Nel microcosmo della meccanica quantistica
i fenomeni che sfidano apertamente il senso comune
abbondano. Parecchi di questi effetti rappresentano una conseguenza del
principio di complementarita la cui manifestazione è il dualismo:
onda-particella. I due aspetti si integrano fornendo una descrizione completa
dell'oggetto (fotone, elettrone). Da quando il concetto di complementarità fu
enunciato 70 anni fa, è stata opinione comune tra i fisici che si trattasse di
una conseguenza del principio di indeterminazione, secondo cui due variabili
complementari, posizione e quantità di moto, non possono essere misurate
contemporaneamente oltre un certo limite di accuratezza. Il principio di
indeterminazione normalmente impedisce che si possa apprendere alcunché sul
comportamento di un oggetto quantistico, una delle conseguenze è che non
possiamo mai vedere l'oggetto agire simultaneamente come un onda e come una
particella. Si è provato in qualche modo ad aggirare il principio di
indeterminazione per provare che non è il solo a imporre la complementarità. Una
serie di esperimenti reali e concettuali. I risultati ottenuti dimostrano che la
natura salvaguarda sempre se stessa da simili intrusioni, e la conclusione è che
la complementarità abbia origini più profonde di quanto si è ritenuto fin ora;
essa si dimostra più basilare e più generale per la meccanica quantistica di
quanto sia il principio di indeterminazione. I comportamenti onda-particella si
mostrano chiaramente quando vengono analizzati di per sé. L'aspetto ondulatorio
si mostra nelle figure di interferenza. Gettate due pietre contemporaneamente
nello stagno le cui acque sono calme, e guardate come si sovrappongono le onde
circolari che appaiono sulla superficie. Esse si rafforzano reciprocamente, dove
due onde si sovrappongono e si elidono, dove una cresta si sovrappone a un
ventre. Lo stesso effetto si osserva se si fa passare la luce attraverso due
fenditure il cui ruolo è analogo a quello delle pietre. L'onda luminosa viaggia
attraverso entrambe le fenditure, così che da ciascuna fuoriescono due onde più
piccole. Queste onde interferiscono producendo, se proiettate su uno schermo,
una serie di frange luminose e buie. (vedi figura sotto)
L'esperimento della doppia fenditura fa uso delle onde
luminose, collimate da lenti, che vanno a illuminare una lastra con duesottili
fenditure. Queste si comportano come due sorgenti di onde sferiche che
interferiscono e producono frange alterne luminose e buie. In questo esperimento
i fotoni vengono inviati uno alla volta, sicché la figura a frenge si forma al
crescere della quantità di fotoni registrati. I colori che si producono sullo
schermo corrispondono al numero di fotoni che l'hanno colpito: da uno a nove
(blu), da10 a 99 (rosso), 100 e oltre (giallo). L'esperimento è stato ideato da
Gerhard Birkl del Max Plank Institut fur Quantenoptik di Garching, in Germania.
L'aspetto particellare, al contrario si manifesta sempre
sottoforma di fotoni, i quali si presentano invariabilmente come entità
indivisibili. Anziché registrare l'intensità luminosa, un rivelatore conta un
numero discreto di fotoni. Possiamo ottenere una dimostrazione più convincente
delle caratteristiche particellari e ondulatorie della luce se inviamo
attraverso le fenditure un fotone alla volta, in questo caso ciascun fotone dà
luogo a una macchia di luce sullo schermo. Tuttavia, al momento che si
raccolgono i risultati di molti di questi eventi, appare una figura di
interferenza correlata alla probabilità che il fotone colpisca un punto dello
schermo piuttosto che un altro. Una cosa interessante è che il principio di
complementarità non è ascrivibile solo al dualismo onda-particella. La maggior
parte degli oggetti quantistici ha una struttura interna che può dare origine a
proprietà magnetiche. Per es. un atomo di argento si comporta proprio come un
microscopico "magnete" . Opportune misurazioni ci possono dire se i "poli" di
questo magnete puntano verso l'alto o verso il basso, a destra oppure a
sinistra. Non si osserva mai però, uno dei poli puntare <<in alto e a destra>>.
La proprietà di essere <<su o giù>> risulta quindi essere complementare a quella
di essere destra o sinistra, analogamente a quanto accade per comportamento
ondulatorio e comportamento particellare. Un aspetto più sorprendente delle
caratteristiche complementari concerne la loro prevedibilità. Supponiamo che
grazie a una misurazione si sia riusciti a stabilire che il microscopico magnete
è rivolto verso l'alto. Eseguiamo allora un secondo esperimento per decidere se
il magnete punta a destra oppure a sinistra. Quello che troviamo è che non si
può predire nulla sul risultato: sinistra e destra si presentano ciascuna con
una probabilità del 50%, in pratica il risultato non può essere conosciuto in
anticipo. Alla base di questa ignoranza vi è il è principio di complementarità.
Esso stabilisce che non si possono conoscere simultaneamente i valori delle due
variabili correlate.(cioè complementari) Infatti una informazione precisa su una
variabile significa che non si può conoscere nulla dell'altra. I libri di testo
spesso illustrano questo principio usando come variabili complementari la
posizione e la quantità di moto di una particella in movimento. Più accurata la
misura della posizione di una particella in movimento, meno è accurata
l'informazione sulla quantità di moto e viceversa. Il principio di
indeterminazione di Heisenberg ne è la rigorosa espressione numerica. Il principio di complementarità implica che la
conoscenza completa del futuro, così come la si è intesa nella fisica classica,
è del tutto inaccessibile. Per ritornare alla luce, nel caso del sistema a due
fenditure, se riusciamo a scoprire in qualche modo attraverso quale fenditura ha
viaggiato ciascun fotone (acquisendo perciò informazioni sul cammino), non
possiamo ricostruire la figura di interferenza sullo schermo. Il possesso
dell'informazione sul cammino di ciascun fotone sta a indicare che presso le
fenditure deve manifestarsi la natura particellare dei fotoni, anziché quella
ondulatoria necessaria perché si abbiano frange di interferenza. Possiamo dunque
ottenere informazione sul cammino o la figura di interferenza ma, non entrambe
insieme. (sebbene si sia detto in precedenza che la natura particellare è sempre
manifestata quando si rivelano i fotoni sullo schermo, tale rivelazione
non ci dice nulla sugli eventi che si verificano presso le fenditure,dove ha
origine la figura di interferenza.) La complementarità fa parte della vita e
siamo pertanto costretti a conviverci. Il fisico danese Niels Bohr, più di ogni
altro insistette, proprio su questo, e si deve a lui se la complementarità è ora
accettata come una verità fondamentale. Ma Bohr ebbe in un altro fisico di fama
come Einstein un "avvocato del diavolo", riporto un dialogo chiarificatore
(immaginario) tra i due.
B: Vedo che stai progettando un nuovo esperimento a due
fenditure. A cosaa stai pensando questa volta?
E: Stai a sentire Niels, un onda luminosa piana illumina
una lastra che ha due fenditure, attraverso le quali la luce può raggiungere uno
schermo. Purché la geometria del sistema sia giusta, sullo schermo appare una
figura di interferenza, una serie di bande chiare e scure.
B: Questo è ciò che insegniamo ai nostri studenti. qualé
la novità?
E: Abbi pazienza, prima di presentare la nuova idea,
lasciami esporre i vecchi fatti,
per essere sicuro che almeno su quelli si sia d'accordo.
Tu non hai nulla da obiettare all'affermazione che la figura di interferenza
dimostra la natura ondulatoria della luce?
B: Certo che no.
E: E sarai anche d'accordo che su quella che tu chiami
complementarità, implica in questo caso, l'impossibilità di sapere attraverso
quale fenditura ciascun fotone raggiunga lo schermo per dare il suo contributo
alla figura di interferenza.
B: Proprio così.
E: Bene, tu sai che ho sempre avuto difficoltà a credere
che Dio giochi a dadi con l'universo. Arrivo dunque alla mia nuopva idea.
Contrariamente a quanto si è appena affermato, io sono in grado di stabilire
attraverso quale fenditura passa il fotone. Supponiamo di aver visto il fotone
colpire lo schermo nel punto massimo laterale - cioè una delle due bande
luminose più vicine al centro della figura. Per arrivare li il fotone deve
essere stato deflesso dalla fenditura che ha attraversato. Ma come ci ha
insegnato Newton, non cè azione senza reazione, così che quando la lastra con la
fenditura devia il fotone, a sua volta essa subisce un urto da parte del fotone
stesso. E l'intensità dell'urto dipende da quale delle due fenditure il
fotone abbia attraversato. Sospendendo la lastra con le due fenditure in modo da
consentire di oscillare, se ne può misurare, in linea di principio, il rinculo.
La forza dell'urto mi dice da quale fenditura è passato il fotone.
B: Ah! Tu allora avresti informazioni sul cammino per
ogni singolo fotone, e osserveresti, nel corso dello stesso esperimento, una
figura di interferenza.
E: Esattamente
B: Ma questo è incompatibile con la complementarità.
E: E' vero!
B: Tentativo interessante, temo però che tu abbia
trascurato qualcosa, vale a dire, le proprietà quantistiche della lastra dotata
di fenditure. Potrei esporre il mio ragionamento attraverso espressioni
matematiche. Tuttavia l'essenza del discorso è che la posizione della lastra
deve essere determinata in modo preciso se si vuole osservare la figura di
interferenza.
E: Certamente, in caso contrario non si avrebbe la
figura di frange prodotte da due fenditure e noi osserveremmo una figura diffusa
come quella dovuta a una fenditura singola.
B: Allora, per distinguere un tragitto dall'altro
dobbiamo anche conoscere in modo piuttosto preciso la quantità di moto della
fenditura che rincula. Si può infatti dimostrare che la figura di interferenza
compare solo quando l'incertezza della posizione della lastra e sulla quantità
di moto durante il rinculo è così piccola da essere incompatibile con il
principio di indeterminazione.
E: D'accordo Niels, hai vinto. Ammetto che non è
possibile ricavare dal medesimo esperimento l'informazione sul cammino e la
figura di interferenza. Hai perfettamente ragione nell'affermare che la lastra
con le fenditure rispetta le leggi della meccanica quantistica. Mi compiaccio
per questa dimostrazione della compementarità.
B: Un momento, ritieni che il principio di
Heisenberg sia l'unico meccanismo che impone la
complementarità?
Possiamo solo avanzare ipotesi sulla eventuale risposta
di Einstein a quest ultimo quesito. Negativa? I vincoli imposti dal principio di
indeterminazione non costituiscono l'unico meccanismo attraverso il quale la
natura impone la complementarità. La risposta negativa è giustificata dalla
nostra recente constatazione del fatto che è possibile costruire rivelatori di
cammino che non incidono in modo significativo sul moto degli oggetti osservati.
Siamo cioè perfettamente in grado di concepire rivelatori di cammino capaci di
aggirare il principio di indeterminazione. L'idea del nuovo rivelatore di
tragitto deriva da una variante del sistema a due fenditure. Richard Feynman ha
discusso questa variante nella mirabile introduzione alla meccanica quantistica
contenuta nel terzo volume delle sue Letture di Fisica. Feynman ha fatto
l'interessante osservazione che, se si usassero elettroni al posto di fotoni, si
disporrebbe di un ulteriore strumento per lo studio di interferenza fra
particelle. Questo perché gli elettroni stessi, proprio come la luce, presentano
caratteristiche ondulatorie e dunque, in un esperimento a due fenditure,
darebbero origine a una figura di interferenza. Poiché gli elettroni però sono
particelle cariche, esse interagiscono con i campi elettromagnetici, luce
inclusa. Ne consegue che è possibile indurli a diffondere luce allo scopo
di ricavare informazione sul cammino.Feynman ha proposto un metodo particolare
per ottenere questa informazione: si tratta di collocare una sorgente di luce
(fascio laser) in una posizione simmetrica rispetto alle due fenditure. La
direzione del moto dei fotoni diffusi dagli elettroni comunicherebbe agli
sperimentatori qule delle due fenditure sia stata attraversata dalle particelle.
L'analisi del processo di collisione elettrone-fotone si concentra su due
variabili. La prima è la quantità di moto conferita all'elettrone. La seconda è
l'indeterminazione nella precisione con cui viene misurata la posizione
dell'elettrone. Analogamente a quanto avviene nell'esperimento concettuale
progettato da Einstein, se si desiderano sia l'informazione sul tragitto sia la
figura di interferenza, entrambe le grandezze devono essere molto piccole,, più
piccole di quanto sia consentito dal principio di indeterminazione di
Heisenberg. Il nuovo rivelatore di cammino segue la proposta di Feynmann ma,
grazie all'allestimento che abbiamo concepito, aggira il problema della quantità
di moto. Il nostro esperimento concettuale utilizza, come particelle che
intereriscono, atomi anziché elettroni. Noi poniamo una piccola cavità -
essenzialmente una scatola - davanti a gni fenditura, cosicché ciascun atomo
deve passare attraverso una serie di esse prima di raggiungere le fenditure.

Negli ultimi anni sperimentatori dell'Università di
Monaco di Baviera, del Max Plank-Institut fur Quantenoptik di Garching, della
Yale University e dell'Ecole Normale Supereieure di Parigi hanno fatto enormi
progressi nello sviluppo delle necessarie tecniche sperimentali. Essi sono in
grado ora di condurre esperimenti in cui singoli atomi attraversano regolarmente
le cavità. La frequenza del fascio laser va scelta in modo che ogni atomo che lo
attraversa si porti in un determinato stato eccitato. Vale a dire, l'atomo
assorbe un fotone di piccola lunghezza d'onda dal fascio e si sposta in uno
stato di energia più alta. La geometria delle cavità è tale che gli atomi
eccitati sono costretti a emettere un fotone di lunghezza d'onda maggiore di
quella iniziale (paragonabile a quella della radiazione di un forno a
microonde). La rivelazione del fotone di lunghezza d'onda maggiore indicherebbe
la cavità, e quindi la fenditura, attraverso la quale è passato un dato atomo.
Questo apparato non è vittima del principio di indeterminazione, poiché
l'emissione del fotone nella cavità non perturba il movimento dell'atomo. Al
fine di minimizzre i segnali provenienti dall'esterno, negli esperimenti reali
le cavità dovrebbero essere tenute a temperature estremamente basse. Dovrebbero
inoltre avere pareti superconduttrici per garantire un lungo tempo di
immagazzinamento dei fotoni al proprio interno. Poiché il meccanismo di
rivelazione non incide sul moto dell'atomo, è lecito supporre che esso sia
ancora in possesso della sua capacità di interferire. Se così fosse, avremmo sia
l'informazione sul cammino, la quale connota la natura particellare dell'atomo,
sia la figura di interferenza, correlata alle sue caratteristiche ondulatorie.
Questa ingenua supposizione si è rivelata errata. I nostri studi dimostrano che
anche in questo caso l'informazione sul cammino e la figura di interferenza si
escludono reciprocamente. Una volta ottenuta l'informazione sul cammino, la
figura a frange scompare. Al suo posto appare una ampia macchia al centro dello
schermo. E' possibile aggirare il principio di indeterminazione di Heisenberg,
ma non il principio di complementarità di Bohor. I fattori che mantengono la
complementarità sono complessi, e risiedono essenzialmente in correlazioni tra
la libertà di movimento dell'atomo e i fotoni della cavità responsabili della
scomparsa della figura di interferenza. E' come se gli atomi si recassero in
bella vista etichette che indichino attraverso quale fenditura sono passati,
e gli atomi che attraversano la fenditura superiore non interferissero con
quelli che attraversano la fenditura inferiore. L'etichetta è costituita dal
fotone <<spia>> emesso all'interno della cavità. Lo schermo sul quale si
manifestano le proprietà di interferenza può trovarsi a qualsiasi distanza dalle
cavità che fungono da rivelatori di cammino: questo non fa alcuna ifferenza.
Infatti, una volta che le correlazioni tra un atomo etichettato e la cavità in
cui entra sono stabilite, esse rimangono inalterate. A questo punto il
paladino dell'intuizione classica che chiameremo IC, non riesce più a mantenere
la calma e si rivolge animosamente al suo amico MQ, convinto sostenitore della
Meccanica Quantistica. IC: Sono stato ad ascoltare molto a lungo, ma questo è
davvero troppo. Accetto gli argomenti precedenti basati sul principio di
indeterminazione di Heisenberg e concordo sul fatto che la presenza
dell'informazione sul cammino esclude la comparsa della figura di interferenza.
Ma certamente ciò accade perché, nell'ottenere l'informazione sul cammino, lo
sperimentatore disturba il moto della particella, la quale perde così anche la
sua capacità di interferire.
MQ: Quando parli di disturbi, intendi una sorta di
sobbalzo incontrollabile?
IC: Si, naturalmente.
MQ: Allora sei in errore. L'esempio delle cavità di
rivelazione dimostra che si può avere l'informazione sul cammino senza questi
disturbi meccanici.
IC: Seguo il tuo ragionamento, ma aiutami a comprendere
il risultato. Come può accadere che la particella non interferisca più, sebbene
il suo moto non sia stato perturbato?
MQ: Il trucco sta nelle correlazioni che si sono
istaurate.
IC: Mi spiace, ma il termine << correlazioni>> non mi
aiuta.
MQ: Bene, allora può essere utile una analogia.
Rappresentiamo le due alternative - l'atomo che attraversa la fenditura
inferiore o quella superiore - con due curve irregolari disegnate su un piano
orizzontale . Le due curve interferiscono tra loro quando si intersecano.
Tracciamo le curve in modo che ciò accada molte volte.
IC: Va avanti.
MQ: Ora introduciamo un grado di libertà aggiuntivo, la
terza dimensione. Le correlazioni sono simboleggiate dal sollevare una delle
curve su un altro piano, pochi cm al di sopra del primo. Allora le due curve non
si intersecano più, ovvero non interferiscono più. E nota che trascurare le
correlazioni, ignorando la terza dimensione e proiettando entrambe le curve su
un piano comune, fa sembrare che le curve si intersechino, sebbene esse in
realtà giacciano una al di là dell'altra.IC: Ah, ora, finalmente penso di essermi fatto un idea
intuitiva di quanto accade. Riassumendo, la figura di interferenza viene perduta
perché l'informazione sul cammino è divenuta disponibile, e questo non è
assolutamente dovuto a una indeterminazione nella posizione delle fenditure o a
un urto incontrollato subito dall'atomo.
MQ: Si, se non vi è alcun contributo di carattere
casuale.
 |
Le due curve tracciate su un piano rappresentano gli
atomi che passano rispettivamente attraverso la fenditura superiore e quella
inferiore (in alto). Le frange di interferenza corrispondono ai punti di
intersezione tra le curve. Se però si stabiliscono delle correlazioni (in
basso), si trova che le curve giacciono su piani diversi. Esse non si
intersecano più e non c'è quindi interferenza. |
Considerando la trattazione storica di questo argomento,
ricca di discussioni da manuale che invocano il principio di indeterminazione,
molti seri colleghi si sono dichiarati scettici a proposito della nostra
analisi. Essi hanno sollevato ingegnose obiezioni alla conclusione che il moto
dell'atomo non sia perturbato. Tuttavia calcoli accurati e un recente
esperimento realizzato presso il laboratorio di David J. Wineland del National
Institute of Standards and Technology (NIST) di Boulder, in Colorado, hanno
dimostrato in maniera convincente che tutte queste obiezioni non sono valide. Il
principio di complementarità è senza alcun dubbio più basilare che il principio
di indeterminazione. Dato che l'informazione sul cammino esclude la comparsa di
figure di interferenza, si può porre una domanda opposta sulla complementarità.
Supponiamo di cancellare in qualche modo l'informazione sul cammino assorbendo
in qualche modo il fotone spia. Non dovrebbe riemergere la figura di
interferenza? La cancellazione quantistica sembrerebbe aver senso, sebbene la
semplice eliminazione dell'informazione non sia sufficiente per riaverla figura
di interferenza. E' vero che una figura di interferenza indica una mancanza di
informazione sul cammino; allo stesso modo, l'informazione sul cammino impedisce
la formazione della figura di interferenza. Ma la conclusione che la mancanza di
informazione sul cammino implica la presenza di una figura di interferenza non è
consequenziale. La risposta al quesito se la figura di interferenza riemergerà è
perciò positiva, a patto che la cancellazione porti con se nuove correlazioni.
Si deve quindi cancellare l'informazione in circostanze ben controllate. La
realizzazione sperimentale di un cancellatore quantistico è un impresa
estremamente difficile. Noi invece presentiamo un esperimento concettuale, che,
pur coinvolgendo varie idealizzazioni, tiene correttamente conto di tutti gli
elementi più importanti. Nell'apparato che abbiamo immaginato un fotorivelatore
è posto tra le cavità, separate l'una dall'altra per mezzo di otturatori.
(ill sopra a destra). Fino a che gli
otturatori sono chiusi, Si ha a che fare con il rivelatore di cammino che
abbiamo discusso in precedenza. L'esperimento ha inizio con le cavità vuote e
gli otturatori chiusi. Attraverso l'apparato si invia un atomo, che emette un
fotone in una delle cavità. Naturalmente ciascuna delle cavità ha una
probabilità del 50% che il fotone venga emesso al proprio interno. Mentre il
fotone resta in una delle cavità, l'atomo raggiunge lo schermo e vi lascia una
traccia. Non appena ciò avviene, si aprono simultaneamente gli otturatori,
trasformando le due cavità in una sola più grande. L'apertura degli otturatori
ha uno strano effetto sul fotone. Si potrebbe assumere che il fotone possa ora
essere ovunque, cosicché il rivelatore dovrebbe comunque registrare un segnale.
Ma il fotone è un <<animale>> quantistico e ha proprietà ondulatorie: prima
dell'apertura degli otturatori, esso ha la stessa probabilità di essere in
ciascuna delle cavità. Un altro modo di vedere la situazione consiste
nell'immaginare che l'onda associata al fotone sia costituita da due ronde
parziali,1 in ciascuna cavità. Quando si aprono gli otturatori l'onda associata
al fotone si altera per adattarsi alla nuova e più grande cavità. L'alterazione
può essere descritta come una <<fusione>> delle due onde parziali in una singola
onda finale. La fusione può avvenire in modi diversi. Se le due onde parziali si
rafforzano reciprocamente nel punto in cui è stato collocato il fotorivelatore,
lo strumento registra il fotone. Viceversa, se in quel punto le onde parziali si
cancellano, il rivelatore non può individuare il fotone. Entrambi i casi sono
ugualmente probabili e impossibili da controllare o da prevedere. Per tale
ragione, lo strumento ha il 50% di probabilità di rivelare il fotone rimasto
dopo l'apertura degli otturatori. Se il rivelatore assorbe il fotone, la traccia
sullo schermo viene marcata in rosso per indicare che il fotone nella cavità è
stato cancellato; se invece non riesce a rivelare alcunché, la traccia viene
contrassegnata in verde. Poi si ricomincia con l'atomo successivo. Metà degli
atomi contribuirà all'insieme delle macchie rosse, l'altra metà all'insieme
delle macchie verdi. Che tipo di figura prenderà forma sullo schermo? Alla fine
tutte le macchie rosse producono la figura di interferenza che si otterrebbe da
un sistema a due fenditure e privo del rivelatore di cammino costituito dalle
cavità. Perciò cancellando il fotone spia Si riottiene la figura di
interferenza. L'nsieme delle macchie verdi invece va a costituire la figura
complementare: i massimi di intensità verdi si troveranno laddove ci sono i
minimi rossi e viceversa. Una fotografia in bianco e nero non mostrerebbe la
figura di interferenza. Solo correlando gli atomi alla relazione del
fotorivelatore la figura di interferenza può essere letteralmente <<portata alla
luce>>. Usando l'analogia introdotta da MQ, relativa alle curve che si
intersecano su un piano, si potrebbe affermare che durante la cancellazione è
stato riconosciuto che le curve delle fenditure superiore e inferiore sono
costituite da rami rossi e verdi. Questi rami sono spostati su piani
equivalenti, cosicché i rami rossi interferiscono l'uno con l'altro; la stessa
cosa accade per quelli verdi. Ma poiché i rami rossi e rami verdi non
interferiscono tra loro, essi vanno considerati separatamente perché vi sia la
possibilità di identificare la figura di interferenza. Dal momento che la figura
di interferenza si forma dopo che un atomo ha colpito lo schermo, la
cancellazione certamente non ha influenza sul moto degli atomi. La scelta spetta
dunque agli sperimentatori: si vuole sapere se si è registrato un atomo <<della
fenditura superiore>> o uno <<della fenditura inferiore>>, oppure si è
interessati alla proprietà complementare di aver eccitato (rosso) o meno (verde)
il rivelatore di fotoni? Non sono consentite simultaneamente entrambe le cose:
attaccare insieme etichette come <<fenditura superiore>> e <<rosso>> è
impossibile, esattamente come non è permessa la dicitura <<in alto e a
sinistra>> nella descrizione delle proprietà magnetiche di un atomo di argento.
La complementarità si oppone a questo. Lo schema di cancellazione appena
descritto ha il vantaggio di poter essere allestito e studiato facilmente. Le
cose stanno diversamente per l'esperimento vero e proprio, per il quale la
difficoltà principale risiede nella relativa <<fragilità>> degli atomi eccitati,
che vengono facilmente distrutti. Nel primo esperimento di cancellazione
potrebbero non esservi atomi che interferiscono; anzi, molti degli
interferometri più avanzati non fanno neppure uso di fenditure. Per studiare
questi problemi molti ricercatori fanno interferire coppie di fotoni. Tra questi
studiosi figurano membri dei gruppi di ricerca di Raymond Y. Chiao
dell'Università della California a Berkeley, di James D. Franson della John
Hopkins University, di Leonard Mandel dell'Università di Rochester, di Yanhua
Shih dell'Università del Maryland e di Anton Zeilinger dell'Università di
Innsbruck. Il recente esperimento del NIST, che abbiamo menzionato in
precedenza, utilizza un rivelatore di cammino privo di rinculo che individua
luce diffusa da due atomi anziché da due fenditure. Una modifica di questo
apparato consentirebbe di effettuare un esperimento di cancellazione
quantistica. Tuttavia non ci aspettiamo di certo risultati tali da sconvolgere
la meccanica quantistica; il mondo quantistico si è accuratamente protetto da
contraddizioni interne, e un risultato inaspettato sarebbe da imputare più
probabilmente a un errore presente nell'apparato di misurazione piuttosto che
nella meccanica quantistica. Nonostante l'ingegnosità sperimentale degli uomini,
certamente la natura continua a essere almeno un passo avanti.
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