Nel 1917 Albert Einstein scrisse
una memoria che rimase del tutto ignorata per quarant'anni. In essa veniva
sollevato un problema e solo di recente i fisici hanno cominciato ad affrontare:
quali effetti provocherebbe nella meccanica quantistica (la teoria che descrive
il mondo atomico e quello subatomico) il caos classico, che si annida ovunque
nel nostro mondo? è da molto tempo, naturalmente, che sono stati osservati gli
effetti del caos classico: Keplero sapeva delle irregolarità del moto della luna
intorno alla Terra e Newton si rammaricava di questo fenomeno. Alla fine del
secolo scorso e l'astronomo americano George William Hill dimostrò che le
irregolarità sono dovute unicamente all'attrazione gravitazionale del sole. Poco
dopo il grande Hanry Poincaré avanzò l'ipotesi che il moto della luna
fosse soltanto una forma benigna di una malattia congenita che affligge quasi
tutti i sistemi. Poincaré intuì che, in tempi lunghi, la maggior parte dei
sistemi dinamici non manifesta regolarità osservabili o configurazioni
ricorrenti. Il comportamento di un sistema anche semplice può essere così
sensibile alle condizioni iniziali da rendere incerto l'esito finale. Più o meno
all'epoca in cui Henri Poincaré svolgeva le sue seconde ricerche sul caos
classico, Max Plank avviava un'altra rivoluzione, che avrebbe portato alla
moderna teoria quantistica.i semplici sistemi già studiati da Newton furono ripresi in esame, questa volta
però a scala atomica. Il corrispondente quantistico dell'umile pendolo è
il laser; le palle di cannone del mondo atomico sono fasci di protoni o di
elettroni e la ruota che gira è l'elettrone dotato di spin (che costituisce
l'elemento fondamentale dei nastri magnetici). Persino il sistema solare nel suo
complesso è rispecchiato in ciascuno degli atomi del sistema periodico degli
elementi. Forse la caratteristica più saliente del mondo quantistico è la sua
natura regolare e ondulatoria. È proprio questa caratteristica sollevare il
problema di come il caos possa manifestarsi nel passaggio dal mondo classico al
mondo quantistico. Come può la natura del tutto irregolare del caos classico
conciliarsi con quella regolare e ondulatoria dei fenomeni a scala atomica? Nel
mondo quantistico esiste il caos? Il caos e si riscontra nella
distribuzione dei livelli energetici di certi sistemi atomici e sembra
addirittura insinuarsi nelle funzioni d'onda associate questi livelli. Lo si
osserva anche quando gli elettroni vengono diffusi da molecole di piccole
dimensioni. Devo sottolineare che la locuzione <<caos quantistico>> serve più a
indicare un enigma che a un problema ben posto. Per affrontare il caos
quantistico...può essere utile la seguente interpretazione riferita a un quadro
più ampio. Tutte le nostre discussioni teoriche sulla meccanica possono essere
classificate, in
modo un po' artificioso, in tre categorie anche se la natura
non conosce divisioni di questo genere. Nella prima categoria rientra la
meccanica classica elementare. Poiché questa categoria contiene tutti quei
sistemi piacevolmente chiari che manifestano un comportamento semplice e
regolare, la chiamerò R come regolare. In R rientra anche un raffinato strumento
matematico chiamato teoria delle perturbazioni, che viene usato per calcolare
gli effetti di piccole interazioni e di disturbi esterni, come l'effetto del
Sole sul moto della Luna intorno alla Terra. Con l'ausilio della teoria delle
perturbazioni oggi sappiamo interpretare gran parte dei fenomeni fisici in
termini di scostamenti relativamente moderati dal comportamento di sistemi
regolari. Tuttavia la realtà è molto più complicata: i sistemi caotici sfuggono
al campo di applicazione della teoria delle perturbazioni e
costituiscono la seconda categoria. Poiché le prime analisi dettagliate dei
sistemi caotici furono effettuate da Poincaré.In suo onore chiamerò P questa
categoria. Essa è colma di quei sistemi dinamici caotici che sono il pane
quotidiano della scienza. In P rientrano tutti i problemi fondamentali della
meccanica, a partire dal problema di tre (anziché solo due) corpi in interazione
reciproca, quali la Terra, la Luna e il Sole o i tre atomi della molecola
dell'acqua o i tre quark del portone. La meccanica quantistica, così come è
stata praticata per circa novant'anni, appartiene alla terza categoria, che
perciò chiamerò Q. Dopo il lavoro pionieristico di Max Plank, Albert
Einstein e Niels Bohr, la meccanica quantistica ricevette la sua forma
definitiva in soli quattro anni, a partire dal 1924. Le seconde ricerche di
Louis-Victor de Broglie, Werner Heisenberg, Erwin Schrodinger, Max Born, Wolfgang
Pauli e PAM Dirachanno superato senza
incertezze e le verifiche di laboratorio. Miracolosamente, la teoria quantistica
ha dotato la fisica di una impalcatura matematica che, per dirla con Dirac, ha
consentito la comprensione profonda di <<gran parte della fisica e di tutta la
chimica>>. Nondimeno, benché moltissimi fisici e chimici abbiano imparato a
risolvere particolari problemi di meccanica quantistica, ancora non si è
riusciti a penetrare le incredibili sottigliezze di questo campo di ricerca.
Queste sottigliezze sono affatto distinte dai difficili problemi concettuali
legati all'interpretazione della meccanica quantistica. Fra le tre categorie che
abbiamo sommariamente descritto esistono vari legami. Il legame tra R e Q è noto
col nome di principio di corrispondenza di Bohr; secondo questo principio molto
ragionevole, la meccanica classica è un caso limite di quella quantistica quando
le dimensioni degli oggetti trattati siano molto più grandi di quelle degli
atomi. Il principale tra R e P è il teorema KAM (Kolmogorov-Arnold-Moser), il
quale costituisce un potente strumento per calcolare quanto della struttura di
un sistema regolare sopravvive quando ad esso venga applicata una piccola
perturbazione. Il teorema KAM può quindi individuare le perturbazioni che
portano un sistema regolare a manifestare un comportamento caotico. Il caos
quantistico riguarda il legame tra le categorie P (sistemi caotici) e Q (sistemi
quantistici). Per stabilire questa relazione è utile introdurre il concetto di
spazio delle fasi. Non tutti sanno che lo spazio delle fasi, ogni tanto
sfruttato dagli esperti di sistemi dinamici, fu introdotto da Newton. Questo
concetto si trova infatti nell'opera Philosophiae naturalis principia
mathematica, pubblicata nel 1687. Così suona la seconda definizione del
primo capitolo, intitolato appunto <<Definizioni>>: <<La quantità di moto e la
misura del medesimo ricavata dal prodotto della velocità per la quantità di
materia.>> Tradotte in linguaggio moderno, le parole di Newton significano che
per ogni oggetto esiste una grandezza, la quantità di moto, che è il prodotto
della massa dell'oggetto per la sua velocità. Newton enuncia le leggi del moto
del secondo capitolo, intitolato <<assiomi o le leggi del moto>>.
La seconda legge
stabilisce che la variazione del moto è proporzionale alla forza impressa.
Newton collega la forza alla variazione della quantità di moto (e non
all'accelerazione, come si legge nella maggior parte dei libri di testo). La
quantità di moto è effettivamente una delle due grandezze che, considerate
insieme, forniscono un'informazione completa riguarda un sistema dinamico in un
certo istante. L'altra grandezza e semplicemente la posizione, che determina
l'intensità e la direzione della forza. L'intuizione che portò Newton a scoprire
la natura duale di quantità di moto e posizione fu giustificata meglio circa un
secolo e mezzo più tardi da due matematici, William Rowan Hamilton e Karl Gustav
Jacob Jacobi. L'accoppiamento di quantità di moto e posizione non avviene più
nel vecchio spazio euclideo a tre dimensioni, bensì nello spazio delle
fasi è dotato di sei dimensioni, tre per la posizione e tre per la quantità di
moto. Sotto il profilo matematico l'introduzione dello spazio delle fasi una
splendida conquista, ma per l'intuizione esso costituisce un serio ostacolo:
come si possono visualizzare sei dimensioni? Per fortuna in certi casi lo spazio
delle fasi può essere ridotto a tre o, meglio, a due dimensioni. Questa
riduzione è possibile quando si esamina il comportamento di un atomo di idrogeno
in un intenso campo magnetico. L'atomo di idrogeno è da molto tempo uno dei
sistemi più <<corteggiarti>> per la sua semplicità: un elettrone solitario che
ruota intorno un solo portone. Eppure il modo classico dell'elettrone diviene a
ottico quando viene applicato il campo magnetico. Come facciamo a sostenere che
comprendiamo la fisica se non sappiamo risolvere questo problema basilare?In condizioni normali, l'elettrone di un atomo di
idrogeno è fortemente legato al portone e il comportamento dell'atomo è soggetto
alle regole della meccanica quantistica. L'atomo cioè non è libero di assumere
un'energia arbitraria, ma può occupare solo determinati stati energetici
discreti o quantizzati. A basse energie e i valori permessi sono piuttosto
distanti tra loro. Via via che l'energia aumenta, crescono le dimensioni
dell'atomo e che l'elettrone si muove su un'orbita situata a maggiore distanza
dal portone e i valori permessi dell'energia si avvicinano l'uno all'altro.
Quando l'energia è sufficientemente alta (ma non troppo, altrimenti l'atomo
perde il suo elettrone!), i valori permessi si avvicinano moltissimo tra loro,
formando in pratica un continuo: a questo punto è lecito applicare le regole
della meccanica classica. Un atomo con un'eccitazione così elevata si chiama
atomo di Rydberg. Gli atomi di Rydberg occupano una zona intermedia tra il mondo
quantistico e quello classico e sono perciò candidati ideali per studiare il
principio di corrispondenza di Bohr, che collega le categorie Q (fenomeni
quantistici) e R (fenomeni classici). Se fosse possibile indurre un atomo di
Rydberg a manifestare un comportamento caotico nel senso classico, esso potrebbe
offrirci qualche indizio sulla natura del caos quantistico e quindi fornirci
lumi sui sistemi situati tra le categorie Q e P (fenomeni caotici). Un atomo
Rydberg immerso in un campo magnetico intenso manifesta un comportamento
caotico, ma per osservarlo occorre ridurre il numero di dimensioni dello spazio
delle fasi. Il primo passo consiste nell'osservare che il campo magnetico
applicato introduce nell'atomo un asse di simmetria. In effetti il moto
dell'elettrone avviene in un piano bidimensionale e il moto intorno all'asse può
esserne separato; hanno rilevanza solo le distanze in direzione parallela e
perpendicolare all'asse.La simmetria del moto riduce da sei
a quattro dimensioni dello spazio delle fasi. Un aiuto addizionale si viene
fornito dal fatto che nessuna forza esterna compie lavoro sull'elettrone e di
conseguenza l'energia totale non varia nel tempo. Scegliendo un valore
particolare dell'energia, si può estrarre dallo spazio delle fasi
quadridimensionale un <<guscio>> di energia, cioè una fetta tridimensionale.
Questo guscio ci consente di osservare le contorsioni e le curve dell'elettrone,
e in effetti si può vedere qualcosa che assomiglia a un'intricata scultura di
fili. Il quadro che ne risulta può essere ulteriormente semplificato grazie una
elegante soluzione di Poincaré, il quale suggerì di considerare un piano
bidimensionale fisso (detto sezione di Poincaré) che attraverso il guscio di
energia e di osservare i punti in cui la traiettoria interseca il piano. La
sezione di Poincaré riduce il intricata struttura di fili a un insieme di punti
su un piano. Che cosa ci rivela l'atomo di Rydberg
sulla relazione tra le categorie P e Q? Come ho già detto,
uno dei
tratti caratteristici di un sistema quantistico è dato dai suoi livelli di
energia discreti, e in effetti livelli energetici sono il primo posto dove
cercare il caos quantistico. Tuttavia il caos non si manifesta in un particolare
livello energetico: la sua presenza può essere individuata nello spettro, o
distribuzione, dei livelli. Può forse sembrare paradossale, ma
in un sistema quantistico non caotico i livelli energetici sono distribuiti a
caso e senza correlazione, mentre i livelli energetici di un sistema quantistico
caotico presentano forti correlazioni. I livelli del sistema non caotico sono
spesso vicini tra loro perché un sistema del genere è composto da sottoinsiemi
più piccoli che sono del tutto disaccoppiati. I livelli energetici del sistema
caotico, invece, sembrano quasi consapevoli in uno dall'altro e cercano di
mantenersi a distanza di sicurezza. Un sistema caotico non può essere scomposto:
il moto lungo un'asse coordinato e sempre accoppiato a ciò che avviene lungo
l'altro asse.lo spettro di un sistema caotico quantistico fu proposto da Eugene
P. Wigner, anch'egli tra i primi maestri della meccanica quantistica. Come
avevano fatto molti altri, Wigner osservò che la fisica nucleare e non possiede
i solidi puntelli della fisica atomica e molecolare: l'origine della forza
nucleare non è ancora stata individuata con chiarezza. Egli si chiese pertanto
se le proprietà statistiche degli spettri nucleari si potessero ricavare
dall'ipotesi che molti parametri di problema hanno valori ben definiti, ma
ignoti. Questo punto di partenza piuttosto vago gli consentì di scoprire la
formula più probabile della distribuzione. Oriol Bohigas e Marie-Joya Giannoni,
dell'Institut Physique Nucléaire di Orsay, vicino a Parigi, furono i
primi osservare che la distribuzione di Wigner coincide esattamente con quella
che si trova per lo spettro di un sistema dinamico caotico.Il caos non sembra tuttavia limitarsi alla
distribuzione dei livelli energetici quantizzati: anzi, sembra addirittura
insinuarsi nella natura ondulatoria del mondo quantistico. La posizione
dell'elettrone dell'atomo di idrogeno è descritta da una funzione d'onda.
L'elettrone non può essere localizzato nello spazio: è come una macchia nebulosa
che si libra vicino al protone. Ogni livello energetico permesso è associato
uno stato stazionario, che è una configurazione ondulatoria che non si modifica
nel tempo. Uno stato stazionario assomiglia molto alla figura di risonanza di
una membrana tesa su un telaio rigido, come un tamburo. Gli stati stazionari di
un sistema caotico hanno una struttura interessantissima, come dimostrò
all'inizio degli anni 80 Eric Heller dell'Università di Washington. Heller e i
suoi studenti calcolarono una serie di stati stazionari per una cavità
bidimensionale a forma di stadio. Si sapeva che il sistema corrispondente in
meccanica classica era caotico e che in breve tempo una generica traiettoria
ricopre uniformemente gran parte della regione del piano all'interno della
cavità. Questo comportamento farebbe pensare che anche gli stati stazionari
possono apparire aleatori, come se fossero assegnati senza alcuna regola o
criterio. Invece Heller scoprì che gran parte degli stati stazionari è
concentrata intorno stretti canali che delineano semplici forme all'interno
della cavità, canali ai quali si diede il nome di <<cicatrici>>
Strutture simili si possono anche
osservare negli stati stazionari di un atomo di idrogeno immerso in un campo
magnetico di elevata intensità La regolarità delle forme d'onda quantistiche è
conservata localmente, ma quando ci si allontana per osservare il quadro nel suo
insieme la firma del caos si fa evidente. Si può collegare l'impronta caotica
dello spettro di energia alla meccanica classica. Un suggerimento per affrontare
questo problema è contenuto in uno scritto di Einstein del 1917, dove si studia
lo spazio delle fasi di un sistema della categoria R; sotto il profilo
geometrico, questo spazio pieno di superfici a forma di toro e la traiettoria
del sistema è identificabile con il moto di un punto a superficie di un
particolare toro. La traiettoria si avvolge in modo regolare sulla superficie
toroidale, ma non si richiude necessariamente su se stessa.
Nella rappresentazione di Einsteinè semplice applicare il
principio di corrispondenza di Bohr per trovare i livelli energetici
dell'analogo sistema quantistico. Il sole traiettoria che possono presentarsi in
natura sono quelle in cui la sezione del toro racchiude un'area pari a un
multiplo intero della costante di Plank h (pari a 2pi-greco volte di quanto
fondamentale del momento angolare, che ha le dimensioni di una quantità di moto
moltiplicata per una lunghezza). Ne risulta che questo multiplo è proprio il
numero che
definisce il livello energetico
corrispondente nel sistema quantistico. Purtroppo, come Einstein intuii, questo
metodo non può essere applicato se il sistema caotico, perché in tal caso la
traiettoria non giace su un toro e non esiste un volume naturale la cui sezione
abbia un'area pari a un multiplo intero della costante di Plank. E spiegare la
distribuzione dei livelli energetici quantistici in termini delle orbite
caotiche della meccanica classica si deve adottare un altro metodo. Quali
caratteristiche della traiettoria classica possono aiutarci a capire il caos
quantistico? Un indizio è fornito dalla discussione di Hill sull'irregolarità
dell'orbita lunare causata dalla presenza del sole. Il lavoro di Hill fu il
primo caso in cui si sia scoperto che una particolare orbita periodica era alla
base di un difficile problema di meccanica. (un'orbita periodica è come una
pista chiusa su cui si muove il sistema; ne esistono molte, benché siano isolate
e instabili.) Ci si può ispirare anche al lavoro di Poincaré, che
sottolineò l'importanza generale delle orbite periodiche. All'inizio della sua
opera in tre volumi
Méthodes nouvelles de la mecanique céleste, apparsa nel 1892, e gli
espresse la convinzione che le orbite periodiche <<offrano l'unica breccia
attraverso la quale penetrare nella fortezza che ha fama di essere
inespugnabile>>. Lo spazio delle fasi di
un sistema caotico può essere organizzato, almeno in parte, intorno a orbite
periodiche, anche se talvolta è molto difficile trovarle. Nel 1970 scoprii un
metodo molto generale per ottenere informazioni sullo spettro quantistico da un
enumerazione completa delle teorie periodiche carsiche. Gli aspetti matematici
di questo metodo sono troppo difficili per affrontarli qui, ma il risultato
principale è un'espressione relativamente semplice, detta <<formula della
traccia>>. Il metodo è stato ormai impiegato da numerosi ricercatori, tra cui
Michael V. Berry dell'Università di Bristol che ha utilizzato la formula per
ricavare le proprietà statistiche dello spettro. Ho applicato la formula della
traccia per calcolare i primi 24 livelli energetici di un elettrone appartenente
al reticolo cristallino di un semiconduttore nelle vicinanze di una delle sue
impurezze. Come è noto, i semiconduttori sono alla base degli stupefacenti
dispositivi da cui dipende la società contemporanea; grazie alle loro impurezze,
la conducibilità elettrica di questi materiali sta a metà strada tra quella
degli isolanti, come la plastica, e quella dei conduttori, come il rame. La
traiettoria dell'elettrone può essere univocamente determinata mediante una
successione di simboli di interpretazione immediata. Questa successione si
costruisce definendo un asse nel semiconduttore e annotando semplicemente quando
la traiettoria attraverso l'asse. A1 attraversamento verso la semiretta
<<positiva>> dell'asse si associa il simbolo + e un attraversamento verso la
semiretta <<negativa>> il simbolo -. Quindi una traiettoria descritta dal
sistema appare come la registrazione di una serie di lanci di una moneta. Anche
se il passato è conosciuto in ogni dettaglio, cioè anche se tutti gli
attraversamenti sono stati annotati, il futuro è ancora del tutto aperto. La
successione degli attraversamenti può essere scelta arbitrariamente. Un'orbita
periodica consiste in una successione binaria che si ripete; la più semplice di
queste successioni è ( + - ), poi viene (+ + -) e così via. (Due attraversamenti
consecutivi con lo stesso segno indicano che l'elettrone è stato temporaneamente
intrappolato.) Così tutte le orbite periodiche vengono enumerate ed è possibile
calcolare uno spettro approssimato con l'ausilio della formula della traccia. In
altre parole, i livelli energetici quantistici sono ottenuti mediante
un'approssimazione che si basa soltanto su grandezze classiche. Le orbite
periodiche classiche e lo spettro quantistico sono tra loro strettamente
correlati tramite quel procedimento matematico che si chiama analisi di Fourier.
Le regolarità nascoste di uno dei due insiemi e la frequenza con cui esse si
manifestano sono individuate esattamente dall'altro insieme.
Karl H. Welge e colleghi dell'Università di Bielefeld hanno effettuato ricerche
sperimentali su questi spettri eccitando atomi di idrogeno fin quasi al punto di
ionizzazione, punto in cui l'elettrone si libera del portone. In queste
condizioni le energie alle quali gli atomi assorbono le radiazione sono
assolutamente casuali, ma< l'analisi di Fourier trasforma questo guazzabuglio di picchi in una famiglia di
picchi ben distinti. La caratteristica più interessante è che ciascuno di questi
picchi distinti corrisponde esattamente a una delle molte orbite periodiche
canoniche classiche. Ecco dunque che l'insistenza di Poincaré sull'importanza
delle orbite periodiche acquista un nuovo significato. dalle orbite periodiche
classiche dipende in modo critico non solo l'organizzazione classica dello
spazio delle fasi, ma anche la comprensione di uno spettro quantistico caotico.
Finora ci siamo soffermati soltanto sui sistemi quantistici in cui un elettrone
è intrappolato o confinato spazialmente, ma gli effetti caotici sono presenti
anche i sistemi atomici nei quali un elettrone può pagare liberamente, come
accade, per esempio, quando viene diffuso dagli atomi di una molecola. In tal
caso i livelli energetici non sono più quantizzati e l'energia dell'elettrone
può assumere un valore qualunque, ma l'efficacia della diffusione dipende
dall'energia stessa. Nella diffusione quantistica e il caos si manifesta sotto
forma di variazioni del tempo in cui l'elettrone è temporaneamente intrappolato
nella molecola durante il processo di diffusione. Per semplicità il problema può
essere iato in due dimensioni. All'elettrone una molecola di quattro atomi
appare come un piccolo labirinto. Quando si avvicina a un atomo, l'elettrone ha
due scelte, potendo deviare verso destra o verso sinistra. ciascuna delle
traiettorie possibili dell'elettrone nella molecola può essere quindi
individuata da una successione di svolte a destra e a sinistra intorno agli
atomi, finché la particella emerge. Tutte queste traiettorie sono instabili:
anche una variazione minima dell'energia o della direzione iniziale
dell'avvicinamento provoca un notevole cambiamento della direzione lungo la
quale, alla fine, l'elettrone abbandona la molecola. Nel fenomeno della
diffusione e il caos scaturisce dal rapido aumento del numero delle traiettorie
possibili con la lunghezza del percorso. Solo una interpretazione in termini
quantistici da risultati ragionevoli: un calcolo puramente classico conduce a
conclusioni prive di senso. In meccanica quantistica ciascuna traiettoria
classica dell'elettrone è usata per definire un pacchetto d'onda che
serpeggiando attraverso la molecola. Il risultato quantistico si ottiene
semplicemente sommando tutti questi pacchetti d'onda. Di recente ho studiato le
conseguenze del processo di diffusione in un caso particolare in cui la somma
dei pacchetti d'onda si conosce con precisione. Un elettrone di cui è nota la
quantità di moto colpisce una molecola e ne emerge con la stessa quantità di
moto. Il tempo impiegato dell'elettrone per raggiungere un punto di rilevamento
fissato varia in funzione della quantità di moto, ed è proprio il modo in cui
varia il tempo di arrivo che è tanto interessante in questo problema. Il tempo
di arrivo fluttua con regolarità per piccole variazioni della quantità di moto,
ma per variazioni cospicue si manifesta un comportamento caotico che non intende
mai di stabilizzarsi in una configurazione semplice.
Un aspetto
particolarmente seducente del processo di diffusione caotico è che in esso i
misteri del caos quantistico si connettono ai misteri della teoria dei numeri.
Infatti il calcolo del ritardo porta dritto a quello che è forse l'oggetto più
enigmatico di tutta la matematica, la funzione zeta di Riemann. In realtà il
primo a cercarla fu Leonhard Euler, verso la metà del 700, per dimostrare
l'esistenza di infiniti numeri primi (cioè di interi che si possono dividere
solo per se stessi e per l'unità). Circa un secolo dopo Bernhard Riemann, 1 dei
fondatori della matematica moderna, usò questa funzione per studiare la
distribuzione dei numeri primi e, nella sua unica memoria su questo argomento,
la indicò con la lettera greca zeta. La funzione zeta è una funzione di due
variabili, x e y (definita nel piano complesso). Per capire la distribuzione dei
numeri primi, Riemann aveva bisogno di conoscere gli zeri della funzione zeta
(ovvero i punti in cui essa si annulla). Senza fornire una dimostrazione valida,
egli affermò che essa si annulla solo quando x.vale 1/2. Una gran quantità di
calcoli ha dimostrato che la congettura di Riemann era corretta senza eccezioni
per il primo miliardo di zeri, ma nessuno è mai riuscito a darne una sia pur
vaga dimostrazione. Se la congettura fosse esatta si potrebbero dimostrare
moltissime interessanti proprietà dei numeri primi. I valori di y per cui la
funzione zeta si annulla formano un insieme numerico molto simile allo spettro
energetico di un atomo. Proprio come si può studiare la distribuzione dei
livelli energetici dello spettro, così si può studiare la distribuzione degli
zeri della funzione zeta. Qui i numeri primi svolgono lo stesso ruolo delle
orbite classiche chiuse dell'atomo di idrogeno in un campo magnetico: essi
indicano alcune correlazioni nascoste fra gli zeri della funzione zeta. Nel
problema della diffusione gli zeri della funzione zeta individuano i valori
della quantità di moto per i quali il ritardo temporale varia sensibilmente. Il
caos della funzione zeta di Riemann è particolarmente evidente in un teorema è
stato dimostrato solo di recente: la funzione zeta approssima localmente
qualunque funzione continua e derivabile. Questo teorema sembra indicare che la
funzione zeta potrebbe descrivere tutti i comportamenti caotici è un sistema
quantistico può manifestare. Se fosse possibile maneggiare con più disinvoltura
gli strumenti matematici della meccanica quantistica, si potrebbero scoprire
molti esempi di fenomeni localmente regolari, ma globalmente caotici.
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