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I buchi neri e il paradosso della forza centrifuga Per un oggetto che orbiti nelle vicinanze di un buco nero la forza centrifuga diviene in realtà centripeta, un effetto solo apparentemente paradossale che ha implicazioni di grande importanza per l'astrofisica Articolo di Marek Artur Abramowicz,apparso sulle Scienze nr 296. ed.ita. di Scientific American |
...Abbiamo dimostrato che se un astronauta riuscisse a condurre la propria astronave abbastanza vicino a un oggetto estremamente compatto di grande massa, come un buco nero, egli avvertirebbe una forza <<centrifuga>> diretta verso l’interno e non verso l’esterno, come ci si aspetterebbe, l’aumento della velocità orbitale porterebbe a un aumento della forza centripeta. la stessa forza totale che lo attraeva verso il centro. In particolare, un oggetto immobile avrebbe sperimentato la stessa forza centripeta subita da un proiettile in modo a una velocità prossima a quella della luce. Era noi non poteva trattarsi che di un'assurdità pura e semplice. Secondo la dinamica elementare la forza centrifuga dipende dalla velocità orbitale, ma la forza gravitazionale no. La forza totale - e che altro non è se non la somma di quella gravitazionale e di quella centrifuga - devi quindi dipendere anch'essa dalla velocità orbitale. Dato che la formula non dava la risposta che ci attendevamo, eravamo fermamente convinti che non potesse proprio essere corretta. Eppure, ripetendo attentamente tutti i calcoli necessari per ricavarla, non riuscivamo a trovare errori. Alla fine risultò che la formula giusta, e quindi doveva essere corretta anche la sua previsione paradossale sul comportamento della materia che percorra la traiettoria di un raggio di luce circolare. Non ci sono veri paradossi e fisica. A volte si trova paradossale un fenomeno per inerzia mentale, quando si rimane ancorati a una concezione incompleta che impedisce di capire come vadano le cose nella realtà. Lasota e io ci rendemmo infine conto che il moto sulla traiettoria di un raggio di luce circolare sembra essere un paradosso così stridente perché è difficile accettare il fatto che tali raggi, pur essendo circolari, in un certo senso sono anche perfettamente rettilinei. Per elaborare un'immagine intuitiva appropriata dei raggi di luce circolari si pensi a due astronauti (chiamiamoli a Alice e Bob) che svolgono esperimenti in una stazione spaziale costruita intorno a un buco nero. La stazione alla forma di un tubo circolare centrato esattamente sulla traiettoria del raggio di luce circolare, che quindi coincide con l'asse del tubo. Gli astronauti sanno che l'asse del tubo è circolare perché Bob ha misurato la curvatura delle pareti per tutta la sua lunghezza usando regoli diritti; eppure, a causa della deflessione dei raggi luminosi, essi vedono il tubo perfettamente rettilineo. Per capire come questo avvenga, immaginiamo che Alice fissi un riflettore al centro della sezione del tubo e poi comincia a camminare lungo il tubo stesso, allontanandosi dal riflettore. La sorgente luminosa le apparirà sempre al centro della sezione del tubo, senza mai sparire dietro la curva; dovunque ella si trovi, con la sua traiettoria circolare la luce la raggiungerà sempre. Guardandosi alle spalle, Alice vedrà il riflettore sempre più fievole via via che si allontana, mentre davanti a sé lo vedrà sempre più luminoso; in realtà la luce circola lungo il tubo ripetutamente, e quindi Alice ne vedrà addirittura un'immagine multipla. Alice potrebbe avere qualche difficoltà a spiegare perché vede il riflettore sia davanti sia dietro di sé, ed essere confusa alla vista dell'immagine multipla, ma deve comunque concludere il tubo è rettilineo perché le pareti non nascondono mai il riflettore. Sulla base di ciò che vede, quindi, Alice non si aspetterebbe che sugli oggetti in moto lungo il tubo agiscano effetti centrifughi e dedurrebbe che su questi oggetti la forza centrifuga sia nulla. Supporrebbe inoltre che l'unica forza attiva sugli oggetti nel tubo sia quella gravitazionale, che non dipende dalla velocità orbitale. Ora, il fatto interessante è che Alice può formulare previsioni esatte proprio sulla base di ciò che vede: è quello che io chiamo principio del <<vedere per credere>>. [vedi schema] In altre parole, un oggetto qualsiasi che si muova a velocità costante lungo la traiettoria di un raggio di luce o curvato da un campo gravitazionale si comporta come se si muovesse in linea retta. Successivamente Carter, Lasota e io dimostrammo che questa ipotesi è giusta, condizione che il campo gravitazionale in questione non si modifichi nel tempo. Elaborammo così il concetto di <<geometria ottica>>, una struttura concettuale molto utile per studiare il comportamento dinamico di oggetti in campi gravitazionali intensi. In seguito John C. Miller e l'osservatorio astronomico di Trieste e Zdenek Stuchlik dell'Università slesiana di Opava, in Moravia, scoprirono nell'ambito di questo quadro concettuale alcune relazioni fondamentali tra dinamica e geometria, e Norbert Wex del Max-Plank Institut fur Physik und Astrophysik di Monaco di Baviera propose un sistema ingegnoso ed elegante per ad altare e la geometria ottica al caso buchi neri in rotazione. La geometria spaziale convenzionale si basa su misurazioni effettuate con normali <<regoli>> rettilinei, che definiscono l'unità di lunghezza. La geometria ottica invece, si basa su misurazioni effettuate tramite segnali luminosi. Nella geometria convenzionale si può misurare la lunghezza di una curva contando quanti regoli la ricoprono. Si può allora di definire la distanza tra due punti nello spazio come la lunghezza della curva più breve che li unisce; questa curva di lunghezza minima si chiama geodetica. Se si fanno misurazioni in uno spazio o, in alternativa, in uno spazio senza campi gravitazionali, la curva più breve tra due punti, da geodetica, è semplicemente una linea retta. In geometria ottica invece la distanza tra due punti nello spazio è definita come la metà del tempo che la luce impiega per andare da un punto all'altro e tornare, misurato con un orologio situato nel primo punto. In uno spazio privo di campi gravitazionali La geometria ottica è identica a quella convenzionale perché sia i raggi luminosi sia le geodetiche sono linee rette. In questo caso quindi i raggi luminosi delineano la geometria dello spazio. Secondo la teoria della relatività generale di Einstein, però, le tre dimensioni dello spazio e la singola dimensione del tempo formano uno spazio-tempo quadridimensionali, in qualsiasi spazio-tempo in cui siano presenti o meno campi gravitazionali, la luce si muove sempre lungo geodetiche, e quindi delinea in ogni caso la geometria dello spazio-tempo. Se uno spazio è deformato da un campo gravitazionale, però, i raggi di luce sono curvi e in generale non seguono le sue geodetiche (ciò significa che le geodetiche di uno spazio non coincidono con quelle dello spazio-tempo di cui fa parte). Quindi, in generale, i raggi di luce non delineano la geometria dello spazio. Nella situazione relativamente più normale che si ha a una certa distanza dal buco nero l'orientazione interno-esterno della geometria ottica coincide con quello della geometria convenzionale, ma vicino al buco nero le due direzioni sono opposte, e quindi il momento angolare è trasferito verso quello che normalmente sarebbe l'interno, con un comportamento apparentemente paradossale. Per capire come mai ciò avvenga, si pensi di nuovo alla stazione spaziale fatta a ciambella intorno al buco nero, dove Alice e Bob svolgono esperimenti. In questo caso però la stazione non è costruita intorno al raggio di luce circolare, ma segue un cerchio più piccolo, sempre centrato sul buco nero. Bob misura le distanze vere con un normale regolo diritto, mentre Alice usa segnali luminosi per le sue misurazioni. Supponiamo inoltre, per fissare le idee, che nel tubo i due astronauti siano rivolti in modo da mantenere sempre il buco nero alla propria sinistra. Con un regolo diritto, Bob riscontra che il tubo è curvo verso sinistra, è in effetti le sue misurazioni corrispondono alla geometria reale: se toccasse la parete interna del tubo con le mani, la sentirebbe curvare verso sinistra; ne desume perciò che l'esterno stia a destra. Dall'esperienza quotidiana Bob sa inoltre che la forza centrifuga è diretta verso l'esterno. Prevede quindi che gli oggetti in moto lungo il tubo vengano spinti verso destra e, analogamente, che l'attrito viscoso trasporti il momento angolare a destra. Ma in realtà è vero l'esatto contrario. Alice compie una serie di misurazioni diverse, basate su ciò che vede effettivamente, e queste la portano alla conclusione esatta. Per prima cosa chiede a Bob di allontanarsi portando con sé un riflettore in modo che questo percorra l'asse del tubo. A questo punto, se i raggi luminosi non venissero deflessi dal campo gravitazionale del buco nero (cioè se fossero rettilinei) la sorgente di luce scomparirebbe dietro la parete sinistra del tubo e Alice concluderebbe che esso curva a sinistra. Se i raggi fossero circolari il riflettore rimarrebbe sempre in vista, e quindi il tubo apparirebbe diritto; ma esso è tanto vicino al buco nero che i raggi luminosi sono ancora più curvi di quelli circolari. Alice vede perciò il riflettore sparire sulla destra e ne deduce che il tubo curva a destra. Su queste basi prevede che la forza centrifuga sia diretta verso sinistra e che l'attrito viscoso trasferisca momento angolare verso sinistra. Le sue previsioni sono giuste, come assicura il principio del <<vedere per credere>>. Si noti che, in termini di geometria convenzionale, nel tubo la forza centrifuga attira verso il centro del moto circolare. Grazie alla geometria ottica, negli ultimi anni si è riusciti a risolvere anche vari problemi astrofisici che coinvolgono il comportamento di materia che ruota su se stessa in campi gravitazionali molto intensi. I due più importanti problemi di questo tipo sono il collasso gravitazionale di stelle in rotazione e la fusione di due stelle di neutroni, che sono corpi estremamente densi, in un solo oggetto. John Miller e io abbiamo dimostrato che la geometria ottica può essere estremamente utile per affrontare questi problemi. Abbiamo fornito una spiegazione semplice della strana evoluzione della forma di una stella rotante che si contrae. Impiegando la teoria non relativistica, ci si aspetterebbe che una massa rotante di gas che si contragga conservando il proprio momento angolare si appiattisca sempre di più. Nel 1974 invece Subrahmanyan Chandarsekhar, dell'Università di Chicago, e Miller, che allora lavorava all'Università di Oxford, scoprirono che, secondo la teoria di Einstein, nelle ultime fasi della contrazione, quando il campo gravitazionale è molto intenso, l'appiattimento cessa e la stella diventa più tondeggiante. Miller e io scoprimmo la spiegazione corretta di questo effetto usando la geometria ottica e considerando il comportamento insolito della forza centrifuga in un campo gravitazionale così intenso. Ciascuna astronave ha a bordo due strumenti, un giroscopio e un peso fissato a una molla. Misurando la lunghezza della molla, gli astronauti possono determinarne la tensione, che a sua volta è pari alla somma delle due forze che agiscono sul peso: gravitazionale e centrifuga. Per misurare una sola delle due forze, Alice e Bob devono cambiare l'orientazione della loro astronave rispetto all'orbita in maniera opportuna, facendola ruotare in modo che la molla estesa punti sempre verso un segno di riferimento sullo scafo. La direzione della molla è quindi fissa rispetto all'astronave, ma non rispetto allo spazio. Ognuno dei due giroscopi, al contrario, punta sempre in una direzione fissa nello spazio, e quindi presenterà un moto di precessione rispetto alla direzione della molla via via che l'astronave percorre la propria orbita. Per misurare la forza gravitazionale Bob fa fermare la nave; sa quando questo avviene perché il giroscopio smette di precedere. A questo punto può affermare che la forza che estende la molla è puramente gravitazionale. Riferisce allora il suo risultato a Alice, che continua a sfrecciare intorno al buco nero sulla stessa orbita. Alice misura la forza totale che estende la sua molla e ne ricava la forza centrifuga sottraendo la forza gravitazionale misurata da Bob. Questo metodo per misurare la forza centrifuga potrà sembrare complicato, ma ha il vantaggio di essere esattamente identico sia in campi gravitazionali forti sia in quelli deboli. A livello fondamentale la geometria ottica mostra che i concetti <<dentro>> e <<fuori>> non sono assoluti. Ma, in uno spazio deformato da intensi campi gravitazionali, relativi. Diversi secoli or sono si riteneva che fossero concetti assoluti quelli di <<alto>> e <<basso>>. Forse, prima della fine del prossimo secolo, nessuno si sorprenderà che interno ed esterno siano relativi. quelli della via lattea |