nono
secolo. Perché la nuova astronomia dovette aspettare il sedicesimo
secolo e l'età delle esplorazioni?
Copernico visse in un'epoca di rapidi cambiamenti, il più clamoroso dei
quali fu probabilmente l'invenzione, da parte di Gutenberg, della stampa
a caratteri mobili. Con una sola eccezione nota, tutte le fonti su cui
Copernico si documentò erano libri stampati. Non appena fu completata,
la sua cosmologia eliocentrica venne stampata in circa 400 copie, che
garantivano la sua ampia diffusione e la possibilità di discutere le
idee in essa contenute. Poi ci fu la riforma. Copernico era canonico in
una cattedrale cattolica, mentre il giovane allievo dello convinse a far
stampare il De revolutionibus orbium coelestium era un protestante di
Wittenberg, il centro dell'attività luterana. Era un'epoca di
sconvolgimenti religiosi, in cui molte delle tradizionali idee venivano
messi in discussione.
Ma, cosa ancora più importante per la questione in esame, Copernico
visse in un'epoca in cui i coraggiosi navigatori stavano riscrivendo la
geografia di Tolomeo. Egli studiava a Cracovia quando colombo compì il
suo primo viaggio. La notizia della scoperta giunse rapidamente
all'università Jagellonica che ancor oggi possiede il più antico
mappamondo cui compaia il Nuovo Mondo; ma anche se Copernico aveva già
abbandonato la Polonia prima che giungessero le notizie della scoperta,
ne venne certo conoscenza poco dopo, mentre proseguiva i suoi studi in
Italia.
A quell'epoca Tolomeo era probabilmente ancora più conosciuto per la sua
opera geografica che per la cosmologia geocentrica che oggi porta il suo
nome. La sua opera Geografia, scritta nel secondo secolo d.C., con le
sue istruzioni per le proiezioni cartografiche costituì un lascito
fondamentale per i cartografi. Rielaborando le informazioni ricavate dai
resoconti di viaggiatori e dal suo predecessore, Marino di Tiro, Tolomeo
era giunto calcolare la latitudine e la longitudine di molti luoghi del
mondo allora conosciuto. Questi calcoli, a loro volta, furono alla base
degli stupendi atlanti pubblicati tra il 1480 e 1490. Agli inizi del
sedicesimo secolo, però, la fama di Tolomeo iniziò rapidamente a
declinare. Anche se colombo credeva di aver seguito le usuali concezioni
geografiche, il suo sbarco nelle <<Indie>> mise a dura prova la
cartografia tradizionale; quando poi fu chiaro che egli aveva in realtà
scoperto un nuovo continente; il mappamondo classico risultò obsoleto.
Ora, se la geografia di Tolomeo era risultata sbagliata, non poteva
essere messa in dubbio anche la sua cosmologia?
La maggior parte dei punti deboli individuati da Regiomontano
dell'astronomia classica non venne corretta da Copernico. Eppure la
concezione eliocentrica fu il passo fondamentale per una completa
revisione dell'astronomia, in quanto consentì una radicale
risistemazione del pensiero umano e spianò la strada alle brillanti
conquiste tecniche di Keplero e di Galileo.
Il De revolutionibus di Copernico fu pubblicato a Norimberga nel 1543,
in un mondo già preparato al cambiamento del 1566 e l'editore
Henricpetri di Basilea stampa una seconda edizione dell'opera. Tra
coloro che entrarono in possesso della ristampa ci fu Thomas Digges, il
primo astronomo inglese a convertirsi alla nuova cosmologia. Sopra il
titolo della sua copia e gli scrisse <<Vulgi opinio error>>,
<<l'opinione comune è sbagliata>>, volendo significare che non accettava
più l'idea consolidata che la Terra fosse al centro dell'universo. Nel
tradurre in inglese i passaggi chiave dal punto di vista cosmologico,
Digges scrisse: <<ritenni utile pubblicare quest'opera al fine di non
privare menti inglesi tanto nobili (per il diletto di elevarsi sulla
gran massa degli uomini) di una parte tanto nobile della filosofia>>.
Egli unì alla sua presentazione uno splendido schema eliocentrico che
mostrava una caratteristica innovativa: le stelle non erano più fisse a
una volta lontana, ma erano disperse verso l'infinito. <<E pertanto -
egli concludeva - immobili>>. Questo modello presentato nel 1576,
conteneva una concezione suggestiva, un balzo sorprendente dal mondo
chiuso degli antichi all'immenso universo attuale.
Digges e numerosi suoi contemporanei, compreso il maestro di Keplero
Michael Maestlin, cercarono a lungo le prove empiriche che confermassero
la disposizione eliocentrica dei pianeti, ma invano. Per coloro che
comprendevano l'unitarietà del sistema eliocentrico, e sono rimase un
atto di fede, oltre che un'irresistibile attrazione estetica; essi
dovevano anche dimenticare la tradizionale fisica aristotelica, secondo
cui la Terra non potrebbe girare sul proprio asse perché, se lo facesse,
gli uccelli e le nubi rimarrebbero indietro. Come e non ciò un altro
astronomo dell'epoca, Tycho Brahe,<<Copernico non offendo i principi
della matematica, tranne quando lancia la Terra, questo corpo pigro e
lento, inadatto al movimento, in un moto rapido come quello delle torce
eteree [le stelle]>>.
in assenza di prove da osservazione, l'adozione della teoria copernicana
richiedeva un clima culturale disponibile ad accettare nuove idee e non
più chiuso all'interno di vetuste tradizioni in base alle quali il
sapere antico era inconfutabile. Colombo contribuì a creare tale clima
intellettuale. La sua prova empirica dimostrò una volta per tutte
l'inadeguatezza della geografia tolemaica e spianò la strada a una nuova
collocazione della Terra nel cosmo. Le vecchie concezioni stavano
sfaldandosi. Nel 1611 John Donne avrebbe scritto: <<And new Philosophy
calls all in doubt, / The Elementof fire is quite put out; / The Sunne
is lost,and th'earth, and no man's wit / Can well direct him where t
look for it>>. (E una nuova filosofia mette tutto in dubbio, / il fuoco
è un elemento ormai eliminato, / Sole e Terra sono perduti e nessun
ingegno umano / può indicare dove cercarli.)
|