J. Robert Oppenheimer,
nasce a New York il 22 aprile 1904. Fisico di chiare
origini ebraiche (non osservante) La sua fama oltre che a un contributo senza
precedenti alla QED (elettrodinamica quantistica) il suo nome resta fortemente
legato alla cstruzione della bomba atomica. Conseguentemente ebbe un rifiuto
morale verso questa arma di distruzione di massa che gli fece rifiutare l'incarico per la costruzione di una nuova arma, quella
chiamata bomba all'idrogeno. Nel 1963 gli fu conferito il premio Fermi, che lo
avrebbe "riabilitato", dopo aver subito uno scandaloso processo inflittogli dai
seguaci anticomunisti (maccartismo). Oppenheimer aveva mostrato segni chiari di
pentimento per aver contribuito alla costruzione della bomba atomica e questo lo
portò a essere considerato "uomo contradditorio" e non più degno di accedere ai
laboratori di ricerca nucleare degli Stati Uniti.
Bibliografia:
Abraham Pais. Oppenheimer. Dalla bomba atomica alla guerra fredda:
la tragedia di uno scienziato. Milano, Mondadori, 2007. Kai Bird e Martin
J. Sherwin.
Robert Oppenheimer, il padre della bomba atomica. 1a
ed. Milano, Garzanti Libri (Collezione storica), 2007.
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Il 16 luglio 1945, sul far del giorno,1 lampo di luce innaturale e squarciò
il cielo sopra il deserto del New Mexico. Tra i testimoni di quell'evento vi
erano molti dei più celebri fisici di questo secolo. Mentre osservavano il
bagliore accecante attraverso occhiali di protezione da saldatori, essi furono
anche subitaneamentre percossi da una drammatica consapevolezza: l'era nucleare
aveva avuto inizio. E il testimone principe - colui che aveva diretto fin dagli
esordi il progetto della bomba atomica - era J. Robert Oppenheimer. Costui era
un individuo speciale. Il suo acume intellettuale, i suoi molteplici interessi,
il fisico gracile e la personalità eterea ne avrebbero fatto un uomo dai
contorni leggendari. Dopo la seconda guerra mondiale Oppenheimer divenne un
personaggio pubblico, noto per aver guidato i fisici che costruirono la bomba
atomica al Los Alamos Laboratory. Il suo successo nella veste di direttore del
progetto Manhattan gli conferì una notevole influenza, e per un certo periodo
poté godere di autorevolezza indiscussa e di una posizione dominante. Ma nel
giugno 1954, nel pieno della paranoia anticomunista alimentata dal maccartismo,
la US Atomic Energy Commission (AEC) giudicò che Oppenheimer difettava di
carattere, e lo additò come un rischio per la sicurezza nazionale. Albert
Einstein e altri scienziati dell'Institut for Advanced Study di Princeton, di
cui Oppenheimer era direttore, gli manifestarono pubblicamente il loro appoggio,
e in ottobre l'amministrazione dell'istituto gli prorogò la nomina nel ruolo,
che mantenne fino a un mese prima di morire, nel febbraio 1967. Eppure, dopo le
decisioni dell'AEC, l'immagine diafana di Oppenheimer sempre più simile a quella
di un uomo a pezzi. Ben pochi storici della scienza hanno scritto di quel
Oppenheimer che - 10 anni prima della guerra - aveva dato vigore alla fisica
teorica statunitense. Vi sono due ragioni per considerare tanto più increscioso
questo disconoscimento.
Oppenheimer aveva esordito come fisico nel più straordinario dei periodi: proprio quando cioè
la meccanica quantistica della fisica nucleare andavano prendendo forma,
arrecando grandi mutamenti e concetti tradizionali della fisica. In secondo
luogo, per quanto sia stato spesso descritto come una figura non di primo piano,
Oppenheimer ha di fatto apportato molti contributi significativi in diverse aree
fondamentali della ricerca fisica, prima di occupare il suo posto a Los Alamos.
A Oppenheimer vanno ascritti i fondamenti degli studi attuali di fisica
molecolare. Egli fu il primo a comprendere l'effetto tunnel quantistico, che è
alla base del funzionamento del microscopio a scansione oggi impiegato per
rilevare la struttura delle superfici a scala atomica. Oppenheimer andò vicino a
prevedere l'esistenza del positrone, l'antiparticella dell'elettrone; sollevò la
questione di alcune difficoltà cruciali dell'elettrodinamica quantistica;
sviluppò la teoria sulle piogge di raggi cosmici. Infine, molto prima che le
stelle di neutroni e i buchi neri entrassero a far parte del nostro panorama
celeste, Oppenheimer dimostrò che stelle di grande massa possono collassare
sotto l'influsso della forza gravitazionale.
Dalla chimica alla fisica
Come molti fisici della sua epoca, Oppenheimer aveva studiato chimica.
<<rispetto alla fisica -disse- [La chimica] comincia proprio nel cuore delle
cose>>. Matricola ad Harvard, capì che <<ciò che amavo della chimica era molto
vicino alla fisica>>. Così, la primavera successiva,
sottopose un piano di studi al Dipartimento di fisica e
fu ammesso al corso di laurea. Si iscrisse a molti corsi di fisica, ma poiché i
suoi interessi e gli studi erano molto diversi, dichiarò poi di aver attinto
solo <<una familiarizzazione molto rapida e superficiale con alcune parti della
fisica>>. Scrisse: <<sebbene mi piacesse lavorare, ero stato troppo dispersivo,
e me la cavai così con somma fatica; ottenne il massimo dei voti in tutti quegli
esami, anche se non penso che l'avrei meritato>>. E se ciò fosse vero o no,
Oppenheimer acquisì una notevole esperienza lavorando nel laboratorio di Percy
W. Bridgman, un privilegio che ottenne in virtù della sua ottima preparazione.
Negli anni 20 la fisica statunitense era dominata dagli sperimentalisti come
Bridgman, e fu tra i primi a studiare le proprietà della materia ad alta
pressione e che aveva costruito gran parte delle apparecchiature sperimentali
necessarie per quel tipo di studi. Quindi, per le sue esperienze di studente,
Oppenheimer non faceva distinzioni tra fisica teorica sperimentale, anche perché
la prima era un'attività decisamente europea. <<non sapevo che avrei finito per
fare una vita di questo genere [da fisico teorico]!>> Disse una volta,
ripensando ai suoi giorni da studente. Per questa ragione, mentre si avvicinava
alla laurea (che avrebbe conseguito nel 1925), aspirava a lavorare al Cavendish
Laboratory di Cambridge con Ernest Rutheford,1 dei più grandi sperimentalisti
del secolo. Rutheford aveva condotto i primi tentativi per rivelare il nucleo
dell'atomo, estremamente piccolo e pesante. Egli non fu però impressionato dalle
credenziali di Oppenheimer e ne respinse pertanto la domanda. Oppenheimer
scrisse allora a Joseph Thomson, un altro celebre sperimentalista dei a
Cavendish Laboratory, che accettò la sua domanda come studente ricercatore e lo
relegò a lavorare in un angolo della stanza, a far depositare pellicole sottili
su un supporto di collodio. <<sto passando veramente un periodo orribile>> scrisse il 1 novembre 1925 a un vecchio amico. <<il
lavoro di laboratorio è di una noia mortale, e mi sento così male che mi è
impossibile avere l'impressione di imparare alcunché>>. L'inverno successivo fu
un periodo buio per Oppenheimer, ma con l'inizio della primavera si schiusero
nuove possibilità. Rutheford finalmente gli parlò e lo fece conoscere a Niels
Bohr in visita al Cavendish Laboratory. Inoltre, attraverso Patrick M. S.
Blackett, incontrò Paul Ehrenfest dell'Università di Leida. Strinse anche
amicizia con due autorevoli fisici di Cambridge: Paul
A. M. Dirac e Ralph H.Fowler. Tutti costoro erano teorici e aiutarono
Oppenheimer ad ampliare le proprie prospettive. Fowler, dotato di particolare
perspicacia, gli consigliò di imparare il nuovo formalismo quantomeccanico di
Dirac e di applicarlo agli spettri a bande, operando una fusione tra la vecchia
della nuova scienza in un campo non ancora esplorato. Oppenheimer fu assorbito
dal problema e negli anni successivi sviluppò la moderna teoria degli spettri
continui. Questo lavoro non solo lo portò a pubblicare il suo primo articolo, ma
segnò anche l'inizio della sua carriera come fisico teorico. Quando Max Born fu
ospite del Cavendish Laboratory nell'estate del 1926 e propose Oppenheimer di
proseguire gli studi al centro di fisica teorica dell'Università di Gottinga,
questi accettò immediatamente. <<mi sentii completamente sollevato dalla
responsabilità di tornare al laboratorio>> disse nel 1963 in una intervista al
filosofo Thomas Kuhn. Fu a Gottinga che Oppenheimer prese per la prima volta
coscienza dei problemi con cui erano alle prese i fisici europei. <<La scienza è
molto migliore [qui]>> scrisse nel novembre 1926 all'amico Francis Furgusson. A
quell'epoca Born, Werner Heisenberg e Pasqual Jordan erano tutti a Gottinga, e
stavano formulando la teoria della meccanica quantistica.
Born, celebre professore, invece di Gottinga un luogo migliore
di ogni altro per apprendere gli intricati concetti della nuova teoria, e
Oppenheimer apprese in fretta. Nel dicembre 1926, appena quattro mesi dopo aver
accettato l'offerta per Gottinga, inviò l'articolo La teoria
quantistica degli spettri continui all'autorevole rivista tedesca
<<Zeitschrift Physik>>. Questo articolo era, di fatto, un compendio di quella
che sarebbe stata la sua dissertazione. Dopo aver conseguito il dottorato a
Gottinga nel marzo 1927 trascorsi i due anni successivi uno negli Stati Uniti e
uno in Europa, come membro del National Research Council. Durante questo periodo
Oppenheimer trasse grande giovamento dall'amicizia con eminenti fisici europei.
<<mi diedero un certo senso e... un certo gusto della fisica>> disse a Kuhn.
Inoltre, i problemi teorici che studiava erano di sua libera scelta. Più tardi,
negli anni 30, forse a causa della sua esperienza di laboratorio, Oppenheimer
lavorò vicino a sperimentalisti molti dei quali dovevano ammettere come la sua
comprensione dei risultati fosse migliore della loro.
Atomi e molecole
Quando si scoprì che l'atomo emette spettri discreti nelle transizioni tra stati
energetici, divenne chiaro che la fisica dei secoli precedenti era ormai
inadeguata. Da quel momento, atomi e molecole offrirono un naturale terreno di
prova per la nuova teoria della meccanica quantistica e per Oppenheimer stesso.
Il suo primo contributo fondamentale consistette nel trovare un modo di
semplificare l'analisi degli spettri molecolari. Interpretando gli spettri, i
fisici determinano la struttura e le proprietà delle molecole. Ma una
descrizione quantomeccanica esatta anche di una molecola semplice è complicata
dal fatto che
elettroni e nuclei atomici che costituiscono quella molecola interagiscono tutti
fra loro.Oppenheimer comprese che, a causa della grande differenza tra la massa
del nucleo e quella degli elettroni, queste interazioni potevano essere
decisamente ignorate. I nuclei, dotati di grande massa, reagiscono così
lentamente alle mutue forze di interazione che gli elettroni completano diversi
cicli del loro moto mentre i nuclei ne percorrono solo una piccola porzione.
Mentre era in vacanza, Oppenheimer scrisse una breve memoria sull'argomento e la
inviò a Born che, sbalordita da tanta concisione, sfornò uno scritto di 30
pagine in cui dimostrava che il moto rotazionale e vibrazionale dei nuclei può
essere trattato separatamente dal moto degli elettroni. Oggi, l'approssimazione
di Born-Oppenheimer è il punto di partenza per i fisici e i chimici impegnati
nell'analisi molecolare. Successivamente Oppenheimer determinò la probabilità
che un atomo catturi l'elettrone di un altro atomo. A partire
dall'approssimazione di Born-Oppenheimer, dimostrò che tale probabilità è
indipendente dal potenziale internucleare tra i due atomi. Infatti, nel 1928,
Oppenheimer scoprì anche un altro comportamento quantomeccanico: l'effetto
tunnel, che si verifica sotto diverse condizioni teoriche. Un elettrone, per
esempio, può sfuggire dai confini entro i quali è normalmente imprigionato se si
comporta come una infinitesimale palla da biliardo. L'esempio di effetto tunnel
più famoso è quello che avviene quando un nucleo espelle una particella alfa per
decadimento radioattivo. Classicamente, la particella non ha alcuna possibilità
di lasciare il nucleo. Quantisticamente, invece, la particella alfa può subire
l'effetto tunnel attraverso la barriera di potenziale che la circonda e sfuggire
al nucleo. Durante l'estate del 1928, i fisici George Gamow e indipendentemente,
U. Condon e Ronald W. Gurney spiegarono la disintegrazione radioattiva per
effetto tunnel.
I libri di testo sono perfettamente d'accordo su questa
circostanza, ma sottintendono anche che questi scienziati abbiano
scoperto il fenomeno, il che non è vero. Diversi mesi prima, in marzo,
Oppenheimer aveva proposto per i <<Proceedings of the National Academy of
Sciences>> un articolo in cui considerava l'effetto di un campo elettrico su un
atomo. Classicamente,1 atomo può essere dissociato soltanto da un campo
elettrico intenso. Da una prospettiva quantistica, invece,1 debole campo può
separare l'elettrone da un nucleo a cui appartiene perché l'elettrone può subire
effetto tunnel e attraversare la barriera che lo lega al nucleo. Oppenheimer
dimostrò che un debole campo elettrico può liberare elettroni dalla superficie
di un metallo. Nel 1982 Gerd Binning e Heinrich Rhorer, del laboratorio di
ricerca IBM di Zurigo, hanno progettato il microscopio a scansione a effetto
tunnel sulla base di questo principio, 54 anni dopo che Oppenheimer lo aveva
scoperto.
Campi e particelle
Oppenheimer trascorse i suoi ultimi mesi in Europa, dal gennaio al giugno 1929,
con Wolfgang Pauli alla Eidgenossische Technische Hochschule di Zurigo. Dopo
questo apprendistato, gli interessi di Oppenheimer si spostarono dalle
applicazioni della meccanica quantistica a problemi fondamentali della fisica.
La scelta di tempo per questo spostamento fu perfetta. In quella primavera
ricevette offerte della California Institute of Technology e dall'Università
della California a Berkeley; in entrambe le sedi si svolgeva ricerca di prima
linea sulle questioni fondamentali. Robert A. Millikan, e nel 1925 aveva coniato
l'espressione <<raggi cosmici>> era al Caltech, e Ernest O. Lawrence, che nel
1930 avrebbe costruito il primo ciclotrone, studiava fisica nucleare a Berkeley. Oppenheimer accettò
entrambe le offerte, passando solitamente il semestre invernale a Berkeley e
quello estivo al Caltech. In entrambe le scuole egli attrasse i migliori
studenti, che contribuirono a portare la fisica statunitense ai massimi livelli.
Una delle più accalorate controversie dell'inizio degli anni 30 riguardava una
teoria proposta da Dirac. Il 2 gennaio 1928, il direttore della rivista
<<Proceedings of the Royal Society>> ricevette un vecchio manoscritto di Dirac
intitolato La teoria quantistica dell'elettrone che, insieme con una
seconda parte pubblicata un mese più tardi, rappresentò probabilmente la più
significativa realizzazione di Dirac. L'equazione d'onda relativistica che egli
aveva formulato suscitò l'entusiasmo dei fisici, dato che comprendeva lo spin
della particella e i corretti autovalori del momento magnetico. L'articolo,
però, provocò anche reazioni altamente contrariate; nel luglio 1928 Heisenberg
scrisse a Pauli:<<il capitolo più triste della fisica moderna è e rimane la
teoria di Dirac>>. Il problema principale dell'equazione d'onda di Dirac era che
dava soluzioni corrispondenti sia a stati di energia positiva sia a un numero
infinito di stati energia negativa. In una simile situazione, la meccanica
quantistica prevede che gli elettroni possano saltare in questi stati di energia
negativa, e perciò che vi possano finire tutti quanti. Dunque, gli ordinari
elettroni non dovrebbero esistere. Per superare questa difficoltà, Dirac
immaginava che questi stati di energia negativa fossero occupati da un'infinità
di elettroni. Se una parte di questi stati non fosse stata occupata, però,
sarebbe apparsa come un insieme di lacune positive in un mare di carica
negativa. Nel marzo 1930 Dirac pubblicò un articolo in cui asseriva che queste
lacune positive erano protoni ma Oppenheimer, che aveva letto l'articolo prima
della pubblicazione, replicò, in una lettera a <<Physical Review>> pubblicata lo
stesso mese, che non lo erano.
Egli indicò che, se le lacune positive della teoria di Dirac fossero
protoni, allora elettroni e protoni si annichilerebbero reciprocamente, ragione
per cui la materia avrebbe una vita media di 10 alla meno 10 secondi. Osservò
inoltre che le particelle positive postulate dalla teoria di Dirac avrebbero
dovuto avere la stessa massa dell'elettrone. In effetti, queste lacune positive
erano positroni, le antiparticelle degli elettroni, ma nel 1930 questa
particella era ignota e inaspettata. Nel contestare Dirac, comunque, Oppenheimer
andò vicino a prevederne l'esistenza. Anche dopo la scoperta del positroni,
compiuta nel 1932 dal fisico Carl Anderson del Caltech, il lavoro di Dirac era
tormentato da problemi. Oppenheimer e altri fisici che lavoravano
all'elettrodinamica quantistica (QED) avevano molti dubbi sulla teoria di base.
Nel 1930, per esempio, Oppenheimer dimostrò che, quando la teoria pubblicata in
quello stesso anno da Heisenberg e Pauli veniva applicata alle interazioni tra
gli elettroni, i protoni e il campo elettromagnetico, lo spostamento delle linee
spettrali era infinito. Lo scetticismo di Oppenheimer riguardo alla QED fu
tenuto vivo per tutti gli anni 30 da anomalie nel suo lavoro sui raggi cosmici
causate dal muone e da altre particelle di elevata energia e sconosciute
all'epoca. Se Oppenheimer avesse avuto a disposizione un risultato sperimentale
sull'atomo di idrogeno ottenuto solo dopo la guerra dal suo allievo Willis E.
Lamb, si può immaginare che avrebbe sin da allora risolto il fastidioso problema
degli infiniti. Nel 1931 Oppenheimer tentò di trovare per il fotone un'equazione
analoga a quella di Dirac per l'elettrone. Non vi riuscì, ma con quelli studi
dimostrò quella differenza fondamentale tra particelle a spin intero e a spin
semiintero che più avanti costituì la base della dimostrazione formale di Pauli
sulla connessione tra spin e statistica.
Creazione e distruzione di materia
Secondo la meccanica quantistica, sia la creazione sia l'annichilazione di
materia -soggette alle leggi di conservazione dell'energia del momento- sono
possibili. Un raggio gamma, per esempio, può dare origine a un elettrone e a un
positrone attraverso un processo che prende il nome di produzione di coppie
(pair production). Stranamente, Oppenheimer non formulò l'ipotesi della
produzione di coppie ma, insieme con il suo allievo Milton S. Plesset, ne fornì
la corretta descrizione nel 1933. Un anno dopo, lavorando con Wendell H. Furry,
sviluppò la teoria dell'elettrone e del positrone essenzialmente nella sua forma
moderna. Essi dimostrarono che la carica osservata dell'elettrone non è la sua
carica reale, e con ciò anticiparono il fenomeno che prende il nome di
normalizzazione della carica, che contribuì a spiegare alcune delle prime
difficoltà che circondavano gli infiniti della QED. Negli anni 30, la maggior
parte della sperimentazione in fisica delle alte energie veniva realizzata
nell'atmosfera terrestre. In quell'ambiente particelle di origine cosmica e
dotate di energia dell'ordine dei gigaelettronvolt bombardano gli atomi
dell'atmosfera. Nel 1932, durante uno studio della redazione cosmica in camera a
nebbia, Anderson scoprì per la prima volta il positrone. Se una lastra
metallica, per esempio di piombo, è collocata in una camera a nebbia, la traccia
di un singolo raggio cosmico incidente sulla superficie superiore della lastra
può dar luogo a un gran numero di tracce che si dipartono da un punto della
superficie inferiore della lastra stessa. Oppenheimer e il suo allievo J.
Franklin Carlson dimostrarono che queste <<piogge>> di raggi cosmici -che
normalmente consistono di fotoni, elettroni e positroni - sono generate da una
cascata di produzione di coppie elettrone-positrone. Lo spessore della lastra di
piombo, naturalmente, può essere fatto variare. Oppenheimer e Carlson notarono
che, se un raggio cosmico primario è un fotone o un elettrone, una lastra di piombo dello
spessore di 20 cm assorbe tutta la radiazione risultante negli intervalli di
energia osservati sperimentalmente. Ulteriori dati, tuttavia, rivelarono che la
penetrazione superava le profondità che potevano essere attribuite a un fotone o
a un elettrone. Ne conclusero che esistesse un altro componente dei raggi
cosmici, e infatti pochi mesi dopo gruppi del Caltech e di Harvard scoprirono
contemporaneamente una nuova particella. Oppenheimer e il suo collega di
Berkeley Robert Serber identificarono immediatamente questa particella come
quella prevista dal fisico giapponese Hideki Yukawa per spiegare le forze
nucleari. In effetti la nuova particella risultò essere il muone. Il pione, la
particella prevista da Yukawa, fu scoperto successivamente. A Berkeley, gli
studi Oppenheimer ruotavano intorno all'acceleratore. Nel 1932, quando James
Chadwick scoprì il neutrone, la teoria protone-elettrone del nucleo venne
abbandonata e il moderno modello protone-neutrone ne prese il posto. Durante la
primavera del 1933 Lawrence accelerò per la prima volta i deuteroni, sono
costituiti da un protone e un neutrone, e li impiegò per bombardare nuclei
pesanti. Scoprì così che i deuteroni disintegrano i nuclei con efficacia
maggiore di quanto facciano i protoni; tuttavia ne Lawrence ne i suoi
collaboratori osservarono mai particelle alfa emesse dai nuclei bersaglio.
Arrivarono quindi a un risultato enigmatico: quando i deuteroni di alta energia
incidono su un qualsiasi nucleo, il bersaglio emetterebbe protoni in uno stretto
intervallo di energia. Di fatto, i deuteroni che contaminavano l'apparato di
Lawrence offrivano la soluzione del mistero: i protoni registrati risultavano
tutti dalla fusione del deuterio. Prima che emergesse questa spiegazione, però,
l'osservazione fece sorgere questioni sulle reazioni indotte dal deuterio. A
Berkeley, Oppenheimer
e la sua allieva Melba N. Phillips dimostrarono che,
quando un deuterone collide con un nucleo pesante, quest'ultimo può catturare il
neutrone del deuterone e liberare il protone. La teoria che Oppenheimer e
Phillips proposero per questa reazione, e che oggi porta il loro nome, spiegava
esattamente gli strani risultati di Lawrence.
Stelle di neutroni e buchi neri
Oggi accettati come fasi finali dell'evoluzione stellare, stelle di neutroni e
buchi neri furono ipotizzati su basi teoriche durante gli anni 30. Oppenheimer e
i due suoi allievi, George M. Volkov e Hartland S. Snyder, furono studiosi di
punta in queste ricerche. Oppenheimer e Volkov si interessarono all'ipotesi di
un altro scienziato secondo il quale,1 volta esaurita la sua sorgente di energia
termonucleare, in una stella di grande massa si sarebbe potuto formare un nucleo
di neutroni. Per provare se questo scenario fosse possibile, Oppenheimer e
Volkov decisero di stabilire la differenza tra una trattazione gravitazionale
del processo basata sulla teoria di Newton e una consistente con la relatività
generale di Einstein. L'equazione di Oppenheimer-Volkov, che descrive il
gradiente di pressione all'interno della stella, rivelò che la pressione sarebbe
aumentata più rapidamente penetrando in profondità del nucleo stellare di quanto
ci si sarebbe aspettati dai calcoli fondati sulla teoria newtoniana. Quindi la
teoria di Oppenheimer-Volkov basata sulla relatività generale prevedeva forze
gravitazionali più intense, e più precise, della teoria newtoniana.
Oppenheimer e Volkov effettuarono anche i primi calcoli dettagliati per
stabilire la struttura di una stella di neutroni, ponendo così i fondamenti
della teoria relativistica generale della struttura stellare. Nel 1939, appena
prima che pubblicassero un articolo sull'argomento, Oppenheimer inviò una
lettera a George E. Uhlenbeck -un fisico teorico dell'Università del Michigan- e
con il suo collega Samuel A. Goudsmit aveva scoperto lo spin dell'elettrone.
Scrisse: <<abbiamo... lavorato su soluzioni statistiche e non statiche per masse
molto grandi... vecchie stelle che forse collassano in nuclei di neutroni. I
risultati sono stati molto singolari...>>. I risultati in effetti divennero
anche più strani. Più tardi quello stesso anno, Oppenheimer e Snyder
pubblicarono un articolo classico intitolato La contrazione gravitazionale
continuata. Avevano osservato che quando una stella di grande massa esaurisce la
sua fonte interna di energia nucleare, il suo destino ultimo è determinato da
quanta massa può perdere, o per espulsione radiativa o per rapida rotazione.
Dopo aver sperimentato tutti i modi possibili di espellere materia, il nucleo
rimanente è legato dalla forza gravitazionale. Se non c'è energia termonucleare
a svolgere la funzione di forza equilibratrice, il nucleo continuerà a
collassare. Con il proseguire del collasso, la luce irradiata dal nucleo si
sposta sempre più verso il rosso, ovvero la sua lunghezza d'onda aumenta;
inoltre il percorso lungo il quale questa luce può sfuggire diventa sempre più
stretto, finché il cammino si chiude su se stesso, lasciando una sorgente di
attrazione gravitazionale nascosta a qualsiasi osservazione esterna.
Nell'elaborare questa descrizione Oppenheimer e Snyder eseguirono il primo
calcolo della formazione di un buco nero. Nel marzo 1994 l'avvincente prova del
fenomeno è stata testimoniata dall'occhio dello
Hubble Space Telescope, che ha registrato la presenza di un buco nero di grande
massa nel centro della galassia M87, la più grande e luminosa dell'ammasso della
Vergine. Il contributo di Oppenheimer alla fisica del nostro secolo è stato
vasto, profondo e decisivo. L'approssimazione di Born-Oppenheimer, la
penetrazione degli elettroni attraverso le barriere di potenziale, la teoria
delle piogge di raggi cosmici, le stelle di neutroni e buchi neri sono tutte
parti vitali della fisica contemporanea. Le pulsar, ora conosciute come stelle
di neutroni in rotazione, furono osservate per la prima volta nel 1967, l'anno
in cui Oppenheimer morì di cancro a Princeton. Fosse vissuto più a lungo,
avrebbe potuto gioire del riconoscimento di questa scoperta portò alle sue
ricerche dell'anteguerra, che erano state oscurate dal suo lavoro in tempo di
guerra e dalla fama che <<sopportò>> nel dopoguerra.
quelli della via lattea
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