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Atomi altamente eccitati o atomi di RydbergSono molli, fragili ed enormi. Si è trovato che alcuni di essi hanno un diametro di quasi un centesimo di millimetro, pari a 100.000 volte il diametro di un atomo nel suo stato di minima energia.di:Daniel Kleppner, Michael Littman e Myron Zimmerman da Le scienze nr. 155 |
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L'emblema del modello planetario introdotto nel 1913 da Niels Bohr è diventato un simbolo dei nostri tempi. La teoria di Bohr dell'atomo di idrogeno ebbe una vita scientificamente utile di poco più di un decennio. La creazione della meccanica quantistica verso la metà degli anni 20 ne sottolineò il declino. Tuttavia negli ultimi anni è emerso dalla terra di nessuno un nuovo campo della fisica atomica e si colloca tra la fisica classica del diciannovesimo secolo e la meccanica quantistica del ventesimo e che occupa un posto centrale nelle prime ricerche di Bohr. È la fisica degli atomi in cui un elettrone e viene eccitato a un livello energetico eccezionalmente alto. La maggior parte dell'interesse nello studio degli atomi altamente eccitati deriva dalla chiarezza con la quale gli atomi illustrano la continuità di pensiero tra il mondo della fisica classica e il mondo della fisica quantistica. Gli atomi altamente eccitati sono spesso chiamati atomi di Rydberg, dal nome dello spettroscopista svedese Johannes Rydberg. Qualsiasi atomo può essere trasformato in un atomo di Rydberg innalzando il suo lettrone più esterno a un livello energetico molto alto. Gli atomi di Rydberg presentano parecchie proprietà esotiche. In primo luogo sono giganteschi: sono stati rivelati atomi di Rydberg il cui diametro raggiunge il centesimo di millimetro, pari a 100.000 volte il diametro di un atomo nello stato fondamentale, ossia lo stato di più basso livello energetico. Gli atomi di Rydberg sono talmente grandi da poter contenere altri atomi e, inoltre, hanno una vita notevolmente lunga. Un comune atomo eccitato ritorna normalmente allo stato fondamentale in meno di un decimilionesimo di secondo. Nella scala dei tempi dei fenomeni atomici gli atomi di Rydberg vivono quasi in eterno; la loro vita media varia da un millesimo di secondo a un secondo. Gli atomi ordinari raramente sentono l'effetto di un campo elettrico o di un campo magnetico esterni, mentre gli atomi di Rydberg possono essere fortemente deformati e persino spostati da un campo elettrico relativamente debole e possono essere condotti ad assumere forme inattese da un campo magnetico. Nel 1975 sono state messe a punto per lo studio degli atomi di Rydberg nuove potenti tecniche sperimentali e attualmente diversi laboratori in varie parti del mondo, Stati Uniti, Europa occidentale e Russia, si sono impegnati in studi sugli atomi di Rydberg. Al Massachussets Insitute of Technology ci interessiamo in particolare dello studio della struttura degli atomi di Rydberg in campi elettrici e magnetici. Gli esperimenti condotti ci hanno consentito di assistere a straordinari fenomeni atomici mai osservati prima d'ora. Gli esperimenti ci hanno anche fornito informazioni sorprendenti e del tutto nuove sulle proprietà degli atomi semplici. Gli atomi di Rydberg sono simili, nelle proprietà essenziali, all'atomo di idrogeno. La somiglianza può essere compresa sulla base delle più elementari idee sulla struttura atomica. Ogni atomo è formato da un nucleo massiccio con carica elettrica +Z (la carica totale di Z protoni, ciascuno dei quali ha una carica +1) circondato da Z elettroni, ciascuno dei quali la carica elettrica -1. Z è il numero atomico dell'atomo. L'atomo di idrogeno, per il quale Z è uguale a 1, è formato da un solo lettrone attratto da un nucleo formato da un solo protone. Se le l'elettrone più esterno di un atomo diverso da quello dell'idrogeno viene innalzato un altissimo livello energetico, esso si porta su una grande orbita, ben al di fuori dell'orbita di tutti gli altri elettroni.Quindi l'elettrone eccitato viene attirato da un <<nocciolo ionico>> (ionic core) compatto (costituito dal nucleo e da tutti gli elettroni più interni) la cui carica complessiva è +1, pari alla carica di un nucleo di idrogeno. Fin quando l'elettrone eccitato non si avvicina troppo nucleo, il moto dell'elettrone è lo stesso di quello che avrebbe nell'atomo di idrogeno. Per questi motivi la fisica degli atomi di Rydberg è essenzialmente la fisica dell'idrogeno. Secondo la teoria di Bohr, l'atomo di idrogeno è un sistema solare microcosmico. L'attrazione gravitazionale che lega un pianeta al Sole e l'attrazione elettrostatica, o forza di Coulomb, che lega un elettrone a un protone dipendono entrambe dalla distanza: tutti e due le forze diminuiscono con il quadrato della distanza. Per tale motivo il moto di un elettrone attorno un protone è analogo al moto della Terra attorno al Sole. Ciononostante, l'analogia tra il moto di un pianeta il moto dell'elettrone in un atomo di idrogeno non è esatta. Secondo la teoria elettromagnetica classica, l'elettrone orbitante dovrebbe perdere rapidamente di energia irraggiando luce per finire poi nel nucleo. Per superare tale difficoltà, Bohr introdusse la straordinaria idea che l'atomo esista solo in stati stazionari, cioè in certi livelli energetici permessi. L'elettrone non può muoversi a spirale entro un nucleo, ma può soltanto perdere energia <<saltando>> da un livello più alto a uno più basso, emettendo l'energia in eccesso come radiazione elettromagnetica fino a raggiungere lo stato fondamentale. Da questo livello minimo non è possibile alcuna ulteriore emissione di energia. Queste semplici idee permisero a Bohr di spiegare la stabilità dell'idrogeno e il suo spettro: e insieme caratteristico delle lunghezze d'onda nettamente definite irradiate dall'atomo. Le energie permesse all'elettrone in un atomo di idrogeno sono state dell'espressione -E0 / n^2 dove E0 è una costante ed n è un intero positivo chiamato numero quantico principale, che individua il livello energetico dell'elettrone. La costante E0 ha un valore di circa 13,6 elettronvolt. (un elettronvolt è l'energia che un elettrone acquista quando viene accelerato da una differenza di potenziale di 1 volt). L'energia è negativa perché si deve compiere il lavoro per vincere la forza di Coulomb nel separare l'elettrone dal protone. Il valore di n= 1 designa lo stato fondamentale e perciò l'elettrone di un atomo di idrogeno nel suo stato fondamentale a una energia di -13,6 elettron volt. L'energia è determinata dalla combinazione dell'attrazione elettrostatica tra l'elettrone e il protone dell'energia cinetica dell'elettrone mentre ruota attorno al protone. I livelli energetici superiori sono designati da valori crescenti di n. Quando n tende all'infinito l'energia tende a zero, ed è l'energia di un elettrone e di un protone a grandissima distanza e in quiete. Un atomo di Rydberg è un atomo con un solo elettrone in uno stato con un numero quantico principale grande. Nello spazio extraterrestre i radioastronomi hanno rivelato atomi in stati con n sino a 350, ma negli esperimenti di laboratorio n è normalmente compreso tra 10 e 100. La maggior parte delle interessanti proprietà degli atomi di Rydberg dipendono da n in modo molto semplice. Il raggio di un orbita di Bohr è proporzionale a n^2 e quindi l'aria dell'orbita è proporzionale a n^4. La distanza tra i livelli energetici adiacenti è inversamente proporzionale a n^3 e il numero di livelli energetici in un piccolo intervallo di energie è direttamente proporzionale a n^5. Le notevoli proprietà di un atomo di Rydberg sono dovute al fatto che essi dipendono da grandi potenze di n. Per esempio: quando n = 30, l'area dell'orbita elettronica in un atomo di Rydberg è quasi un milione di volte superiore a quella di un atomo comune nel considerare l'analogia tra il moto di un elettrone attorno a un nucleo e il moto di un pianeta attorno al sole, è importante tenere presente che il orbita planetaria più comune è ellittica. Il periodo del moto di un pianeta (ossia la durata dell'anno planetario) dipende dall'asse maggiore dell'ellisse, ma non dalla sua eccentricità, o dalla sua forma. Questa legge, formulata da Johannes Kepler all'inizio del secolo XVII, ha un parallelo della dinamica dell'atomo di Bohr. L'energia di un elettrone in un dato livello è identica per orbite con lo stesso asse maggiore, potrebbe esserci un numero infinito di stati atomici con la stessa energia. Bohr ipotizzò che per ciascun valore di n fosse possibile soltanto un numero finito di orbite, contraddistinte geometricamente dalla loro eccentricità. La variabile fisica corrispondente all'eccentricità è il momento angolare dell'elettrone e Bohr postulò il momento angolare possa avere solo valori dati da lh/6,28, dove l è un intero compreso tra 0 e n-1, e h è la costante di Plank. Nel proporre la sua teoria atomica Bohr introdusse un concetto originale e ingegnoso, chiamato in seguito principio di corrispondenza, che gli consentì di ricavare le equazioni che descrivono l'atomo di idrogeno senza alcuna conoscenza delle leggi quantomeccaniche fondamentali. L'idea dei salti quantici era talmente lontana dalla fisica tradizionale da non fornire alcun mezzo per prevedere gli spettri atomici a partire dai primi principi. Bohr superò quest'ostacolo considerando stati altamente eccitati dell'atomo di idrogeno, o in altri termini stati di Rydberg. Egli osservò che se n è molto grande, l'effetto della variazione di n di una unità deve essere in un certo senso piccolo. Per esempio, il salto da n=100 a n=99 dovrebbe essere molto meno significativo di quello da n=2 a n=1. Pertanto variazioni energetiche fra due stati altamente eccitati dovrebbero essere trascurabili in confronto alla brusca variazione di energia tra due stati poco eccitati. Modeste variazioni sono caratteristiche dei sistemi classici, nei quali l'energia può variare con continuità. Tale analogia fa pensare che gli atomi altamente eccitati debbano avere proprietà classiche. In particolare l'elettrone di un atomo dovrebbe emettere radiazione elettromagnetica con una frequenza uguale alla frequenza orbitale. Il principio di corrispondenza suggerisce che la frequenza della radiazione elettromagnetica emessa quando un atomo di Rydberg salta a uno stato vicino debba approssimarsi alla frequenza con la quale l'elettrone ruota attorno al protone. Questa idea costituì la soluzione del problema. Essa infatti condusse Bohr alla descrizione matematica corretta dello spettro dell'idrogeno e alla corretta espressione dell'energia dell'elettrone. Il semplice modello di Bohr spiegava agli aspetti più salienti dello spettro dell'idrogeno, ma esso comprendeva un tale intrico di concetti tradizionali e di idee radicali da non poter esser generalizzato o esteso. Si rendeva necessario un nuovo punto di vista. Questo punto di vista, estraneo al quadro classico della teoria di Bohr, venne fornito dalla meccanica quantistica.La rappresentazione di un
elettrone come particella fu sostituita da una visione astratta
della teoria delle probabilità. Secondo il nuovo modo di pensare, la conoscenza
di un elettrone viene meglio espressa in termini di una funzione di onda:
un'espressione matematica il cui valore varia sia nello spazio sia nel tempo. La
probabilità di trovare l'elettrone in un piccolo volume V è proporzionale al
prodotto di V per l'intensità della funzione d'onda in tale volume. Nella fisica
classica non è necessario parlare di probabilità. Se un elettrone viene
preparato in un certo modo in un dato istante, si può prevedere con esattezza se
esso si troverà o meno in V I. in un qualsiasi istante futuro. Invece, in
meccanica quantistica se prepariamo l'elettrone nello stesso modo e ripetiamo
più volte l'esperimento, a volte l'elettrone si troverà in V, a volte no. Un
semplice artificio permette di descrivere l'elettrone senza il fastidio della
teoria della probabilità. L'idea è quella di descrivere l'elettrone non come una
particella carica, ma come una nube di carica. In tal caso possiamo immaginare
una carica frazionaria in un volume V data dal prodotto del volume V per la
densità di carica. Una qualsiasi misurazione della carica in V deve trovare un
elettrone o nessun elettrone, ma se il elettrone viene preparato allo stesso
modo e si ripete più volte la misurazione, la media tra tutti risultati
coinciderà con la carica frazionaria calcolata dalla densità di carica. Pertanto
la conoscenza della densità di carica equivale a conoscere la probabilità che il
elettrone si trovi in V. A prima vista sembra che il concetto di densità di
carica in un atomo abbia poco in comune con il quadro di Bohr di un elettrone
orbitante attorno al nucleo, ma le due descrizioni sono strettamente correlate.
Si consideri la probabilità di trovare un elettrone in un dato guscio sferico
sottile attorno al nucleo. Nella meccanica quantistica la probabilità è
proporzionale
al prodotto del volume del guscio e dell'intensità della funzione
di onda in tale volume. Nella fisica classica la densità media di carica è
proporzionale al tempo trascorso dall'elettrone del guscio. Quanto più
velocemente l'elettrone attraversa il guscio, tanto minore sarà il tempo che
l'elettrone trascorre in esso e perciò sarà minore la carica media nel guscio.
In breve, la densità di carica classica varia inversamente alla velocità del
elettrone. In un'orbita ellittica classica la distanza tra il nucleo e
l'elettrone varia tra due estremi: afelio e perielio, termini presi a prestito
dalla terminologia planetaria. La velocità radiale dell'elettrone si annulla
quando esso inverte la propria direzione radiale in tali estremi e quindi, in
essi, la densità di carica presenta un massimo. La densità di carica ha un
minimo dove la velocità radiale è massima, sia vicino al perielio, mentre è
nulla a distanze minori del perielio e maggiori dell'afelio, alle quali
l'elettrone non si avventura mai. La densità di carica, classica e quantomeccanica, hanno poco in comune in uno stato dell'idrogeno poco eccitato,
quale n=8, l=5. Invece, come prevede il principio di corrispondenza, le due
densità di carica sono simili in uno stato altamente eccitato, quale n=100, l=60
vedi
grafico). Ciò nonostante, anche in questi stati vi
sono importanti differenze tra i due tipi di densità di carica. La densità di
carica quantomeccanica ha aspetti ondulatori, dai quali nodi e picchi
arrotondati, che riflettono le fondamentali proprietà ondulatorie del elettrone.Nella descrizione classica gli aspetti
ondulatori mancano. Inoltre, nella meccanica quantistica l'elettrone può avere
accesso a regioni dello spazio che gli sono invece inaccessibili nella fisica
classica. Per esempio, l'elettrone può avventurarsi poco oltre l'afelio e il
perielio. L'eistenza degli atomi di Rydberg e era nota già prima della fine del
secolo. Nel 1906 R. W. Wood, uno spettroscoprista americano, osservò righe di
assorbimento in vapori di sodio per transizioni e stati fino a n=60. Secondo la
teoria di Bohr, un atomo può assorbire luce se il prodotto della frequenza della
luce per la costante di Plank è uguale alla differenza di energia tra lo stato
iniziale dell'elettrone e uno stato eccitato permesso. Quando la luce di una
lampada viene fatta passare attraverso un gas e dispersa con uno spettroscoppio,
appaiono righe scure dove la luce è stata assorbita alle frequenze che
soddisfano la condizione di Bohr. Esistono però degli ostacoli allo studio degli
atomi di Rydberg con questo metodo. Gli atomi altamente eccitati sono così
grandi e così debolmente legati che si <<frantumano>> rapidamente quando
subiscono urti all'interno di un gas. Atomi di Rydberg e isolati furono
osservati per la prima volta nelle profondità dello spazio interstellare. Nel
1965 B. Hoglund e Peter G Mezger del National Radio Astronomy Observatory
rivelarono radiazioni provenienti da atomi di idrogeno nel corso di transizioni
tra livelli vicini a n=100. Per valori di n così elevati la radiazione non
appartiene alla regione ottica dello spettro elettromagnetico, ma alla regione
delle microonde. Potrebbe sembrare che la profondità dello spazio sia il luogo
meno adatto per trovarvi atomi di Rydberg; è invece quasi il luogo ideale,
perché la densità degli atomi è talmente bassa che le collisioni sono rare.
Naturalmente, la densità non deve essere troppo bassa, in quanto deve esserci un
numero di atomi sufficiente a fornire un segnale rivelabile. Un radiotelescopio
può osservare lo spazio talmente in profondità da vedervi molti atomi lungo la
linea di vista nonostante la bassa densità. Gli atomi si creano quando elettroni
liberi e protoni si ricombinano per formare idrogeno. Questo processo di
ricombinazione è uno dei meccanismi dinamici che regolano il delicato equilibrio
tra la materia neutra e le particelle cariche presenti nella Galassia. Gli atomi
irradiano quando passano a stati di Rydberg inferiori. Tale radiazione di
ricombinazione viene da molte regioni della Galassia.
Si possono creare atomi di Rydberg in laboratorio con diverse tecniche. Il
bombardamento di un gas con particelle cariche innalza gli atomi del gas a un
ampio intervallo di stati eccitati, tra i quali quelli di Rydberg. Molti
laboratori, tuttavia, e tra questi il nostro, si basano su un'altra tecnica. Per
eccitare gli atomi si impiega un laser sintonizzabile. Tale metodo consiste di
selezionare un particolare stato di Rydberg, un vantaggio questo che ha
rivoluzionato il nostro campo di ricerca. La maggior parte degli esperimenti con
atomi di Rydberg è stata eseguita con atomi di metalli alcalini: litio, sodio,
potassio, rubidio e cesio. Si scelgono comunemente tali elementi perché è facile
trasformarli in vapore, perché le loro righe spettrali d'assorbimento sono
lunghezze d'onda facilmente generate dalla luce laser e perché assorbono la luce
in maniera efficace. I metalli alcalini sono i cavalli di battaglia della fisica
atomica. Nel nostro laboratorio eccitiamo gli atomi alcalini a stati di Rydberg
con la laser a colorante sintonizzabili impulsati. I lasergenerano brevi, ma intensi lampi di
luce altamente monocromatica. Solitamente eccitiamo un atomo con impulsi
provenienti da tre laser. I primi due impulsi eccitano l'elettrone a uno stato
intermedio, mentre l'impulso finale letteralmente lo spinge in uno stato di
Rydberg.
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La densità di carica del elettrone dell'idrogeno è rappresentata graficamente in un piano passante attraverso il singolo protone che forma il nucleo dell'atomo (pallini in colore). Gli Stati dell'idrogeno sono descritti dei tre numeri quantici n, l ed m; n è un intero positivo che indica il livello energetico dell'elettrone, l è un intero compreso tra zero e n -1 e corrisponde al valore dell'eccentricità (o momento angolare) dell'orbita dell'elettrone ed m è un intero compreso tra -l e +l e descrive l'orientazione dell'orbita. Nello stato in cui n = 8, l = 0 ed m = 0 (grafico a sinistra) la densità di carica è una serie di massimi concentrici a forma di onda. |
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A 3 dimensioni la densità di carica può essere vista come una serie di gusci sferici formati facendo ruotare il traffico attorno a un asse passante per il nucleo. La distanza tra il nucleo dell'orlo corrisponde a 2 x 10^-6 cm pari a 380 volte il raggio di Bohr. In un campo energetico più basso (grafico. a destra) l'elettrone in uno stato n = 8 dell'idrogeno "staziona" lontano da un lato del protone, formando un dipolo elettrico. Un atomo il cui elettrone esterno è stato eccitato a un alto livello energetico è chiamato Atomo di Rydberg, ed è un vero dipolo. |
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