James Joyce nasce a Rathgar, un quartiere di Dublino il 2 febbraio
1882. Da piccolo frequenta le scuole gesuite, poi, al Belvedere College a causa
di difficoltà economiche della famiglia. Nel 1898 si icrive all'università e
ottiene la laurea nel 1902 in materie letterarie. Si iscriverà a medicina e si
trasferisce a Parigi, dove vive in modo di miseria e stenti, collaborerà con il Daily Express". Rientra a
Dublino, causa la morte della
madre e scrive "Portrait of Artist a Young Man". Nel 1913 incontra Ezra
Pound che gli fece pubblicare, a puntate, "Dedalus" , poi inizierà la stesura
del capolavoro, criticato, boicottato, incompreso da una critica dell'epoca
bigotta e conservatrice. Nel 1922 , il giorno del suo quarantesimo compleanno, grazie a Sylvia Beach,
pubblica l'Ulisse. Nel 1927 una
rivista di new york pubblicava, censurando quelle parti del libro ritenute
oscene, dietro sentenza di un giudice americano. Deturpando così un opera d'arte
senza precedenti, ma la solidarietà di scrittori come Yeats, Mann, Pirandello,
Croce, Gentile, Eliot, Lawrence e altri che nn ricordo; fece dopo cinque anni,
fare marcia indietro al giudice, annullando la sentenza emessa. Nel 1923 mette fine a Finnegans Wake", uscirà il 4
maggio 1939. Verso la fine del 1940 in piena crisi depressiva, certo della sua
ultima ricorrenza natalizia, si trasferisce a Zurigo, dove il 13 gennaio 1941
muore dopo un operazione che tentava di riparare a un ulcera perforata.
Ulysses patera su
marte Cortesia Calvin J. Hamilton.
A me sembra più un insieme di Mandelbrot!
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Pag 49
...La sua ombra si stendeva sulle rocce,
mentre, curvo, finiva. Perché non infinito fino alla più lontana stella?
Oscuramente sono là dietro questa luce, tenebra splendente nella luce, delta di
Cassiopea, mondi. Me seduto là con la verga augurale di frassino, con sandali
presi a prestito, di giorno presso un mare livido, incontemplato, nella notte
violacea a passeggio sotto un reame di
stelle misteriose.
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pag 204
Egli ha nascosto il suo nome, un bel nome, William, nei drammi, qua una
comparsa, là un clown, come un antico pittore italiano metteva il suo viso in un
angolo oscuro della sua tela. [...] Cosa cè in un nome? P quel che ci chiediamo
da fanciulli quando scriviamo il nome che ci han detto essere il nostro. Una
stella, una stella diurna, una meteora sorse alla sua nascita. Brillò di
giorno sola nel cielo, più fulgida di Venere la notte, e la notte brillava sopra
il delta di Cassiopea, la costellazione reclina che è la segnatura della sua
iniziale tra le stelle. I suoi occhi la osservavano, bassa sull’orizzonte, a
oriente dell’orsa, mentre egli passava tra i sonnolenti campi estivi a
mezzanotte, di ritorno da Shottery e dalle braccia di lei. Ambedue
soddisfatti. Anch'io.
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Bloom indicava a Chris Callinan e al fiaccheraio tutte le stelle e le comete del
cielo: l’Orsa Maggiore e Ercole e il Dragone e tutto il mazzo delle altre. Ma
io, per Dio, ero sperso, per così dire, nella via lattea. Le conosce tutte,
perbacco. Da ultimo lei ne scovò una piccina picciò a miglia e miglia di
distanza. E quella che stella è, Poldy? dice. Per Dio, mise Bloom con le
spalle al muro. Quella là? dice Chris Callinan, ma è quel che si dice
una punta di spillo. Per Dio, non era andato molto lontano dal segno.
Lenehan si fermò e si appoggiò al parapetto del fiume, ansimando sommesse
risate.
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pagg 657-661
Quale spettacolo si presentò loro quando essi prima il padrone di casa, poi
lospite,
emersero in silenzio, doppiamente oscuri, dalloscurità attrave passaggio
sul retro della casa nella penombra del giardino?
L'albero celeste delle stelle carico di umidi frutti nottazzurri .
Con quali meditazioni accompagnò Bloom l'indicazione che al suo compagno fece
delle
varie costellazloni?
Meditazioni sull'evoluzione sempre più vasta: luna invisibile in lunazione
incipiente, vicina al perigeo: sulla infinita lattiginosa scintillante
incondensata via lattea, percepibile in pieno giorno da un osservatore situato
alla estremità inferiore di una
cavità cilindrica verticale affondata
per 5000 piedi dalla superficie al centro della terra: su Sirio (alfa del Gran
Cane) distante 10 anniluce (57.000.000.000.000 miglia ) e 900 volte le
dimensioni del nostro pianeta, quanto al volume: su Arturo: sulla precessione
degli equinozi su Orione con la cintura e il sole sestuplo e la nebulosa in cui
capirebbero 100 dei nostri sistemi solari: su stelle moribonde e nascenti come
Nova del 1901: sul precipitarsi del nostro sistema verso la costellazione di
Ercole: sulla parallasse o devizione parallattica delle cosiddette stelle fisse,
in realtà sempre muoventisi erranti da eoni smisuratamente da remoti a futuri
smisuratamente remoti al cui confronto gli anni sessanta e dieci, destinati
all'umana esistenza formvano una parentesi di brevità infinitesimale
Vi furono meditazioni contrarie sull'involuzione sempre meno vasta?
Sugli eoni dei periodi geologici registrati nelle stratificazioni della terra:
sulle mille e mille minute esistenze organiche entomologiche nascoste nella
cavità della terra, sotto pietre amovibili, in alveari e monticelli, di microbi,
germi, batteri, bacilli, spermatozoi: sugli incalcolabili trilioni di miliardi
di milioni di molecole impercettibili contenute per la coesione dell'affinità
molecolare in una singola testa di spillo: sull'universo del siero umano
costellato di corpuscoli bianchi e rossi, essi stessi universi di spazio vuoto,
costellati di altri corpuscoli, essendo ciascuno, in continuità, un universo
composto di corpuscoli divisibili di cui ciascuno suddivisibile in divisioni di
corpuscoli componenti ridivisibili, dividendi e divisori sempre diminuenti senza
reale divisione fino a che, se il processo fosse spinto abbastanza avanti, si
arriverebbe a niente in nessun posto mai.
Perché non aveva egli elaborato questi calcoli per raggiungere un risultato
più preciso?
Perché alcuni anni prima, nel
1886, quando si occupava del problema della quadratura del circolo, aveva
appreso l'esistenza di un numero calcolato con una relativa approssimazione come
di tale ampiezza e di tante cifre, e cioè P. e. In potenza della potenza della
nona potenza della nona potenza di 9, e tale che, se si fosse ottenuto il
risultato, 33 fitti volumi di 1000 pagine ciascuno di innumerevoli sedicesimi e
risme di carta India avrebbero dovuto esser requisiti per contenere il numero
completo dei suoi numeri interi, unità, decine, centinaia, migliaia, decine di
migliaia, centinaia di migliaia, milioni, decine di milioni, centinaia di
milioni, miliardi, il nucleo della nebulosa di ogni cifra semplice di ogni serie
contenendo succintamente la potenzialità dessere elevata alla massima
elaborazione cinetica di qualsia potenza d'una qualsiasi delle sue potenze.
Trovava egli il problema dellabitabilità dei pianeti e dei loro satelliti da
parte di una razza, comportante una suddivisione in specie, e della possibile
redenzione sociale e morale della detta razza da parte di un redentore, di più
agevole soluzione?
Di un altro ordine di difficoltà. Cosciente che l'organismo umano, normalmente
capace di sostenere una pressione atmosferica di tonnellate, se innalzato
unaltezza considerevole nell'atmosfera terrestre soffre con una progressione
aritmetica di intensità, a seconda dell'approssimarsi alla linea di demarcazione
tra troposfera e stratosfera, di emorragia nasale, di difficoltà respiratorie e
di vertigine, nel proporsi la soluzione questo problema egli aveva congetturato
come ipotesi sperimentale che non potesse esser dimostrata l'impossibilità che
una razza di esseri più adattabile e diversamente costituita
da un punto di vista anatomico potesse altrimenti sussistere in condizioni
sufficienti ed equivalenti su Marte, Mercurio,
Venere, Giove, Saturno, Nettuno o Urano, benché un umanità giunta a un apogeo di
esseri creati in svariate forme con differenze finite risultanti in una
similarità nell'insieme e dell'uno rispetto all'altro, rimarrebbe probabilmente
quà come là inalterabilmente e
inalienabilmente attaccata alle vanità, alle vanità delle vanità e a tutto ciò
che è vanità.
E il problema della possibile redenzione?
La minore era dimostrata dalla maggiore.
Quali svariate caratteristiche delle costellazioni rono volta a volta
considerate?
Gli svariati colori denotanti svariati gradi di vitalità (bianco, giallo,
cremisi, vermiglio, cinabro): i loro gradi di splendore: le loro
grandezze visibili a occhio nudo fino a e compresa la 7a: le loro posizioni: I'
Auriga: la via di Walsingham: il carro di David: gli
anelli di Saturno: il condensarsi delle nebulose spirali in soli: le rivoluzioni
interdipendenti dei soli doppi: le indipendenti scoperte sincrone di Galileo,
Simon Marius, Piazzi, Le Verrier, Herschel, Galle: le sistematizzazioni tentate
da Bode e Keplero dei cubi delle distanze e dei quadrati dei tempi di
rivoluzione: la quasi infinita comprimibilità delle comete caudate e le loro
vaste orbite ellittiche eccentriche e concentriche dal perielio all'afelio:
l'origine siderale dei meteoriti: le inondazioni libiche su Marte intorno
all'epoca della nascita del minore dei due astroscopi: il ricorso annuale di piogge meteoriche
verso il giorno di S. Lorenzo
(martire, agosto): il ricorso mensile noto come la luna nuova con la luna
vecchia tra le braccia: il supposto influsso dei corpi celesti su quelli umani:
l'apparizione di una stella ( l grandezza) di estremo splendore visibile di
giorno e di notte (un nuovo sole luminoso generato dalla collisione e
dall'amalgama in incandescenza di due non luminosi ex soli) attorno all'epoca
della nascita di William Shakespeare nel delta della costellazione reclina di
Cassiopea che mai non tramonta e di una stella ( 1 grandezza) di origine analoga
ma di minor splendore che era apparsa nella e scomparsa dalla costellazione
della Corona Septentrionalis circa al tempo della nascita di Leopold Bloom e di
altre stelle di (presumibilmente) analoga origine che erano effettivamente o
presumibilmente) apparse nella e scomparse dalla costellazione di Andromeda
attorno al tempo della nascita di Stephen Dedalus, e nella e dalla costellazione
dell'Auriga alcuni anni dopo la nascita e la morte di Rudolph Bloom, junior, e
dentro e fuori d'altre costellazioni alcuni anni prima o dopo la nascita o la
morte di altre persone: i fenomeni concomitanti di eclissi. solari e lunari,
dallinterposizione alla riapparizione, la diminuzione del vento, lo spostamento
dell'ombra, la taciturnità dei pennuti, l'apparire di animali crepuscolari o
notturni, la persistenza della luce infernale l'oscurità delle acque terrestri,
il pallore degli esseri umani.
La sua (di Bloom) conclusione logica, soppesata la questione e salvo eventuali
errori?
Che non era un albero celeste, né un celeste speco né un animale celeste, né un uomo celeste. Che era un Utopia, non essendoci
alcun metodo noto dal noto all'ignoto: un infinito, che poteva esser reso
ugualmente finito dalla probabile suppositiva apposizione di uno o più corpi
ugualmente della stessa e di differenti grandezze: una mobilità di forme
illusorie immobilizzate nello spazio, rimobilizzate nell'aria: un passato che
probabilmente aveva cessato di esistere come presente prima che i suoi
spettatori futuri fossero entrati nella loro attuale presente esistenza.
Egli era più convinto del valore estetico dello spettacolo?
Indubitabilmente in conseguenza dei reiterati esempi di poeti che nel delirio di
una frenesia di attaccamento o nell'umiliazione di essere respinti invocano le
ardenti compassionevoli costellazioni o la frigidità del satellite del loro
pianeta.
Accettava dunque egli come articolo di fede la teoria degli influssi
astrologici sui disastri sublunari?
Gli sembrava passibile sia di prova sia di confutazione e la nomenclatura usata
nelle carte selenografiche parimenti attribuibile sia a intuizione verificabile
sia a falsa analogia: il lago dei sogni, il mare delle piogge, il golfo delle
rugiade, l'oceano della fecondità.
Quali particolari affinità gli
sembrava esistessero fra la luna e la donna?
La sua antichità nel precedere e sopravvivere a successive generazioni
telluriche: la sua dominazione notturna: la sua dipendenza di satellite: il suo
riflesso luminare: la costanza in tutte le sue fasi, il sorgere, il tramontare
al momento stabilito, luna crescente e calante; l'invariabilità forzata del suo
aspetto: la sua risposta indeterminata all'interrogazione non affermativa: il
suo influsso sul flusso e riflusso delle acque: il suo potere di far invaghire,
di mortificare, di rivestire di bellezza, di rendere folli, di incitare e
coadiuvare alla delinquenza: la tranquilla imperscrutabilità del suo volto: la
terribilità della sua isolata dominante implacabile risplendente vicinanza: i
suoi auspici di tempesta e di bonaccia: lo stimolo della sua luce, del suo
movimento e della sua presenza: l'ammonimento dei suoi crateri, i suoi mari
aridi, il suo silenzio: il suo splendore, quando visibile: la sua attrazione
quando invisibile.
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